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MEMO/02/296

Bruxelles, 16 dicembre 2002

Dati e cifre sul commercio di prodotti agricoli dell'UE: apertura al commercio e ai paesi in via di sviluppo

    L'UE e il commercio di prodotti agricoli

L'UE è aperta al commercio dei prodotti agricoli

Dopo l'ultimo ciclo di negoziati commerciali dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), il cosiddetto "Uruguay Round", che si è concluso nel 1995, l'UE ha continuato ad aprire il suo mercato alle importazioni di prodotti agricoli dai paesi terzi riducendo, conformemente agli impegni assunti nel 1995, il livello dei dazi e del sostegno interno/all'esportazione concesso ai prodotti agricoli. L'UE ha inoltre concluso vari accordi bilaterali di libero scambio e diverse intese commerciali preferenziali che hanno procurato notevoli vantaggi ai paesi terzi, in particolare ai paesi in via di sviluppo.

Principali caratteristiche del commercio di prodotti agricoli dell'UE:

  • l'UE è il primo importatore mondiale di prodotti agricoli - 60 miliardi di USD nel 2001(1).

  • L'UE è il primo importatore mondiale di prodotti agricoli dai paesi in via di sviluppo: le sue importazioni equivalgono a quelle di Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia e Nuova Zelanda considerate globalmente.

      Tabella 1. Confronto tra le importazioni agricole dei paesi industrializzati nel 2001

Paesi

Importazioni 2001Posizione
UE37 7611
Stati Uniti22 4122
Giappone12 3653
Canada2 3044
Australia9455

Fonte: COMEXT per l'UE, COMCOMMERCIO per gli altri paesi.

  • L'UE assorbe l'85% circa delle esportazioni agricole africane e il 45% di quelle dell'America latina.

  • L'UE è il primo importatore di prodotti agricoli dai paesi più poveri (paesi meno sviluppati PMS).

  • L'UE è un importatore netto di prodotti agricoli. Nel 2001, le sue importazioni di prodotti agricoli hanno superato le esportazioni di 6,5 miliardi di USD. Gli Stati Uniti, invece, sono esportatori netti di prodotti agricoli.

    Commercio di prodotti agricoli e paesi in via di sviluppo

  • Come si evince da una recente relazione della Banca mondiale, i paesi in via di sviluppo che hanno registrato una certa crescita negli ultimi anni si distinguono dagli altri soprattutto per il fatto che sono riusciti a inserirsi nei mercati dei manufatti, cioè nei settori industriali alla base dell'espansione.

  • Da qualche anno a questa parte i paesi in via di sviluppo, che esportavano principalmente prodotti di base, hanno aumentato progressivamente le loro esportazioni di beni non agricoli. I manufatti costituiscono attualmente almeno il 70% delle loro esportazioni. Gli scambi di tessili e di capi di abbigliamento (12%) hanno superato il commercio di prodotti agricoli (10% circa del commercio totale dei paesi in via di sviluppo).

  • L'Uruguay Round ha offerto nuove e importanti opportunità ai paesi in via di sviluppo. Dalle statistiche dell'OMC risulta che tra il 1993 e il 1998 i paesi in via di sviluppo hanno rappresentato quasi metà (47 miliardi di USD) dell'incremento del commercio agricolo (circa 100 miliardi di USD). Nello stesso periodo, le loro esportazioni sono aumentate del 72%, passando da 120 a 167 miliardi di USD.

  • L'UE ha dato un notevole contributo a questa espansione. Dopo la conclusione dell'Uruguay Round, le importazioni agricole dai paesi in via di sviluppo nell'UE sono continuate ad aumentare, con tassi annuali di crescita del 5% nel periodo 1996-2001 contro il 3% nel periodo 1990-1995.

  • L'OMC consente ai paesi in via di sviluppo di mantenere livelli considerevoli di protezione tariffaria. Tutti i membri dell'OMC hanno accettato di consolidare i loro dazi dopo l'Uruguay Round. Questo principio di base del GATT garantisce la prevedibilità a tutti gli esportatori e contribuisce a scongiurare i conflitti commerciali.

