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Revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia - Domande e risposte

Commission Européenne - MEMO/11/238   13/04/2011

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MEMO/11/238

Bruxelles, 13 aprile 2011

Revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia - Domande e risposte

Che cos’è la direttiva sulla tassazione dell’energia?

L’energia è già tassata in tutti gli Stati membri, con tasse che sono in certa misura armonizzate a livello dell’Unione europea. La vigente direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici, adottata nel 2003, era stata concepita innanzitutto per evitare distorsioni della concorrenza nel settore energetico del mercato interno. Definendo una serie di norme comuni su cosa va tassato e cosa può essere esentato, e a quali condizioni, stabilisce aliquote minime, basate principalmente sul volume di energia consumata, per i prodotti utilizzati a fini di riscaldamento, l’elettricità e i carburanti per motori. Gli Stati membri hanno poi la facoltà di fissare le proprie aliquote nazionali al di sopra di queste aliquote minime, nel modo in cui ritengono opportuno.

Perché la Commissione vuole rivedere queste norme?

La direttiva vigente sulla tassazione dell’energia è obsoleta rispetto alle ambizioni più forti che ispirano le attuali politiche dell’UE in fatto di energia e cambiamenti climatici. Deve inoltre essere rivista alla luce dei problemi emersi nel mercato interno e, infine, il suo campo di applicazione è incompatibile con quello del sistema di scambio delle quote di emissioni dell’UE (sistema ETS), il più grande regime internazionale per lo scambio delle quote di emissioni di gas a effetto serra.

In primo luogo le aliquote minime vigenti per i prodotti energetici sono basate soprattutto sul volume (EUR/1000l) e fissate secondo le aliquote storiche degli Stati membri. Ciò genera una concorrenza sleale tra le fonti di energia e determina benefici fiscali ingiustificati per alcuni tipi di combustibili a discapito di altri: ad esempio, in base alle attuali aliquote minime il carbone è il combustibile meno gravato da imposte, mentre l’etanolo il più tassato. Le rinnovabili sono particolarmente discriminate dalla direttiva vigente, perché tassate alla stessa aliquota delle fonti di energia che intendono sostituire (il biodiesel è tassato come il diesel ecc.); poiché questa aliquota è basata sul volume, e non sul contenuto energetico, i prodotti a minore contenuto energetico, come le rinnovabili, subiscono una maggiore pressione fiscale rispetto ai combustibili con cui sono in concorrenza. Questo aspetto sarà trattato nella direttiva riveduta della Commissione, che farà dipendere la tassazione dell’energia dal contenuto energetico.

In secondo luogo, dal punto di vista dei cambiamenti climatici, l’attuale direttiva sulla tassazione dell’energia non tiene conto in nessun modo della necessità di ridurre le emissioni di CO2. Infatti, come illustrato sopra, alcuni combustibili fossili sono tassati in modo da risultare favoriti rispetto ai prodotti energetici più puliti con cui sono in concorrenza. Un quadro europeo consentirebbe agli Stati membri di applicare una tassa sul CO2 per onorare gli impegni condivisi sul fronte delle emissioni, senza timore di divenire meno competitivi all’interno dell’UE.

Infine, introducendo nella direttiva sulla tassazione dell’energia disposizioni relative al CO2 si eviterà di dar luogo a una congerie di politiche nazionali diverse che creerebbero ostacoli e distorsioni nel mercato interno. Dato che gli Stati membri stanno già iniziando ad applicare imposte nazionali sul CO2, interpretazioni differenti della materia possono comportare per le imprese che operano oltre confine una doppia imposizione e costi elevati per conformarsi alle disposizioni. Un approccio europeo alla tassazione del CO2 creerà pari condizioni di concorrenza per le imprese dell’UE e faciliterà le attività transfrontaliere. La tassazione del CO2 non sarà applicata alle fonti rinnovabili di energia, in modo da conferire loro un ulteriore vantaggio rispetto ai combustibili e carburanti convenzionali con cui sono in concorrenza.

Quali sono gli obiettivi principali della proposta di nuova direttiva sulla tassazione dell’energia?

La direttiva riveduta punta a riformare il modo in cui viene tassata l’energia, nell’intento di concorrere a orientare l’economia verso una minore produzione di emissioni e una maggiore efficienza energetica, nonché di evitare l’insorgere di problemi nel mercato interno.

