Navigation path

Left navigation

Additional tools

MEMO/11/469

Bruxelles, 29 giugno 2011

Denaro speso bene: il bilancio dell'Unione europea e i suoi vantaggi per i contribuenti

Il bilancio dell'Unione ha un alto valore aggiunto per la vita dei 500 milioni di cittadini europei. Nonostante le sue dimensioni modeste (circa l'1% del reddito nazionale lordo dell'UE), produce risultati concreti in molti settori nei quali il finanziamento a livello dell'UE offre una migliore remunerazione degli investimenti. Il presente documento dimostra con una serie di esempi come l'attuale bilancio dell'UE abbia veramente cambiato le cose.

Sommario

1. Uno stimolo alla crescita e all'occupazione 2

Collegare l'Europa: l'energia 2

Collegare l'Europa: i trasporti 3

Collegare l'Europa: telecomunicazioni e TIC 5

Investire nei cittadini europei: la ricerca 6

Investire nelle popolazioni europee: occupazione e finanziamenti sociali 7

Investire nelle popolazioni europee: l'istruzione 9

Investire nelle regioni europee: la politica di coesione 10

2. Un'Europa più sicura per i suoi cittadini 11

Frontiere più sicure 11

Cibi più sani: Agricoltura, pesca e salute 13

Un ambiente più sicuro: azione per il clima e per l'ambiente 15

Più sicurezza per i cittadini 17

3. Un'Europa protagonista sulla scena mondiale 18

Commercio 18

Allargamento e politica di vicinato 19

Azione esterna 20

Politica di sviluppo 21

Aiuti umanitari e risposta alle crisi 22

4. Il valore apportato dal personale dell’UE 23

  • Uno stimolo alla crescita e all'occupazione

Vi siete mai chiesti perché un treno ad alta velocità debba improvvisamente rallentare da 200 a 90 km/h soltanto perché ha appena attraversato un confine all'interno dell'Unione europea? Perché sia impossibile invertire certi flussi di gas e i cittadini e le imprese rimangano al freddo durante una crisi di approvvigionamento del gas? O perché sia ancora difficile studiare all'estero o farsi riconoscere le qualifiche professionali in un altro Stato membro? Il bilancio dell'UE può aiutare a trovare soluzioni, colmare le lacune ed eliminare gli ostacoli rimanenti. Può contribuire a stimolare la crescita e l'occupazione collegando le reti europee, investendo nei cittadini europei e nelle regioni europee.

Collegare l'Europa: l'energia

Lo sviluppo delle infrastrutture energetiche dell'Unione è al centro della strategia "Europa 2020" ed è cruciale per raggiungere l'obiettivo di un'Europa efficiente sotto il profilo delle risorse. Completare le reti ed eliminare lacune, strozzature e isole energetiche è fondamentale per lo sviluppo del mercato interno dell'energia, per la sicurezza dell'approvvigionamento e per il trasporto di energia rinnovabile. Sia i cittadini che le imprese devono poter contare sulla disponibilità di gas ed energia in ogni momento e ad un prezzo ragionevole. La percentuale di finanziamenti offerta dall'UE è generalmente piuttosto bassa, ma stimola altri investimenti pubblici e privati: nel caso del piano europeo di ripresa economica (EERP) del 2009, è stato calcolato che grazie a questo effetto moltiplicatore gli investimenti si sarebbero decuplicati.

Raddoppio delle capacità di trasmissione tra Francia e Spagna. L'UE ha pagato un terzo dei costi totali dell'investimento, pari a 700 milioni di euro, destinato a raddoppiare quasi la capacità della linea elettrica esistente, portandola a 2 800 MW. La Spagna e la Francia non avevano raggiunto un accordo per finanziare da sole l'investimento, ritenendo il progetto semplicemente troppo costoso per il vantaggio che avrebbe prodotto. L'UE è intervenuta poiché il vantaggio previsto andava molto al di là dei due paesi in questione: migliorando i collegamenti della Spagna con il resto d'Europa, il progetto permetterà a cittadini e imprese in Germania, Belgio, Regno Unito e Italia di ricevere energia prodotta in Spagna da fonti rinnovabili (pannelli solari e impianti eolici). Aumenterà così l'energia rinnovabile utilizzata in Europa, con i conseguenti vantaggi per il clima; permetterà inoltre a consumatori e imprese di ottenere energia rinnovabile a un buon prezzo, perché in Spagna, grazie al maggior numero di giorni di sole, si può produrre energia solare a costi più bassi che nell'Europa settentrionale. Per di più, senza questo collegamento la Spagna non riuscirebbe a esportare tutta l'energia solare ed eolica che produce.

Inversione dei flussi di gas. L'UE cofinanzia la modernizzazione dell'hub del gas di Baumgarten, in Austria, e l'installazione di compressori che permettono di trasportare il gas dalla Germania, attraverso l'Austria, in Slovacchia, Ungheria, Slovenia e Croazia. Fornendo il 50% dell'investimento totale di 13,4 milioni di euro, l'UE aumenterà entro il 2012 la sicurezza dell'approvvigionamento in questi quattro paesi, che, nell'eventualità di una crisi del gas, potrebbero ottenerne dalla Germania. Questa soluzione non era possibile durante la crisi del 2009 tra Russia e Ucraina, perché i gasdotti esistenti potevano trasportare gas soltanto da Est a Ovest e non nella direzione opposta. Senza l'UE la ristrutturazione non sarebbe stata compiuta, in quanto l'Austria non ha alcun incentivo a effettuare investimenti che producono vantaggi solo per clienti di altri paesi.

Il nuovo gasdotto dall'Algeria all'Italia. L'UE fornisce il 3% (120 milioni di euro) degli investimenti per la costruzione dei nuovi gasdotti, che non soltanto collegheranno all'Italia le riserve di gas algerine, ma aumenteranno anche la sicurezza dell'approvvigionamento in paesi come la Slovacchia, la Repubblica ceca, l'Ungheria, la Romania e la Slovenia.

Il primo interconnettore elettrico Est-Ovest tra Irlanda e Regno Unito. Un finanziamento di 110 milioni di euro da parte dell'UE ha permesso di ottenere un prestito di 300 milioni di euro dalla BEI e di beneficiare di condizioni di prestito vantaggiose presso altre banche. Il finanziamento europeo ha conferito al progetto il sigillo dell'approvazione dell'Unione e ha sottolineato la sua importanza politica in quanto iniziativa volta a collegare le isole energetiche dell'UE con la rete elettrica europea nel suo insieme. L'Irlanda è in grado di generare grandi quantitativi di elettricità da fonti eoliche rinnovabili e grazie all'interconnettore può esportare l'energia in eccesso nel Regno Unito. Il progetto, che non sarebbe stato realizzato senza lo stimolo del finanziamento UE, sarà completato nel 2012.

L'interconnessione elettrica Estlink-2 tra Finlandia ed Estonia. Nel marzo 2010 la Commissione ha accordato un finanziamento di 100 milioni di euro per contribuire alla costruzione del cavo elettrico Estlink-2 tra Estonia e Finlandia, della capacità di 650 MW, che dovrebbe essere operativo entro il 2014. Con un costo totale stimato a 320 milioni di euro, è il maggiore investimento mai realizzato nella rete elettrica estone. Il progetto, eseguito in comune dal gestore del sistema di trasmissione elettrica estone e dal suo omologo finlandese, favorirà in modo significativo l'integrazione dei mercati dell'energia nell'area del Mar Baltico e del Mare del Nord, triplicando la capacità di trasmissione tra i due paesi. Aumenterà inoltre la sicurezza energetica dei paesi Baltici.

Collegare l'Europa: i trasporti

Scopo della politica dei trasporti dell'UE è realizzare le infrastrutture di trasporto e le interconnessioni necessarie per sostenere il mercato unico, garantire la libera circolazione delle merci e delle persone e potenziare la crescita, l'occupazione e la competitività dell'Unione. In passato, i sistemi di trasporto europei si sviluppavano per lo più secondo criteri nazionali, con la conseguente scarsità o mancanza di interconnessioni nelle zone frontaliere o lungo corridoi strategici. La debolezza delle interconnessioni di trasporto ostacola la crescita economica. D'altro canto, ogni milione speso tramite il fondo TEN-T a livello europeo genera 5 milioni di investimenti da parte dei governi degli Stati membri e 20 milioni da parte del settore privato. Si calcola che l'eliminazione di 20-25 gravi ostacoli al fine di creare una rete centrale di trasporti europea nel periodo 2014-2020 avrebbe un'incidenza molto significativa sulla crescita economica, generando potenzialmente fino a 2,9 milioni di posti di lavoro. Un'altra sfida è costituita già oggi dall'interoperabilità. In sintesi, le strutture nazionali (larghezza dei binari, sistemi di certificazione della sicurezza, sistemi di elettrificazione, segnaletica ferroviaria ecc.) non sono coerenti tra loro. Gli aerei devono contattare controllori del traffico aereo diversi in ogni paese che attraversano. Queste barriere tecniche causano ripetizioni inutili e ritardi, sono enormemente costose e compromettono l'efficienza. Fin dagli anni '70, la politica europea dei trasporti opera per creare connessioni cruciali e per eliminare le molteplici strozzature e barriere che ostacolano la libera circolazione delle merci e delle persone. I risultati ottenuti sono estremamente positivi.

La liberalizzazione del traffico aereo nell'UE ha profondamente trasformato il trasporto aereo. La nascita di compagnie aeree a basso costo sarebbe stata semplicemente impossibile senza l'apertura dei mercati avviata dall'UE negli anni '90. L'Unione conta oggi 20 vettori a basso costo, che rappresentano il 40,2% del mercato interno dell'UE, nessuno dei quali esisteva nel 1990. Grazie alla liberalizzazione del traffico aereo, milioni di consumatori hanno potuto usufruire di una gamma molto più ampia di linee aeree, a prezzi molto più competitivi; il numero di passeggeri e le linee servite sono cresciuti in modo spettacolare. Tra il 1992 e il 2010 i vettori che effettuano servizi di linea per passeggeri sono aumentati da 135 a 152 e il numero medio di linee all'interno dell'Unione è aumentato del 140%, passando da 1 680 a 4 000. Contemporaneamente, la concorrenza si è intensificata: le linee servite da più di due vettori concorrenti sono aumentate del 415%, passando da 93 a 479 (fonte: Official Airline Guide). Il numero di passeggeri su voli interni all'UE è aumentato da 367 milioni a 480 milioni tra il 2000 e il 2009.

Costruzione dei collegamenti mancanti, ammodernamento delle infrastrutture. I fondi dell'UE sono serviti a finanziare parzialmente (stimolando forti investimenti da parte degli Stati membri) la costruzione dei collegamenti mancanti e l'ammodernamento di alcune sezioni di infrastrutture e corridoi di trasporto fondamentali. Probabilmente nessuno Stato membro avrebbe mai realizzato da solo queste connessioni, che richiedono un sostegno e un coordinamento a livello europeo, talvolta tra più Stati membri.

Il collegamento Malmo-Copenhagen. Il ponte di Øresund è il più lungo ponte europeo adibito a traffico sia stradale che ferroviario. Aperto al traffico il 1° luglio 2000, è frutto di un progetto del valore di 2,7 miliardi di euro, senza alcun superamento del bilancio, con un contributo UE di 127 milioni di euro. Il trasporto ferroviario ha subito una rapida evoluzione, con una crescita del 230% dal 2001, raggiungendo 11,2 milioni di passeggeri nel 2009. In quello stesso anno, il ponte è stato attraversato da 7 milioni di veicoli. Grazie a questa interconnessione, un numero crescente di imprese esercitano attività sull'altra sponda dell'Øresund. Gli esempi più riusciti di cooperazione sono il consorzio Øresund University e la Øresund Science Region. Il collegamento fisso dell'Øresund dimostra quanto le infrastrutture siano essenziali per il funzionamento del mercato interno.