  • I dazi consolidati dei paesi in via di sviluppo per i prodotti agricoli sono molto elevati, in quanto superano il 100%, in media, in India e Tunisia, l'80% in Colombia, Bangladesh e Romania e il 30% in Argentina e Brasile, paesi estremamente competitivi per quanto riguarda il commercio di prodotti agricoli, che dispongono quindi di un ampio margine di manovra, poiché anche se applicano dazi più bassi, possono sempre innalzarli al livello dei loro dazi consolidati. Pur essendo inferiori alle aliquote consolidate, i dazi effettivamente applicati nei paesi in via di sviluppo risultano comunque molto elevati rispetto a quelli dei paesi industrializzati (media del 65% in Egitto, 32% in Thailandia e oltre il 25% in Mali o in Bangladesh).

  • Per quanto riguarda il sostegno interno, l'Uruguay Round ha concesso ai paesi in via di sviluppo una certa flessibilità in termini di sovvenzioni agricole. L'accordo stabilisce un massimale entro il quale le sovvenzioni non possono essere oggetto di riduzioni in sede di OMC. Queste sovvenzioni possono arrivare al 10% del valore della produzione, cioè più del doppio del livello applicato ai paesi industrializzati.

  • I negoziati attualmente in corso vengono condotti sulla base dei livelli consolidati dei dazi, il che favorisce i paesi in via di sviluppo i quali hanno consolidato i loro dazi ad un livello elevato.

  • La sicurezza alimentare è un problema strutturale comune a molti paesi in via di sviluppo, causato più dalla povertà e dalla mancanza di risorse che dalle pratiche commerciali sleali. Il contribuito del commercio può essere positivo o negativo a seconda delle condizioni di ciascun paese e della misura in cui questi aspetti vengono presi in considerazione nelle norme multilaterali. È indispensabile quindi inserire la sicurezza alimentare nell'agenda Sviluppo di Doha.

Riconoscendo che occorre offrire una maggiore flessibilità ai paesi in via di sviluppo, la Commissione propone di creare un meccanismo di sicurezza alimentare ("food security box") per consentire a questi paesi di:

  • ridurre e rallentare la liberalizzazione dei loro mercati, che sarebbe scaglionata su 10 anni per i paesi in via di sviluppo e su 6 anni per i paesi industrializzati;

  • tutelare i loro mercati per i prodotti alimentari sensibili utilizzando uno speciale strumento di salvaguardia;

  • sostenere in modo più flessibile i loro settori agricoli a fini di sicurezza alimentare e di sviluppo.

      Apertura dei mercati

I principali elementi dell'accesso al mercato sono il livello dei dazi, l'esistenza di picchi tariffari, l'aumento dei dazi e l'esistenza di contingenti. La posizione dell'UE in merito a tutti questi elementi ne conferma l'impegno a liberalizzare il commercio di prodotti agricoli:

    Dazi

  • Per analizzare correttamente i dazi dell'UE, si deve tener conto dell'effetto dell'accesso preferenziale per i paesi in via di sviluppo. Fra tutti i paesi industrializzati, infatti, l'UE è quella che concede di gran lunga il più alto livello di accesso preferenziale.

  • L'UE ha continuato a ridurre i suoi dazi sin dalla fine dell'Uruguay Round. Quando gli Stati Uniti affermano che la nostra media tariffaria è del 30%, noi controbattiamo con una cifra circa tre volte inferiore in termini reali.

  • 142 paesi in via di sviluppo beneficiano di preferenze ampliate dell'UE nell'ambito del "sistema rafforzato di preferenze generalizzate" (SPG). 77 paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) usufruiscono inoltre di un accesso preferenziale al mercato dell'UE (più dell'80% delle esportazioni africane entra nell'UE con aliquote preferenziali o nulle). L'UE ha concluso accordi di libero scambio con vari paesi in via di sviluppo (Messico, Sudafrica e paesi mediterranei). A causa di questo accesso preferenziale, il livello delle esportazioni di questi paesi nell'UE è nettamente superiore a quello degli altri membri del Quad (cfr. tabella 1).

  • L'UE ha ridotto unilateralmente i dazi applicati ai paesi più poveri. L'iniziativa "Tutto fuorché le armi" concede ai 49 paesi più poveri di accedere al mercato UE in esenzione da dazi e contingenti, anche per prodotti sensibili quali le carni bovine, i prodotti lattiero-caseari e gli ortofrutticoli. Questi paesi possono quindi esportare beni che prima non esportavano affatto, o solo in quantità limitate (esportazioni di zucchero dal Sudan, di pomodori dal Senegal, ecc.).