  • Cambiamenti climatici: associando la tassazione dell’energia anche alle emissioni di CO2, la proposta intende allineare la tassazione dell’energia agli impegni assunti dall’UE in materia di cambiamenti climatici. Sarà attribuito un prezzo al CO2 emesso dai settori che non rientrano nel sistema ETS: l’entità dell’imposta sul CO2 sarà direttamente proporzionale alla quantità di emissioni rilasciate da ciascun carburante. In tal modo si premieranno le fonti di energia più pulite e si amplierà il campo d’azione a favore degli obiettivi che l’UE si è data sul fronte della riduzione del CO2, dell’efficienza energetica e dell’energia da fonti rinnovabili.

  • Efficienza energetica: l’energia scarseggia e la tassazione dovrebbe riflettere questo dato di fatto. Associando il livello dell’imposizione al contenuto energetico dei combustibili si offrirà a tutti i settori un forte incentivo ad adottare modi di consumo dell’energia più efficienti.

  • Mercato interno: con la creazione di un quadro europeo per la tassazione del CO2, oltre ad evitare che si formi una congerie di politiche fiscali nazionali attente alle questioni ambientali, si offrirà alle imprese una maggiore certezza del diritto e si ridurranno i costi di adeguamento alla normativa. La proposta distinguerà inoltre i settori che rientrano nel sistema ETS da quelli che ne sono esclusi, contribuendo così ad evitare la doppia imposizione.

  • Crescita e posti di lavoro: gli Stati membri potranno scegliere di trasferire il carico fiscale in modo da favorire la crescita, aumentando la tassazione dei prodotti energetici per ridurre la pressione fiscale sul lavoro, in linea con la strategia Europa 2020.

Quali cambiamenti introdurrà la nuova proposta?

Le imposte sull’energia saranno formate da due componenti, una basata sul contenuto di CO2 e l’altra sul contenuto energetico.

CO2: sarà introdotta un’aliquota minima unica da applicarsi alle emissioni di CO2 (20 EUR/t CO2) rilasciate da tutti i settori non contemplati dal sistema ETS, nella fattispecie nuclei famigliari, trasporti, piccole imprese e agricoltura, per i quali sarà in tal modo stabilito un prezzo del carbonio. Le fonti rinnovabili di energia non saranno assoggettate a questa componente dell’imposta.

ENERGIA: le aliquote minime per l’energia saranno basate sul contenuto energetico dei combustibili (EUR/GJ) e non più sul volume. Ciò significa che, poiché l’ammontare dell’imposta applicata a un combustibile o a un carburante dipenderà dall’ammontare dell’energia da esso generata, i prodotti a maggiore efficienza energetica saranno automaticamente premiati. Grazie a questa componente dell’imposta sarà più facile sopprimere le attuali distorsioni caratterizzanti il mercato di alcune fonti energetiche concorrenti (ad esempio benzina e diesel) e si renderà più equa la tassazione dei consumi, in quanto, quando si tratta di consumi energetici, il contenuto è più importante del volume. Un GJ di energia sarà tassato allo stesso modo, indipendentemente dal prodotto che lo genera.

La combinazione delle due componenti summenzionate, CO2 e contenuto energetico, darà luogo all’imposta complessiva da applicare al prodotto. Gli Stati membri, nel mettere a punto i propri regimi fiscali, potranno poi fissare aliquote nazionali superiori alle aliquote minime stabilite a livello UE: potrebbero decidere, ad esempio, di aumentare al di sopra dell’aliquota minima solo la componente dell’imposta relativa al contenuto energetico e non la componente CO2, o viceversa, essendo tuttavia tenuti ad applicare le stesse aliquote e lo stesso regime a tutti i combustibili o carburanti utilizzati per gli stessi fini (carburanti per motori o altri combustibili o carburanti).

Sono previsti lunghi periodi transitori per allineare completamente, entro il 2023, la tassazione del contenuto di energia, cosicché il settore avrà il tempo necessario per adeguarsi al nuovo regime fiscale.

Qual è il campo d’applicazione della proposta?

La componente dell’imposta relativa all’energia si applicherà a tutti i carburanti utilizzati nei trasporti e ai carburanti per riscaldamento. L’uso di prodotti energetici per fini diversi dall’impiego come combustibili o carburanti esula dal campo d’applicazione della tassazione dell’energia, come avviene attualmente (ad esempio, nei processi metallurgici).

