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MEMO/10/627

Bruxelles, 29 novembre 2010

Cambiamenti climatici: domande e risposte sulla conferenza ONU di Cancun sul clima

1. Perché un’altra conferenza sui cambiamenti climatici?

Le Parti della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)1 e del protocollo di Kyoto2 si riuniscono ad alto livello una volta l’anno per discutere dei mezzi per promuovere le azioni per lottare a livello internazionale contro i cambiamenti climatici. Quest’anno la conferenza si terrà a Cancun, in Messico, dal 29 novembre al 10 dicembre. Si tratterà della 16a conferenza delle Parti (COP 16) dell’UNFCCC e della 6a “conferenza delle Parti agente come riunione delle Parti” del protocollo di Kyoto (CMP 6).

La conferenza del 2007 a Bali aveva dato il colpo di spedizione ai negoziati che mirano a stabilire un quadro globale di lotta contro il cambiamento climatico per il periodo posteriore al 2012, che segnerà la fine del primo periodo d’impegno del protocollo di Kyoto. I negoziati avrebbero dovuto concludersi alla conferenza di Copenaghen nel dicembre 2009, il che non è avvenuto. Tuttavia, la conferenza di Copenaghen ha consentito di concludere l’accordo di Copenaghen, approvato da 140 paesi, fra cui l’Unione europea e i suoi Stati membri.

A Cancun proseguiranno pertanto i negoziati relativi ad un regime mondiale sul clima per il dopo 2012. Occorreranno interventi rapidi a livello mondiale per contenere il riscaldamento del pianeta al di sotto di 2 °C rispetto alle temperature dell’era preindustriale, una necessità riconosciuta dall’accordo di Copenaghen.

2. Quali sono gli obiettivi della conferenza di Cancun? Consentirà di raggiungere l’accordo sui cambiamenti climatici che non è stato raggiunto a Copenaghen?

A Copenaghen l’UE era disposta ad adottare un quadro internazionale, ambizioso, completo e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici ed è pronta a farlo a Cancun. Tuttavia è chiaro che una serie di importanti economie non lo sono.

Pertanto, per l’UE è importante che la conferenza di Cancun diventi una tappa intermedia significativa, che consenta di prendere decisioni su una serie di questioni sostanziali in modo da compiere interventi immediati e avanzare, al più presto possibile, verso l’istituzione di un quadro internazionale completo e giuridicamente vincolante. Il pacchetto di decisioni dovrebbe basarsi sul protocollo di Kyoto e incorporare gli orientamenti politici contenuti nell’accordo di Copenaghen. Dovrebbe tener conto dei progressi negoziali realizzati finora e stabilire le grandi basi dell’“architettura” del futuro regime internazionale sul clima.

3. Che cosa si intende per “equilibrato”?

I negoziati sul regime mondiale per il dopo 2012 si svolgono lungo due traiettorie parallele. Una riguarda l’azione a lungo termine di tutte le Parti dell’UNFCCC, compresi gli Stati Uniti, mentre l’altra riguarda i futuri obiettivi di riduzione delle emissioni e le relative norme per i paesi sviluppati che sono Parti del protocollo di Kyoto.

Per l’UE un pacchetto equilibrato di decisioni dovrebbe integrare i progressi realizzati su varie questioni nell’ambito di entrambe le traiettorie e su argomenti comuni e prendere in considerazione le preoccupazioni di tutte le Parti.

Un approccio equilibrato richiede anche la definizione delle misure che saranno adottate da tutti i paesi, in particolare per quanto riguarda la riduzione delle emissioni e gli strumenti di sostegno di queste misure.

4. Quali potrebbero essere i temi coperti dal pacchetto di Cancun?

Occorre ancora trovare un accordo sulla portata del pacchetto di Cancun. L’Unione europea ritiene che le decisioni dovrebbero riguardare un certo numero di questioni specifiche e contribuire all’istituzione di un regime internazionale sul clima per il dopo 2012. Alcune decisioni dovrebbero permettere di avviare azioni concrete immediate per lottare contro i cambiamenti climatici, in particolare nei paesi in via di sviluppo.