    Picchi tariffari

  • Il 10% circa di tutte le linee tariffarie agricole è soggetto a picchi tariffari, che riguardano un numero limitato di prodotti agricoli (carni bovine e di agnello, prodotti lattiero-caseari, zucchero, ecc.). Va sottolineato inoltre che la maggior parte dei paesi in via di sviluppo non è soggetta a questi picchi sul mercato comunitario, dove gode di un accesso preferenziale (sistema di preferenze generalizzate, "Tutto fuorché le armi" accordo di Cotonou con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, accordi mediterranei, ecc.).

    Aumento dei dazi

  • Si tratta di un problema reale in termini di sviluppo, poiché l'aumento dei dazi sui prodotti agricoli trasformati incoraggia i paesi in via di sviluppo, segnatamente quelli meno progrediti, ad esportare le materie prime senza valore aggiunto, il che rende estremamente difficile sfruttare la dinamica di industrializzazione e di sviluppo che accompagna la trasformazione dei prodotti agricoli di base. L'aumento dei dazi sul mercato dell'UE non è un problema per questi paesi più poveri, esentati dai dazi grazie all'iniziativa "Tutto fuorché le armi"

  • L'UE non ricorre spesso all'aumento dei dazi, e quindi ha una struttura tariffaria molto meno progressiva di quella di paesi quali il Giappone e il Canada .

  • Il considerevole aumento dei dazi nei paesi in via di sviluppo, in particolare l'Egitto e l'India, ha effetti particolarmente pregiudizievoli, poiché il 40% delle esportazioni dei paesi in via di sviluppo è destinato ad altri paesi in via di sviluppo. Paesi asiatici quali la Cina, la Malaysia o le Filippine risentono direttamente del forte aumento dei dazi su alcuni mercati di questo continente.

  • Il commercio di prodotti agroalimentari è uno dei settori più dinamici del commercio mondiale. A lungo termine, quindi, è importante frenare l'aumento dei dazi sui prodotti di particolare interesse per i paesi in via di sviluppo.

    Contingenti

  • Anzitutto, occorre chiarire che dopo l'Uruguay Round non sono più stati applicati contingenti agli scambi di prodotti agricoli né dall'UE né dagli altri membri. Ora come ora, sussistono solo i "contingenti tariffari" applicati dall'UE e dagli altri partner dell'OMC nel settore agricolo, che non sono contingenti, poiché un contingente limita le importazioni entro un certo quantitativo. I contingenti tariffari non limitano il commercio, ma consentono importazioni con un dazio favorevole entro certi limiti al di là dei quali le importazioni sono illimitate, anche se soggette a dazi più elevati.

  • L'UE applica 87 contingenti tariffari (CT) aperti a seguito dell'Uruguay Round.

  • I contingenti tariffari sono gestiti dalla Commissione europea in modo del tutto trasparente secondo la regola "primo arrivato, primo servito" (20 CT su 87) oppure sulla base di licenze (44 CT) o delle importazioni tradizionali (22 CT).

  • Sebbene l'UE applichi norme chiare e trasparenti in materia di contingenti tariffari, i paesi terzi ne hanno usato ogni anno solo il 67% circa.

  • Grazie alle iniziative "Tutto fuorché le armi" e SPG dell'UE e agli altri regimi preferenziali (senza CT), i contingenti tariffari non riguardano i paesi meno sviluppati e incidono in misura minore su molti altri paesi in via di sviluppo. Per alcuni prodotti, come le banane, si è instaurato un sistema di contingenti principalmente per tutelare gli interessi di determinati esportatori tradizionali dei paesi in via di sviluppo.

    Misure non tariffarie

  • Il commercio di prodotti agricoli è spesso soggetto, in un modo o nell'altro, a misure non tariffarie volte a tutelare la salute degli esseri umani, la biodiversità o l'ambiente. Pur non essendo applicate da tutti i paesi, queste misure incidono comunque su almeno il 40% del commercio di prodotti agricoli.

  • Secondo uno studio recente(2), queste misure riguardano in particolare le esportazioni dei paesi meno sviluppati (quasi il 40% delle loro esportazioni di prodotti agricoli, cioè il doppio della percentuali per i paesi industrializzati o per gli altri paesi in via di sviluppo). L'UE non è assolutamente la principale utilizzatrice di queste misure, applicate prevalentemente dall'America latina (90% in media delle sue importazioni di prodotti agricoli), dal Giappone (80%), dall'Australia e dalla Nuova Zelanda (70%), dagli Stati Uniti (60%) e dal Canada (50%). Le misure riguardano solo il 25% delle importazioni dell'UE.