Asse ferroviario ad alta velocità Parigi-Bruxelles-Colonia-Amsterdam-Londra. La prima rete ferroviaria transfrontaliera europea ad alta velocità, che collega Parigi, Bruxelles, Colonia, Amsterdam e Londra, è stata completata nel 2007 e ha ridotto nettamente i tempi di viaggio tra i cinque paesi, offrendo ai passeggeri una valida alternativa al trasporto aereo e stradale. I tempi di percorso sono diminuiti di più della metà (passando, ad esempio, da più di 3 ore a 1h22 per il collegamento Parigi-Bruxelles e da più di 5 ore a 1h50 da Londra a Bruxelles). In molti casi, la nuova linea ferroviaria ad alta velocità ha sostituito completamente le tradizionali rotte aeree: il progetto ha prodotto un enorme spostamento dei trasporti dalla modalità aerea e stradale a quella ferroviaria. Ad esempio, tra il 1995 e il 2009 il numero di passeggeri di Eurostar e Thalys è aumentato da 6,5 milioni a 15,3 milioni. Le compagnie aeree non offrono più servizi tra Parigi e Bruxelles, perché prendere il treno è più veloce che volare. Il programma TEN-T dell'UE ha fornito 720 milioni di euro di finanziamenti, mentre la BEI ha accordato un prestito di 1,8 miliardi di euro, per un costo totale del progetto di 17,3 miliardi di euro.

Il cielo unico europeo

I cieli e gli aeroporti europei rischiano la saturazione. Se non si effettuano investimenti sostanziali per sostenere lo sviluppo del sistema europeo di gestione del traffico aereo (il "cielo unico europeo"), i nostri aeroporti saranno congestionati. Concretamente, entro il 2030, 19 aeroporti funzioneranno al pieno delle loro capacità otto ore al giorno per tutti i giorni dell'anno, gestendo il 50% di tutti i voli in partenza o in arrivo o sia in partenza che in arrivo. Nel 2007 soltanto 5 aeroporti operavano al pieno o quasi al pieno delle loro capacità, gestendo il 17% dei voli. L'Europa rischia, oltre che di dover respingere una grande percentuale della domanda potenziale, anche di subire ritardi sistematici e cancellazioni di voli su una scala senza precedenti. Se non si prendono provvedimenti, i costi legati alla congestione aumenteranno del 50% circa entro il 2050. Il problema principale è che il sistema di gestione del traffico aereo è arcaico: le tecnologie di base risalgono agli anni '50. La soluzione è europea e ha un nome: SESAR, un'iniziativa comune della Commissione europea, di Eurocontrol e del settore dell'aviazione i cui obiettivi sono a) triplicare la capacità di spazio aereo, b) decuplicare la sicurezza, c) ridurre l'impatto sull'ambiente del 10%, d) ridurre i costi di gestione del traffico aereo del 50% ed e) abbreviare i tempi di volo dei passeggeri del 10% e ridurre i voli cancellati del 50%.

http://www.youtube.com/watch?v=k-2G_vxso9g

Le automobili elettriche si stanno sviluppando e stanno entrando sul mercato, ma occorre elaborare norme di base comuni a tutta l'UE per le stazioni di ricarica, se non vogliamo rischiare di passare dalla Francia alla Germania senza poter fare rifornimento. Il lavoro è cominciato: 42 partner provenienti dai settori dell'industria, dell'energia, della produzione di veicoli elettrici, nonché da Comuni, Università e istituti di ricerca, hanno unito le loro forze per sviluppare e dimostrare un quadro comunemente accettato e di facile impiego per le infrastrutture di ricarica. Il progetto, dal nome "Green eMotion", ha un bilancio totale di 41,8 milioni di euro e beneficerà di un finanziamento della Commissione europea pari a 24,2 milioni di euro. Collegherà iniziative in corso a livello regionale e nazionale facendo leva sui risultati e confrontando le diverse impostazioni tecnologiche, al fine di promuovere le migliori soluzioni per il mercato europeo.

Collegare l'Europa: telecomunicazioni e TIC

Prezzi più bassi, maggiore scelta di servizi di qualità. Consumatori e imprese godono oggi in Europa di una scelta più ampia di servizi telefonici di buona qualità e notevolmente più economici. È il risultato diretto della liberalizzazione dei mercati delle telecomunicazioni nell'UE, che ha aumentato la concorrenza. I cittadini possono ora scegliere tra vari operatori nel settore delle telecomunicazioni e hanno diritto a cambiare operatore entro un solo giorno lavorativo (mantenendo lo stesso numero). Di conseguenza, le tariffe delle chiamate nazionali su telefoni fissi sono calate di più del 60% dal 1998 e quelle su telefoni cellulari di almeno il 30% tra il 2006 e il 2010.

Roaming. Grazie alla normativa elaborata dalla Commissione, che ha introdotto massimali, i costi delle chiamate in roaming effettuate da telefoni cellulari nell'UE sono drasticamente calati del 73% dal 2005. Tali massimali sono stati ulteriormente ridotti ogni anno e l'ultimo taglio è stato introdotto il 1° luglio 2011. Inoltre, consumatori e imprenditori non rischiano più di essere sorpresi da bollette esorbitanti per scaricare dati sulle loro reti mobili: le tariffe mensili sono limitate a 50 euro, salvo accordo contrario esplicito da parte del cliente. La Commissione mira a ridurre a zero le differenze tra le tariffe in roaming e le tariffe di telecomunicazione nazionali entro il 2015. Nel luglio 2011 proporrà quindi nuove norme in materia di roaming, da applicarsi a partire dal 1° luglio 2012.

Mercato unico digitale. La Commissione europea sta collaborando con gli Stati membri per istituire un mercato unico digitale. Le imprese europee basate su internet hanno bisogno di un ambiente privo di frontiere per prosperare, ma attualmente l'Europa è un mosaico di mercati online nazionali. I consumatori europei non riescono quindi a godere dei benefici offerti da un mercato unico digitale. Il 60% dei tentativi di acquisto transfrontalieri operati su internet falliscono; soltanto l'8% di coloro che effettuano acquisti online nell'UE effettuano gli ordini in un altro paese. Spesso i consumatori non riescono a scaricare musica online legalmente da un altro Stato membro. Se non realizza il mercato unico digitale, l'Europa potrebbe perdere il suo vantaggio competitivo entro dieci anni. Per evitare che questo accada, la Commissione sta cercando di eliminare la frammentazione e rafforzare il mercato unico.

Internet superveloce. Un accesso superveloce a internet ampiamente disponibile e a prezzi competitivi è l''ossigeno digitale' di cui l'Europa ha bisogno per crescere e divenire più prospera. L'UE mira quindi a fare in modo che tutti gli europei abbiano accesso alla banda larga di base entro il 2013 e che, entro il 2020, 1) tutti gli europei possano accedere a connessioni molto più rapide (superiori a 30 Mbps) e 2) almeno il 50% delle famiglie europee si abboni a internet con connessioni al di sopra di 100 Mbps.

Telefonia mobile e banda larga: 3G e 4G. Con il sostegno di fondi dell'UE, l'industria europea ha acquistato un ruolo guida a livello mondiale per le tecnologie mobili e senza fili e la normativa in materia. Il sistema europeo 3G (terza generazione) è utilizzato da più di 600 milioni di telefoni cellulari nel mondo. Un investimento di 120 milioni di euro effettuato 10-15 anni fa a livello dell'UE ha consentito la fioritura di un mercato di prodotti e servizi da 250 miliardi di euro per le apparecchiature di telecomunicazione 3G. Grazie ai finanziamenti dell'UE, i ricercatori hanno sviluppato il primo concetto d'infrastruttura di telefonia mobile di quarta generazione (4G). Si tratta della più recente tecnologia senza fili, in grado di offrire un accesso mobile a internet 10 volte più rapido delle attuali reti mobili 3G, garantendo la velocità necessaria per rispondere alla domanda di servizi che richiedono grandi capacità di banda nei prossimi 100 anni, e stimolando in tal modo la crescita economica. Si calcola che 500 milioni di utenti beneficeranno delle reti di comunicazione 4G nel 2016. Secondo gli analisti del mercato, entro il 2013 operatori di tutto il mondo investiranno quasi 6 miliardi di euro in attrezzature 4G.

Investire nei cittadini europei: la ricerca

Alcuni tipi di ricerca sono molto costosi e al contempo devono essere svolti su scala molto ampia per produrre risultati significativi. È cruciale ottenere il massimo effetto dagli investimenti. Svolgere alcune ricerche in collaborazione a livello dell'UE evita duplicazioni e permette di mettere in comune competenze e conoscenze, creando così un valore aggiunto rispetto agli investimenti a livello puramente nazionale. Un euro di finanziamento a titolo del programma quadro dell'UE produce un valore aggiunto per l'industria quantificabile tra 7 e 14 euro. L'effetto macroeconomico su lungo termine dell'attuale settimo programma quadro (circa 8 miliardi di euro all'anno) corrisponde a 900 000 posti di lavoro di cui 300 000 nella ricerca, un aumento del PIL dello 0,96%, un aumento delle esportazioni dell'1,57% e una riduzione delle importazioni dello 0,88%.

Solo mettendo insieme le risorse, sia utilizzando i programmi di finanziamento dell'UE, sia coordinando meglio i finanziamenti nazionali, l'UE può raggiungere nei settori della scienza e della ricerca la massa critica necessaria per affrontare in prima linea le maggiori sfide che sono di fronte all'Europa e al mondo intero, oggi e in futuro. Tra di esse ricordiamo i cambiamenti climatici, la sicurezza energetica e alimentare, l'efficienza in termini di risorse, la sanità e l'invecchiamento della popolazione.

I progressi compiuti nel tentativo di risolvere tali questioni non soltanto miglioreranno direttamente la vita di milioni di europei, ma offriranno inoltre all'Europa un vantaggio competitivo per quanto riguarda le industrie del futuro e i prodotti e servizi che altri paesi desiderano acquistare per poter affrontare le medesime sfide. Ciò permetterà a sua volta di creare posti di lavoro sostenibili e di alta qualità in Europa.

L'iniziativa europea "Auto verdi" sta permettendo di introdurre sul mercato europeo veicoli elettrici su larga scala. Riunendo 51 progetti di ricerca, grandi produttori di apparecchiature come Siemens e grandi industrie automobilistiche (Volkswagen e Renault), l'iniziativa è riuscita a orientare le principali parti interessate in una direzione comune, affrontando questioni come le norme europee, le reti di distribuzione dell'elettricità, tecnologie informatiche intelligenti, batterie a carica più rapida e di durata più lunga, componenti automobilistiche più leggere e più solide. Con il ridursi del petrolio e l'aumento della pressione esercitata sui produttori automobilistici affinché creino prodotti più "verdi", molti paesi stabiliscono obiettivi ambiziosi per l'introduzione delle auto elettriche: la Cina punta al 50% di vendite di auto nuove nel 2020. Il mercato mondiale sarà gigantesco e l'Europa deve svolgervi un ruolo determinante; le tecnologie per le auto elettriche possono creare opportunità di occupazione e crescita senza precedenti. L'investimento totale nell'iniziativa ammonta a 5 miliardi, di cui 4 provengono dalla Banca europea per gli investimenti e uno è mobilitato a titolo del programma di ricerca dell'UE. L'Europa può diventare un leader mondiale in questo nuovo settore solo grazie alla collaborazione, fissando norme comuni e sviluppando di comune accordo tecnologie compatibili e complementari.

I finanziamenti dell'UE stimolano gli investimenti privati. Nel caso del finanziamento con componenti di ripartizione del rischio (RSFF) dell'UE, che finanzia progetti tecnologici su larga scala e ad alto rischio con enormi vantaggi potenziali dal punto di vista economico e sociale, il volume dei prestiti è 12 volte superiore al contributo dell'UE e l'investimento aggiuntivo nella ricerca, nello sviluppo e nell'innovazione è 30 volte superiore al contributo dell'UE.

In seguito a una ricerca mirata svolta dal Centro comune di ricerca della Commissione, del costo di circa un milione di euro, il costo dei test per la BSE è diminuito e la sovvenzione diretta dell'UE per il test ha potuto essere ridotta da 20 a 7 euro, il che ha permesso risparmi cumulativi per il bilancio dell'UE di circa 250 milioni di euro nel periodo 2002-2006.

