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La Commissione  europea ha deciso di prorogare di sei  mesi, ossia fino al 1o
luglio 1997,  l'accordo Andreatta-Van  Miert concluso  alla fine  del 1993  e
finalizzato  alla  progressiva  riduzione  dell'indebitamento  della  holding
pubblica IRI nonché alla privatizzazione delle sue  diverse affiliate. Si era
convenuto  infatti  che  tale processo  di  riduzione  dell'indebitamento  si
concludesse  entro  il 1996,  fatta salva  un'eventuale proroga  tenuto conto
della situazione del mercato.

La  proroga accordata  in  data odierna  è subordinata  al rispetto  da parte
delle autorità italiane dei seguenti impegni:

     - la  privatizzazione della società  Autostrade entro  il mese di giugno
       1997: tale  società, il cui capitale è  detenuto per il 20% dall'IRI e
       per l'80%  da Fintecna (100%),  presenta un indebitamento  finanziario
       di 5 165 miliardi di lire;

     - la  privatizzazione di  Finmare  (trasporto marittimo),  posseduta  al
       100% dall'IRI e con  un livello di indebitamento di 1 136  miliardi di
       lire, nonché la vendita di partecipazioni di minoranza  tra cui quella
       nella banca di Roma (l'IRI possiede il 35% del capitale della  holding
       che controlla la Banca di Roma e il 14% della Banca di Roma stessa);

     - la  vendita  di  Stet  Telecomunicazioni  al  Tesoro   per  un  valore
       contabile di circa 11 200 miliardi di lire;

     - la privatizzazione della  Seat (gruppo Stet), il cui valore  è stimato
       in 3 200 miliardi di lire, nei primi mesi del 1997.

Il  rispetto  di  tali  impegni  permetterebbe  all'IRI  di  ridurre  il  suo
indebitamento di circa 19 000 miliardi di lire.

Si  ricorda  che la  Commissione  aveva  accettato, nel  quadro  dell'accordo
Andreatta-Van Miert, che lo Stato italiano si rendesse  garante dei debiti di
dette società in applicazione dell'articolo 2362 del Codice Civile  italiano.
Tuttavia,   secondo    la   Commissione,    la   responsabilità    illimitata
dell'azionista   unico   prevista  da   detto   articolo   costituiva,  nella
fattispecie, un  aiuto  da  parte  dello  Stato. Per  tale  motivo  lo  Stato
italiano   aveva    dovuto   impegnarsi,   in   contropartita,    a   ridurre
progressivamente  l'indebitamento di  dette  imprese  fino a  portarlo  ad un
livello  accettabile  per  un investitore  privato  operante  in  economia di
mercato.  Una  volta operato  tale  risanamento,  il governo  italiano  dovrà
ridurre  la sua  partecipazione al  capitale di  qualsiasi società  di cui il
Tesoro detenga la totalità  delle azioni in modo da  escludere, per qualsiasi
eventuale nuovo  debito,  la responsabilità  illimitata dell'azionista  unico
prevista dall'articolo 2362 del Codice Civile italiano.

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