  • Molte di queste misure rispecchiano una sincera volontà di tutelare la salute degli esseri umani e l'ambiente. Desta però preoccupazione la loro diffusione in paesi che sono spesso gli unici ad applicare determinati tipi di misure.

L'UE, tuttavia, si è impegnata ad aprire ulteriormente il suo mercato agricolo proponendo al tempo stessa un'equa ripartizione degli oneri tra tutti i paesi industrializzati.

La Commissione propone(3):

  • una riduzione del 36% dei dazi medi e un minimo del 15% per linea tariffaria;

  • che tutti i paesi industrializzati e tutti i paesi in via di sviluppo progrediti concedano l'accesso ai loro mercati in esenzione da dazi e contingenti per tutte le importazioni dai paesi meno sviluppati (PMS) e assumano un impegno in tal senso alla conferenza ministeriale di Cancun;

  • che sia concessa l'esenzione dai dazi almeno al 50% delle importazioni agricole dei paesi industrializzati dai paesi in via di sviluppo;

  • che si definisca una serie di norme e discipline per aumentare la trasparenza, l'affidabilità e la sicurezza della gestione dei contingenti tariffari;

  • che i paesi industrializzati riducano l'aumento dei dazi sui prodotti di particolare interesse per i paesi in via di sviluppo;

  • che si mantenga un considerevole sostegno di bilancio alle misure di assistenza tecnica connesse al commercio;

  • di chiarire l'uso delle misure cautelari.

      Riduzione del sostegno all'esportazione

    Sovvenzioni all'esportazione: la politica dell'UE è chiara

    • Le sovvenzioni all'esportazione sono l'unica forma di sostegno all'esportazione comunicata, quantificata e ridotta in modo trasparente nell'ambito dell'Uruguay Round. L'UE ha mantenuto l'impegno assunto in tale occasione riducendo progressivamente il livello delle sue sovvenzioni all'esportazione, che sono diminuite in misura considerevole (dal 25% del valore delle esportazioni di prodotti agricoli nel 1992 al 5,2% nel 2001). Nel 2001, la spesa per le restituzioni all'esportazione è ammontata a 2,763 miliardi di euro (contro 10 miliardi di euro nel 1991).

    • La spesa iscritta nel bilancio dell'UE per le restituzioni all'esportazione è scesa dal 29,5% del valore delle esportazioni nel 1991 al 7,5% nel 2001.

      Sovvenzioni all'esportazione: spauracchio o capro espiatorio?

    • Va sottolineato che l'UE applica i prezzi mondiali alle sue esportazioni sui mercati internazionali. Questi prezzi, tuttavia, non sono fissati dall'UE, ma dipendono dalle condizioni del mercato mondiale dominato, per quanto riguarda le colture necessarie alla sicurezza alimentare, dai principali paesi industrializzati esportatori come gli Stati Uniti, dove beneficiano di ingenti pagamenti compensativi, e alcuni dei paesi del gruppo di Cairns.

    • L'UE ha reagito ogniqualvolta le sue esportazioni hanno avuto effetti negativi, come è successo negli anni '80 nell'Africa occidentale a causa delle carni bovine. L'UE ha abolito le sovvenzioni per determinati prodotti, ma l'esperienza insegna che quando si l'UE si ritira da un mercato viene spesso sostituita dai prodotti di altri paesi industrializzati ugualmente competitivi, a prescindere dal fatto che beneficino o meno di sovvenzioni. Non bisogna esagerare, quindi, l'effetto sullo sviluppo dell'abolizione delle sovvenzioni all'esportazione.

      Il calo dei prezzi dei prodotti di base è iniziato già da molto tempo

    • Il sostegno all'esportazione dell'UE non ha provocato il calo dei prezzi dei prodotti di base, il cui andamento nei settori agricolo e industriale è negativo più o meno dall'epoca delle prime statistiche. L'indice dei prezzi dei prodotti di base agricoli, ad esempio, è calato di oltre il 50% dal 1960 ad oggi.