Nel 2009 è stata varata una prima iniziativa pilota volta a combinare programmi di ricerca e finanziamenti nazionali per la ricerca avanzata sulle malattie neurodegenerative, in particolare il morbo di Alzheimer, alla quale partecipano attualmente 23 paesi. Coordinando meglio gli investimenti per la ricerca, l'Unione europea potrà affrontare più efficacemente i problemi sociali derivanti da tali malattie.

Mettere insieme le risorse di ricerca e le conoscenze è determinante per la concorrenza con gli Stati Uniti e il Giappone, entrambi paesi molto più popolati e quindi dotati di bilanci pubblici e privati per la ricerca e l'innovazione più consistenti di quelli di ogni singolo paese dell'UE. Ma anche le economie emergenti sono entrate in campo e stanno rapidamente recuperando il ritardo. Se nell'UE gli investimenti per la ricerca sono cresciuti, in termini reali, del 50% nel periodo dal 1995 al 2008, nello stesso periodo hanno registrato un aumento del 60% negli Stati Uniti e del 75% nei quattro paesi asiatici a maggiore intensità di conoscenze (Giappone, Corea del Sud, Singapore e Taiwan). Ancora più intenso è stato il ritmo di crescita degli investimenti nei paesi BRIS (Brasile, Russia, India e Sudafrica), dove ha toccato il 145%, e in Cina, dove ha raggiunto addirittura l’855%. Di questo passo, entro il 2014 la Cina supererà l'UE in termini di volume di spesa per la ricerca e lo sviluppo.

Investire nelle popolazioni europee: occupazione e finanziamenti sociali

Ogni anno il Fondo sociale europeo (FSE) sostiene circa 10 milioni di europei e aiuta 2 milioni di cittadini a trovare lavoro. Tra coloro che hanno trovato un'occupazione nel periodo 2000-2008, uno su quattro aveva ricevuto una formazione finanziata dal FSE. Con il sostegno dell'UE, gli Stati membri effettuano a favore delle loro popolazioni investimenti che altrimenti non sarebbero stati realizzati. Spendendo di più nei paesi meno ricchi, il FSE li aiuta a investire molto di più nel capitale umano, essenziale per permettere loro di raggiungere il livello dei paesi più ricchi. I cittadini polacchi ricevono 250 euro di fondi del FSE pro capite per il periodo 2007-2013, i danesi soltanto 50 euro pro capite. Dal 2000, gli Stati membri hanno ricevuto sostegni del FSE pari a 80 miliardi di euro, pari a circa il 10% del bilancio totale dell'Unione europea. A questi si aggiungono cofinanziamenti nazionali e del settore privato pari a più di 40 miliardi di euro. Nel periodo 2000-20081, il FSE ha aiutato circa 76 milioni di persone e 1,7 milioni di organizzazioni. I giovani rappresentano quasi un quarto dei 10 milioni di beneficiari annui del FSE, che in tal modo favorisce l'occupazione, l'imprenditorialità e la mobilità giovanile, contribuendo anche ad abbassare i tassi di abbandono scolastico e ad aumentare i livelli di competenze (nel 2009, degli 11 milioni di beneficiari, 3,1 erano giovani).

Da quando è stato introdotto, nel 2006, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) ha gestito 77 domande provenienti da 19 paesi, per un totale di quasi 353 milioni di euro, offrendo formazione e assistenza per la ricerca di un'occupazione a quasi 75 000 lavoratori europei che avevano perso il lavoro. Le misure finanziate dal FEG vanno al di là dei provvedimenti che un'impresa è tenuta a prendere in seguito a licenziamenti su larga scala: nel 2009 più del 40% delle persone che avevano ricevuto una formazione sostenuta dal FEG ha trovato lavoro.

Con il nuovo strumento di microfinanziamento "Progress", i finanziamenti dell'UE stimolano investimenti di istituzioni finanziarie internazionali, estendendo il microfinanziamento a gruppi a rischio e favorendo lo spirito imprenditoriale, l'economia sociale e le microimprese in tutta l'UE. Per il periodo 2010-2013, l'Unione ha accordato a questo strumento un contributo di 100 milioni di euro che, secondo la Commissione, potrebbe permettere di mobilitare 500 milioni di euro in microcrediti stimolando gli investimenti di altre istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo europeo per gli investimenti (FEI).

In risposta alla crisi economica, gli anticipi supplementari versati dall'UE hanno fornito un'immediata iniezione di capitale pari a 6,25 miliardi di euro nel 2009 (1,76 miliardi per il FSE e 4,5 miliardi per il FESR) con l'obiettivo di accelerare gli investimenti a favore dei progetti prioritari degli Stati membri, aiutando le PMI e concentrando il sostegno sulle categorie più vulnerabili.

In Germania un programma federale cofinanziato dal FSE ha permesso ai lavoratori a orario ridotto di conseguire nuove qualifiche.

Il caso MG Rover (Regno Unito)

Il pacchetto di aiuti attuato dal progetto Better West Midlands in Inghilterra offre un servizio personalizzato in funzione sia dei datori di lavoro, sia dei lavoratori interessati. Comprende servizi individuali di consulenza e assistenza e l'accesso a corsi per l'acquisizione di competenze e azioni di formazione. I finanziamenti del Fondo sociale europeo hanno contribuito a fornire una vasta gamma di attività di assistenza e formazione ai lavoratori che rischiavano il licenziamento o erano già stati licenziati, prima della fine del loro contratto di lavoro, al fine di aumentare le loro capacità di accedere direttamente a una nuova occupazione. Il progetto aiuterà circa 14 500 lavoratori dell'industria manifatturiera e di altri settori nel West Midlands.

L'intervento del FEG a favore di più di 3000 lavoratori in Germania

Nel giugno 2007 la Germania ha chiesto il sostegno del FEG in seguito alla perdita di 3 303 posti di lavoro, dovuta alla decisione del produttore di telefoni cellulari taiwanese BenQ di ritirare tutto il suo sostegno finanziario alle due società controllate situate in Germania, causandone l'insolvenza. Le società controllate avevano sede a Monaco di Baviera, Kamp-Lintfort e Bocholt (Renania settentrionale-Vestfalia). Dei lavoratori licenziati, 2 528 hanno scelto di entrare in un organismo di trasferimento per beneficiare di politiche attive per il mercato del lavoro. Il FEG ha permesso di prorogare le misure di aiuto da 12 a 17 mesi e di aumentarne la qualità. Alla fine, 1 879 (il 74 %) dei beneficiari del FEG sono stati reintegrati nel mercato del lavoro.

Investire nelle popolazioni europee: l'istruzione

Ogni anno l'UE spende complessivamente 2,5 miliardi di euro, pari all'1,8% del bilancio totale, per l'istruzione, la gioventù, la cultura, il cinema e la mobilità dei ricercatori. Questa percentuale relativamente bassa del bilancio produce importanti risultati e ha un notevole valore aggiunto per gli Stati membri, che non dispongono di regimi di finanziamento analoghi. L'organizzazione della mobilità transnazionale degli studenti e la cooperazione tra istituti di istruzione (università, scuole ecc.) a livello dell'UE è più efficace rispetto a un dedalo di iniziative bilaterali. Il denaro speso tramite programmi dell'UE è solitamente un "capitale d'avviamento" che attira ulteriori finanziamenti pubblici e privati, aiutando molti progetti validi a decollare. I finanziamenti dell'UE hanno dimostrato di avere un rendimento molto elevato.

Attraverso il programma di apprendimento permanente, l'UE investirà circa 7 miliardi di euro tra il 2007 e il 2013 in iniziative di mobilità transnazionali e progetti transfrontalieri. Ogni anno circa 300 000 studenti e insegnanti europei hanno l'opportunità di trascorrere un periodo di formazione o di studio all'estero e circa 20 000 istituti di istruzione possono partecipare a progetti di cooperazione transnazionale. Il programma aiuta inoltre a colmare il divario tra il mondo dell'istruzione e quello del lavoro, specialmente grazie ai tirocini nelle imprese. A partire dal 1987, grazie al programma Erasmus 2,5 milioni di studenti hanno ricevuto un aiuto per studiare o svolgere tirocini all'estero. Le ricerche dimostrano che gli studenti Erasmus si adattano più facilmente e sono più motivati, e che l'esperienza compiuta favorisce le loro prospettive sul mercato del lavoro. Al contempo Erasmus ha aiutato a preparare il terreno per una maggiore armonizzazione dei programmi universitari e per il riconoscimento degli studi svolti all'estero (il cosiddetto processo di Bologna). Ogni anno il bilancio del programma è sfruttato pienamente e circa il 50% delle domande devono essere rifiutate.

Tramite le Azioni Marie Curie, ogni anno l'UE offre a 8 000 ricercatori l'opportunità di lavorare all'estero e favorisce i partenariati tra il mondo della ricerca e le imprese. L'Istituto europeo di innovazione e tecnologia rappresenta il primo tentativo a livello dell'UE di rafforzare il "triangolo delle conoscenze" costituito da istruzione, ricerca e innovazione ed è destinato a ridurre sempre più il divario dell'Europa in materia di innovazione, rendendola più competitiva e creando nuovi posti di lavoro.

Cultura. I settori culturale e creativo rappresentano il 4,5% del PIL dell'UE e il 3,8% dell'occupazione, una percentuale più altra di quella di molti altri settori di primo piano. Il sostegno del programma MEDIA per la distribuzione cinematografica aumenta la competitività dell'industria e aiuta le piccole imprese, creando così opportunità di impiego. L'effetto moltiplicatore del sostegno di MEDIA nel settore cinematografico si può stimare a 13 euro di reddito generato per ogni euro investito.

Mobilità per i tirocini nelle imprese

I tirocini presso imprese od organizzazioni sono il settore di Erasmus che sta crescendo con maggiore rapidità, nell'ambito del programma di apprendimento permanente. Nel periodo 2009-2010 sono stati finanziati più di 35 000 tirocini all'estero, con un incremento annuo superiore al 17%. Grazie alle borse di studio, gli studenti possono effettuare un tirocinio all'estero di durata compresa fra tre e dodici mesi. L'esperienza compiuta in un'azienda straniera aiuta gli studenti ad adeguarsi meglio alle esigenze del mercato del lavoro e a sviluppare competenze specifiche, e favorisce la cooperazione tra istituti di istruzione superiore e aziende.

Investire nelle regioni europee: la politica di coesione

La politica di coesione aiuta le regioni e i paesi più poveri a colmare il divario con le altri parti d'Europa e ad integrarsi con il mercato unico. È una politica d'investimento orientata al futuro, che porta vantaggi evidenti anche al resto dell'Europa creando crescita e occupazione in generale.

Ad esempio, all'interno dell'UE sono notevolmente aumentate le esportazioni verso le regioni che beneficiano del Fondo di coesione. La politica di coesione ha un legame evidente con la crescita nell'UE. Gli studi dimostrano che, grazie agli investimenti della politica di coesione nel periodo 2000-2006, il PIL complessivo dell'UE-25 ha registrato uno 0,7% di crescita nel 2009, che dovrebbe salire al 4% entro il 2020. Soltanto nell'UE-15, si prevede un effetto netto cumulativo sul PIL del 3,3% entro il 2020. In altre parole, investire nelle regioni significa far crescere l'Europa. Crescendo, una regione povera può acquistare beni e servizi da una regione più ricca. Ciò favorisce lo sviluppo del mercato unico, che assorbe una percentuale compresa tra il 60 e l'80% delle esportazioni degli Stati membri, notevolmente più alta di quella delle esportazioni verso paesi terzi come la Cina, l'India o gli Stati Uniti.

