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Commissione europea - Comunicato stampa

Tornare a Schengen – La Commissione propone una tabella di marcia per ripristinare il pieno funzionamento del sistema Schengen

Bruxelles, le 4 marzo 2016

Tornare a Schengen – La Commissione propone una tabella di marcia per ripristinare il pieno funzionamento del sistema Schengen

La Commissione ha proposto oggi una dettagliata tabella di marcia con i passi concreti da compiere per ripristinare l’ordine nella gestione delle frontiere esterne e interne dell’UE. La creazione dello spazio Schengen senza frontiere interne ha apportato grossi benefici sia ai cittadini che alle imprese europee, ma negli ultimi mesi il sistema è stato messo a dura prova dalla crisi dei rifugiati. Il Consiglio europeo del 18-19 febbraio ha posto il chiaro mandato di ripristinare il normale funzionamento dello spazio Schengen e di farlo in maniera concertata, dando al tempo stesso pieno sostegno agli Stati membri che devono affrontare situazioni difficili.

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: “Schengen è una delle conquiste più importanti dell’integrazione europea, e perderlo comporterebbe costi molto ingenti. Intendiamo eliminare al più presto tutti i controlli alle frontiere interne, ponendoci come data limite dicembre 2016. A tal fine, al posto dell’attuale patchwork di decisioni unilaterali, dobbiamo mettere in atto un approccio europeo coordinato ai controlli di frontiera temporanei nel quadro delle regole Schengen. Al tempo stesso, dobbiamo attuare pienamente le misure contenute nella tabella di marcia per rafforzare i controlli alle frontiere esterne e migliorare il funzionamento del sistema d’asilo. Dobbiamo anche continuare a lavorare con la Turchia per dare piena attuazione al piano d’azione comune e ridurre sostanzialmente i flussi di arrivi.

Il Commissario europeo per la Migrazione, gli Affari interni e la Cittadinanza Dimitris Avramopoulos ha aggiunto: “Con questa tabella di marcia presentiamo i prossimi passi da compiere insieme per ripristinare al più presto il normale funzionamento dello spazio Schengen, e questo richiede tutta una serie di azioni importanti. In primo luogo, tutti gli Stati membri devono applicare le norme - l’atteggiamento del “lasciar passare” va abbandonato e gli Stati membri devono concedere l’accesso ai richiedenti asilo, ma devono rifiutare l’ingresso a coloro che intendono semplicemente transitare. In secondo luogo, dobbiamo porre rimedio alle gravi carenze registrate alle nostre frontiere – poiché uno spazio interno senza controlli di frontiera è possibile solo tutelando solidamente le frontiere esterne. Per questo motivo gli Stati membri devono adottare al più presto la proposta della Commissione relativa alla Guardia costiera e di frontiera europea, presentata in dicembre, affinché possa cominciare a funzionare già durante l’estate. È ora che gli Stati membri si concentrino insieme sull’interesse comune di salvaguardare una delle principali conquiste dell’Unione.”

I costi della sospensione di Schengen

I controlli di frontiera temporanei non solo ostacolano la libera circolazione delle persone, ma comportano anche ingenti costi economici. La Commissione ha stimato che il pieno ripristino dei controlli di frontiera nello spazio Schengen genererebbe costi diretti immediati fra i 5 e i 18 miliardi di euro all’anno (pari allo 0,05%-0,13% del PIL). Questi costi sarebbero concentrati su certi attori e regioni, ma avrebbero inevitabilmente un impatto sull’insieme dell’economia europea. A titolo d’esempio:

  • Stati membri come la Polonia, i Paesi Bassi o la Germania dovrebbero affrontare più di 500 milioni di euro di costi supplementari per il trasporto su strada delle merci;

  • le imprese della Spagna o della Repubblica ceca dovrebbero sostenere esborsi supplementari di più di 200 milioni di euro;

  • i controlli di frontiera costerebbero agli 1,7 milioni di lavoratori frontalieri fra gli 1,3 e i 5,2 miliardi di euro in termini di tempo perduto;

  • potrebbero andare persi come minimo 13 milioni di pernottamenti turistici, con un costo totale di 1,2 miliardi di euro;

  • i governi dovrebbero sostenere tra gli 0,6 e i 5,8 miliardi di euro di costi amministrativi per aumentare il personale per i controlli di frontiera.

Garantire la protezione delle frontiere esterne

Proteggere le frontiere esterne dell’UE e garantire controlli di frontiera efficaci è un presupposto fondamentale in uno spazio di libera circolazione, che deve essere garantito da una responsabilità comune. Nel mese di dicembre la Commissione ha presentato un’ambiziosa proposta per una Guardia costiera e di frontiera europea. È fondamentale che il Parlamento europeo e il Consiglio adottino questa proposta entro giugno, affinché possa diventare operativa durante l’estate. La Commissione invita oggi gli Stati membri e Frontex a cominciare già i preparativi necessari per dare l’avvio al nuovo sistema, in particolare individuando le risorse umane e tecniche di cui si avrà bisogno. La Commissione invita anche gli Stati membri a fornire nel frattempo un maggiore sostegno alle operazioni di Frontex in corso.