La componente dell’imposta relativa al CO2 andrà ad integrare il sistema di scambio delle quote di emissioni applicandosi a settori che ne sono esclusi (trasporti, nuclei famigliari, agricoltura e piccole imprese). In tal modo tutte le emissioni generate dagli impianti industriali saranno soggette a un segnale di prezzo del CO2.

Perché adesso?

Vi sono svariate ragioni che spiegano come sia proprio questo il momento giusto perché la Commissione avanzi la proposta. In primo luogo, nel momento in cui gli Sati membri mettono a punto e attuano le loro strategie per raggiungere gli obiettivi in materia di energia e clima fissati dall’UE per il periodo 2013-2020, questa proposta offre una risposta chiara sul ruolo che le imposte potrebbero svolgere. In secondo luogo, la direttiva riveduta sulla tassazione dell’energia è concepita per integrare la terza fase del sistema ETS (2013-2020), che prevede un tetto globale per limitare le emissioni nell’UE e il passaggio dall’assegnazione di quote alla vendita all’asta. Urge quindi presentare adesso una proposta, in modo che il Parlamento e il Consiglio abbiano il tempo necessario per approvarla.

Anche dal punto di vista del mercato interno è importante istituire in questo momento un quadro comune per la tassazione del CO2, proprio quando gli Stati membri iniziano ad introdurre imposte nazionali sul CO2 e potrebbero adottare approcci divergenti. Una congerie di politiche nazionali diverse potrebbe creare difficoltà alle imprese che operano oltre confine e far sorgere distorsioni della concorrenza all’interno dell’UE. È perciò meglio introdurre subito una linea comune a livello UE, senza attendere oltre, quando potrebbero essere necessarie rettifiche complesse delle legislazioni nazionali.

Infine, la revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia è parte integrante della strategia Europa 2020 e, oltre a rispondere a una richiesta formulata dal Consiglio europeo del marzo 2008, rispecchia l’esito della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenutasi a Cancún, in Messico, nel dicembre 2010. In tal modo contribuirà a sviluppare una crescita sostenibile e a promuovere un’economia più verde, competitiva ed efficiente sul piano delle risorse. In un momento in cui molti Stati membri stanno definendo le proprie strategie politiche per uscire dalla crisi economico-finanziaria, la direttiva sulla tassazione dell’energia offre peraltro l’opportunità di far coincidere gli obiettivi economici con quelli ambientali, lasciando agli Stati membri la facoltà di scegliere se alleggerire la pressione fiscale che grava sul lavoro o sul capitale optando per una tassazione che promuova comportamenti rispettosi dell’ambiente ed efficienti in termini di consumo energetico. Svariate parti in causa, dal Parlamento europeo ad una serie di Stati membri, ONG e settori del mondo delle imprese, stanno sollecitando la Commissione a presentare la proposta quanto prima.

In che modo la proposta promuoverà l’efficienza energetica?

La Commissione si è impegnata a promuovere l’efficienza energetica per migliorare sia la competitività dell’UE sia la sicurezza dell’approvvigionamento, perseguendo nel contempo obiettivi più ambiziosi in fatto di riduzione dei gas a effetto serra. La tassazione è uno strumento formidabile per indirizzare i consumatori verso un uso dell’energia più attento alle risorse. Tassare i prodotti energetici in base al loro contenuto energetico è il modo più efficace per incentivare un uso più efficiente dell’energia, in quanto dà ai consumatori un segnale chiaro del prezzo legato al “valore energetico” reale del prodotto che consumano.

Per quanto concerne la componente “energia” dell’imposta, la proposta renderà più rigorosa l’applicazione delle aliquote minime facendo sì che non siano più ammesse riduzioni per le imprese al di sotto di esse. Inoltre, la concessione di aliquote ridotte, che dovranno comunque essere superiori a quelle minime, dovrà dipendere inequivocabilmente dal raggiungimento di obiettivi di efficienza energetica, ad esempio mediante accordi settoriali con obiettivi di risparmio verificabili.

In che modo la nuova proposta terrà conto dell’inquinamento?