Le questioni specifiche che l’UE desidera vengano affrontate in un pacchetto equilibrato da adottare a Cancun, comprendono:

  • l’integrazione nel processo dell’ONU degli impegni in materia di emissioni assunti nel quadro dell’accordo di Copenaghen;

  • norme sulla trasparenza (monitoraggio, rendicontazione e verifica – MRV);

  • la riforma e l’espansione dei meccanismi di mercato per il carbonio;

  • la deforestazione nei paesi in via di sviluppo;

  • norme contabili inerenti alla gestione delle foreste per i paesi sviluppati;

  • l’adattamento ai cambiamenti climatici;

  • la governance del futuro Fondo verde per il clima di Copenaghen;

  • la cooperazione tecnologica;

  • la creazione di capacità nei paesi in via di sviluppo;

  • le emissioni prodotte dal trasporto aereo e marittimo internazionali.

Informazioni su questi temi sono fornite ai successivi punti da 9 a 18.

5. L’UE è a favore di un secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto?

L’UE preferirebbe un quadro internazionale sul clima per il dopo 2012 nella forma di un nuovo strumento unico e giuridicamente vincolante che includa gli elementi essenziali del protocollo di Kyoto. Tuttavia, l’UE è pronta ad accettare una soluzione basata su strumenti giuridici distinti per ciascuna delle due “traiettorie” di negoziato, purché questi strumenti contengano norme coerenti, comparabili e giuridicamente vincolanti. L’UE è tuttavia disposta a considerare un secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto, a condizione che faccia parte di un accordo risultante dalle due traiettorie di negoziato che impegni tutte le più importanti economie e risolva le carenze del protocollo che ne compromettono l’integrità ambientale.

6. Quali sono le condizioni poste dall’UE per concordare un secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto?

Il secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto dovrebbe fare parte di un quadro internazionale completo che impegni tutte le più importanti economie ad adottare misure di lotta contro i cambiamenti climatici. Il solo protocollo di Kyoto non consentirà di evitare cambiamenti climatici pericolosi, poiché riguarda soltanto il 30% delle emissioni mondiali, percentuale destinata a diminuire in futuro.

Gli attuali punti deboli del protocollo di Kyoto, che ne compromettono l’integrità ambientale, dovranno essere risolti. I due principali problemi sono: la possibilità offerta alle Parti di riportare le emissioni in eccesso, le cosiddette quantità assegnate, dal primo periodo di impegno (cfr. il successivo punto 19) e le norme contabili in materia di emissioni derivanti dalla gestione delle foreste (cfr. il successivo punto 13). Se questi punti deboli non verranno risolti, gli impegni attuali assunti dai paesi sviluppati in materia di riduzione delle emissioni di fatto si azzererebbero o forse vi sarebbe un leggero aumento delle emissioni.

Progressi sono necessari per quanto riguarda il meccanismo per lo sviluppo pulito e la creazione di nuovi meccanismi di mercato per il carbonio (cfr. successivo punto 11).

7. Che cosa fa l’UE per ridurre le sue emissioni di gas a effetto serra?

L’UE riconosce che spetta ai paesi sviluppati mostrare l’esempio nella lotta contro i cambiamenti climatici. Si è impegnata a diventare un’economia a elevata efficienza energetica e a bassa emissione di gas a effetto serra. Sta lavorando con successo a ridurre le sue emissioni di gas a effetto serra, che rappresentano circa l’11% delle emissioni mondiali (comprese le emissioni causate dalla deforestazione).

Grazie in parte alle strategie e alle misure attuate a livello UE e nazionale nell’ultimo decennio, l’UE e i suoi 27 Stati membri sono a buon punto per onorare, o superare, gli impegni assunti nel quadro del protocollo di Kyoto.