    • Diverse analisi economiche dimostrano che questo calo a lungo termine dei prezzi dei prodotti di base è dovuto principalmente alla diminuzione delle spese di trasporto, all'incremento della produttività e ad una produzione mondiale eccedentaria, e non alle sovvenzioni, e si è verificato anche per i prodotti di base non agricoli. Il fenomeno riguarda sia i prodotti di base non sovvenzionati che quelli beneficiari di un sostegno. Il crollo più catastrofico degli ultimi anni riguarda il caffè, un prodotto a cui nessun paese in via di sviluppo eroga sovvenzioni.

    • Da una relazione dell'OCSE risulta che l'abolizione delle sovvenzioni non modificherebbe in misura considerevole i prezzi mondiali delle colture e della carne (1-2%), anche se non è escluso un impatto più pronunciato sui prezzi di determinati prodotti lattiero-caseari.

      Anche altre forme di sostegno incidono sulle esportazioni

    • Alcuni membri dell'OMC applicano crediti all'esportazione che beneficiano di pubblico sostegno ad una parte considerevole del loro commercio per conquistare una quota di mercato nei paesi in via di sviluppo. Secondo uno studio dell'OCSE, nel 1998 gli Stati Uniti hanno utilizzato circa 4 miliardi di USD di crediti all'esportazione ufficialmente sostenuti dallo Stato. Queste pratiche, che falsano considerevolmente gli scambi, dovrebbero essere disciplinate come le altre forme di sovvenzioni all'esportazione.

    • Occorre inoltre regolamentare le pratiche in materia di prezzi delle imprese commerciali pubbliche a cui il governo ha concesso diritti o privilegi speciali. Durante gli attuali negoziati dell'OMC si dovrà discutere di queste pratiche, quali le sovvenzioni incrociate e il livellamento dei prezzi, che non sono conformi alle pratiche commerciali.

    • Anche l'esportazione delle eccedenze agricole al di fuori degli aiuti alimentari può avere ripercussioni negative sulle colture necessarie alla sicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo. Gli Stati Uniti, infatti, concedono più aiuti alimentari quando i prezzi sono bassi e meno aiuti alimentari quando i prezzi sono alti.

    • I prezzi statunitensi di alcuni prodotti di base agricoli scendono a livelli artificialmente bassi a causa del sistema dei pagamenti compensativi, che garantisce agli agricoltori un reddito minimo indipendentemente dal prezzo a cui hanno venduto le merci. Per di più, i prezzi mondiali si basano spesso sui prezzi statunitensi ridotti artificialmente, per cui il sistema dei pagamenti compensativi contribuisce più delle restituzioni dell'UE a far scendere i prezzi mondiali di molti prodotti di base.

L'UE ha rispettato gli impegni assunti durante l'Uruguay Round per quanto riguarda le sovvenzioni all'esportazione e continuerà a ridurle in misura significativa. Essa ritiene tuttavia che sia necessario disciplinare tutte le forme di sostegno all'esportazione.

La Commissione propone:

  • una forte riduzione media del volume delle sovvenzioni all'esportazione e un taglio medio del 45% per quanto riguarda gli esborsi di bilancio;

  • l'abolizione di tutte le restituzioni all'esportazione per determinati prodotti chiave (frumento, semi oleosi, olio d'oliva e tabacco), purché i prodotti in questione non beneficino di altre forme di sovvenzioni all'esportazione di altri membri dell'OMC;

  • un pari trattamento per tutte le forme di sostegno all'esportazione:

 - disciplinando rigorosamente i crediti all'esportazione;

 - riservando gli aiuti alimentari per categorie vulnerabili ben definite, le emergenze e le crisi umanitarie;

 - imponendo discipline alle imprese commerciali di Stato.

    Ridurre il sostegno interno che falsa il commercio

Il sostegno interno al settore agricolo: una scelta politica

  • La struttura e l'efficienza del settore agricolo variano considerevolmente da un paese all'altro. Il carattere variabile della produzione agricola nuoce inoltre alla stabilità del mercato. Oltre a giustificare gli interventi, ciò spiega perché la maggior parte dei paesi di tutto il mondo abbia preso misure volte a sostenere il settore e a stabilizzare i propri mercati agricoli. I metodi di protezione dipendono soprattutto dalle strutture agricole interne, quali le dimensioni e l'efficienza delle aziende agricole, e dai fondi disponibili. I responsabili politici dei paesi in via di sviluppo dove le risorse sono più limitate ricorrono più spesso alla protezione delle frontiere.