Nel delineare il regime fiscale la proposta terrà conto delle emissioni di CO2 prodotte dai combustibili e dai carburanti applicando ai combustibili e ai carburanti che non rientrano nel sistema ETS una componente d’imposta legata al CO2. Data la natura transfrontaliera delle emissioni di CO2, va da sé che esse costituiscono un problema da affrontare a livello di UE, nel quadro fiscale comune. Se però si considera l’inquinamento atmosferico locale, è più opportuno che la Commissione lasci agli Stati membri la scelta degli strumenti per contrastarlo: vi sono infatti altri modi, come i pedaggi stradali e urbani, che potrebbero rivelarsi più incisivi rispetto alla tassazione dell’energia.

Perché la Commissione propone delle aliquote minime invece di armonizzare completamente le imposte sull’energia?

La scelta delle aliquote minime è una soluzione di compromesso, adottata nel 1993 sia per limitare le distorsioni nel mercato interno sia per lasciare agli Stati membri una certa flessibilità di fronte alle loro esigenze di bilancio. L’approccio generale è tuttora valido, ma è importante che le aliquote minime stabilite dalla legislazione dell’UE continuino ad essere pertinenti e siano regolarmente aggiornate per tenere conto dei mutamenti economici, politici e internazionali.

Quali sono gli effetti della direttiva riveduta sui carburanti per motori?

Gli effetti dipenderanno da svariati fattori, tra cui gli attuali livelli d’imposizione e il modo in cui gli Stati membri decideranno di articolare i loro regimi fiscali in base alle nuove aliquote minime. Tutti gli Stati membri saranno comunque indotti, e questo è l’effetto principale, a porre fine all’attuale trattamento fiscale distorsivo della benzina e del diesel, quest’ultimo tassato a un’aliquota inferiore rispetto alla benzina in tutti gli Stati membri tranne il Regno Unito, nonostante il suo contenuto più elevato di energia e CO2 per volume. Tale distorsione impedisce ai segnali dei prezzi di mercato di svolgere la loro funzione: se il prezzo del diesel, prima dell’applicazione dell’imposta, è più alto di quello della benzina (dovuto ad un eccesso della domanda di diesel nell’UE), la situazione al distributore è rovesciata a causa dell’imposizione fiscale. Ciò, a sua volta, fa aumentare ancor più la domanda di diesel nonostante questo prodotto scarseggi nell’UE. La proposta farà cessare questa distorsione applicando una tassazione neutrale alla benzina e al diesel, come pure agli altri carburanti per motori, dopo un periodo transitorio di dieci anni necessario per permettere agli operatori del mercato di adeguare i propri processi industriali. La maggior parte degli Stati membri potrà conseguire tale neutralità aumentando le aliquote per il diesel o abbassando quelle per la benzina.

Quale trattamento è riservato ai carburanti alternativi per motori, come il gas di petrolio liquefatto (GPL) e il gas naturale compresso (CNG)?

Gli Stati membri che promuovono il CNG e il GPL spesso applicano livelli d’imposizione molto bassi a questi prodotti, il cui impiego, malgrado ciò, resta nel complesso piuttosto limitato. A fini di coerenza, tutti i carburanti per motori dovrebbero alla fine sottostare alle stesse aliquote d’imposta per il contenuto energetico e per il CO2, anche il CNG e il GPL. Ciò significa che il regime fiscale premierà automaticamente i vantaggi relativi di ogni carburante in termini di emissioni di CO2, senza però offrire alcun altro vantaggio concorrenziale. Pur tuttavia, siccome le aliquote d’imposta vigenti per questi prodotti sono spesso piuttosto basse e sarà probabilmente necessario un certo tempo prima che possano competere a condizioni pari con i carburanti tradizionali per motori, la nuova direttiva prevede lunghi periodi di transizione per l’allineamento delle aliquote d’imposta. Gli Stati membri possono pertanto continuare a concedere un trattamento favorevole al CNG e al GPL per altri dodici anni.

Quale sarà l’incidenza della proposta sui biocarburanti?

Attualmente i biocarburanti sono tassati in base al volume, alla stessa aliquota applicata al carburante che intendono sostituire, il che li pone in una posizione concorrenziale sfavorevole. La proposta prevede che i biocarburanti siano tassati in base al loro contenuto energetico, in genere basso. Saranno inoltre esenti dalla componente dl’imposta relativa al CO2, in modo da rispecchiare il loro migliore rendimento su questo piano. Questo trattamento favorevole è tuttavia riservato ai biocarburanti che soddisfano i criteri di sostenibilità contenuti nell’articolo 17 della direttiva sulle energie rinnovabili (2009/28/CE) e nell’articolo 7 ter della direttiva sulla qualità dei carburanti (2009/30/CE).