Nel periodo 2000-2006 la politica di coesione ha prodotto un rendimento di 2,1 euro per ogni euro investito, che entro il 2020 dovrebbe salire a 4,2 euro per euro investito. Ha inoltre contribuito ad aumentare il livello di occupazione: secondo le stime per il 2009, grazie alla politica di coesione del periodo 2000-2006 hanno trovato lavoro 5,6 milioni di persone in più (in media 560 000 persone l'anno) di quanto sarebbe accaduto senza tale politica.

Nel contesto della recente crisi economica e in paesi che stanno lottando con la crisi del debito, la politica di coesione ha un ruolo cruciale da svolgere nel recupero economico e sociale, stimolando gli investimenti in settori in crescita come quello dell'efficienza energetica, ma anche aiutando le persone a seguire una formazione e a migliorare le proprie competenze in modo da trovare lavoro.

La spesa per la coesione porta vantaggi a vari Stati membri

Nel 2009 la Polonia, la principale beneficiaria dei finanziamenti della politica di coesione nell'attuale periodo di programmazione, ha svolto uno studio2 sui vantaggi arrecati ai paesi dell'UE-15 dai risultati della politica di coesione in Polonia. Sulla base di un'analisi dei contratti acquisiti da imprese dell'UE-15, lo studio dimostra come circa l'8% del volume totale dei contratti in Polonia sia andato a imprese dell'UE-15, tra le quali il gruppo di gran lunga più importante era costituito da imprese tedesche, che generalmente ottenevano i contratti per i progetti di maggiore entità.

Il "Clean-tech cluster" di Lahti (Finlandia)

L'intervento dell'UE in questo progetto ha esercitato un effetto catalitico: ha incoraggiato l'innovazione e lo sviluppo di tecnologie ambientali riunendo piccole e medie imprese, istituti didattici e autorità regionali. Il gruppo fornisce servizi che aiutano le 200 imprese partecipanti a collegarsi tra loro e a connettersi al mercato internazionale.

Il parco scientifico e commerciale di Lahti, che coordina il gruppo, è diventato il principale centro di tecnologia ambientale in Finlandia. Tra il 2005 e il 2007 si sono installate nella regione circa 20 imprese e organizzazioni a tecnologia pulita. Il bilancio dell'UE ha fornito al progetto un contributo di 1,5 milioni di euro. I servizi di sviluppo commerciale e di trasferimento del parco hanno attirato investimenti del valore di oltre 30 milioni di euro e hanno permesso di creare circa 170 nuovi posti di lavoro nella regione.

Nuove strategie per le energie rinnovabili a Güssing (Austria)

Güssing (una cittadina dell'Austria sudorientale) è un modello di politica innovativa nel settore delle energie rinnovabili su scala locale, che stimola lo sviluppo economico dell'intera regione. Utilizzando il legname delle foreste locali per la sua centrale termica alimentata a biomassa, la città produce più elettricità di quanta ne consumi ed è in grado di fornirne all'intera regione. Soltanto nel settore delle energie rinnovabili sono state create più di 50 imprese e dal 1995 Güssing ha ridotto le sue emissioni di anidride carbonica del 100%.

La disponibilità di energia termica a buon prezzo (con un risparmio del 30%) ha portato alla creazione di più di 1 000 nuovi posti di lavoro in città e nei dintorni, 100 dei quali in un nuovo edificio adibito a uffici costruito in un sito industriale che ospita il Centro europeo per l'energia rinnovabile. Per agevolare la divulgazione delle esperienze nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, è stata fondata una rete comprendente partner regionali, nazionali e internazionali.

Il bilancio dell'UE ha fornito al progetto un contributo di 461 000 euro.

  • Un'Europa più sicura per i suoi cittadini

Gli europei devono confrontarsi ogni giorno con migliaia di piccoli e grandi problemi collegati all'attraversamento delle frontiere interne dell'Unione: quest'ultima ha dunque il compito di creare uno spazio di legge, diritti e giustizia per facilitare la vita quotidiana dei suoi cittadini. Per quanto riguarda le frontiere esterne, gli avvenimenti recenti nel Mediterraneo meridionale hanno dimostrato non solo che l'Europa deve appoggiare in modo inequivocabile la transizione del mondo arabo verso la democrazia, ma anche che occorrono più cooperazione e solidarietà per far fronte alle decine di migliaia di migranti in arrivo. Inoltre, i problemi dell'ambiente non si fermano alle nostre frontiere e il modo migliore per affrontarli è tramite l'azione e il sostegno dell'Europa. Rendere l'economia più verde sarà più facile se l'azione e il sostegno dell'UE contribuiranno a stimolare gli investimenti a favore dell'innovazione ecologica, dell'efficienza delle risorse e dell'azione per il clima. Se beneficiamo oggi di un'ampia scelta di prodotti alimentari in tutta l'UE, è grazie alle regole e ai sistemi paneuropei sulla sicurezza alimentare, sulla protezione dei consumatori e sulla salute degli animali: la cooperazione in materia di controlli doganali è il modo migliore per garantire che non entrino nell'Unione prodotti pericolosi.

Frontiere più sicure

Il progetto pilota di ricollocazione da Malta verso l'interno dell'UE (EUREMA). A titolo del Fondo europeo per i rifugiati, la Commissione ha finanziato due progetti diretti a trasferire rifugiati da Malta ad altri paesi dell'UE: un progetto pilota, con la partecipazione della Francia, dotato di un bilancio di 770 000 euro e un altro, in corso, denominato "EUREMA" (European Relocation Malta) per un importo di quasi 2 milioni di euro. EUREMA è condotto dalle autorità maltesi con la partecipazione di dieci Stati membri (Francia, Germania, Regno Unito, Portogallo, Lussemburgo, Ungheria, Polonia, Slovenia, Slovacchia e Romania), che hanno offerto di trasferire sui loro territori quasi 260 rifugiati attualmente bloccati a Malta. Al progetto partecipano anche l'UNHCR e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). Il finanziamento europeo ha coperto i costi e ha permesso agli Stati membri di accogliere i rifugiati, offrendo loro un futuro migliore, e di alleviare la pressione migratoria eccezionale che Malta deve affrontare di frequente a causa della sua collocazione geografica.

Agenzie come Europol e Frontex aiutano gli Stati membri a cooperare sul terreno, ad esempio per lottare contro la criminalità organizzata, controllare le frontiere esterne dell'UE e proteggere la sicurezza dello spazio aperto europeo. La creazione di squadre investigative comuni coordinate da Europol (83 milioni di euro di stanziamenti nel 2011) ha permesso di portare a termine operazioni di contrasto a gruppi criminali internazionali coinvolti nel traffico di droga o nella contraffazione monetaria: con circa 77 tonnellate nel 2008, i soli sequestri di cocaina sono quasi il doppio di quelli registrati in Europa nel 2003. Poiché il "mercato" è europeo, anche la risposta dev'essere europea.

Da quando è stato creato lo spazio Schengen, ogni singolo Stato membro è tenuto a controllare la sua porzione delle frontiere esterne per conto di tutti gli altri. L'UE dev'essere in grado di sostenere gli Stati membri che affrontano situazioni difficili a causa della loro collocazione geografica, dei flussi di spostamento e delle rotte migratorie. È questo il ruolo di Frontex (dotato di un bilancio di 78 milioni di euro nel 2011), che deve far fronte a una domanda crescente da parte degli Stati membri. Nel giugno 2011 è stato deciso di rafforzare questa agenzia.

La squadra di intervento rapido alle frontiere (RABIT) in Grecia. Nel corso dell'operazione, che si è svolta dal 2 novembre 2010 al 2 marzo 2011, ogni settimana quasi 200 agenti distaccati da 26 Stati membri, che avevano ricevuto una formazione specifica, hanno aiutato i colleghi greci a controllare le zone frontaliere e ad identificare gli immigrati irregolari fermati. Gestito da Frontex, l'intervento delle squadre ha anche aiutato le autorità greche a raccogliere informazioni sulle rotte migratorie e sulle reti di trafficanti che sfruttano la situazione disperata degli immigranti irregolari. In ottobre, prima del lancio dell'operazione, erano state scoperte in tutto 7 607 persone alla frontiera terrestre greco-turca; nella fase operativa di 4 mesi, sono stati scoperti più di 11 800 migranti e il numero di ingressi illegali è diminuito di più del 70%.

L'operazione congiunta Hera, coordinata da Frontex, è la maggiore operazione europea di ricerca e soccorso. Ha salvato innumerevoli vite umane dissuadendo i migranti irregolari dall'imbarcarsi su piccole imbarcazioni insicure per una rischiosa traversata in alto mare dall'Africa occidentale (Senegal, Mauritania e Capo Verde) alle isole Canarie. Grazie alle operazioni successive di Hera, è stata quasi chiusa la rotta di migrazione irregolare dell'Africa occidentale (che nel 2006 aveva registrato un picco di quasi 32 000 arrivi nelle isole Canarie). È però difficile individuare le reti della tratta e del traffico. La criminalità organizzata, motivata dal profitto, ricorre a metodi sempre più complessi e sofisticati. Dall'avvio di Hera, la rotta del traffico di persone si è sistematicamente spostata dal Mediterraneo centrale al Mediterraneo orientale, verso la frontiera greco-turca.

Dogane. Dopo l'incidente avvenuto a Fukushima, in Giappone, nel marzo 2011, quando molti europei erano preoccupati per la possibile esposizione alle radiazioni di alimenti e merci importati dal Giappone, le autorità doganali europee erano in prima linea per controllare che i livelli massimi di radiazioni non fossero superati e che nessun prodotto contaminato entrasse nell'UE.

L'unione doganale dell'UE esiste da più di 40 anni e i vantaggi che produce vanno ben al di là dell'ambito della politica doganale europea. Oltre a riscuotere dazi e prelievi agricoli (del valore di più di 20 miliardi di euro l'anno) per gli Stati membri e il bilancio dell'UE, aiuta gli Stati membri a riscuotere l'IVA, le accise e altre entrate e controlla le esportazioni per evitare restituzioni indebite di IVA o accise. Per di più, controlla e applica direttamente altre politiche dell'UE, come le misure in materia di trasporti, agricoltura, salute o ambiente. L'unione doganale è inoltre un elemento fondamentale per garantire la sicurezza della catena dell'approvvigionamento, lottare contro il contrabbando e la frode e far rispettare i diritti di proprietà intellettuale alle frontiere.

Se i 27 Stati membri dovessero ottenere da soli gli stessi risultati in termini di lotta contro la frode, agevolazione degli scambi e applicazione uniforme della legislazione, dovrebbero sostenere un costo globale 4 volte più alto di quello sostenuto dalla Commissione. Insomma, ogni euro speso dalla Commissione contribuisce a ridurre i costi a carico dei 27 Stati membri di almeno 4 euro.

Con un bilancio di 324 milioni di euro nel periodo 2008-2013, il programma "Dogana" è uno strumento cruciale dell'UE che consente all'unione doganale di funzionare come un'amministrazione esecutiva unica invece che come un mosaico di 27 amministrazioni. Fra l'altro, permette alle amministrazioni nazionali di gestire 7 dichiarazioni in dogana al secondo, in tutto 211 milioni all'anno, senza turbare il flusso delle importazioni e delle importazioni.

La rete informatica sicura europea, che collega tutti i costi delle amministrazioni doganali e fiscali, costa 11 milioni di euro all'anno e permette di risparmiare ogni anno 35 milioni di euro agli Stati membri, che altrimenti dovrebbero stabilire reti bilaterali.

Il sistema informatico centrale ("TARIC"), che ogni giorno rende disponibili online tutte le aliquote tariffarie e le misure commerciali dell'UE, costituisce un altro esempio delle enormi economie di scala ottenibili grazie alla gestione operata dall'Unione. Dal 2007 la Commissione ha speso 3,7 milioni di euro per sviluppare questo sistema; se ogni Stato membro avesse sviluppato il proprio sistema, i costi sarebbero saliti a circa 80 milioni di euro, ossia a 20 volte tanto.

