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Strategia della Commissione in materia di tassazione delle società - le domande più frequenti

European Commission - MEMO/03/237   25/11/2003

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MEMO/03/237

Bruxelles, 25 novembre 2003

Strategia della Commissione in materia di tassazione delle società - le domande più frequenti

(Cfr. anche IP/03/1593)

Cosa propone esattamente la Commissione quando parla di base imponibile unica a livello di UE (utili imponibili)?

La Commissione propone di autorizzare le società che svolgono attività transfrontaliere nell'UE a calcolare il reddito imponibile dell'intero gruppo secondo un'unica serie di norme, nonché ad istituire conti consolidati per scopi fiscali (in modo da eliminare le potenziali implicazioni fiscali delle operazioni puramente interne al gruppo).

Ora come ora, infatti, i gruppi di società sono costretti a calcolare una base imponibile separata (utili imponibili) in ciascuno degli Stati membri in cui operano, conformemente alla normativa fiscale in vigore in detti Stati.

Autorizzando le società ad applicare un'unica serie di norme si ridurrebbero considerevolmente i costi di adempimento derivanti dalla necessità di conformarsi a 15 (e ben presto a 25) regimi fiscali nel mercato interno; si eliminerebbero i problemi relativi ai prezzi di trasferimento nell'UE; si consoliderebbero profitti e perdite in modo globale ed equilibrato su base UE; si semplificherebbero molte operazioni internazionali di ristrutturazione; si eviterebbero numerosi casi di doppia imposizione e si eliminerebbe un gran numero di situazioni e di restrizioni discriminatorie.

La Commissione europea intende promuovere un'armonizzazione totale della tassazione delle società a livello di UE?

No. La Commissione chiede soltanto che si permetta alle società di utilizzare un'unica base imponibile (utili imponibili) per tutte le loro attività nell'UE - una proposta che riscuote notevoli consensi nell'ambito delle imprese - mentre il livello delle aliquote verrebbe comunque stabilito dai singoli Stati membri. In altri termini, gli Stati membri applicherebbero la propria aliquota fiscale nazionale alla loro quota specifica della base imponibile globale (utili imponibili), calcolata secondo un meccanismo di ripartizione concordato tra tutte le parti interessate. Di fatto, se si autorizzassero le società a utilizzare una base imponibile unica (utili imponibili), come propone la Commissione, si renderebbero più visibili le differenze tra le aliquote fiscali degli Stati membri, promuovendo in tal modo una concorrenza leale nel settore.

Perché la Commissione non propone un'azione coordinata in materia di aliquote?

La Commissione ritiene che il livello di imposizione debba essere deciso dagli Stati membri, conformemente al principio della sussidiarietà. Ora come ora, infatti, la Commissione non ha motivi fondati di raccomandare azioni specifiche per il ravvicinamento delle aliquote nazionali delle imposte sulle società o la fissazione di un'aliquota minima delle imposte sulle società.

Perché la Commissione caldeggia una strategia "a due livelli" anziché concentrare le sue risorse su una strategia unica?

La strategia della Commissione è una strategia "unica". Anche se tutti gli ostacoli fiscali specifici individuati dalla Commissione fossero eliminati, le società dovrebbero ancora risolvere il problema dei costi di adempimento e conformarsi a quindici, o addirittura venticinque, regimi fiscali diversi, e non potrebbero quindi beneficiare appieno dei vantaggi che comporta il mercato interno. La Commissione ritiene pertanto che, a lungo termine, un regime comune di tassazione delle società sotto forma di base imponibile consolidata (utili imponibili) sia la soluzione più conveniente.

L'introduzione di questa base imponibile (utili imponibili) rappresenta tuttavia un obiettivo a lungo termine, per cui è opportuno iniziare a definire soluzioni mirate parallelamente alla definizione di un'impostazione più globale. Affrontando gli ostacoli specifici si favorirà l'elaborazione di detta impostazione e si potranno compiere rapidi progressi con vantaggi concreti per l'UE. Non essendo ancora stata definita un'impostazione globale ideale, è normale che le discussioni su questo progetto di ampio respiro siano affiancate, nella misura del possibile, da progressi relativi alle questioni specifiche.

Quale può essere l'utilità dei principi contabili internazionali (IAS/IFRS) per arrivare a una base imponibile comune a livello di UE (utili imponibili)?

