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MEMO/10/486

Bruxelles, 13 ottobre 2010

La sicurezza nella attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi: domande e risposte

Perché c'è bisogno di una normativa UE in materia di sicurezza delle piattaforme petrolifere?

Gli incidenti offshore non conoscono frontiere. Se dovesse verificarsi un'esplosione simile a quella nel Golfo del Messico, tale catastrofe comporterebbe gravi conseguenze in molti Stati membri. È nell'interesse di ogni cittadino che gli standard di sicurezza più rigidi attualmente in vigore in una società o in uno Stato membro diventino norme applicabili in tutta l'Unione europea.

Tuttavia, benché le piattaforme petrolifere siano già soggette ad una serie di normative UE, restano alcune lacune: se si verifica un incidente su una piattaforma petrolifera situata entro un massimo di 12 miglia marine dalla costa, la società petrolifera dovrà risarcire e porre rimedio ai danni provocati, ai sensi della direttiva UE sulla responsabilità ambientale. Oltre 12 miglia, non esistono norme UE in materia.

Quali sono le novità?

La Commissione europea, per la prima volta, prevede di adottare norme UE approfondite relative alle piattaforme petrolifere in materia di prevenzione, capacità di reazione e responsabilità finanziaria. Tali norme potrebbero essere riunite in un unico testo legislativo.

  • Permessi: anche se gli Stati membri continueranno a concedere permessi per le trivellazioni, dovranno tuttavia applicare i criteri fondamentali dell'Unione. Le compagnie petrolifere devono avere un piano di emergenza e dimostrare di disporre delle risorse finanziarie per far fronte ai danni ambientali provocati in caso di incidenti.

  • Controlli: le piattaforme petrolifere sono controllate dalle autorità nazionali. Le attività di supervisione svolte dalle autorità nazionali dovranno essere valutate da esperti indipendenti: si tratta di un obbligo totalmente nuovo.

  • Norme relative ai dispositivi di sicurezza: le norme tecniche garantiranno che vengano utilizzati soltanto dispositivi di controllo conformi alle più rigide norme in materia di sicurezza. Attualmente, la normativa UE in materia di sicurezza dei prodotti non si applica alle unità mobili di trivellazione offshore.

  • Danni: le compagnie petrolifere dovranno porre rimedio ai danni provocati alle specie marine protette e all'habitat naturale fino ad un massimo di 200 miglia marine dalla costa. Attualmente, la direttiva UE sulla responsabilità ambientale non copre i pesci in quanto beni commerciali, ma in quanto specie protette che vivono nella zona entro le 12 miglia marine, nonché la qualità dell'acqua della suddetta zona. L'Agenzia europea per la sicurezza marittima (AESM), attualmente impegnata nella lotta all'inquinamento provocato dalle navi, darà il proprio contributo anche per limitare i danni causati dalle piattaforme petrolifere.

  • Impegno internazionale: la Commissione si adopererà per l'attuazione delle convenzioni internazionali in vigore e le nuove iniziative comuni. Attualmente, il protocollo relativo alla convenzione di Barcellona per garantire la sicurezza delle piattaforme petrolifere nel Mediterraneo non è ancora in vigore, poiché manca una firma. Se l'Italia procederà alla ratifica del protocollo, come annunciato, le suddette norme entreranno in vigore.

Abbiamo imparato qualcosa dalla tragedia del Golfo del Messico? Le nuove norme UE eviteranno il ripetersi degli errori commessi?

Nel caso della piattaforma Deepwater Horizon, si sono verificati diversi guasti contemporaneamente, secondo quanto risulta dalle analisi effettuate finora. In tale circostanza, il dispositivo anti-esplosione non ha funzionato nel momento in cui la pressione ha raggiunto la soglia limite. Nell'ambito delle norme tecniche dei dispositivi di controllo, possiamo fissare standard di qualità anche per i dispositivi anti-esplosione.

Analogamente, nel caso della Deepwater Horizon, ci sono voluti diversi mesi per progettare e realizzare un pozzo di scarico in grado di arrestare le perdite di petrolio nelle acque marine. Nei piani di emergenza, che le compagnie petrolifere devono presentare alle autorità nazionali, esse devono altresì dimostrare di saper progettare i suddetti pozzi nei tempi necessari.

Si tratta soltanto di alcuni esempi. Entro la data in cui verranno proposte le norme UE (nel 2011), le relazioni di indagine sul caso Deepwater Horizon dovrebbero essere completate ed essere pienamente utilizzate.

Quando verranno presentate le proposte di normativa da parte della Commissione?

La Commissione presenterà le proposte di normativa nei primi mesi del 2011.

Nelle acque europee esistono piattaforme che operano in profondità come la Deepwater Horizon?

Dei 12 paesi dello Spazio economico europeo (SEE) che svolgono operazioni di trivellazione offshore, solo la Norvegia svolge attualmente attività offshore in acque profonde fino a 1 300 metri. Tuttavia, molti paesi desiderano seguire l'esempio della Norvegia: nel Regno Unito, a ovest delle Isole Shetland, è stata pianificata l'esplorazione marittima in acque profonde fino a 1 600 metri, vicino alle Isole Far Oer, ad una profondità di 1 100 metri. La Romania ha concesso un permesso di trivellazione nel Mar Nero, ad una profondità di 1 000 metri.

Nelle acque libiche del Mediterraneo, sono stati realizzati pozzi a 1 500 metri e oltre, ma sono previste trivellazioni anche in acque profonde oltre 2 000 metri. In Egitto, sono stati progettati pozzi in acque profonde fino a 2 700 metri.

Qual è l'importanza della profondità?

Poiché i sommozzatori possono operare soltanto fino ad un massimo di 200-250 metri, l'intervento in acque profonde in caso di incidente è già difficile. Ad una profondità di 1 000 metri, la pressione è tale da rendere ardua anche un'operazione di salvataggio con controllo a distanza.

Quali paesi dell'UE svolgono attività di trivellazioni petrolifere?

Dei circa 900 impianti offshore operativi nell'UE, 486 si trovano nel Regno Unito, 181 nei Paesi Bassi, 61 in Danimarca, 2 in Germania, 2 in Irlanda, 123 in Italia, 4 in Spagna, 2 in Grecia, 7 in Romania, 1 in Bulgaria e 3 in Polonia. Anche Cipro e Malta prevedono di intraprendere, a breve, attività di trivellazione.


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