  • L'agricoltura e lo sviluppo rurale frenano considerevolmente lo spopolamento e l'abbandono delle terre nelle zone rurali svantaggiate. Senza una politica agricola attiva, molte di queste zone dovrebbero far fronte a gravi problemi economici, sociali e ambientali in Europa, negli Stati Uniti, in Giappone, in India e in altri paesi con livelli di sviluppo diversi.

  • Secondo uno studio recente dell'FMI (4), abolendo il sostegno interno e tutti i dazi nel settore agricolo a livello internazionale si favorirebbero i grossi produttori dei paesi industrializzati e diversi produttori dei paesi in via di sviluppo più progrediti (Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Brasile e Argentina), aumentando però l'insicurezza alimentare e la povertà rurale in molti paesi in via di sviluppo e in molti paesi industrializzati. I vantaggi dei paesi in via di sviluppo sarebbero modesti e concentrati in America latina e in alcuni paesi dell'Africa subsahariana, dove rappresenterebbero lo 0,3-0,6 % del PIL.

  • I problemi dell'agricoltura sono aumentati sia in Europa che in altri paesi. Si sta dando sempre maggiore importanza alla sicurezza alimentare e alla tutela dell'ambiente e si chiedono prodotti alimentari qualitativamente superiori. Fra le priorità attuali figurano inoltre la tutela dell'ambiente rurale e la salvaguardia dei paesaggi tradizionali. Il mercato non può bastare a garantire l'offerta di questi beni pubblici, o perlomeno non ad un livello accettabile.

  • Ciò spiega la politica adottata dall'UE, che ha scelto di fornire sostegno ai suoi agricoltori al fine di garantire un'agricoltura sostenibile nella Comunità, tenendo conto di criteri non solo economici, ma anche sociali e ambientali.

    … all'insegna del commercio leale

  • L'UE ritiene che il sostegno ai suoi agricoltori sia compatibile con l'impegno di ridurre notevolmente il sostegno interno fonte di distorsioni commerciali, poiché non tutte le forme di sostegno interno falsano gli scambi. Tale sostegno è già stato fortemente ridotto, e scenderà a livelli ancora più bassi conformemente alle attuali proposte di revisione intermedia della PAC. Riducendo le sovvenzioni direttamente legate alla produzione, l'UE pagherebbe di più per curare aspetti non commerciali quali la salvaguardia e il miglioramento dell'ambiente rurale, pur garantendo agli agricoltori un livello minimo di reddito.

  • La recente decisione del Consiglio europeo di fissare un tetto per la spesa dell'UE per i prossimi 10 anni dovrebbe essere accolta favorevolmente dai paesi terzi. Dopo l'ampliamento, infatti, gli stessi pagamenti complessivi saranno suddivisi tra più agricoltori (+56%) in una zona agricola più vasta (+29%).

  • Questa posizione è in netto contrasto con quella degli Stati Uniti, dove la legge agricola (US Farm Bill) ha aumentato la spesa agricola in misura stimata al 70%.

      Tabella 3: Aumento degli agricoltori, della superficie agricola e delle aziende agricole dopo l'ampliamento dell'UE

Agricoltori (000)

Superficie agricola (000 ha)Aziende agricole (000)Aziende agricole medie (ha)
10 paesi candidati3 80038 5005 2007
UE 156 800132 0007 00019
Aumento56%29%74%

 Fonte: Commissione europea

    Sostegno interno: l'UE e gli Stati Uniti

  • È molto difficile confrontare il sostegno interno dell'UE con quello degli Stati Uniti, che ha una struttura totalmente diversa. Il principale indicatore dell'OCSE è il cosiddetto "equivalente delle sovvenzioni al produttore"(5) (PSE), che nel 2000 è stato pari a 49 miliardi di USD negli Stati Uniti e a 90 miliardi di USD nell'UE. L'OCSE calcola inoltre i dati "per agricoltore a tempo pieno": 20 000 USD negli Stati Uniti e 14 000 USD nell'UE. Un indicatore globale di sostegno molto importante, ma meno citato, è il costo pro capite per i cittadini della politica agricola nazionale (stima del sostegno totale, TSE(6)), pari a 338 USD/anno per gli Stati Uniti e a 276 USD/anno per l'UE.

