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Commissione europea - Comunicato stampa

La Commissione europea interviene per tutelare lo Stato di diritto in Polonia

Bruxelles, 26 luglio 2017

La Commissione europea è intervenuta oggi per tutelare lo Stato di diritto in Polonia.

La Commissione ha formulato gravi preoccupazioni sulla prevista riforma del sistema giudiziario in Polonia in una raccomandazione sullo Stato di diritto indirizzata alle autorità polacche. Secondo la valutazione della Commissione la riforma in questione amplifica la minaccia sistemica allo Stato di diritto in Polonia già evidenziata nella procedura relativa allo Stato di diritto avviata dalla Commissione nel gennaio 2016. La Commissione ha invitato le autorità polacche a risolvere tali problemi entro un mese. La Commissione chiede in particolare alle autorità polacche di non adottare alcuna misura finalizzata a destituire o a costringere alle dimissioni i giudici della Corte suprema. Qualora siano adottate siffatte misure, la Commissione è pronta ad avviare immediatamente la procedura ex articolo 7, paragrafo 1[1] - un avvertimento formale dell'UE che può essere emesso dai quattro quinti degli Stati membri in sede di Consiglio dei ministri.

La Commissione ha deciso inoltre di avviare una procedura di infrazione nei confronti della Polonia per violazione del diritto dell'UE. Il collegio procederà immediatamente all'invio di una lettera di costituzione in mora non appena sia pubblicata la legge sull'organizzazione dei tribunali ordinari.

Allo stesso tempo la Commissione ribadisce la propria offerta di proseguire il dialogo costruttivo con il governo polacco.

Il presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato: "La Commissione è determinata a difendere lo Stato di diritto in tutti gli Stati membri, trattandosi di un principio fondamentale alla base dell'Unione europea. Un sistema giudiziario indipendente è un prerequisito essenziale per l'appartenenza all'Unione. L'UE non può pertanto accettare un sistema che consenta di destituire i giudici in modo arbitrario. L'indipendenza dei tribunali è alla base della fiducia reciproca tra gli Stati membri e i sistemi giudiziari. Qualora il governo polacco intenda procedere con misure che minano l'indipendenza del sistema giudiziario e dello Stato di diritto in Polonia, l'attivazione dell'articolo 7 sarà una scelta inevitabile."

Il primo vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "Le raccomandazioni che abbiamo indirizzato alle autorità polacche sono chiare. È ora di ripristinare l'indipendenza del Tribunale costituzionale e di revocare le leggi di riforma del sistema giudiziario o di renderle conformi alla costituzione polacca e alle norme europee in materia di indipendenza del sistema giudiziario. I tribunali polacchi, al pari di quelli di tutti gli Stati membri, sono tenuti a intervenire efficacemente nei casi di violazione del diritto dell'UE, agendo in tali circostanze come "giudici dell'Unione", e devono conformarsi ai requisiti di indipendenza del sistema giudiziario in linea con il trattato e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. È nostra intenzione risolvere questi problemi insieme e in modo costruttivo. La Commissione continua ad essere aperta al dialogo con le autorità polacche e accoglie con favore tutte le iniziative volte a modificare le leggi in questione in linea con le sue raccomandazioni."

1. La raccomandazione sullo Stato di diritto

La raccomandazione sullo Stato di diritto, adottata oggi, integra due precedenti raccomandazioni, adottate rispettivamente il 27 luglio e il 21 dicembre 2016, e riguarda l'assenza di una revisione costituzionale indipendente e legittima in Polonia. Al momento attuale le autorità polacche non sono intervenute per risolvere gli aspetti problematici indicati nelle prime due raccomandazioni. Dette autorità hanno inoltre adottato ulteriori misure che aggravano le preoccupazioni sull'indipendenza del sistema giudiziario e aumentano in modo significativo la minaccia sistemica allo Stato di diritto in Polonia.

La raccomandazione della Commissione sullo Stato di diritto inviata oggi alla Polonia riguarda quattro nuovi atti legislativi adottatidal parlamento polacco e che, secondo la valutazione della Commissione, aumenteranno la minaccia sistemica allo Stato di diritto: la legge sulla Corte suprema, la legge sul Consiglio nazionale della magistratura (sulle quali il presidente della Repubblica ha messo il veto il 24 luglio), la legge sull'organizzazione dei tribunali ordinari (firmata dal presidente della Repubblica il 25 luglio, in attesa di pubblicazione ed entrata in vigore) e la legge sulla scuola nazionale della magistratura (già pubblicata e in vigore dal 13 luglio). Tali leggi, nella loro forma attuale, comprometteranno in modo strutturale l'indipendenza del sistema giudiziario in Polonia, con un forte e immediato impatto negativo sul funzionamento indipendente del sistema giudiziario.

In particolare, la destituzione di giudici della Corte suprema aggraverà in modo serio la minaccia sistemica allo Stato di diritto. La Commissione chiede pertanto alle autorità polacche di non adottare alcuna misura finalizzata a destituire o a costringere alle dimissioni i giudici della Corte suprema. In caso di adozione di tali misure da parte delle autorità polacche, la Commissione è pronta ad attivare il meccanismo di cui all'articolo 7, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea.

Sulla base della sua raccomandazione sullo Stato di diritto la Commissione invita il governo polacco a risolvere i problemi individuati nella raccomandazione entro un mese e a informarla delle misure adottate in tal senso.