I 15 Stati membri dell’UE al momento dell’adozione del protocollo di Kyoto si sono impegnati a ridurre collettivamente le loro emissioni dell’8% rispetto all’anno di riferimento scelto (1990 nella maggior parte dei casi) nel corso del periodo 2008‑2012. Nel 2009 le emissioni erano diminuite di quasi il 13%, e le previsioni sulle emissioni future indicano che la riduzione ottenuta potrebbe alla fine raggiungere il 14,2%. I 10 altri Stati membri dell’UE, il cui obiettivo di riduzione è stato fissato al 6 o all’8% a seconda dei casi, sono anch’essi a buon punto per raggiungere il loro obiettivo.

Per il 2020 l’UE ha assunto l’impegno unilaterale di ridurre le sue emissioni di gas a effetto serra del 20% rispetto ai livelli del 1990, e ha anche fissato l’obiettivo di produrre il 20% della sua energia a partire da fonti rinnovabili. È la sola regione del mondo ad avere adottato una legislazione vincolante che garantisce il rispetto degli obiettivi fissati per il 2020. L’UE ha anche presentato un’offerta condizionata, ossia aumentare al 30% la riduzione delle sue emissioni entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990 nel quadro di un accordo mondiale complessivo sul clima per il dopo 2012, purché altre grandi economie si impegnino a dare il loro giusto contributo a questo sforzo. L’UE riesaminerà la situazione dopo la conferenza di Cancun, considerando tra l’altro le opzioni per andare oltre l’obiettivo di riduzione del 20% fissato per il 2020.

I dati scientifici dimostrano che per evitare un riscaldamento del pianeta superiore a 2 °C entro il 2050 occorrerà ridurre le emissioni mondiali di almeno la metà dei livelli del 1990. In questo contesto e in linea con la responsabilità dei paesi sviluppati, l’UE ha fissato l’obiettivo di ridurre entro il 2050 le sue emissioni dell’80‑95% rispetto ai livelli del 1990. È in preparazione la tabella di marcia per illustrare la strategia per raggiungere questo obiettivo e attuare con successo il passaggio verso una società a bassa emissione di carbonio. Essa sarà presentata all’inizio del 2011.

8. Quanto sostegno finanziario l’UE accorda ai paesi in via di sviluppo per aiutarli nella lotta contro i cambiamenti climatici?

L’UE è il primo donatore mondiale ai paesi in via di sviluppo, il suo sostegno rappresenta quasi il 60% degli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) annui, ossia circa 60 miliardi di dollari USA. Nel 2008 l’UE ha fornito più del 60% degli APS connessi alla lotta contro i cambiamenti climatici.

Oltre all’aiuto allo sviluppo tradizionale, l’UE si è impegnata a fornire finanziamenti rapidi pari a 7,2 miliardi di euro nel periodo 2010-2012 per aiutare i paesi in via di sviluppo ad adattarsi ai cambiamenti climatici e a ridurre le loro emissioni. Questo impegno rappresenta quasi un terzo della somma totale di 30 miliardi di dollari per i finanziamenti rapidi promessa dai paesi sviluppati per il periodo 2010-2012 nel quadro dell’accordo di Copenaghen.

Nel 2010 l’UE ha mobilitato 2,2 miliardi di euro sui 7,2 miliardi di euro di finanziamenti rapidi che fornirà entro la fine del 2012. Alla conferenza di Cancun, e successivamente ogni anno, l’UE presenterà una relazione completa e trasparente sull’attuazione del suo impegno relativo ai finanziamenti rapidi.

Nel quadro dell’accordo di Copenaghen, i paesi sviluppati si sono anche impegnati congiuntamente a mobilitare 100 miliardi di dollari USA all’anno in finanziamenti pubblici e privati in materia di clima a favore dei paesi in via di sviluppo entro il 2020. L’UE si è detta pronta ad assumere la sua parte del finanziamento pubblico internazionale.

9. Quali decisioni l’UE vorrebbe vedere approvate a Cancun in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra a livello mondiale?

Nel quadro dell’accordo di Copenaghen molti paesi sviluppati e in via di sviluppo, fra cui gli Stati membri dell’UE (cfr. il punto 7) si sono impegnati a ridurre o a limitare le loro emissioni di gas a effetto serra entro il 2020. Quest’impegno costituisce certamente un buono punto di partenza, ma collettivamente è lungi dal permettere di raggiungere il livello di riduzione necessario per mantenere il riscaldamento planetario al di sotto di 2 °C.

