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Esame della creazione di un sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR)

European Commission - MEMO/08/86   13/02/2008

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MEMO/08/86

Bruxelles, 13 febbraio 2008

Esame della creazione di un sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR)

La Commissione ha presentato una comunicazione sulla creazione di un sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR), allo scopo precipuo di impedire l’attraversamento non autorizzato delle frontiere, ridurre il numero degli immigrati illegali che periscono in mare e aumentare la sicurezza interna dell’UE contribuendo a prevenire la criminalità transfrontaliera.

Sfide e obiettivi

La comunicazione esamina i parametri entro i quali potrebbe svilupparsi un sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR) inizialmente concentrato sulle frontiere esterne meridionali e orientali dell’UE, e suggerisce agli Stati membri una tabella di marcia per elaborare gradualmente, nei prossimi anni, tale “sistema dei sistemi”. Obiettivo principale della comunicazione è potenziare la sorveglianza di frontiera, ai seguenti fini:

  • Ridurre il numero di immigrati illegali che entrano clandestinamente nell’UE

Attualmente i sistemi nazionali di sorveglianza coprono soltanto alcune parti selezionate delle frontiere esterne dell’UE. La mancanza di mezzi tecnici e finanziari fa sì che le aree sorvegliate si riducano oggi ad alcune zone piane o costiere e alle aree in cui si svolgono le operazioni.

Le autorità responsabili del controllo di frontiera negli Stati membri hanno bisogno di informazioni più tempestive e affidabili per poter individuare, identificare e intercettare chi cerca di introdursi illegalmente nell’UE, e ridurre di conseguenza il numero di immigrati che riescono a passare le frontiere esterne senza farsi scoprire.

  • Ridurre il tasso di mortalità degli immigrati illegali, salvando un maggior numero di vite in mare

Molti migranti e molte persone che necessitano di protezione internazionale viaggiano in condizioni durissime e corrono gravi rischi personali nel tentativo di entrare illegalmente nell’UE, nascondendosi all’interno di veicoli, navi da carico e così via. La recente pratica di viaggiare a bordo di imbarcazioni insicure e sovraffollate ha moltiplicato il numero dei disperati che continuano a morire nelle acque dell’Oceano Atlantico tra l’Africa e le Isole Canarie e del Mediterraneo.

Il tragico tasso di mortalità legato a questo tipo di immigrazione illegale è inammissibile, e va ridotto drasticamente. Deve migliorare la capacità di individuare le piccole imbarcazioni in alto mare in modo che aumentino le possibilità di ricerca e salvataggio e sia risparmiato il maggior numero di vite umane in mare. Tuttavia, per trovare soluzioni a lungo termine ai problemi di gestione dell’immigrazione è necessaria una strategia generale, che comprenda la cooperazione con i paesi terzi anche in materia di sorveglianza di frontiera.

  • Aumentare la sicurezza interna in tutta l’UE contribuendo a prevenire la criminalità transfrontaliera

La sorveglianza di frontiera è finalizzata non solo a impedire gli attraversamenti non autorizzati delle frontiere, ma anche a contrastare forme di criminalità transfrontaliera come il terrorismo, la tratta di esseri umani, il traffico di stupefacenti, il traffico illecito di armi ecc.

Far fronte a queste minacce è prima di tutto compito delle forze di polizia e dei servizi di intelligence degli Stati membri. Tuttavia, un sistema efficace di gestione delle frontiere a livello sia nazionale che europeo costituirà un valido strumento per combattere la criminalità transfrontaliera.

Concetto generale

Il sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR) dovrebbe aiutare gli Stati membri a raggiungere una piena conoscenza della situazione[1] alle rispettive frontiere esterne e ad aumentare la capacità di reazione[2] delle autorità di contrasto nazionali.

EUROSUR dovrebbe fornire il quadro tecnico comune per razionalizzare la cooperazione e la comunicazione quotidiana tra le autorità degli Stati membri, e agevolare l'uso delle più moderne tecnologie a fini di sorveglianza delle frontiere. Un obiettivo operativo fondamentale sarebbe lo scambio di informazioni, ad esclusione dei dati personali, tra gli odierni sistemi nazionali ed europei.