A norma del regolamento adottato nel 2002 dal Consiglio e dal Parlamento europeo, dal 2005 in poi le società quotate in borsa dovranno preparare i loro conti consolidati secondo i principi internazionali di informativa finanziaria (IFRS), ex principi contabili internazionali (IAS) (cfr. IP/03/1297). Secondo la Commissione, se le società comunicheranno i rispettivi utili secondo un principio comune, questa misura comune della redditività potrà essere utilizzata come punto di partenza per una base imponibile comune a livello di UE (definizione comune degli utili imponibili). Nel marzo scorso la Commissione ha lanciato una vasta consultazione (cfr. IP/03/307) su diverse questioni, da approfondire ulteriormente, come il nesso tra i principi della materialità e dell'importanza della sostanza rispetto alla forma negli IFRS e i principi tariffari attuali, la necessità di evitare che la rivalorizzazione dell'attivo per scopi contabili dia luogo all'imposizione degli utili non realizzati e la necessità di riesaminare la dipendenza esistente tra i conti statutari e i conti fiscali di una società. La Commissione organizzerà una serie di riunioni con gli esperti contabili e finanziari degli Stati membri per discutere dei legami ("dipendenza") tra conti finanziari e conti fiscali, nonché un dibattito con le parti interessate sui singoli aspetti della base imponibile (utili imponibili) quali il deprezzamento.

Cosa comporterebbe una ripartizione della base imponibile (utili imponibili) tra gli Stati membri?

Il meccanismo concordato dovrebbe essere equo, trasparente e non troppo complicato dal punto di vista amministrativo, conforme a principi economici rigorosi e approvato dagli Stati membri. La formula da utilizzare sarà scelta al termine dell'attuale riflessione della Commissione. La ripartizione potrebbe aver luogo a livello macro (Stati membri) o micro (società). Si è preso spunto in parte dal metodo di ripartizione mediante una utilizzato in paesi quali gli Stati Uniti. I metodi di ripartizione di questo tipo si basano su tre fattori tradizionali: vendite, capitale e manodopera.

In cosa consiste il programma pilota che la Commissione intende varare per le piccole e medie imprese (PMI)?

La Commissione propone di autorizzare le PMI a utilizzare, se lo desiderano, la normativa fiscale dello Stato in cui hanno sede per calcolare i loro utili imponibili a livello di UE. L'applicazione sperimentale di questo metodo alle PMI è giustificata da tutta una serie di motivi tecnici e giuridici. Le PMI che svolgono attività transfrontaliere incontrano molte più difficoltà delle imprese di maggiori dimensioni. I costi di adempimento derivanti dalle formalità fiscali sono inversamente proporzionali alle dimensioni della società, e risultano quindi eccessivamente elevati per le PMI. Analogamente, il problema generale della compensazione transfrontaliera delle perdite penalizza in modo particolare le PMI, specie per quanto riguarda le perdite delle start-up, che coincidono per definizione con i primi anni dell'investimento internazionale. Le associazioni di categoria, le federazioni delle imprese e gli ambienti accademici hanno sottolineato l'efficienza del programma pilota e i vantaggi che comporterebbe per le PMI in termini di semplificazione.

Quali modifiche propone la Commissione in materia di tassazione delle società dopo la recente adozione dello statuto della società europea?

A seguito dell'approvazione dello statuto della società europea (Societas Europeae - SE), avvenuta l'8 ottobre, la Commissione ritiene opportuno riesaminare la situazione fiscale delle società che scelgono questo statuto, e che potranno adottare la nuova forma giuridica dal 2004 in poi. Secondo la Commissione, le società costituite a norma di detto statuto devono assolutamente poter disporre, a decorrere dal 2004, dell'intera legislazione UE sulla tassazione delle società, come la direttiva sulle società madri e figlie, la direttiva sulle fusioni e la direttiva sugli interessi e sulle royalties. Oltre alla proposta volta ad estendere alla SE le prime due direttive (cfr. IP/03/1214 e IP/03/1418), attualmente all'esame presso il Consiglio dell'UE, la Commissione intende presentare una proposta dello stesso tenore per inserire prossimamente la SE nel campo di applicazione della direttiva sugli interessi e sulle royalties. Si stanno prendendo misure analoghe per lo statuto della società cooperativa europea, di recente adozione (cfr. IP/03/1071).

Il concetto di statuto della società europea, infine, è strettamente legato ad un'impostazione globale comune per la tassazione delle società nell'UE. La definizione delle modalità tecniche connesse alla creazione di una base imponibile consolidata (utili imponibili) per le attività delle società a livello di UE sarà quindi di fondamentale importanza per le future SE.


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