Un altro esempio nel settore doganale è il sistema degli operatori economici (EOS), la cui funzione è memorizzare informazioni provenienti da 2,5 milioni di entità giuridiche registrate nei 27 Stati membri che sono in contatto con le amministrazioni doganali. Grazie a questo sistema unico, le imprese risparmiano tempo e risorse, non dovendo più registrarsi in ogni Stato membro quando svolgono le loro attività. La Commissione spende 5 milioni di euro per sviluppare il sistema, mentre gli Stati membri separatamente avrebbero speso ben 25 milioni di euro.

Cibi più sani: Agricoltura, pesca e salute

La sicurezza alimentare riveste importanza strategica per l’Unione europea – così come per qualsiasi singolo paese – e la stragrande maggioranza dei cittadini europei la considera una questione di vitale importanza. Stiamo quindi parlando di una parte fondamentale del bilancio, anche in considerazione del fatto che il 70% dei finanziamenti pubblici per l'agricoltura e lo sviluppo rurale in Europa proviene dal bilancio dell'Unione europea.

La strategia che proponiamo è finalizzata a una molteplicità di obiettivi. Le aree rurali dell’UE coprono il 77% del suo territorio (formato al 47% da terreni agricoli e da foreste al 30%) e sono abitate da comunità agricole e altri residenti che rappresentano circa la metà dell'intera popolazione dell'Unione. 13,7 milioni di agricoltori producono cibo per 500 milioni di Europei, proteggono il paesaggio, contribuiscono sensibilmente alla protezione dell'ambiente e della biodiversità, alla lotta ai cambiamenti climatici per preservare la vitalità delle zone rurali. L’elevato standard di tutela dei consumatori garantisce ai cittadini prodotti alimentari di qualità.

Benché non siano particolarmente ingenti, gli stanziamenti destinati alla PAC rappresentano pur sempre una percentuale relativamente alta del bilancio dell'Unione.

La spesa per la politica agricola nel contesto della PAC rappresenta meno dell'1% della spesa pubblica complessiva di tutti gli Stati membri. Per fare un confronto, l'UE e i suoi paesi membri spendono tre volte tanto nel settore della difesa e quasi cinque volte di più nella ricerca, ma in modo non armonizzato.

Il costo complessivo per l'UE è di circa 55 miliardi di euro all'anno, ovvero circa 110 euro per cittadino all'anno, 2,20 euro alla settimana o 30 centesimi al giorno, pari al costo di una sigaretta.

Giacché l'agricoltura, a differenza di altre politiche, è l'unico settore finanziato in massima parte dal bilancio dell'Unione europea, la spesa a livello europeo sostituisce in larga misura la spesa nazionale. E questo spiega anche perché la PAC rappresenti una quota rilevante - pari al 40% quest'anno - del bilancio dell’Unione. Tale percentuale è tuttavia in costante calo dal 1984, quando rappresentava il 71% del bilancio (con solo 10 Stati membri); nel 2013 sarà del 39% (in un'Unione a 27 Stati membri) e la tendenza in discesa continuerà anche negli anni successivi.

In mancanza di una politica comune gli Stati membri dovrebbero attuare 27 politiche nazionali che risulterebbero più costose e meno efficienti, richiederebbero interventi a diversi livelli aumentando enormemente il rischio di distorsione della concorrenza. Le riforme hanno orientato l'agricoltura europea sempre più verso il mercato, le scorte pubbliche sono ormai praticamente eliminate e non c'è alcuno spreco di prodotti alimentari.

È in corso anche una riforma della politica comune della pesca. L'Unione ha competenza esclusiva nel settore della preservazione delle risorse biologiche marine e una competenza concorrente nei restanti settori della politica. Nel campo della politica marittima e della pesca, i progetti pilota “MARSUNO" e “BluemassMed" stanno preparando le condizioni per una sorveglianza marittima più efficace e più efficiente in tutta l'UE. Le autorità di sei Stati membri costieri partecipano al progetto BluemassMed nel bacino del Mediterraneo. Il progetto MARSUNO coinvolge le autorità di nove Stati membri che si affacciano sulle coste del nord Europa e le autorità della Norvegia. BlueMassMed e MARSUNO stanno pertanto fornendo un contributo sostanziale nell’individuare le modalità per evitare costose e inutili duplicazioni nella raccolta dei dati, grazie ad una corretta ed efficiente comunicazione tra le suddette autorità. Il costo del progetto BlueMassMed, coordinato dalla Francia, è pari a 10,2 milioni di euro, compreso un contributo dell’Unione di 3,6 milioni di euro. Il costo del progetto MARSUNO, coordinato dalla Svezia, è pari a 3,05 milioni, di cui 1,9 milioni di contributo UE.

Le zoo- e fitopatologie, così come le contaminazioni nella catena alimentare, non conoscono frontiere. L'UE stanzia circa 300 milioni di euro all'anno per cofinanziare programmi annuali o pluriennali per il controllo e l’eradicazione di una serie di malattie. L'Unione garantisce la sicurezza alimentare attraverso norme e altri provvedimenti, che rientrano tutti in un approccio olistico teso a garantire la sicurezza degli alimenti, dalla produzione al consumo, per così dire “dai campi alla tavola”. Nonostante l'emergere di nuove malattie quali la febbre catarrale maligna degli ovini, la situazione sanitaria nell'Unione europea è andata costantemente migliorando, anche nei nuovi Stati membri, con conseguenze positive nel mercato interno per quanto riguarda gli animali vivi e gli alimenti di origine animale, le possibilità di esportazione dall'UE e la fiducia dei consumatori. Il sostegno dell’UE in questi casi è importante, poiché l’impatto delle malattie travalica i confini, mentre i costi devono essere sostenuti generalmente da un singolo Stato membro. Analogamente, nei settori fitosanitari gli Stati membri possono beneficiare di un cofinanziamento per l'eradicazione e il contenimento di organismi nocivi per le piante soggetti a regolamentazione. Le campagne di eradicazione su larga scala contro le epidemie attuate dagli Stati membri risultano molto difficili senza il sostegno dell’UE poiché il singolo Stato deve sostenere costi ingenti i cui risultati vanno anche ampiamente a vantaggio di altri Stati membri e dell'UE nel suo complesso.

La peste suina classica, per esempio, è una grave malattia che colpisce suini e cinghiali ed ha causato epidemie devastanti negli anni ‘90 in diversi Stati membri dell'UE. I danni diretti e indiretti causati dall'epidemia nei Paesi Bassi nel periodo 1997-1998 sono stati stimati a circa 2 miliardi di euro. Dalla metà degli anni ‘90, l'UE ha stanziato circa 218 milioni di euro per interventi urgenti di eradicazione e di controllo. La situazione è notevolmente migliorata e nessuna nuova grave epidemia si è verificata negli ultimi dieci anni, il che significa che la malattia è stata praticamente sradicata nella maggior parte dell'UE e si assiste anche a un sostanziale miglioramento nei nuovi Stati membri. Ne risulta che, considerando solo i costi sostenuti nei soli Paesi Bassi, ogni euro speso a livello dell’Unione comporta un potenziale risparmio di 9 euro, o anche più se si includono anche i costi di altri Stati membri. Come risultato delle ricerche mirate condotte dal Centro comune di ricerca, costate circa 1 milione di euro, i costi dei test per la BSE – malattia comunemente nota come il morbo della mucca pazza - sono stati ridotti. La sovvenzione diretta della Commissione europea per ogni test è stata quindi ridotta da 20 a 7 euro, con un risparmio complessivo di circa 250 milioni di euro nel periodo 2002-2006.

Un ambiente più sicuro: azione per il clima e per l'ambiente

La maggior parte dei problemi ambientali, compresi i cambiamenti climatici, sono fenomeni transfrontalieri che non possono essere risolti dall’azione dei singoli Stati membri. È necessario invece unire le forze e creare partenariati con gli interessati per affrontare questi problemi che, in mancanza di una soluzione, possono più tardi costituire un danno ancora maggiore per l'intera UE.

L'azione dell'UE per il clima comporta non solo la prima e più ambiziosa serie di obiettivi giuridicamente vincolanti per la riduzione delle emissioni e a favore delle energie rinnovabili, ma anche il primo e più grande sistema di scambio delle quote di emissione (Emission Trading Scheme – ETS) al mondo. Nessuno può ragionevolmente credere che un mercato nazionale del carbonio, ad esempio quello belga o danese, possa avere senso o possa ridurre efficacemente le emissioni – figuriamoci convincere i nostri partner globali a seguirne l'esempio. L'Europa potrà riuscire ad agire efficacemente sui cambiamenti climatici solo unendosi in uno sforzo comune, con conseguenze positive in termini di crescita più sostenibile e creazione di occupazione. Inoltre, l'azione UE per il clima riduce la nostra bolletta energetica; nel 2010 l’Europa ha pagato circa 50 miliardi di euro in più rispetto al 2009 per le importazioni di petrolio. Tale cifra rappresenta quasi un terzo di tutte le spese sostenute negli Stati membri dell'UE in ricerca e sviluppo. Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e aumentare il ricorso all’energia rinnovabile significherebbe non pagare a paesi terzi somme ingenti ogni volta che il prezzo del petrolio si impenna. I fondi risparmiati potrebbero invece essere investiti nella ricerca, nell'istruzione e in altri provvedimenti di stimolo per la crescita e l'occupazione nell’Unione europea.

Un intervento europeo deciso e tempestivo nel settore del clima e dell'energia creerebbe 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2020, ad esempio nei settori della ristrutturazione degli edifici o nella creazione di reti elettriche intelligenti in Europa. In assenza di questa azione collettiva, le importazioni di combustibili fossili raddoppierebbero entro il 2050. Per contro, l’intervento dell’Unione permetterebbe di più che dimezzare le importazioni di combustibili fossili rispetto a oggi, con una spesa media compresa tra 175 e 320 miliardi di euro all’anno.

La Commissione ha istituito il Fondo globale per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, un innovativo fondo globale di capitale di rischio inteso a mobilitare investimenti privati nei progetti riguardanti l'efficienza energetica e le energie rinnovabili nei paesi in via di sviluppo e nelle economie in transizione. Il bilancio dell'UE ha stanziato solo 80 milioni di euro tra il 2007 e il 2010, ma si stima che gli investimenti privati mobilitati saranno circa 300 milioni. La spesa dell'UE per lo sviluppo e la rapida diffusione delle tecnologie (ad esempio per la cattura e lo stoccaggio del carbonio) offre il vantaggio di suddividere il rischio di progetti dimostrativi innovativi, in cui la tecnologia viene testata per la prima volta. Condividere il rischio con l'aiuto del bilancio dell'Unione europea e beneficiare dei risultati ottenuti a livello nazionale sono ottimi metodi per mitigare i cambiamenti climatici grazie alle nuove tecnologie.

Il programma ambientale dell’UE LIFE+ attrae partnership che altrimenti sarebbero difficili da costituire e garantisce un intervento più efficace rispetto all'azione individuale degli Stati membri attraverso una migliore condivisione di risorse e competenze. Il programma dispone di un budget totale di 2,2 miliardi di euro (circa 300 milioni all'anno), compresa l'azione per il clima. Anche se il programma è relativamente limitato, i singoli progetti che comprende hanno spesso avuto un impatto di gran lunga maggiore.

Molteplici benefici per l'ambiente. Il programma austriaco LIFE, noto come Donauufer è un buon esempio della varietà di vantaggi che i finanziamenti in campo ambientale possono apportare a livello europeo. Si tratta di un piccolo progetto volto a ripristinare gli argini fluviali naturali e le aree allagabili lungo un tratto di 3 km dal Danubio, ma i risultati hanno superato di gran lunga i benefici apportati alle immediate vicinanze. Oltre a migliorare lo stato di conservazione locale di pesci, piante e uccelli in via di estinzione quali l'aquila di mare, il rallentamento della corrente fluviale e la disostruzione dei canali di deflusso hanno ridotto il rischio di inondazioni nella vicina Hainburg e, a valle, a Bratislava in Slovacchia. Il progetto, che è stato visitato da innumerevoli esperti, è un modello per iniziative analoghe lungo il Danubio e altrove, nonostante il costo contenuto di 1,7 milioni di euro (di cui 0,7 milioni finanziati dall’UE).