Sostegno immediato per la Grecia

In qualunque Stato membro, un afflusso massiccio di migranti porrebbe sotto forte pressione i controlli alle frontiere esterne. La frontiera esterna della Grecia subisce attualmente questa grave pressione, e occorre affrontare immediatamente le attuali lacune nella gestione delle frontiere. Nei prossimi mesi sarà necessario adottare una serie di misure chiaramente definite:

  • gli esperti della Commissione in Grecia devono continuare a cooperare con le autorità greche e a coordinarsi con gli altri attori interessati;

  • occorre assicurare l’identificazione e la registrazione di tutti gli ingressi al 100%, anche con controlli di sicurezza sistematici mediante raffronto con le banche dati;

  • la Grecia deve presentare un piano d’azione per affrontare le raccomandazioni formulate nel quadro della valutazione di Schengen, nonché una valutazione delle necessità per consentire agli altri Stati membri, alle agenzie dell’UE e alla Commissione di fornire tempestivo supporto;

  • se necessario, Frontex deve immediatamente preparare l’invio di squadre di Guardie di frontiera europee e bandire nuovi inviti ad apportare contributi entro il 22 marzo;

  • gli Stati membri devono assumersi le proprie responsabilità e rispondere a questi inviti entro 10 giorni, mettendo a disposizione risorse umane e attrezzature tecniche.

Per arginare il numero di arrivi in Grecia verrà anche portata avanti l’attuazione del piano d’azione comune UE-Turchiae del programma volontario di ammissione umanitaria con la Turchia. Una più efficiente attuazione dei meccanismi di ricollocazione di emergenza e un numero maggiore di rimpatri verso la Turchia e i paesi di origine dovrebbero a loro volta ridurre la pressione sulla Grecia.

Al tempo stesso, poiché i controlli di frontiera sono diventati più rigorosi lungo la rotta dei Balcani occidentali e l’afflusso di migranti verso la Grecia prosegue, la presenza di migranti in Grecia è sempre maggiore. Per questo motivo è tanto più urgente e necessario che gli Stati membri rafforzino l’attuazione delle decisioni di ricollocazione. La Commissione sosterrà gli sforzi per accelerare le procedure di ricollocazione e riferirà inoltre mensilmente sui progressi compiuti. All’inizio di questa settimana, la Commissione ha presentato delle proposte per uno strumento di assistenza emergenzialeper accelerare la risposta alle crisi nell’UE.

Applicare le regole e abbandonare l’atteggiamento del “lasciar passare”

Le conclusioni del Consiglio europeo del 18-19 febbraio hanno chiaramente indicato che l’attuale atteggiamento permissivo, del “lasciar passare”, non è accettabile né sotto l’aspetto giuridico né sotto l’aspetto politico. Gli Stati membri devono concedere l’accesso alle procedure d’asilo per tutte le domande presentate alle loro frontiere. La decisione che designa lo Stato membro responsabile del trattamento delle domande deve essere presa conformemente al diritto europeo, in particolare all’esistente sistema di Dublino. Ciò significa che vi deve essere la reale possibilità di far tornare i richiedenti asilo nel primo paese di ingresso. La Commissione pertanto prevede di presentare prima del Consiglio europeo di giugno la propria valutazione della possibilità di ripristinare i trasferimenti Dublino verso la Grecia.

Al tempo stesso, gli Stati membri dovrebbero respingere alla frontiera i cittadini di paesi terzi che non soddisfano le condizioni di ingresso del Codice frontiere Schengen e che non hanno presentato domanda d’asilo sebbene ne abbiano avuto la possibilità. Va tenuto presente che, ai sensi del diritto europeo, i richiedenti asilo non hanno il diritto di scegliere lo Stato membro che offrirà loro protezione. Il rifiuto di ingresso dovrebbe avvenire alle frontiere esterne dello spazio Schengen e alle frontiere degli Stati membri con controlli temporanei alle frontiere interne. Un’efficace applicazione di queste politiche contribuirebbe a rafforzare i sistemi Schengen e Dublino e il meccanismo della ricollocazione di emergenza.

Controlli alle frontiere interne: da un patchwork a un approccio coerente

I controlli temporanei alle frontiere interne devono restare eccezionali e proporzionati, con l’idea del ripristino di una situazione normale nei tempi più brevi possibili. Da settembre 2015, otto paesi hanno reintrodotto i controlli alle loro frontiere interne per ragioni legate alla crisi dei rifugiati. Finora ciò è avvenuto in base ad azioni unilaterali, nel quadro del Codice frontiere Schengen (articoli 23-25).