EUROSUR potrebbe essere articolato in tre fasi parallele:

  1. FASE 1: Collegare e razionalizzare i sistemi e i meccanismi di sorveglianza esistenti a livello degli Stati membri.

I finanziamenti a titolo del Fondo per le frontiere esterne dovrebbero quindi essere utilizzati per migliorare ed estendere i sistemi nazionali di sorveglianza delle frontiere e per istituire centri nazionali di coordinamento destinati a controllare le frontiere negli Stati membri situati lungo i confini meridionali e orientali dell’UE.

Dovrebbe essere istituita una rete di comunicazione informatica protetta per lo scambio di dati e il coordinamento delle attività tra i vari centri degli Stati membri e tra questi e FRONTEX.

Occorrerà inoltre studiare il modo per fornire sostegno finanziario e logistico ad alcuni paesi terzi vicini, allo scopo di promuovere una cooperazione operativa con gli Stati membri in materia di sorveglianza delle frontiere.

  1. FASE 2: Utilizzare meglio gli strumenti di sorveglianza a livello dell’UE.

Ricorrendo ai programmi UE di ricerca e sviluppo, si miglioreranno le prestazioni tecniche degli strumenti di sorveglianza e dei sensori (satelliti, “unmanned aerial vehicles” ecc.).

Inoltre, l’applicazione comune di strumenti di sorveglianza fornirà alle autorità degli Stati membri informazioni più frequenti e affidabili sulla sorveglianza delle loro frontiere esterne e delle aree prefrontaliere.

Infine, si potrebbe sviluppare un quadro comune di intelligence prefrontaliera per combinare le informazioni di intelligence con quelle ottenute dagli strumenti di sorveglianza.

  1. FASE 3: Creare un sistema comune per la condivisione delle informazioni sul settore marittimo dell’UE. Tutti gli attuali sistemi di informazione e di controllo nelle aree marittime sotto la giurisdizione degli Stati membri e nelle zone di alto mare adiacenti saranno riuniti in una rete più vasta, permettendo così alle autorità che si occupano del controllo di frontiera di trarre profitto dall’uso integrato di questi vari sistemi.

Considerando l’attuale pressione migratoria, in una prima fase la rete integrata dovrebbe essere limitata al Mediterraneo, all’Atlantico meridionale (Isole Canarie) e al Mar Nero e dovrebbe concentrarsi sulla sicurezza interna, collegando tra loro le autorità responsabili del controllo di frontiera e altre autorità che si occupano di questioni di sicurezza e responsabili del settore marittimo.

In una fase successiva, tale rete integrata di sistemi di informazione e sorveglianza potrebbe essere estesa all’intero settore marittimo dell’UE e riguardare non solo aspetti relativi alle frontiere, ma tutte le attività marittime, quali la sicurezza, la tutela dell’ambiente marino, il controllo della pesca e l’applicazione della legge.

Le fasi 1 e 2 riguardano le frontiere esterne marittime e terrestri, mentre la fase 3 si concentra esclusivamente sul settore marittimo. Gli aspetti della comunicazione relativi alla sorveglianza delle frontiere esterne marittime rientrano nel quadro generale istituito dalla politica marittima integrata per l’Unione europea.

L’attuazione di EUROSUR segnerà un passo decisivo verso la creazione progressiva di un sistema europeo comune di gestione integrata delle frontiere. Per la realizzazione delle diverse misure descritte nella comunicazione, il Fondo per le frontiere esterne dovrebbe fungere da meccanismo principale di solidarietà fra gli Stati membri nella ripartizione degli oneri finanziari nell'Unione europea.

Per maggiori informazioni sulle attività del vicepresidente Frattini si veda il sito: http://www.ec.europa.eu/commission_barroso/frattini/welcome/default_it.htm


[1] In base alla “conoscenza della situazione” si misura la capacità delle autorità di scoprire i movimenti transfrontalieri e di individuare i motivi validi per applicare misure di controllo.

[2] In base alla “capacità di reazione” si misura il tempo necessario per mettere sotto controllo un movimento transfrontaliero e anche il tempo e i mezzi necessari per reagire adeguatamente a circostanze insolite.


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