Trasformare il fango in oro nell'UE. Il trattamento delle acque reflue può svolgere un ruolo fondamentale nella legislazione ambientale dell'UE, dato che l'acqua è chiaramente una risorsa condivisa. Uno dei prodotti risultanti dai processi di trattamento delle acque reflue sono i fanghi di depurazione: in Europa se ne producono 9 milioni di tonnellate all’anno, contenenti energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico e di riscaldamento di 1,7 milioni di abitazioni. I fanghi costituiscono una questione delicata dal punto di vista ambientale, ed è necessario rafforzare la fiducia del pubblico. Un progetto LIFE denominato " MAD but Better” ha sviluppato un trattamento completo di depurazione facilmente adattabile a una serie di società che lavorano in settori connessi al trattamento dei rifiuti. Questo progetto ha fatto da catalizzatore per una migliore gestione delle acque reflue. La tecnologia associata a questo progetto è diventata ora lo standard per il trattamento dei fanghi di depurazione per l’intera industria idrica del Regno Unito. Nel mese di agosto 2007 sono stati costruiti quattro impianti di idrolisi enzimatica, e altri cinque sono stati commissionati nel Regno Unito. 12 Stati membri e 26 paesi in tutto il mondo hanno espresso interesse a costruire lo stesso tipo di impianto di trattamento. Parte della sua attrattiva dipende dai costi contenuti: il costo dello smaltimento dei fanghi è ridotto a soli 210 di euro per tonnellata di rifiuti solidi secchi, metà del costo standard dello smaltimento in discarica. La tecnica permette anche agli agricoltori di risparmiare 175 euro per ettaro come sostituzione del fertilizzante.

Il Programma europeo di osservazione della Terra (GMES) potrebbe generare circa 6,9 miliardi di euro all'anno per l'industria, ovvero lo 0,2% del PIL annuo dell'UE. Le catastrofi naturali o provocate dall’uomo verificatesi in Europa, in America, in Asia e in Africa, insieme all’accresciuto bisogno di sicurezza, hanno ulteriormente rafforzato le argomentazioni in favore di un miglioramento dei sistemi di monitoraggio. L'iniziativa europea di monitoraggio globale per l'ambiente e la sicurezza (GMES) rileverà i dati pertinenti, ad esempio quelli concernenti l'inquinamento ambientale, le inondazioni, gli incendi boschivi, i terremoti o ancora i flussi di rifugiati, per coadiuvare il processo decisionale da parte delle autorità pubbliche. Il GMES riveste un considerevole potenziale per le imprese che operano nel mercato dei servizi, le quali potranno utilizzare gratuitamente i dati ottenuti. Nel periodo 2006-2030 i potenziali vantaggi del sistema GMES potrebbero ammontare in totale allo 0,2% circa del PIL annuo dell’UE. I diversi servizi operativi a pieno regime del GMES equivarranno a circa 130 miliardi di euro (prezzi 2005) o circa 6,9 miliardi di euro l'anno.

Più sicurezza per i cittadini

Costruire uno spazio europeo di legge, diritti e giustizia: Le proposte della Commissione europea nel settore della giustizia intendono fornire soluzioni pratiche ai problemi transfrontalieri incontrati dai cittadini, perché possano sentirsi tranquilli nel decidere di vivere, viaggiare e lavorare in un altro Stato membro con la consapevolezza che i loro diritti sono tutelati in tutta l'Unione, e dalle imprese europee, perché possano sfruttare appieno le opportunità del mercato unico. Con una dotazione pari solo allo 0,1% del bilancio dell’Unione, la politica in materia di giustizia ha attuato molte iniziative che porteranno a una effettiva riduzione dei costi e possono stimolare la crescita.

La protezione dei dati

I rapidi sviluppi tecnologici e la globalizzazione hanno radicalmente cambiato il mondo. L'obiettivo della Commissione è di garantire che la legislazione sia in grado di affrontare le sfide della nuova era. Una disciplina della protezione dei dati che sia forte, coerente e uniforme rafforzerebbe la "dimensione del mercato interno" della protezione dei dati. Le nuove norme ridurranno gli oneri amministrativi per le imprese (ad esempio in termini di notificazioni, il cui costo annuo è stimato a 80 milioni) e assicureranno la reale parità di condizioni per le imprese che trattano dati personali e operano in diversi Stati membri.

La direttiva sui diritti dei consumatori

La direttiva relativa ai diritti dei consumatori porterà benefici tangibili per i consumatori e le imprese. Le norme vigenti sono frammentate e impediscono ai cittadini e alle imprese di sfruttare appieno il mercato unico. La proposta rafforzerà la protezione dei consumatori, eliminando spese e costi occulti su Internet. Le imprese saranno avvantaggiate da un unico corpus di norme fondamentali per i contratti a distanza e per i contratti negoziati fuori dei locali commerciali nell'Unione europea, che creino eque condizioni di concorrenza e riducano i costi delle operazioni per i commercianti transfrontalieri, specialmente nel caso delle vendite via Internet. L'adozione di una serie di clausole tipo per i contratti con i consumatori ridurrà sostanzialmente – fino al 97% - i costi di adeguamento alla normativa per coloro che commerciano su scala UE.

Integrazione dei Rom

I circa 10-12 milioni di Rom che vivono in Europa continuano a essere discriminati, emarginati e a vedere negati i loro diritti. Tuttavia, l'integrazione sociale ed economica dei Rom è interesse delle società europee, anche perché potrebbe portare a notevoli benefici economici in quanto i Rom rappresentano una parte crescente della popolazione in età lavorativa, con un'età media di 25 anni contro 40 anni nell’UE. In Bulgaria e Romania un nuovo occupato su 5 è Rom. Gli studi della Banca mondiale stimano che una piena integrazione dei Rom potrebbe apportare circa mezzo miliardo di euro l'anno alle economie di alcuni paesi in termini di maggiore produttività, minori costi assistenziali e aumento del gettito fiscale. La Commissione europea ha pertanto invitato gli Stati membri a elaborare strategie nazionali di integrazione dei Rom.

Le donne sul mercato del lavoro

Benché costituiscano quasi la metà della forza lavoro e il 60% dei nuovi laureati, le donne rimangono sottorappresentate nei posti di responsabilità in campo economico, soprattutto al più alto livello. Il nostro scopo è utilizzare il potenziale umano non sfruttato per raggiungere i nostri obiettivi economici e sociali. Una maggiore partecipazione delle donne alle posizioni chiave può favorire le imprese, soprattutto dal momento che sono loro a prendere l’80% delle decisioni di acquisto. Una ricerca condotta da Goldman Sachs mostra che, colmando il divario di genere, il prodotto interno lordo nella zona euro potrebbe conoscere un incremento fino a un massimo del 13%.

  • Un'Europa protagonista sulla scena mondiale

Qualcuno può davvero pensare che il suo paese sia abbastanza grande o abbastanza importante da influenzare, da solo, la globalizzazione o difendere i nostri interessi e valori in tutto il mondo? Mentre l'ordine del mondo sta cambiando e le economie emergenti come India, Cina e Brasile stanno espandendo la loro influenza, l'Europa deve restare unita e assumere un ruolo attivo per guidare l'azione a livello mondiale. Per far sentire il suo peso sulla scena mondiale e difendere i suoi valori e interessi, l'Europa deve mettere in comune le proprie risorse e agire in modo solidale, per esempio attraverso la politica commerciale comune, accompagnando i paesi candidati all’adesione nella preparazione per diventare nuovi Stati membri, investendo nel nostro vicinato e prestando assistenza a quanti ne hanno bisogno.

Commercio

L'UE è la potenza commerciale più grande del mondo. Il valore complessivo degli scambi commerciali nell'Unione europea (importazioni ed esportazioni di beni, servizi e investimenti diretti esteri) è di circa 3500 miliardi di dollari all'anno (2010). La politica commerciale dell'UE mira a generare crescita e occupazione, aiutando le imprese europee a essere presenti ovunque nel mondo, collegando in tal modo l’Europa alle principali fonti di crescita e alle regioni più dinamiche del mondo. Oltre 36 milioni di posti di lavoro in Europa dipendono direttamente dalle nostre relazioni commerciali con il resto del mondo. Nei prossimi cinque anni si prevede che la politica commerciale dell'UE farà crescere la nostra economia di circa 150 miliardi di euro. L’intensificazione degli scambi commerciali offre una più ampia varietà di prodotti ai consumatori, a prezzi inferiori. Il risparmio per il consumatore medio è stimato a circa 600 euro all'anno.

Una politica commerciale comune a livello dell'Unione europea (compresi gli scambi commerciali di beni, servizi e investimenti esteri) funziona perché i 27 Stati membri dell’Unione europea condividono un mercato unico e una frontiera esterna comune, il che significa che l'Unione europea agisce come una singola entità nelle sue relazioni commerciali con i paesi terzi. Sia nell’ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio, dove si decidono e vengono attuate le regole del commercio internazionale, sia con i singoli partner commerciali, gli Stati membri dell’UE parlano e negoziano accordi commerciali importanti "a una sola voce", attraverso il Commissario europeo per il commercio.

La quota delle economie emergenti nella crescita globale è in aumento. Nel 2015, il 90% della crescita globale sarà generato al di fuori dell'Europa, e la Cina rappresenterà da sola un terzo di questa cifra. I paesi emergenti e in via di sviluppo dovrebbero rappresentare il 60% del PIL mondiale nel 2030, contro meno del 50% di oggi. Durante l'ultimo decennio, l'UE è riuscita a mantenere la sua quota media del 17,5% del commercio mondiale nonostante l'aumento delle economie emergenti.

L'accordo di libero scambio UE-Corea del Sud entra in vigore il 1° luglio e segna una tappa fondamentale nelle relazioni commerciali tra l'UE e la Corea del Sud con l’entrata in vigore dell’Accordo di libero scambio che farà risparmiare, fin dal primo giorno, 850 milioni di euro agli esportatori dell’UE. Si tratta dell'accordo commerciale più ambizioso mai negoziato dall’UE e il primo con un paese asiatico. L'accordo di libero scambio genererà per l'UE nuovi scambi commerciali di beni e servizi per un valore di 19,1 miliardi di euro e consentirà di raddoppiare il volume degli scambi bilaterali tra l'UE e la Corea del Sud nei prossimi 20 anni, rispetto a uno scenario senza accordo.

Allargamento e politica di vicinato

L'UE è l’istituzione che più adeguatamente può assistere i paesi (potenziali) candidati nei preparativi di adesione e sostenere le economie dei paesi vicini nel percorso di allineamento alle norme e agli standard dell'UE. Promuovere una più stretta integrazione con i paesi vicini contribuisce al conseguimento degli obiettivi dell'UE in una serie di settori critici per la sua prosperità e sicurezza così come per la ripresa economica e la crescita sostenibile: le reti energetiche e le infrastrutture, la protezione dell'ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici.

La politica di allargamento ha prodotto risultati tangibili in termini di crescita e di occupazione in tutta l'UE, nei vecchi e nei nuovi Stati membri. L'allargamento ha portato vantaggi per tutte le parti interessate, sia gli attuali Stati membri sia quelli potenziali.

Ad esempio, dopo gli allargamenti del 2004 e del 2007 (che hanno portato all’adesione di 12 paesi in totale), nella sola Austria sono stati creati circa 150 000 posti di lavoro. La metà delle esportazioni austriache è ora diretta verso questi nuovi Stati membri. Gli investimenti diretti austriaci nei paesi dell'Europa centrale e orientale rappresentano circa la metà dei suoi investimenti diretti totali all'estero.

Le prospettive di adesione sono fonte di grande incoraggiamento per le riforme politiche ed economiche dei paesi più vicini all'UE. Le riforme nell’ambito dello Stato di diritto, tra cui la riforma giudiziaria e lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, non avvantaggiano solo i paesi interessati, ma anche i cittadini e le imprese dell'Unione europea. Queste riforme rafforzano la pace, la stabilità e la democrazia in Europa e permettono all'UE di risparmiare fondi che altrimenti sarebbero utilizzati per la prevenzione delle crisi, il rafforzamento dei controlli alle frontiere e la lotta contro l'immigrazione clandestina.