Se le attuali pressioni migratorie e le serie carenze nei controlli alle frontiere esterne dovessero persistere oltre il 12 maggio, la Commissione dovrebbe presentare una proposta ai sensi dell’articolo 26, paragrafo 2, del Codice frontiere Schengen, raccomandando al Consiglio un approccio UE coerente ai controlli alle frontiere interne fino alla soluzione delle carenze strutturali. La Commissione sarà preparata a questa eventualità e dovrebbe agire subito, proponendo i controlli solo in quelle sezioni delle frontiere in cui essi sono necessari e proporzionati.

L’obiettivo sarebbe quello di eliminare tutti i controlli alle frontiere interne entro dicembre, in modo che vi possa essere un ritorno al normale funzionamento dello spazio Schengen entro la fine del 2016.

Per ulteriori informazioni

Comunicazione - Ritorno a Schengen - Tabella di marcia

Allegati - Ritorno a Schengen - Tabella di marcia

Relazione sui progressi compiuti nell’attuazione del sistema basato sui punti di crisi in Grecia

Piano d’azione comune UE-Turchia – Terza relazione d’attuazione

Comunicato stampa: Relazione della Commissione sui progressi compiuti in materia di visti – Progressi della Turchia verso la liberalizzazione dei visti

SCHEDA INFORMATIVA: Le regole di Schengen

SCHEDA INFORMATIVA: Piano d’azione comune UE-Turchia - Relazione d’attuazione

SCHEDA INFORMATIVA: Grecia - Relazione sui progressi compiuti

ALLEGATO – TABELLA DI MARCIA

La tabella di marcia per tornare a un pieno funzionamento dello spazio Schengen comporta le seguenti fasi:

  • 4 marzo (e in seguito ogni mese) – Relazioni della Grecia sui progressi compiuti nell’attuare le azioni enucleate nella raccomandazione sul ripristino dei trasferimenti Dublino;

  • 12 marzo 2016 al massimo – Presentazione, da parte della Grecia, di un piano d’azione per attuare le raccomandazioni formulate dal Consiglio, insieme a una valutazione delle necessità;

  • 16 marzo 2016 – Comunicazione della Commissione sulla riforma del regolamento Dublino basata sull’obiettivo della solidarietà e dell’equa ripartizione degli oneri fra gli Stati membri;

  • 16 marzo 2016 – Presentazione, da parte della Commissione, della prima relazione sugli impegni in materia di ricollocazione e di reinsediamento;

  • 22 marzo 2016 al massimo – Lancio, da parte di Frontex, di nuovi inviti ad apportare contributi per l’invio di squadre di Guardie di frontiera europee a sostegno della Grecia;

  • 1º aprile 2016 al massimo – Risposta degli Stati membri all’invito di Frontex con la messa a disposizione di risorse umane e attrezzature tecniche;

  • 12 aprile 2016 al massimo – Presentazione, da parte della Commissione, della valutazione sull’adeguatezza del piano d’azione preparato dalla Grecia;

  • 16 aprile 2016 – Presentazione, da parte della Commissione, della seconda relazione sugli impegni in materia di ricollocazione e di reinsediamento;

  • 11-17 aprile 2016 – Valutazione, da parte di esperti della Commissione e degli Stati membri, delle frontiere aeree, terrestri e marittime della Grecia;

  • 12 maggio 2016 al massimo – Relazione della Grecia sull’attuazione delle raccomandazioni del Consiglio;

  • 12 maggio 2016 – Presentazione, da parte della Commissione, di una proposta ai sensi dell’articolo 26, paragrafo 2, del Codice frontiere Schengen se le serie carenze nei controlli alle frontiere esterne dovessero persistere;

  • 13 maggio 2016 – Adozione, da parte del Consiglio, di una raccomandazione ai sensi dell’articolo 26, paragrafo 2, del Codice frontiere Schengen per un approccio UE coerente ai controlli temporanei alle frontiere interne se le serie carenze nei controlli alle frontiere esterne dovessero persistere;

  • 16 maggio 2016 – Presentazione, da parte della Commissione, della terza relazione sugli impegni in materia di ricollocazione e di reinsediamento;

  • giugno 2016 al massimo – Raggiungimento di un accordo politico da parte dei colegislatori sulla Guardia costiera e di frontiera europea e adozione dell’atto giuridico;

  • giugno 2016 – Presentazione, da parte della Commissione, della valutazione della possibilità di ripristinare i trasferimenti Dublino verso la Grecia;

  • agosto 2016 al massimo – Operatività della Guardia costiera e di frontiera europea;

  • settembre 2016 al massimo – Pieno funzionamento della Guardia costiera e di frontiera europea; realizzazione dei primi test di vulnerabilità in vista dell’adozione delle misure preventive necessarie;

  • dicembre 2016 – Data prevista per porre fine alle misure eccezionali di salvaguardia adottate se la situazione generale lo consente.

IP/16/585

Contatti per la stampa:

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail


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