Quale sarà l’incidenza sui combustibili per riscaldamento?

Anche per quanto riguarda i combustibili per riscaldamento la nuova direttiva sopprimerà le distorsioni che si osservano attualmente, obbligando gli Stati membri ad applicare lo stesso livello d’imposizione fiscale per ciascuna tonnellata di CO2 e ciascun gigajoule prodotti. Ne consegue, ad esempio, che la bassissima aliquota d’imposta vigente per il carbone, il prodotto con il più alto contenuto di CO2, dovrà aumentare.

Nel contempo, con l’introduzione di una componente d’imposta legata al CO2, la tassazione dei prodotti da riscaldamento rispecchierà per la prima volta gli effetti da essi provocati sul clima. Dal momento che tutte le imprese partecipanti al sistema ETS saranno automaticamente esenti da questa componente d’imposta, la proposta creerà altresì condizioni di parità tra gli impianti che rientrano nel sistema ETS e quelli che ne sono esclusi, garantendo che tutti i produttori di emissioni concorrano all’impegno di ridurre i gas a effetto serra.

Come viene trattata l’energia elettrica?

In linea di massima la direttiva riveduta sulla tassazione dell’energia non modificherà il trattamento riservato all’energia elettrica. L’imposta sul contenuto energetico continuerà ad essere riscossa, come ora, nel punto di consumo e l’aliquota minima non sarà modificata.

Quanto alla componente d’imposta relativa al CO2, potrebbe essere applicata soltanto ai combustibili utilizzati per generare l’energia elettrica, dato che il mero consumo di energia elettrica non comporta di per sé alcun rilascio di emissioni. La produzione di energia elettrica è però già assoggettata al sistema ETS e sarà pertanto esente da questa componente d’imposta, esenzione che non riguarderà tuttavia i piccoli impianti di produzione di energia elettrica, che per la loro dimensione non rientrano nel sistema ETS.

La proposta inciderà in qualche modo sull’energia nucleare?

La proposta non avrà alcuna incidenza sul trattamento dell’energia nucleare. L’energia elettrica d’origine nucleare è tassata nel punto di consumo, come quella prodotta da tutte le altre fonti. Le tasse sul combustibile nucleare, come quella introdotta di recente in Germania, esulano dal campo d’applicazione della direttiva sulla tassazione dell’energia e non sono quindi toccate dalla presente revisione.

In che misura i nuclei famigliari risentiranno della nuova proposta?

Il 10% delle emissioni di CO2 è imputabile ai nuclei famigliari, pertanto gli Stati membri dovranno includere questo settore nelle loro strategie, indipendentemente dagli strumenti che intendono utilizzare (ad esempio, imposta sul CO2 oppure obbligo di sostituire gli impianti di riscaldamento). Poiché le politiche ambientali talvolta si ripercuotono sul bilancio famigliare, in particolare quello dei nuclei a reddito più basso, è assodato che la messa in campo di politiche ambientali ambiziose deve essere accompagnata da una solida rete di sicurezza e da misure sociali. L’impatto della nuova tassa sull’energia/CO2 dipenderà in ampia misura da come gli Stati membri decideranno di investirne i proventi: potrebbero, ad esempio, utilizzare una parte dei proventi per compensare i nuclei famigliari (soprattutto quelli a basso reddito) mediante pagamenti forfettari, oppure ridistribuirne una parte per ridurre al minimo l’impatto sulle famiglie. Si è soliti osservare, negli Stati membri che hanno già introdotto una tassa sul CO2, come queste misure siano molto spesso accompagnate da efficaci misure sociali.

La proposta continuerà inoltre ad autorizzare gli Stati membri ad applicare un’aliquota ridotta ai prodotti energetici utilizzati per il riscaldamento domestico, ma con una differenza rispetto alla direttiva vigente: mentre ora gli Stati membri possono applicare l’aliquota ridotta solo al gas naturale, al carbone e all’energia elettrica, con la nuova direttiva potranno scegliere di applicare tale esenzione anche a tutti gli altri combustibili per riscaldamento domestico (incluso il gasolio). La Commissione rivedrà gli effetti di questa esenzione in una relazione a due anni dall’entrata in vigore dell’atto.

