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Commissione europea - Comunicato stampa

Equità è la parola chiave della proposta della Commissione per aggiornare le norme dell'UE sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale

Bruxelles, 13 dicembre 2016

La Commissione europea presenta oggi una revisione della legislazione dell'UE sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

La proposta rientra nel programma di lavoro della Commissione per il 2016 e si iscrive negli impegni assunti dalla Commissione per agevolare la mobilità del lavoro, per garantire l'equità per i cittadini mobili e per i contribuenti e per fornire migliori strumenti per la cooperazione tra le autorità degli Stati membri. La proposta aggiorna le norme vigenti al fine di garantire che siano eque, chiare e di più facile applicazione.

In assenza di norme dell'UE sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, la libera circolazione delle persone sarebbe impossibile. Tali norme, finalizzate a garantire che i cittadini non perdano la copertura previdenziale quando si trasferiscono in un altro Stato membro, esistono dal 1959 e sono periodicamente aggiornate per assicurarsi che siano funzionali allo scopo e al passo con la realtà economica e sociale nell'UE.

L'odierna proposta di aggiornamento rispecchia l'impegno politico di questa Commissione per una mobilità del lavoro equa. Si tratta di una proposta equilibrata che agevola la libera circolazione dei lavoratori e ne tutela i diritti, rafforzando al contempo gli strumenti a disposizione delle autorità nazionali per contrastare i rischi di abusi o frodi. Essa crea un legame più stretto tra il luogo in cui i contributi sono versati e quello in cui è chiesta l'erogazione delle prestazioni, garantendo un'equa ripartizione degli oneri finanziari tra gli Stati membri.

Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l'Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha dichiarato: "La libertà di circolazione è un diritto fondamentale dell'Unione, molto apprezzato dai cittadini, che apporta benefici ai lavoratori, ai datori di lavoro e all'economia in generale, contribuendo a sopperire alle carenze di manodopera e di competenze. La mobilità dei lavoratori è necessaria per contribuire a ripristinare la crescita economica e la competitività, ma deve essere basata su regole chiare, eque e applicabili. La proposta per aggiornare le norme dell'UE in materia di sicurezza sociale persegue proprio questo obiettivo: garantire la libertà di circolazione e tutelare i diritti dei cittadini, oltre a rafforzare gli strumenti per contrastare eventuali abusi."

La proposta aggiorna le norme dell'UE nei seguenti quattro ambiti.

1. Indennità di disoccupazione

  • Le persone in cerca di lavoro possono esportare le indennità di disoccupazione, anziché per un periodo di 3 mesi come ora, per almeno 6 mesi. Ciò consentirà loro di avere maggiori possibilità di trovare lavoro e contribuirà a lottare contro la disoccupazione e gli squilibri tra domanda e offerta di competenze a livello UE.
  • Il versamento delle indennità di disoccupazione ai lavoratori frontalieri (che risiedono in un paese, lavorano in un altro e tornano a casa almeno una volta alla settimana) incomberà in futuro allo Stato membro in cui essi hanno lavorato negli ultimi 12 mesi. In questo modo viene rispecchiato il principio secondo cui a erogare le prestazioni è lo Stato membro che ha riscosso i contributi.
  • Gli Stati membri possono richiedere che una persona che diventa disoccupata abbia lavorato per almeno 3 mesi sul suo territorio prima di poter far valere l'esperienza maturata in un altro Stato membro per beneficiare delle prestazioni di disoccupazione.

2. Prestazioni per l'assistenza di lungo periodo

La proposta chiarisce quali sono le prestazioni per l'assistenza di lungo periodo e quando i cittadini mobili possono richiedere tali prestazioni. Ciò assicurerà, nelle nostre società sempre più vecchie, una maggiore certezza del diritto per un numero crescente di cittadini che devono ricorrere all'assistenza di lungo periodo.

3. Accesso dei cittadini economicamente inattivi alle prestazioni sociali

Sulla base della giurisprudenza della Corte di giustizia europea, la proposta chiarisce che gli Stati membri possono decidere di non erogare prestazioni sociali ai cittadini mobili che sono economicamente inattivi, ossia che non lavorano né sono attivamente alla ricerca di un'occupazione, e non dispongono di un diritto di soggiorno legale sul loro territorio. I cittadini economicamente inattivi fruiscono di un regolare diritto di soggiorno soltanto quando dispongono di mezzi di sussistenza e di una piena copertura sanitaria.

4. Coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale per i lavoratori distaccati

La Commissione propone di rafforzare le norme amministrative in materia di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale per i lavoratori distaccati, allo scopo di assicurarsi che le autorità nazionali dispongano di strumenti atti a consentire loro di verificare la situazione di tali lavoratori sotto il profilo della sicurezza sociale, e stabilisce procedure più chiare di collaborazione tra le autorità degli Stati membri per contrastare pratiche potenzialmente sleali o abusi.

Infine, la proposta non modifica le norme vigenti in materia di esportazione delle prestazioni per figli a carico. L'indicizzazione di tali prestazioni non è prevista: l'obbligo del pagamento degli assegni per figli a carico continua a incombere al paese in cui lavorano il genitore o i genitori e l'importo di tali prestazioni non può essere modificato se il figlio risiede altrove. Nell'UE meno dell'1% delle prestazioni per figli a carico è esportato da uno Stato membro all'altro.

Nel complesso, le modifiche proposte accresceranno la trasparenza, la certezza del diritto e l'equità, a beneficio dei cittadini mobili, delle autorità pubbliche, dei datori di lavoro e dei contribuenti. Esse agevolano la libera circolazione e offrono agli Stati membri strumenti migliori per evitare abusi.

Contesto

L'UE stabilisce norme nell'intento di assicurare il coordinamento dei regimi nazionali di sicurezza sociale e la tutela sotto il profilo previdenziale dei cittadini che si spostano all'interno dell'Europa (UE-28, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). Le norme mirano esclusivamente a coordinare i sistemi di sicurezza sociale al fine di determinare a quale sistema un cittadino mobile è assoggettato. Le norme sono dirette a evitare che una persona possa essere lasciata senza protezione sociale o che goda di una doppia copertura nel caso dei transfrontalieri.

Ciascuno Stato membro è libero di determinare le caratteristiche del proprio sistema di sicurezza sociale, comprese le prestazioni previste, le condizioni di ammissibilità, le modalità secondo cui tali prestazioni sono calcolate e quali contributi dovrebbero essere versati. Ciò vale per tutti i settori della sicurezza sociale, ad esempio le prestazioni di vecchiaia, di disoccupazione e le prestazioni familiari, purché tali contributi nazionali rispettino i principi sanciti dal diritto dell'UE, in particolare per quanto attiene alla parità di trattamento e alla non discriminazione. In tale contesto gli Stati membri sono liberi di sorvegliare gli sviluppi relativi all'erogazione di dette prestazioni, anche a favore di cittadini che risiedono in altri Stati membri. La Commissione amministrativa per il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale svolge un ruolo particolare nello scambio delle suddette informazioni.

La revisione delle norme in materia di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale è stata annunciata nel programma di lavoro della Commissione per il 2016 nel quadro dei più ampi sforzi della Commissione per promuovere la libertà di circolazione dei lavoratori.

Per ulteriori informazioni

MEMO - Domande e risposte sulla revisione delle norme di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale

Sito web della DG Occupazione

Comunicazione che modifica il regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e del regolamento (CE) n. 987/2009 che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004

Marianne Thyssen su Twitter e Facebook

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Contatti per la stampa:

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail


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