Riguardo al carattere politico e non vincolante dell’accordo di Copenaghen, l’UE auspica che la conferenza di Cancun adotti decisioni che “ancorano” questo impegno nel processo negoziale dell’UNFCCC. Cancun dovrebbe anche essere l’occasione per avviare discussioni miranti a chiarire incertezze che circondano in alcuni casi il predetto impegno, a mobilitare l’aiuto necessario per onorarlo e ad analizzare le opzioni per rafforzare il livello di ambizione collettivo in linea con l’obiettivo di rispettare il limite dei 2 °C.

L’UE spera anche che questa conferenza permetta di adottare decisioni in molti altri settori importanti ai fini della riduzione delle emissioni, in particolare:

- riformare il meccanismo di sviluppo pulito e decidere in merito alla creazione di nuovi meccanismi di mercato per il carbonio (cfr. il punto 11),

- stabilire la base operativa di un meccanismo di riduzione delle emissioni dovute alla deforestazione e al degrado delle foreste tropicali (cfr. il punto 12),

- rivedere le norme contabili in materia di gestione delle foreste per i paesi sviluppati (cfr. il punto 13),

- stabilire un quadro politico internazionale per la riduzione delle emissioni dovute ai trasporti aerei e marittimi internazionali (cfr. il punto 18).

10. Che cosa dovrebbe decidere la conferenza di Cancun in merito alla trasparenza degli interventi?

L’UE auspica che a Cancun vengano compiuti progressi concreti verso l’istituzione di un sistema più forte di monitoraggio, rendicontazione e verifica (MRV). Tale sistema garantirebbe maggiore trasparenza quanto al rispetto degli impegni assunti dai paesi in materia di riduzione delle emissioni e dai paesi sviluppati per quanto riguarda la concessione di aiuti finanziari a lungo termine ai paesi in via di sviluppo. Permetterebbe anche di seguire i progressi realizzati a livello mondiale per quanto riguarda il rispetto del limite dei 2 °C. La maggiore trasparenza derivante dal rafforzamento del sistema MRV permetterebbe di accrescere la fiducia tra le Parti, e tra Nord e Sud in generale.

L’accordo di Copenaghen fornisce orientamenti utili per rafforzare il sistema MRV, che però devono essere ulteriormente specificati. A Cancun dovrebbero essere prese decisioni per definire il quadro di un sistema MRV coerente ed equilibrato e per permettere di finalizzare entro il prossimo anno gli orientamenti in materia. Pur garantendo un approccio uniforme, il sistema deve tenere conto delle responsabilità e delle capacità rispettive dei paesi sviluppati e dei paesi in via di sviluppo e rispettare la diversa natura dei loro impegni.

Al riguardo, tutti i paesi dovranno rafforzare il loro sistema di informazione, basandosi sul sistema attuale delle “comunicazioni nazionali” periodiche, ma in maniera differenziata. Le informazioni trasmesse dai paesi sviluppati sono già ora oggetto di un esame approfondito a livello internazionale; in aggiunta a ciò, la conferenza di Cancun dovrà, in linea con l’accordo di Copenaghen, rendere operativo un processo che faciliti la “consultazione e l’analisi a livello internazionale” delle informazioni trasmesse dai paesi in via di sviluppo.

Riassumendo, il sistema MRV dovrebbe fornire un quadro comune per una contabilità rigorosa, solida e trasparente che permetta a tutti i paesi di condividere informazioni, di scambiare le esperienze e di rafforzare la fiducia reciproca.

11. Che cosa dovrebbe decidere la conferenza di Cancun sui meccanismi di mercato per il carbonio?

I meccanismi di mercato per il carbonio sono strumenti importanti che permettono di ridurre i gas a effetto serra in maniera efficiente sotto il profilo dei costi, di mobilitare finanziamenti privati e di orientare gli investimenti verso le tecnologie a bassa emissione di carbonio.