Si terrà conto delle specificità di taluni settori?

Uno degli obiettivi della direttiva riveduta sulla tassazione dell’energia è di garantire che la tassazione si applichi in maniera più coerente ed efficace in tutta l’Unione europea. La sola distinzione contemplata dal nuovo regime fiscale sarà pertanto tra i settori ricompresi nel sistema ETS, che già pagano un prezzo per il carbonio che rilasciano nell’atmosfera, e quelli che non vi rientrano, che pagheranno tale prezzo tramite la componente d’imposta relativa al CO2.

Pur tuttavia, per evitare ricadute negative, la proposta prevede alcune norme specifiche per i settori a rischio di rilocalizzazione del carbonio (ossia le industrie che emettono gas a effetto serra e che potrebbero essere tentate di spostare la loro produzione al di fuori dell’UE per non perdere competitività). Tali settori beneficeranno, per la componente dell’imposta relativa al CO2, di un credito d’imposta calcolato in base all’evoluzione dei loro consumi. La specificità del settore agricolo continuerà, in certa misura, ad essere presa in considerazione nella direttiva riveduta, dato che sarà ancora ammessa l’esenzione completa della componente d’imposta relativa al contenuto energetico a patto che le aziende assumano precisi impegni a favore dell’ambiente e dell’efficienza energetica.

Sono stati infine proposti periodi transitori specifici per evitare che gli utilizzatori di determinati prodotti energetici (come il diesel, di cui si è detto sopra) debbano affrontare cambiamenti bruschi.

Cos’è previsto per le merci importate?

Dare un prezzo alle emissioni di carbonio legato alla produzione all’interno dell’UE può distorcere il mercato a vantaggio dei produttori di paesi terzi che non devono sottostare a meccanismi di questo genere. La maggior parte delle industrie che rilasciano emissioni di gas serra e che sono a rischio di rilocalizzazione del carbonio rientrano nel sistema ETS. In tale contesto l’UE ha deciso di cautelarsi dal rischio di rilocalizzazione del carbonio distribuendo una maggiore quantità di quote gratuite ai settori a rischio, invece di cercare di imporre per i prodotti importati una “tassa sul carbonio alle frontiere”, che quindi non figura in alcuna sorta nella direttiva riveduta sulla tassazione. Le industrie che non partecipano al sistema ETS e che sarebbero assoggettate alla componente d’imposta relativa al CO2 sono in genere di piccole dimensioni, meno confrontate ad una concorrenza internazionale e meno esposte al rischio di rilocalizzazione del carbonio. La proposta contiene tuttavia disposizioni destinate agli impianti appartenenti a settori che possono essere esposti a questo rischio (ad esempio, settori ad alta intensità energetica ed elevata esposizione al commercio estero, quali possono essere svariati processi mineralogici), alla stregua delle disposizioni concepite per le industrie a rischio nell’ambito del sistema ETS. Tali impianti riceveranno un credito d’imposta per la componente legata al CO2 in funzione dei loro consumi storici di energia, una soluzione che li mette al riparo dalla concorrenza sleale senza allentare l’incentivo a ridurre le emissioni.

In sintesi, quali sono le attuali esenzioni previste dalla direttiva sulla tassazione dell’energia e come saranno in futuro?

Gli Stati membri continueranno in gran parte a godere della flessibilità di cui godono oggi, in linea con gli obiettivi strategici in materia di clima ed energia.

  • Per quanto riguarda i combustibili per motori, la proposta mira a trattare con coerenza, dopo un periodo transitorio, tutti i prodotti sul piano del contenuto energetico e del rilascio di CO2. Pertanto le esenzioni vigenti per i biocarburanti, per il CNG e per il GPL saranno via via soppresse in un arco di tempo che va fino al 2023, anno in cui ogni prodotto beneficerà di esenzioni solo se giustificate dal suo bilancio del carbonio.