La politica europea di vicinato è stata sviluppata nel 2004 per rafforzare la prosperità, la stabilità e la sicurezza dell’UE e dei paesi vicini. Al fine di potenziare i partenariati con tali paesi non ci limitiamo alla tradizionale politica estera, ma sosteniamo le riforme e la modernizzazione, proiettando la nostra esperienza oltre confine. L’ambito di applicazione è molto ampio e comprende settori quali i trasporti, l'energia, la ricerca e la migrazione.

La creazione del Fondo d’investimento per la politica di vicinato ha aperto la strada nella regione interessata dalla politica di vicinato all'utilizzo di strumenti finanziari innovativi. Il Fondo è uno strumento misto attraverso il quale sovvenzioni provenienti dal bilancio dell’Unione consentono di mobilitare prestiti delle IFI per sostenere finanziariamente gli obiettivi e la politica europea di vicinato e le sue iniziative regionali (Unione per il Mediterraneo, Partenariato orientale o la Sinergia del Mar Nero). Dal suo avvio nel maggio 2008, il Fondo è stato finanziato attraverso sovvenzioni per un totale di circa 308 milioni di euro (245 milioni di euro del bilancio UE, 62,5 milioni dagli Stati membri) e ha approvato contributi finanziari a 39 progetti, per un totale di 277 milioni di euro, inducendo le istituzioni finanziarie europee a mobilitare oltre 5 miliardi di euro di prestiti, per un costo d'investimento totale di oltre 10 miliardi di euro. Il Fondo si è dimostrato uno strumento efficace per mobilitare finanziamenti supplementari per i paesi destinatari della politica europea di vicinato (orientali e meridionali), contribuendo a promuovere il coordinamento tra i donatori nella regione.

Azione esterna

L'Unione europea è un operatore economico e politico a livello mondiale, con interessi e responsabilità nel campo della sicurezza regionale e mondiale. Si impegna fattivamente per la protezione dei diritti dell’uomo, la promozione del lavoro dignitoso, gli altri valori universali e il rispetto per le convenzioni internazionali in campo sociale e ambientale. L'UE svolge un ruolo sempre più attivo nella prevenzione dei conflitti, nella gestione delle crisi e nella costruzione della pace, grazie a missioni di gestione delle crisi da essa guidate. È anche impegnata a sostenere il sistema multilaterale e la relativa riforma. La politica estera è pertanto una delle principali aree di intervento dell'UE, la cui importanza è stata rafforzata dal nuovo quadro istituzionale stabilito dal trattato di Lisbona. Il vantaggio comparativo dell'Unione europea è dato dalle sue caratteristiche: la presenza sulla scena mondiale, l’esperienza ad ampio raggio, la natura di organismo sovranazionale, il ruolo di facilitatore del coordinamento, nonché dalle economie di scala che può realizzare.

L'UE ha sviluppato una rete di accordi internazionali con partner e organizzazioni in tutto il mondo, non paragonabile a quelle dei singoli Stati membri, ma che aumenta l’influenza di questi ultimi in quasi tutti i settori delle relazioni internazionali. Grazie all’azione di 27 Stati membri attraverso politiche e strategie comuni, solo l'UE dispone della massa critica necessaria per affrontare sfide globali quali la povertà, i cambiamenti climatici, la gestione dei flussi migratori e la stabilità. In quanto operatore globale, l'UE gode della credibilità e della neutralità che nessun singolo Stato membro può rivendicare quando si tratta di diritti dell’uomo, monitoraggio delle elezioni, governance e risoluzione delle crisi, nonché della neutralità e dell’imparzialità necessarie per fornire aiuti umanitari. Ineguagliato è poi l'impegno dell'UE, affidabile e di lungo termine, nel dare assistenza allo sviluppo, comprovato da una lunga storia di sostegno alle popolazioni più bisognose in tutto il mondo.

Gli esempi seguenti, relativi a diverse situazioni, illustrano il valore aggiunto dell'azione esterna dell'UE. Nella maggior parte dei casi viene evidenziata la capacità dell'UE di mobilitare importanti risorse finanziarie e politiche tali da influenzare in modo significativo una data situazione, come non potrebbero fare i soli Stati membri.

Transizione

Dallo scoppio della crisi in Nord Africa, l'UE ha mobilitato notevoli risorse finanziarie e politiche per accompagnare la transizione verso la democrazia dei paesi vicini. Un tale processo richiede naturalmente l’impiego di risorse enormi. Prendiamo l'esempio della Tunisia: dall'inizio dell'anno, 60 milioni di euro sono stati messi a disposizione per contribuire ad alleviare le conseguenze umanitarie della crisi libica in Tunisia e in Egitto. L'UE si sta anche attrezzando per sostenere il processo elettorale in Tunisia e sta adeguando l’attuale cooperazione con il paese grazie a fondi supplementari per 140 milioni di euro per il periodo 2011-2013. Altri strumenti sono stati mobilitati per stabilire un dialogo con la società civile tunisina e sostenere la transizione democratica. L'UE sta anche discutendo un possibile adattamento della sua politica di vicinato. Il valore aggiunto dell'azione esterna dell'UE risiede nella capacità di mobilitare rapidamente ingenti risorse politiche e finanziarie e nell’elaborazione di una strategia comune di intervento. 

Sicurezza

Alla luce del rapido deterioramento della situazione nel Sahel occidentale, una regione in cui la sicurezza e lo sviluppo sono intimamente legati, l'Unione europea ha concentrato notevoli risorse finanziarie e politiche per affrontare una situazione che potrebbe avere conseguenze potenzialmente disastrose. L'impegno attuale e il programma dell'Unione, che risponde agli obiettivi della sua strategia per la sicurezza e lo sviluppo, corrisponde a circa 450 milioni di euro, provenienti in gran parte dal Fondo europeo di sviluppo, ma anche dallo Strumento di stabilità. La strategia per la sicurezza e lo sviluppo del Sahel dovrebbe rendere più completo e coordinato l’impegno dell’Unione europea e mobilitare ulteriori risorse finanziarie e politiche.

Crisi

All'indomani del terremoto che ha colpito Haiti nel gennaio 2010, l'UE e gli Stati membri hanno concordato una risposta comune a sostegno degli sforzi di ricostruzione. L'UE e gli Stati membri hanno preso un comune impegno pari a 1,234 miliardi di euro in occasione della conferenza dei donatori per la ricostruzione di Haiti, svoltasi nel marzo 2010 a New York. Di questi fondi, 522 milioni di euro provengono dall'UE. Un tale impegno condiviso ha certamente aumentato la visibilità e l'importanza dell’Unione quale primo donatore internazionale per il processo di ricostruzione. Gli Stati membri e l'UE hanno anche effettuato un esercizio congiunto di pianificazione che ha portato a una nuova strategia comune per il periodo 2011-2013. Tale esercizio contribuisce all'obiettivo di un migliore e più efficiente coordinamento degli interventi dell’UE e dei suoi Stati membri.

Politica di sviluppo

L'UE e gli Stati membri forniscono oltre la metà (56%) di tutti gli aiuti allo sviluppo nel mondo. L'Unione è impegnata a raggiungere gli obiettivi di sviluppo per il Millennio entro la fine del 2015, come previsto.

Nel clima economico attuale, è più importante che mai migliorare il coordinamento degli aiuti allo sviluppo per massimizzarne l’impatto ed evitare duplicazione degli sforzi e lo spreco di denaro. Agire nel quadro dell’UE può effettivamente consentire agli Stati membri di realizzare economie che vanno da 3 a 6 miliardi di euro all'anno, secondo un recente studio ("I vantaggi di un approccio europeo" di HTSPE, 2009).

Collaborare con l'UE risulta anche più economico. Gli oneri amministrativi - stimati al 5,4% secondo i dati del 2009 - sono inferiori alla media dei costi amministrativi dei principali donatori bilaterali. Le regole amministrative applicate sono intese a garantire che il denaro dei contribuenti europei venga speso in modo efficiente, nel rispetto di rigorosi criteri soggetti a controllo. Trasparenza e buona gestione sono le parole d’ordine.

Inoltre, gli aiuti allo sviluppo costituiscono un investimento per tutti gli europei. Attraverso la cooperazione allo sviluppo alcuni problemi possono essere risolti in anticipo, permettendo di risparmiare. Investendo nei paesi in via di sviluppo, affrontiamo problemi quali l'immigrazione, i cambiamenti climatici, la sicurezza alimentare, la pirateria, la violenza sessuale e molti altri. Spesso risulta molto più conveniente eliminare alla radice le cause della povertà piuttosto che curarne i sintomi successivamente.

Il Fondo per la pace in Africa è un esempio eloquente di come l'UE può prendere l'iniziativa su un problema che coinvolge anche gli Stati membri. La maggior parte degli Stati membri non prevede interventi in questo settore, ma attraverso l'UE essi sono in grado di canalizzare i loro contributi in modo rapido e facile. Dal 2004 l'UE ha fornito 740 milioni di euro per prevenire i conflitti e promuovere la stabilità una volta raggiunta la pace.

Lo Strumento alimentare è un altro progetto che può essere realizzato soltanto da un donatore dell’importanza dell'UE. Instaurato nel dicembre 2008 per dare una risposta rapida all'impennata dei prezzi alimentari nei paesi in via di sviluppo, lo strumento ha stanziato un ulteriore miliardo di euro per progetti e programmi in 50 paesi nel periodo 2009-2011; finora ha contribuito ad aiutare circa 50 milioni di persone. È una testimonianza della capacità dell'Europa di rispondere a una crisi globale della sicurezza alimentare su una scala e a un livello di qualità che gli Stati membri non sarebbero in grado di eguagliare.

Avviato dall'Unione europea nel 2009, il meccanismo FLEX Vulnerabilità (V-FLEX) ha aiutato tra 40 e 80 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo esposti al rischio di indigenza assoluta come conseguenza della crisi economica globale. Dei 500 milioni di euro stanziati nell'ambito del meccanismo per il 2009 e il 2010, sono stati già erogati 434 milioni. Ne hanno beneficiato 17 tra i paesi più poveri dell'Africa e dei Caraibi.

Aiuti umanitari e risposta alle crisi

Gli aiuti umanitari e gli interventi di assistenza della protezione civile sono la prima reazione dell'Unione europea in caso di crisi e catastrofi. L'importanza dell'azione dell'UE in questo settore, gestita dalla Commissione, è sottolineata dalla crescente frequenza, intensità e complessità delle crisi umanitarie e delle catastrofi naturali e imputabili all'uomo che si verificano nel mondo. Su scala mondiale il numero delle catastrofi naturali è aumentato di cinque volte tra il 1979 e il 2010. Solo nel 2010 sono state contate 950 emergenze in tutto il mondo (di cui cinque di enormi dimensioni), che hanno colpito centinaia di milioni di persone. Nemmeno l'Europa è al riparo da tali rischi: inondazioni e incendi boschivi, terremoti e condizioni atmosferiche estreme sono sempre più frequenti. Nel 2010, il costo economico delle crisi umanitarie è stato stimato in 100 miliardi di euro. Il problema potrebbe peggiorare in futuro: entro il 2015 si prevede che 375 milioni di persone saranno colpite ogni anno da fenomeni meteorologici estremi. Quando l'Unione europea reagisce a queste sfide in aumento con gli aiuti umanitari e i soccorsi della protezione civile, l’azione e gli investimenti risultano più efficaci, più efficienti e più mirati rispetto allo scenario in cui gli Stati membri dovessero affrontare singolarmente le conseguenze delle crisi in Europa e nel mondo.