L’UE auspica che a Cancun vengano compiuti progressi verso la riforma del meccanismo di sviluppo pulito istituito dal protocollo di Kyoto per migliorare l’integrità ambientale, l’efficienza e la governance del meccanismo, nonché la distribuzione regionale dei relativi progetti nei paesi in via di sviluppo.

A Cancun dovrebbero anche essere create le basi di nuovi meccanismi di mercato rafforzati per il carbonio per i paesi in via di sviluppo avanzati e per il riconoscimento dei crediti di emissione da essi generati. Queste basi potrebbero includere la promozione di progetti pilota. I nuovi meccanismi potrebbero essere applicati a interi settori economici (“meccanismi settoriali”) o assumere la forma di altri tipi di meccanismi di mercato che vanno oltre l’approccio caso per caso seguito nei progetti del meccanismo di sviluppo pulito, consistente nella compensazione delle emissioni dei paesi sviluppati mediante riduzioni delle emissioni nei paesi in via di sviluppo.

12. Che cosa dovrebbe decidere la conferenza di Cancun sulla deforestazione tropicale?

Secondo le stime la deforestazione e il degrado delle foreste nelle regioni tropicali sono responsabili del 15-20% delle emissioni mondiali di gas a effetto serra. Vi è accordo a livello internazionale sulla necessità di rimediare a questa situazione mediante un programma di riduzione delle emissioni dovute alla deforestazione e al degrado delle foreste nei paesi in via di sviluppo (“REDD”) promuovendo allo stesso tempo la conservazione, la gestione sostenibile delle foreste e l’aumento degli stock di carbonio delle foreste (“REDD+”).

L’accordo di Copenaghen ha invitato a realizzare un “meccanismo REDD+” mirante a promuovere la mobilitazione dei finanziamenti dei paesi sviluppati. L’UE auspica che una decisione venga presa a Cancun, nel quadro di un pacchetto equilibrato, per rendere operativo il meccanismo. A tale scopo, occorrerebbe elaborare rapidamente norme, orientamenti, obiettivi e modalità solidi per le azioni REDD+ che assicurino l’integrità ambientale del meccanismo.

Occorrerebbe fissare almeno l’obiettivo di ridurre della metà la deforestazione tropicale lorda rispetto ai livelli attuali entro il 2020 e di arrestare la diminuzione della copertura forestale mondiale entro il 2030. Le decisioni devono anche contribuire a preservare la biodiversità delle foreste tropicali, assicurare la ripartizione equa dei benefici tra le parti in causa, riconoscere i diritti e le conoscenze delle popolazioni indigene e delle comunità locali e migliorare le strutture di governance delle foreste.

Sui 2,2 miliardi di euro di finanziamenti rapidi che l’UE ha mobilitato nel 2010, 362 milioni di euro sono stati assegnati al sostegno delle attività REDD+ nei paesi in via di sviluppo.

13. E per quanto riguarda le norme contabili inerenti alla gestione delle foreste per i paesi sviluppati?

Le foreste sono riserve immense di carbonio. Naturalmente, emettono diossido di carbonio (CO2) nell’atmosfera e lo assorbono (eliminano) da essa.

Conformemente al protocollo di Kyoto, i paesi sviluppati devono contabilizzare le proprie emissioni e i propri assorbimenti legati alle attività di imboschimento/rimboschimento e alla deforestazione ai fini del conseguimento degli obiettivi in materia di emissioni. Tuttavia, essi sono liberi di tenere conto o no delle emissioni e degli assorbimenti che derivano dalla “gestione delle foreste”, ossia dalle attività di gestione come l’abbattimento e il reimpianto di alberi su terreni boschivi prima del 1990 e che lo sono ancora oggi. La natura facoltativa di questa disposizione e le modalità di contabilizzazione costituiscono una punto debole del protocollo, che può ridurre l’impatto pratico degli obiettivi di riduzione delle emissioni e fornire ai paesi pochi incentivi ad accrescere l’assorbimento di CO2 da parte delle foreste.