  • Per quanto riguarda i combustibili per riscaldamento utilizzati dalle imprese, le norme vigenti consentono agli Stati membri, a determinate condizioni, di azzerare le aliquote d’imposta per le imprese ad alto consumo di energia e di dimezzare le aliquote minime UE per le altre imprese. Per contenere le distorsioni della concorrenza tra gli Stati membri ed evitare problemi in materia di aiuti di Stato, la direttiva riveduta permetterà agli Stati membri di applicare riduzioni fiscali discrezionali solo a condizione che siano rispettate le aliquote minime fissate dall’UE (sia per la componente d’imposta relativa al contenuto energetico, sia per quella legata al CO2). D’altro canto, le imprese che partecipano al sistema ETS saranno automaticamente esenti dalla componente CO2 e le imprese appartenenti a settori esposti al rischio di rilocalizzazione del carbonio riceveranno per legge un credito d’imposta per il CO2: si tratta di norme che gli Stati membri avranno l’obbligo di applicare e che eviteranno distorsioni della concorrenza.

  • Per quanto concerne il riscaldamento domestico, la flessibilità di cui godono attualmente gli Stati membri nell’esentare alcuni prodotti (gas, carbone, coke e elettricità) sarà estesa a tutti i combustibili per riscaldamento (compresi gli oli minerali), affinché viga coerenza nel trattamento dei prodotti energetici. La Commissione dovrà nel contempo riferire regolarmente gli effetti di tali esenzioni, nelle relazioni destinate a valutare se esse sono in linea con gli obiettivi che l’UE si è data in materia di clima ed energia.

  • Quanto all’agricoltura, continuerà a beneficiare di aliquote d’imposta più basse, che però dipenderanno dagli obiettivi ambientali, in modo che anche l’agricoltura contribuisca agli impegni assunti per risparmiare energia.

  • Gli Stati membri manterranno la facoltà di applicare un trattamento fiscale più favorevole qualora vi sia una giustificazione ambientale, come ad esempio nel caso dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili o della cogenerazione di calore ed elettricità ad alto rendimento.

  • La proposta presentata oggi non modificherà le esenzioni vigenti per i trasporti aerei e marittimi internazionali, poiché esistono obblighi internazionali e sussiste il rischio che, in caso di azioni unilaterali degli Stati membri, si creino distorsioni della concorrenza. Ciò non toglie che anche queste esenzioni siano riesaminate nelle relazioni che la Commissione presenterà regolarmente per riferire sull’applicazione della direttiva.

  • Nove dei nuovi Stati membri (Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia) beneficeranno di un periodo transitorio, fino al 2020, durante il quale non avranno l’obbligo di attuare la componente dell’imposta relativa al CO2, deroga che trova giustificazione nel loro basso livello di reddito.

Le aliquote minime saranno adeguate all’evoluzione di fattori esterni, come l’inflazione o l’andamento del prezzo del CO2?

Sì. È questo uno degli aspetti più vantaggiosi della proposta. Le aliquote minime saranno adeguate all’evoluzione di fattori esterni, come l’inflazione o gli alti e i bassi del prezzo del CO2. È per questo che la direttiva riveduta sulla tassazione dell’energia rispecchierà meglio questi fattori esterni. Mentre l’aliquota minima relativa al contenuto energetico manterrà il suo valore reale e sarà adeguata ogni tre anni in base al tasso d’inflazione di fondo (ossia il tasso d’inflazione dei prodotti esclusi i prodotti alimentari e l’energia), l’aliquota minima relativa al CO2 sarà regolarmente rivista, per garantire che si accordi con il prezzo del CO2 applicato nel sistema ETS e che siano minime le distorsioni della concorrenza tra le imprese che partecipano al sistema e quelle che ne sono escluse.

Quali paesi hanno già introdotto una tassa sul carbonio?

Attualmente esiste una “carbon tax” in Danimarca, Irlanda, Finlandia e Svezia. Le aliquote nazionali tuttavia differiscono notevolmente e non rispecchiano il prezzo del carbonio applicato nel sistema ETS.

Quando entrerà in vigore la direttiva riveduta sulla tassazione dell’energia?

La direttiva riveduta inizierà ad essere applicata a partire dal 2013, in modo da operare in parallelo con la terza fase del sistema ETS. Verrà introdotta gradualmente, prevedendo a tal fine un congruo periodo di tempo, cosicché gli Stati membri possano ristrutturare i loro regimi fiscali e le amministrazioni nazionali, le imprese e il settore dell’energia possano agevolmente adeguarvisi. Sono previsti lunghi periodi transitori per allineare completamente, entro il 2023, la tassazione del contenuto di energia, cosicché il settore avrà il tempo necessario per adeguarsi al nuovo regime fiscale.

Cfr. anche IP/11/468


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