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Commissione europea - Comunicato stampa

Il commissario Vella convoca un vertice ministeriale sulla qualità dell'aria per il 30 gennaio e annuncia nuove misure per aiutare gli Stati membri a rispettare la legislazione ambientale

Bruxelles, 19 gennaio 2018

In un ultimo sforzo volto a individuare soluzioni per affrontare il grave problema dell'inquinamento atmosferico nell'Unione europea, il commissario europeo per l'Ambiente, Karmenu Vella, ha invitato i ministri di nove Stati membri a riunirsi a Bruxelles martedì 30 gennaio.

I nove Stati membri, ossia la Repubblica ceca, la Germania, la Spagna, la Francia, l'Italia, l'Ungheria, la Romania, la Slovacchia e il Regno Unito, sono sottoposti a procedure di infrazione per il superamento dei limiti stabiliti per l'inquinamento atmosferico. L'incontro offre agli Stati membri l'opportunità di dimostrare che adotteranno misure adeguate per correggere la situazione attuale senza indugio e nel rispetto della legislazione europea.

Il commissario Karmenu Vella ha dichiarato: "L'incontro sulla qualità dell'aria è stato convocato per tre motivi: proteggere i cittadini, chiarire che ci saranno conseguenze giuridiche se non vi sarà un miglioramento della qualità dell'aria, ricordare agli Stati membri che questa opportunità è l'ultima di una lunga, alcuni direbbero troppo lunga, serie di offerte di aiuto, consulenze e avvertimenti. La Commissione ha una responsabilità diretta nei confronti di milioni di cittadini europei — giovani e anziani, malati e sani — che risentono della scarsa qualità dell'aria. I genitori dei bambini che soffrono di bronchite o i figli di chi soffre di malattie polmonari vorrebbero vedere un miglioramento della qualità dell'aria il prima possibile. Per loro, i piani d'azione con obiettivi a 10-12 anni o i piani inefficaci sono inutili".

Come sottolineato dal presidente Juncker nel discorso sullo stato dell'Unione nel 2016, l'obiettivo è realizzare un'Europa che protegge. Ogni anno, più di 400 000 cittadini europei muoiono prematuramente a causa della cattiva qualità dell'aria e sono ancora più numerosi quelli che soffrono di malattie respiratorie e cardiovascolari provocate dall'inquinamento atmosferico. In termini economici, la cattiva qualità dell'aria costa ben oltre 20 miliardi di euro l'anno all'economia europea, a causa dell'aumento delle spese mediche e della riduzione della produttività dei lavoratori.

La Commissione intende cooperare con gli Stati membri per aiutarli a rispettare i limiti di emissione che hanno concordato di rispettare e che garantiscono la salute dei cittadini. Si tratta dei limiti di diversi inquinanti principali, vale a dire il biossido di azoto (NO2) e le polveri sottili (PM10), che avrebbero dovuto essere raggiunti rispettivamente nel 2010 e nel 2005. La Commissione si è già impegnata in intensi sforzi di sensibilizzazione e di azione politica per aiutare gli Stati membri a rispettare tali limiti. L'esempio più recente è il forum europeo Aria pulita ospitato dal commissario Vella e dal sindaco di Parigi nel novembre 2017 per individuare soluzioni efficaci nella riduzione delle emissioni. La Commissione ha inoltre avviato intensi dialoghi con gli Stati membri in occasione del riesame dell'attuazione delle politiche ambientali nel 2017, dei dialoghi specifici Aria pulita e degli incontri del gruppo di esperti sulla qualità dell'aria due o tre volte all'anno.

La gravità e l'urgenza dell'inquinamento atmosferico e la mancanza di progressi osservati in relazione ai nove Stati membri in questione richiedono risposte efficaci e tempestive. L'incontro ministeriale sulla qualità dell'aria organizzato per il 30 gennaio serve ad accertarsi che siano state adottate e attuate senza indugio ulteriori misure efficaci. Nel caso in cui non siano adottate misure adeguate, la Commissione non avrà altra scelta se non quella di procedere a un'azione legale, come ha già fatto nei confronti di altri due Stati membri, deferendo tali Stati membri alla Corte.

Nuove misure per aiutare gli Stati membri a rispettare la legislazione ambientale

La Commissione europea ha adottato oggi un piano d'azione sull'assicurazione della conformità, costituito da una serie di misure specifiche per aiutare gli Stati membri a promuovere, monitorare e far rispettare le norme ambientali dell'UE che prevengono l'inquinamento o i danni ambientali. Le norme vigenti devono essere rispettate da tutti gli operatori industriali, i servizi pubblici, gli agricoltori, i silvicoltori, i cacciatori ed altri, affinché possano godere di parità di condizioni in tutta l'UE e i cittadini europei possano disporre di acqua potabile e aria pulita, di uno smaltimento sicuro dei rifiuti e di una natura sana. Nel biennio 2018-2019 saranno attuate nove azioni specifiche. La Commissione sta inoltre istituendo un gruppo di esperti ad altro livello costituito da funzionari degli Stati membri e da reti europee di professionisti dell'ambiente per attuare con successo le azioni del piano di conformità.

Contesto

La normativa UE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa (direttiva 2008/50/CE) fissa i limiti di qualità dell'aria che non possono essere superati sul territorio dell'UE e impone agli Stati membri di limitare l'esposizione dei cittadini agli inquinanti atmosferici nocivi.

Nonostante questo obbligo, sono molti i luoghi dove la qualità dell'aria è da diversi anni un problema. In 23 dei 28 Stati membri le norme sulla qualità dell'aria non sono ancora rispettate - in totale in più di 130 città in tutta Europa.

La Commissione ha intrapreso un'azione legale contro gli Stati membri a causa della scarsa qualità dell'aria fin dal 2008, concentrandosi inizialmente sul particolato (PM10) - per il quale il termine per l'adempimento di conformità era il 2005 - e sul biossido di azoto (NO2) - per quale il termine era il 2010.

Ad oggi, l'azione legale imperniata sul NO2 riguarda 13 Stati membri, con casi d'infrazione in corso nei confronti di Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Lussemburgo.

Per quanto riguarda le polveri sottili PM10, attualmente sono in corso casi d'infrazione nei confronti di 16 Stati membri (Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Ungheria, Italia, Lettonia, Portogallo, Polonia, Romania, Svezia, Slovacchia e Slovenia) e due di questi casi (Bulgaria e Polonia) sono stati deferiti alla Corte di giustizia dell'UE. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha adottato una sentenza relativa al superamento dei limiti di PM10 in Bulgaria nell'aprile 2017.­ 

I nove Stati membri invitati all'incontro sono quelli che hanno già ricevuto un parere motivato e per cui la fase successiva nel procedimento di infrazione sarà un deferimento alla Corte di giustizia.

 

 

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Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail


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