2. Procedura di infrazione sulla base del diritto dell'UE

Il collegio dei commissari ha inoltre deciso di predisporre una procedura d'infrazione per possibile violazione del diritto dell'UE. Il collegio è pronto a inviare una lettera di costituzione in mora in relazione alla legge sull'organizzazione dei tribunali ordinari all'atto della pubblicazione ufficiale di quest'ultima. La principale preoccupazione di natura giuridica sollevata dalla Commissione fa riferimento alla discriminazione di genere derivante dall'introduzione di una differente età pensionabile per i magistrati donna (60 anni) e uomo (65 anni), in violazione dell'articolo 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e della direttiva 2006/54 sulla parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. Nella lettera di costituzione in mora la Commissione esprimerà le proprie riserve sul fatto che, assegnando al ministro della Giustizia il potere discrezionale di prorogare il mandato dei giudici che anno raggiunto l'età pensionabile e di destituire o nominare i presidenti dei tribunali, si comprometterà l'indipendenza dei tribunali polacchi (cfr. l'articolo 19, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea (TUE) in combinato disposto con l'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea).

Prossime tappe

La raccomandazione della Commissione invita il governo polacco a risolvere entro un mese i problemi individuati e a informare la Commissione delle misure adottate in tal senso. La Commissione è pronta a proseguire il dialogo costruttivo con il governo polacco. Per quanto riguarda la procedura di infrazione, la Commissione invierà una lettera di costituzione in mora non appena sia pubblicata la legge sull'organizzazione dei tribunali ordinari.

Contesto

Lo Stato di diritto è uno dei valori comuni sui quali si fonda l'Unione europea. Esso è sancito all'articolo 2 del trattato sull'Unione europea. La Commissione europea, congiuntamente al Parlamento europeo e al Consiglio, è competente in virtù dei trattati a garantire il rispetto dello Stato di diritto quale valore fondamentale della nostra Unione e assicurare che le normative, i valori e i principi dell'UE siano rispettati. Gli eventi in Polonia hanno portato la Commissione ad avviare un dialogo con il governo polacco nel gennaio 2016 ai sensi del quadro sullo Stato di diritto. Il quadro – introdotto dalla Commissione l'11 marzo 2014 – si articola in tre fasi (v. grafico all'allegato 1). L'intero processo si basa su un dialogo continuo tra la Commissione e lo Stato membro interessato. La Commissione tiene informati il Parlamento europeo e il Consiglio con regolarità e in modo puntuale.

Il Parlamento europeo ha sempre sostenuto le preoccupazioni della Commissione, anche nelle due risoluzioni del 13 aprile e del 14 settembre 2016. Il 16 maggio 2017 la Commissione ha informato il Consiglio Affari generali della situazione in Polonia. Una maggioranza molto ampia di Stati membri ha sostenuto il ruolo della Commissione e gli sforzi per risolvere tale questione e ha invitato il governo polacco a riprendere il dialogo con la Commissione.

Vari altri soggetti, a livello europeo e internazionale, hanno espresso profonda preoccupazione sulla riforma del sistema giudiziario polacco: rappresentanti della magistratura di tutta Europa, compresa la rete dei presidenti delle Corti supreme dell'Unione europea e la rete europea dei Consigli di giustizia, la commissione di Venezia, il Commissario del Consiglio d'Europa per i diritti umani, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nonché numerose organizzazioni della società civile quali Amnesty International e la Rete per i diritti umani e la democrazia.

Per maggiori informazioni:

 

 

[1]L'articolo 7, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea prevede che il Consiglio, deliberando alla maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri, può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all'articolo 2 del trattato (cfr. allegato II). La Commissione può avviare tale procedura mediante proposta motivata.

 

 

Allegato I – Quadro sullo Stato di diritto

1

 

Allegato II - Articolo 7 del trattato sull'Unione europea

1.   Su proposta motivata di un terzo degli Stati membri, del Parlamento europeo o della Commissione europea, il Consiglio, deliberando alla maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all'articolo 2. Prima di procedere a tale constatazione il Consiglio ascolta lo Stato membro in questione e può rivolgergli delle raccomandazioni, deliberando secondo la stessa procedura.

Il Consiglio verifica regolarmente se i motivi che hanno condotto a tale constatazione permangono validi.

2.   Il Consiglio europeo, deliberando all'unanimità su proposta di un terzo degli Stati membri o della Commissione europea e previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare l'esistenza di una violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro dei valori di cui all'articolo 2, dopo aver invitato tale Stato membro a presentare osservazioni.

3.   Qualora sia stata effettuata la constatazione di cui al paragrafo 2, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può decidere di sospendere alcuni dei diritti derivanti allo Stato membro in questione dall'applicazione dei trattati, compresi i diritti di voto del rappresentante del governo di tale Stato membro in seno al Consiglio. Nell'agire in tal senso, il Consiglio tiene conto delle possibili conseguenze di una siffatta sospensione sui diritti e sugli obblighi delle persone fisiche e giuridiche.

Lo Stato membro in questione continua in ogni caso ad essere vincolato dagli obblighi che gli derivano dai trattati.

4.   Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può successivamente decidere di modificare o revocare le misure adottate a norma del paragrafo 3, per rispondere ai cambiamenti nella situazione che ha portato alla loro imposizione.

5.   Le modalità di voto che, ai fini del presente articolo, si applicano al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio sono stabilite nell'articolo 354 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

IP/17/2161

Contatti per la stampa:

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail


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