L'UE è il principale fornitore di aiuti umanitari in tutto il mondo, offrendo circa la metà degli aiuti umanitari ufficiali. La Commissione è al secondo posto. Semplicemente a motivo delle sue dimensioni, il bilancio dell’UE per gli aiuti umanitari massimizza il valore di sforzi che altrimenti andrebbero dispersi, incoraggiando nel contempo una divisione efficace del lavoro. Tale valore è espresso in modo emblematico dalle "crisi dimenticate": calamità o conflitti che non fanno più notizia, ma le cui vittime hanno bisogno di assistenza internazionale. Ad esempio, la Commissione europea ha svolto un ruolo decisivo nell'attirare l’attenzione internazionale sulla crisi del Sahel (Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger), che soffre cronicamente di scarse precipitazioni, instabilità politica, prezzi elevati delle derrate alimentari ed epidemie, che aggravano la già fragile situazione delle comunità locali, nella quasi indifferenza dei media esteri.

Rispondere efficacemente a crisi sempre più complesse come quelle verificatesi ad Haiti, in Giappone e in Libia, oltrepassa spesso le capacità dei singoli Stati membri e rappresenta per loro un costo esorbitante. L'UE, invece, grazie alle risorse comuni e le capacità nazionali a sua disposizione, ha le risorse, l'esperienza e le competenze tecniche sufficienti per rispondere in modo efficace e più efficiente. Si prenda ad esempio l'assistenza fornita dall'Unione europea in Giappone dopo la triplice catastrofe del marzo 2011, quando il Meccanismo per la protezione civile ha coordinato la fornitura e la distribuzione degli aiuti (dalle coperte all’acqua ai rilevatori di radioattività), mentre la Commissione ha integrato gli interventi assistenziali della protezione civile, forniti dagli Stati membri, con aiuti umanitari agli sfollati. La Libia è un altro esempio: nella prima settimana dallo scoppio dei disordini civili, la Commissione ha individuato, finanziato e agevolato i mezzi di trasporto per l'immediata evacuazione di 5 800 cittadini europei. L’operazione, coordinata e in parte finanziata dalla Commissione europea, si è svolta con aeromobili e navi forniti dagli Stati membri. Nella stessa settimana l’Unione ha inviato una squadra di esperti umanitari ai confini della Tunisia e dell'Egitto dove erano rimaste bloccate migliaia di persone in fuga dalla Libia per sottrarsi alle violenze. La Commissione è stato il primo donatore internazionale di aiuti umanitari con una presenza continua in Libia. Fino all'arrivo delle Nazioni Unite il 9 aprile, gli esperti umanitari dell'Unione europea presenti a Bengasi hanno coordinato l'assistenza internazionale nella Libia orientale.

  • Il valore apportato dal personale dell’UE

Il valore aggiunto deriva non solo da come le politiche e i programmi dell’Unione sono concepiti e realizzati, ma anche dal fatto che le istituzioni dell'UE impiegano personale altamente qualificato che prepara e controlla la legislazione UE, coordina l'azione degli Stati membri, prepara le decisioni in materia di fusioni, cartelli e concentrazioni, garantisce il corretto funzionamento dell'Unione in 23 lingue e gestisce i programmi di finanziamento. Di seguito sono riportati alcuni esempi del valore aggiunto rappresentato dal personale della Commissione europea.

I funzionari che lavorano nelle Direzioni generali Affari economici e finanziari e Mercato interno stanno svolgendo un compito fondamentale nella lotta contro la peggiore crisi finanziaria degli ultimi decenni, con le note conseguenze sull'area dell'euro. La Commissione europea è stata in prima linea nell’elaborare una risposta europea collettiva e di largo respiro a questa crisi. Ad esempio, il pacchetto di sei proposte presentate dalla Commissione nel settembre 2010 dovrebbe portare ad un profondo cambiamento delle modalità di coordinamento e di vigilanza delle politiche economiche in Europa.

I funzionari della Direzione generale Mercato interno e servizi (DG MARKT) hanno redatto le proposte per una nuova architettura europea della vigilanza finanziaria, le cui nuove autorità hanno iniziato a lavorare quest'anno. Questi organi di controllo sono stati istituiti recentemente per facilitare e coordinare l'attività delle autorità nazionali di vigilanza. Questa capacità di azione a livello UE rappresenta un enorme miglioramento in termini di efficienza rispetto alla precedente frammentazione. L’organico complessivo di queste autorità di vigilanza comprenderà – a tutti i livelli - circa 150 funzionari nel 2011 con un incremento dell’organico a circa 300 persone dopo quattro anni di operatività. Una tale cifra si colloca ben al di sotto del personale impiegato nella maggior parte delle autorità nazionali di vigilanza (in quella britannica, per esempio, lavorano circa 3 300 persone); nonostante ciò, le nuove autorità saranno comunque in grado di svolgere i compiti istituzionali loro assegnati.

I servizi della DG MARKT sono anche all’origine delle norme UE che hanno reso più aperti e competitivi gli appalti pubblici; la liberalizzazione ha generato risparmi per circa 20 miliardi di euro, importo di gran lunga superiore ai costi sostenuti nell’ambito del quadro normativo, stimati in 5 miliardi di euro.

Roaming. Attraverso la legislazione elaborata dal personale della Commissione, che ha fissato massimali tariffari, il costo delle chiamate effettuate in roaming da cellulari nell'UE è sceso del 73% rispetto al 2005.

I drammatici incidenti delle petroliere "Erika" e "Prestige" hanno indotto l'UE a rivedere drasticamente i regolamenti esistenti e adottare nuove norme e standard per prevenire gli incidenti in mare. Anche in questo caso è stato il personale della Commissione a redigere le proposte legislative volte a prevenire altri sversamenti accidentali di idrocarburi.

L’Helpdesk DPI PMI Cina, co-finanziato dalla Commissione, fornisce servizi gratuiti di supporto alle piccole e medie imprese che desiderano proteggere o far valere i loro diritti di proprietà intellettuale in o relativi alla Cina.

Il personale della Direzione generale Concorrenza è responsabile dell’attuazione della politica della concorrenza nell'Unione europea, che fornisce ai consumatori e alle imprese vantaggi diretti e indiretti per un valore di svariati miliardi di euro. Si tratta di casi con un significativo impatto transfrontaliero, che sono più adeguatamente trattati a livello europeo che nazionale. Nel 2010 la Commissione ha adottato 14 decisioni in tema di controllo antitrust e di cartelli, a seguito delle quali sono state irrogate ammende pari a 2 873 676 433 euro. Gli importi così recuperati vanno a ridurre i contributi che gli Stati membri versano al bilancio dell’Unione. Per il 2010 si stimano in almeno 7,2 miliardi di euro (e forse anche in 10,8 miliardi) i benefici derivanti ai consumatori soltanto dalle decisioni prese dalla Commissione in materia di cartelli. In materia di fusioni la Commissione ha adottato 274 decisioni nel 2010, di cui 16 invitavano le parti a rivedere alcune clausole dei rispettivi piani di fusione. Gli introiti generati da tali decisioni sono stimati per il 2010 in almeno 4,2 miliardi di euro (con una stima per eccesso di 6,3 miliardi). Dopo l'introduzione del regolamento sulle concentrazioni nel 1989, la Commissione europea ha esaminato circa 4 500 casi. Nell’ipotesi prudente secondo la quale una concentrazione coinvolge mediamente quattro Stati membri, se ne deduce che in due decenni sono stati evitati 18 000 procedimenti nazionali. Sempre nel 2010, la Commissione ha adottato 435 decisioni in materia di aiuti di Stato, molte delle quali hanno rappresentato un elemento fondamentale delle misure adottate dall'UE in risposta alla crisi economica e finanziaria.

Sulla base del lavoro dei servizi della DG Giustizia, la Commissione europea ha insistito per ottenere il riconoscimento delle decisioni giudiziarie a livello europeo: nel dicembre 2010, ha proposto di abolire l’exequatur – una procedura complessa e costosa per il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale tra gli Stati membri. La riforma proposta dalla Commissione intende promuovere la libera circolazione delle sentenze. Con l’abolizione della procedura di exequatur, una decisione adottata in uno Stato membro sarà riconosciuta in qualsiasi altro Stato membro. In media, l'exequatur per un caso semplice nell’UE costa ad un’impresa o a un cittadino circa 2 000 euro, cifra che può variare da 1 100 euro (Bulgaria) a 3 800 euro (Italia). Per i casi più complessi, i costi possono raggiungere 12 700 euro. Questa procedura comporta anche inutili oneri burocratici intermedi che possono richiedere fino a 12 mesi. Il trattato di Lisbona consente ora di dare pieno credito alle decisioni in materia civile e commerciale rese in tutti i 27 Stati membri dell'UE.

Nell'ambito del mercato interno, le disparità nelle norme fiscali possono ostacolare le attività imprenditoriali. Ad esempio, il Consiglio ha adottato il 13 luglio 2010, sulla base delle proposte elaborate dalla Commissione, una direttiva che impone alle autorità fiscali di accettare fatture elettroniche emesse in altri Stati membri, evoluzione che fino ad ora era stata ostacolata dalle differenti regole nazionali di fatturazione elettronica. La Commissione ritiene che l'eliminazione degli ostacoli alla fatturazione elettronica nella legislazione IVA permetterebbe alle aziende di ottenere un risparmio annuo fino a 18 miliardi di euro.

Il personale della Direzione Generale Commercio è principalmente impegnato a seguire le trattative per gli accordi commerciali multilaterali o bilaterali volti a ottenere l'accesso a nuovi mercati per le imprese europee. I negoziatori della DG Commercio svolgono circa 2 000 missioni all'anno per promuovere l'apertura dei mercati e migliorare le regole commerciali. Tutto ciò con un organico non superiore a 750 persone, tra Bruxelles e le delegazioni dell'Unione europea in tutto il mondo. È una cifra modesta se paragonata alle dimensioni delle amministrazioni incaricate della politica commerciale negli Stati Uniti, Canada o Giappone. Grazie alla politica commerciale comune dell'Unione, un paese non deve più avere 27 gruppi di negoziatori da impegnare nelle trattative commerciali con 27 paesi. Questa politica commerciale unica dell’UE è efficace ed efficiente e offre un vantaggio reale in termini di rapporto costo-benefici. Un altro compito della DG Commercio della Commissione è quello di garantire che i nostri partner commerciali rispettino le regole del commercio dell'UE e dell'OMC e di intraprendere azioni legali per conto delle società europee in caso di violazioni. Possiamo anche imporre tributi supplementi agli importatori che non rispettano le regole sul mercato UE. Inoltre la DG offre anche alle imprese UE una serie di servizi per garantire che traggano il massimo beneficio dalla politica commerciale comune dell'Unione, per esempio la messa a disposizione di un database online contenente i dati relativi all'accesso ai mercati per gli esportatori europei, la creazione di un “Export Helpdesk” per i paesi in via di sviluppo o la costituzione, nell'Unione europea e in altri paesi, di gruppi specializzati nell'accesso ai mercati che lavorino per eliminare le barriere commerciali sleali che ostacolano le imprese dell’Unione.

Gli oltre 100 esperti in materia di aiuto umanitario della Commissione sono in pratica gli occhi e le orecchie dell'Europa sul campo. In situazioni di crisi e catastrofi si devono valutare le necessità di carattere umanitario e soddisfare le priorità immediate – competenze preziose non disponibili in ciascuno Stato membro. Questi esperti forniscono alla Commissione e agli Stati membri informazioni di prima mano, continue e affidabili circa le esigenze di carattere umanitario (per esempio tramite rapporti sulla situazione). Inoltre essi assicurano il coordinamento sul campo con gli altri partner umanitari per evitare duplicazioni nonché eventuali lacune nell’assistenza. Infine, gli esperti umanitari dell'Unione europea controllano l'attuazione dei progetti finanziati dall’UE, trovandosi in tal modo in prima linea nel rigoroso sistema di controllo e di audit della Commissione europea.

1 :

I dati forniti nella presente sezione provengono dalla valutazione ex-post del FSE e dai rapporti annuali di esecuzione degli Stati membri per il 2009.

2 :

Instytut Badan Strukturnalnych, Assessment of the benefits drawn by EU15 countries as a result of Cohesion Policy Implementation in Poland (2009).


Side Bar

My account

Manage your searches and email notifications


Help us improve our website