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Commissione europea

Comunicato stampa

Bruxelles, 28 gennaio 2014

Giornata della protezione dei dati personali 2014 - La Vicepresidente Reding chiede un nuovo Patto di protezione dei dati personali per l'Europa

Notevoli progressi sono stati compiuti (MEMO/14/60 del 27 gennaio) nei due anni trascorsi da quando la Commissione europea ha proposto una riforma radicale delle norme dell'UE sulla protezione dei dati per adattarle al XXI secolo (IP/12/46). Nell'ottobre 2013 la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE), competente per il merito, del Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza a favore delle proposte della Commissione (MEMO/13/923). Nel frattempo, le proposte sono state discusse a più riprese dal Consiglio "Giustizia e affari interni", senza però che fosse approvato un mandato per l'avvio dei negoziati con il Parlamento. In un discorso pronunciato oggi al Centro per gli studi politici europei (CEPS), nella data che segna la Giornata europea della protezione dei dati personali, la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria UE per la Giustizia, ha esortato a stabilire un "Patto di protezione dei dati personali per l'Europa" (SPEECH/14/62). Gli esperti della Commissione europea risponderanno alle domande sulla protezione dei dati personali in una chat in diretta su Twitter aperta dalle ore 12.00 alle 13.30 CET, cui ci si può collegare con gli hashtag #EUdataP e #EUchat.

"Sulla protezione dei dati personali è ora necessario maggior rigore: il Parlamento europeo lo ha capito e, infatti, la commissione LIBE ha votato in ottobre a favore di un regolamento forte che prevede sanzioni credibili per assicurare il rispetto delle norme europee. La settimana scorsa le tre istituzioni (Commissione europea, i due relatori del Parlamento europeo e la presidenza greca dell'UE insieme alla prossima presidenza italiana) hanno concordato ad Atene una tabella di marcia che dovrebbe permettere l'adozione della riforma sulla protezione dei dati personali entro quest'anno: se si tiene conto del fatto che i negoziati sulla direttiva del 1995 erano durati cinque anni, si tratta indubbiamente di un successo. I tempi sono altresì in linea con le conclusioni espresse dai capi di Stato o di governo nel Consiglio europeo di ottobre, quando hanno concordato che il regolamento sulla protezione dei dati personali avrebbe dovuto vigere in tutti gli Stati membri entro il 2015", così ha commentato la rapidità dei negoziati la Vicepresidente nel suo discorso.

Ha quindi aggiunto: "Se vuole godere di credibilità negli sforzi per ricostruire la fiducia, se vuole essere un esempio per gli altri continenti, l'UE deve cominciare col fare ordine a casa propria. (…)"

Secondo la Vicepresidente Reding, la soluzione giusta per ristabilire la fiducia, nelle relazioni transatlantiche così come nel modo in cui imprese e governi gestiscono i dati dei cittadini, consiste in un Patto di protezione dei dati personali per l'Europa, basato su otto principi:

  • "La riforma della protezione dei dati personali deve essere integrata nella legge. Nel 2014 vorrei che si lavorasse a pieno ritmo sulla protezione dei dati."

  • "La riforma non dovrebbe operare distinzioni fra settore privato e settore pubblico: i cittadini non si spiegherebbero una tempistica diversa in un'epoca in cui il settore pubblico raccoglie, riunisce e talvolta addirittura vende dati personali. Risulta altresì molto difficile tracciare la linea di demarcazione in un'epoca in cui gli enti locali possono comprare spazi di memoria sulle nuvole informatiche private."

  • "Occorre sottoporre a discussione pubblica le leggi che disciplinano la protezione dei dati personali o che incidono sulla tutela della vita privata, perché sono in gioco le libertà civili nell'ambiente in linea."

  • "I dati dovrebbero essere raccolti in modo mirato e limitatamente a quanto proporzionato per il conseguimento delle finalità previste. La sorveglianza totale e indiscriminata dei dati delle comunicazioni elettroniche è inaccettabile."

  • "Le leggi devono essere chiare e sempre aggiornate. Uno Stato non può basarsi su norme obsolete, redatte in una diversa era tecnologica, per inquadrare programmi di sorveglianza moderni."

  • "La sicurezza nazionale non è una motivazione che si possa addurre ad ogni piè sospinto. Dovrebbe essere l'eccezione, non la regola."

  • "Non vi può essere controllo effettivo senza un ruolo dell'autorità giudiziaria. Il controllo dell'esecutivo è utile. Il controllo del parlamento è necessario. Il controllo della magistratura è fondamentale."

  • "Agli amici americani diciamo: le norme sulla protezione dei dati personali dovrebbero applicarsi quale che sia la cittadinanza dell'interessato. Dato il carattere aperto di internet, non ha senso applicare ai cittadini degli altri paesi criteri diversi rispetto ai propri cittadini.".

Contesto

I dati sono la moneta dell'era digitale. Tutte le imprese ne fanno uso: dalle assicurazioni alle banche passando per i siti dei media sociali e i motori di ricerca. In un mondo globalizzato, il trasferimento di dati a paesi terzi è diventato un fattore importante della vita quotidiana. Non esistono frontiere nel web e il cloud computing è per l’appunto la tecnologia che permette di inviare dati da Berlino per trattarli a Boston e conservarli a Bangalore.

L'economia digitale ha bisogno di fiducia per prosperare, ma le rivelazioni pressoché quotidiane di attività di sorveglianza sulla stampa incutono in molti diffidenza a comunicare i propri dati personali. Il 92% dei cittadini europei si preoccupa del fatto che le applicazioni mobili raccolgano dati che li riguardano senza il loro consenso e l'89% afferma di voler essere informato quando i dati inseriti sul proprio smartphone vengono condivisi con terzi. Con norme forti, affidabili e applicate con sistematicità il trattamento dei dati diverrà più sicuro, più economico e maggiormente degno della fiducia dei cittadini. A sua volta, la fiducia alimenta la crescita: secondo alcune stime, il prodotto interno lordo dell'UE potrà aumentare di un ulteriore 4% da qui al 2020 se l'Unione adotterà le iniziative necessarie per creare un mercato unico digitale moderno.

Il 25 gennaio 2012 la Commissione europea ha proposto una riforma globale della normativa UE del 1995 in materia di protezione dei dati nell’intento di rafforzare i diritti della privacy on line e stimolare l’economia digitale europea. Per una panoramica della situazione a due anni di distanza dalla presentazione della proposta, si veda il MEMO/14/60, in cui sono illustrati anche i benefici che la riforma recherà a consumatori e imprese.

Per ulteriori informazioni

MEMO/14/60 del 27 gennaio in vista della Giornata sulla protezione dei dati personali

Discorso di Viviane Reding al CEPS: SPEECH/14/62

Dossier per la stampa: riforma della protezione dei dati

http://ec.europa.eu/justice/newsroom/data-protection/news/120125_en.htm

Commissione europea — Protezione dei dati personali: http://ec.europa.eu/justice/data-protection

Homepage di Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria UE per la Giustizia:

http://ec.europa.eu/reding

Sala stampa online della direzione generale per la Giustizia:

http://ec.europa.eu/justice/newsroom/index_en.htm

Viviane Reding su Twitter:@VivianeRedingEU

La DG Giustizia su Twitter: @EU_Justice

Contatti

Mina Andreeva (+32 2 299 13 82)

Natasha Bertaud (+32 2 296 74 56)


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