L’UE è favorevole ad un rafforzamento della contabilità legata alla gestione delle foreste al fine di aumentarne l’integrità ambientale e creare un più forte incentivo alla riduzione delle emissioni. L’Europa vuole anche rendere obbligatoria per i paesi sviluppati la contabilità delle emissioni e degli assorbimenti legati alla gestione forestale nel regime per il dopo 2012, ma a condizione che venga loro accordata una certa flessibilità nella scelta delle modalità operative.

I negoziati nel quadro del protocollo di Kyoto sono già bene avanzati per quanto riguarda la revisione delle norme contabili in materia di gestione delle foreste nel quadro di un più ampio insieme di norme contabili applicabili alle emissioni legate alle attività di utilizzo del territorio, variazione della destinazione d’uso del territorio e silvicoltura (“LULUCF”). L’UE auspica che a Cancun possano essere concordate le nuove disposizioni in materia di LULUCF.

14. Che cosa dovrebbe decidere la conferenza di Cancun sull’adattamento ai cambiamenti climatici?

Tutti i paesi devono adattarsi ai cambiamenti climatici, una sfida che è particolarmente grande per i paesi in via di sviluppo più poveri e più vulnerabili. Nel quadro di un pacchetto equilibrato, la conferenza di Cancun dovrebbe stabilire un quadro per la cooperazione internazionale per promuovere l’adozione di misure nazionali sull’adattamento ai cambiamenti climatici. I paesi stessi dovrebbero definire le loro priorità, le loro necessità e le misure da adottare ai sensi del quadro per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

La decisione adottata a Cancun dovrebbe fissare i principi guida del quadro, ma anche assicurare il sostegno finanziario necessario per le misure di adattamento e i mezzi di monitoraggio e di revisione dell’applicazione delle misure di adattamento. La decisione dovrebbe riflettere l’urgenza e l’importanza del sostegno per l’adattamento, dando la priorità ai paesi particolarmente vulnerabili, in particolare i paesi in via di sviluppo meno avanzati, i piccoli Stati insulari in via di sviluppo e i paesi africani esposti a siccità, desertificazione e inondazioni.

Nel 2010 l’UE ha fornito 735 milioni di euro di finanziamenti rapidi a favore di misure di adattamento nei paesi in via di sviluppo.

15. Che cosa deve decidere la conferenza di Cancun sul Fondo verde per il clima di Copenaghen?

L’accordo di Copenaghen ha deciso l’istituzione del Fondo verde per il clima allo scopo di sostenere, nei paesi in via di sviluppo, progetti, programmi, misure e altre attività in materia di riduzione delle emissioni (compresa la lotta contro la deforestazione), l’adattamento ai cambiamenti climatici, il rafforzamento delle capacità e lo sviluppo e il trasferimento di tecnologia. Sarà istituito come entità operativa del meccanismo finanziario dell’UNFCCC.

Nel quadro di un pacchetto equilibrato, l’UE auspica che la conferenza di Cancun giunga ad un accordo su principi fondamentali della governance del Fondo. Essa sostiene l’avvio di un processo di istituzione del Fondo al fine di renderlo operativo alla prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, prevista alla fine del 2011.

16. Che cosa dovrebbe decidere la conferenza di Cancun in materia di tecnologie?

Occorre accelerare lo sviluppo, la diffusione e l’uso delle tecnologie destinate ad aiutare la società ad adattarsi ai cambiamenti climatici e a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. L’accordo di Copenaghen prevede pertanto un meccanismo per le tecnologie.

Nel quadro di un pacchetto equilibrato, l’UE auspica che la conferenza di Cancun decida di istituire un meccanismo e di renderlo operativo al più presto possibile. Il meccanismo dovrebbe comprendere i seguenti elementi:

  • un centro e una rete per le tecnologie del clima con il compito di assistere i paesi in via di sviluppo a creare le capacità per definire strategie ed elaborare progetti e per promuovere la ricerca e la condivisione delle conoscenze, e

  • un comitato esecutivo per le tecnologie avente il compito di valutare le priorità, le carenze e le necessità in termini di tecnologie e di formulare pareri e raccomandazioni per la conferenza delle Parti.