  • La produzione dei settori agricoli dell'UE e degli Stati Uniti è praticamente equivalente: circa 190 miliardi di USD nel 2000.

      Principali differenze tra l'UE e gli Stati Uniti:

  • estensione delle terre: la superficie agricola dell'UE si estende solo su 134 milioni di ha, pari a un terzo di quella degli Stati Uniti (tre volte più produttiva), dove l'attività agricola interessa 425 milioni di ha;

  • numero di aziende agricole: il settore agricolo dell'UE sostiene oltre 7 milioni di aziende agricole, tre volte e mezzo quelle degli Stati Uniti (2 milioni).

  • Le dimensioni e il numero delle aziende agricole rappresentano quindi la differenza principale, poiché le aziende agricole dell'UE sono più numerose e più piccole. Ciò giustifica l'importante funzione sociale della politica agricola comune, che sostiene le piccole comunità rurali.

Tabella 3: Struttura agricola Stati Uniti-UE

Stati Uniti

UE
Produzione (valore alla produzione)OCSE oecd

Numero di aziende agricole (1996)es

Superficie agricola utile ("SAU" 1997)es

Dimensioni medie delle aziende agricole

Stima sostegno totale TSE (2000)oecd

TSE pro capite OCSE

TSE in % del PIL OCSE

Stima sostegno al produttore PSE (2000) oecd

Equivalente PSE / agricoltore a tempo pieno oecd

190 miliardi di USD

2 058 000 aziende

425 milioni di ha

207 ha

92,3 miliardi di USD

338 USD

0,92 %

49,0 miliardi di USD

20 000 USD / agricoltore

197 miliardi di USD

7 370 000 aziende

134 milioni di ha

18 ha

103,5 miliardi di USD

$ 276

1,32 %

90,2 miliardi di USD

14 000 USD / agricoltore

oecd = dati OCSE per il 2000; es = dati Eurostat

La Commissione propone di:

  • ridurre del 55% le sovvenzioni variabili denominate "amber box" (la forma di sostegno che falsa maggiormente il commercio), partendo dagli impegni assunti nell'ultimo ciclo di negoziati;

  • definire un sostegno interno non destinato ad un prodotto specifico, quali misure non connesse al tipo o al volume di produzione, ai prezzi o ai fattori di produzione utilizzati;

  • abolire la deroga "de minimis" per i paesi industrializzati (una disposizione dell'accordo sul sostegno interno che permette di non tener conto di determinate sovvenzioni. In un paese industrializzato extra-UE membro dell'OMC, ciò potrebbe equivalere a 20 miliardi di USD.)

    Altri dati

  • Niente tariffe sleali! Il modo in cui le misure non tariffarie (ad esempio, i contingenti) sui prodotti agricoli sono state trasformate in dazi e in contingenti tariffari nell'ambito dell'Uruguay Round è stato aspramente criticato. I paesi industrializzati, tra cui l'UE, sono stati accusati di utilizzare questo processo per aumentare artificialmente le loro misure protezionistiche, basando i calcoli su prezzi mondiali gonfiati. Di conseguenza le riduzioni medie del 36% dei dazi ottenute durante l'Uruguay Round sarebbero state annullate, almeno in parte, dal precedente aumento del livello di protezione.

    • Il modo in cui sono stati fissati i dazi non è più in discussione. È inevitabile che un'operazione come la conversione degli ostacoli non tariffari in dazi sia oggetto di critiche, poiché richiede una scelta che comunque può essere solo ad hoc. Ciò che importa è che si è instaurato un sistema commerciale molto più trasparente e meno falsato di quello precedente. Come tutti gli altri partner commerciali, l'UE applica attualmente alle sue frontiere dazi o contingenti tariffari. Per di più, l'UE ha rispettato pienamente gli impegni assunti per quanto riguarda la conversione e la riduzione tariffarie. Se non l'avesse fatto, sarebbe stata avviata la procedura di risoluzione delle controversie dell'OMC, poiché la procedura di conversione in dazi fa parte integrante degli accordi dell'Uruguay Round. Invece, non è stato creato alcun panel su questo argomento.