17. Che cosa dovrebbe decidere la conferenza di Cancun sulla creazione di capacità?

l’UE riconosce che i paesi in via di sviluppo, in particolare i più poveri, hanno bisogno di assistenza in molti settori per creare le capacità di adattamento ai cambiamenti climatici e ridurre le loro emissioni. L’UE fornisce l’assistenza finanziaria per la creazione di capacità tramite gli aiuti pubblici allo sviluppo e i finanziamenti rapidi (cfr. il punto 8).

Nel quadro di un pacchetto equilibrato, l’UE auspica che venga riconosciuta l’importanza della creazione di capacità e il suo carattere trasversale.

18. E sulle emissioni di gas del trasporto aereo e marittimo?

Il trasporto aereo e il trasporto marittimo internazionali costituiscono due delle fonti di emissione di gas a effetto serra che registrano la più forte crescita. Sebbene i due settori siano insieme responsabili di più del 4% delle emissioni mondiali, le emissioni da essi generate non sono state finora affrontate adeguatamente.

Le organizzazioni internazionali responsabili dei due settori sono, rispettivamente, l’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale (ICAO) e l’Organizzazione marittima internazionale (OMI). L’UE auspica che la conferenza di Cancun invii un segnale politico forte all’ICAO e all’OMI perché sviluppino un quadro politico mondiale per la riduzione delle emissioni generate da questi due settori, che sia in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento del pianeta a meno di 2 °C.

19. Che cosa dovrebbe decidere la conferenza di Cancun sulle emissioni in eccesso dei paesi sviluppati?

Nel quadro del protocollo di Kyoto ad alcuni paesi dell’Europa centrale e orientale, in particolare Russia e Ucraina, sono state concesse quote di emissione più elevate rispetto alle loro esigenze. Il protocollo consente per il momento il riporto delle quote in eccesso, le cosiddette “unità di quantità assegnate” (Assigned Amount Units –AAU), al secondo periodo di impegno dopo il 2012. Le quote in eccesso accumulate sono considerevoli: secondo le stime sarebbero pari a 10-11 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio (CO2), ossia più del doppio del totale annuo delle emissioni dell’UE. Le quote in eccesso rappresentano una minaccia grave all’integrità ambientale del quadro per il clima del dopo 2012. Se utilizzate, azzererebbero una quota considerevole delle emissioni che le Parti si sono impegnate a ridurre.

È possibile che la conferenza di Cancun non riesca a risolvere questa questione, ma l’UE auspica che ne venga riconosciuta l’importanza e che la conferenza consenta di fare progressi nella ricerca di opzioni per gestire adeguatamente le quote in eccesso. Ciò deve essere fatto in maniera equa, senza creare discriminazioni tra paesi UE e paesi extra-UE.

20. Chi negozierà per l’Unione europea a Cancun?

In quanto organizzazione regionale di integrazione economica l’Unione europea è Parte dell’UNFCCC e del protocollo di Kyoto, al pari dei suoi 27 Stati membri, che ne sono Parti a pieno titolo.

Il Belgio, che detiene attualmente la presidenza del Consiglio dell’Unione europea, e la Commissione europea sono responsabili della conduzione dei negoziati a Cancun a nome dell’Unione europea e dei suoi 27 Stati membri. Tuttavia, rappresentanti di vari Stati membri sono stati designati come capi negoziatori per l’UE su temi specifici e interverranno pertanto a nome dell’UE nei negoziati in materia.

La presidenza belga assicurerà il coordinamento della posizione UE in modo che l’UE possa parlare con “una voce sola”, anche se il messaggio verrà trasmesso da persone diverse.

1 :

Le Parti dell’UNFCCC sono attualmente 194, tra cui l’UE e tutti i suoi Stati membri.

2 :

Le Parti del protocollo di Kyoto sono attualmente 192, tra cui l’UE e tutti i suoi Stati membri. La principale differenza con l’UNFCCC è che gli Stati Uniti non hanno ratificato il protocollo di Kyoto.


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