    • Un sostegno interno a favore dell'agricoltura non significa necessariamente che i consumatori debbano pagare i prodotti alimentari a prezzi più elevati: la parte della materia prima agricola nel prezzo al dettaglio dei prodotti alimentari finiti è compresa tra il 15% e il 20%. Questa percentuale diminuisce a mano a mano che aumenta il livello di trasformazione. Un paniere rappresentativo di prodotti agricoli è un hamburger contenente manzo, frumento, prodotti lattiero-caseari e ortaggi. Il prezzo di un hamburger standard fatto con ingredienti acquistati sui mercati locali è stato pubblicato di recente nella rivista The Economist, che indica 2,36 USD per la zona euro "protetta e caratterizzata da prezzi elevati", contro ben 2,49 USD per gli Stati Uniti, teoricamente più liberalizzati!

    • L'agricoltura non è un settore privilegiato nell'UE: nel 1998, il reddito medio del settore agricolo (comprese la pesca e la silvicoltura) nell'UE era di 14 870 euro contro 28 245 euro per un dipendente del terziario e 33 753 euro per un lavoratore industriale non specializzato. Anche se la media del reddito agricolo varia più che negli altri settori (poiché dipende in larga misura dal tipo e dalle dimensioni dell'azienda), questi dati dimostrano che nel complesso non si tratta assolutamente di una categoria privilegiata. Per di più, gli aiuti diretti che ricevono gli agricoltori costituiscono una compensazione per la diversa politica adottata nei loro confronti, che altrimenti ne avrebbe ridotto drasticamente il reddito. In futuro, questi pagamenti saranno subordinati ad una stretta osservanza di obblighi quali la gestione efficiente del paesaggio e la tutela dell'ambiente.

    • Le mucche dell'UE ricevono più di 2 dollari al giorno Questo fatto distoglie l'attenzione dal vero problema: non si tratta di definire in che misura un paese sostenga il suo settore agricolo, ma quale parte di questo sostegno provochi distorsioni commerciali. Togliere il lavoro ad una massiccia percentuale di agricoltori europei non servirebbe né a nutrire i milioni di africani minacciati da una crisi alimentare né a migliorare le prospettive dei poveri agricoltori che cercano di esportare nel nostro mercato! Il sistema dell'UE mira a proteggere i piccoli produttori lattiero-caseari delle regioni periferiche. Eliminando il sostegno all'industria lattiero-casearia si consoliderebbe l'agricoltura intensiva nelle zone più produttive dell'Unione e si condannerebbero al fallimento i piccoli produttori, senza vantaggi immediati per i paesi terzi.

    • Va osservato che gli aiuti dell'Unione europea e dei suoi membri ai paesi in via di sviluppo superano quelli di tutte le altre regioni del mondo considerate globalmente. Pur mantenendo la coerenza tra politiche di sviluppo e politiche agricole, è importante distinguere i vari tipi di distorsioni commerciali che possono essere provocati dalle politiche agricole. Uno dei principali effetti della riforma della politica agricola comune proposta dalla Commissione è proprio quello di ridurre gli elementi fonte di distorsioni commerciali.

      (1)Fonte: Comext

      (2)I dati contenuti nella presente sezione provengono da uno studio del CEPII intitolato "A first assessment of environment-related trade barriers", Fontagné et all, 2001, CEPII Working Paper, 2001-10.

      (3)Fatta salva l'approvazione del Consiglio dei ministri dell'UE..

      (4)FMI, World Economic Outlook, settembre 2002, "How do industrial country agricultural policies affect developing countries?

      (5)Secondo l'OCSE, il PSE indica il valore dei trasferimenti lordi dai consumatori e dai contribuenti ai produttori agricoli dovuti a misure politiche, indipendentemente dagli obiettivi o dall'impatto (OCSE,1999). Le componenti sono due: il sostegno al prezzo di mercato equivale alla differenza tra il prezzo del prodotto nel paese e il prezzo sul mercato mondiale moltiplicata per il valore, che si considera pagata dal consumatore. A ciò si aggiungono i pagamenti diretti, a carico del contribuente. Il PSE è stato creato per poter confrontare più agevolmente il sostegno concesso nei vari paesi, ma viene spesso criticato perché non comprende i pagamenti diretti di alcuni membri dell'OCSE.

      (6)Nella stima del sostegno totale rientrano misure quali il sostegno alla commercializzazione e tutti i tipi di aiuti alimentari, di cui gli agricoltori statunitensi beneficiano in larga misura ma che sono esclusi dal calcolo del sostegno agricolo in termini di PSE.


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