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Commissione europea

Comunicato stampa

Bruxelles, 18 giugno 2014

Ritardi nei pagamenti: la Commissione chiede all'Italia e alla Slovacchia chiarimenti nel merito

La Commissione ha deciso oggi di chiedere all’Italia e alla Slovacchia chiarimenti sull'applicazione e sull'attuazione in tali paesi della direttiva dell’UE sui ritardi di pagamento. In entrambi i casi, la richiesta di informazioni assume la forma di una lettera di costituzione in mora nell’ambito delle procedure di infrazione dell’UE.

Stando alle informazioni di cui dispone la Commissione, la direttiva non è attuata correttamente nell'ordinamento italiano. In seguito alle denunce pervenute alla Commissione, si è appreso che l'amministrazione pubblica italiana paga i corrispettivi per i servizi prestati o per le merci fornite in media dopo 170 giorni e nel settore dei lavori pubblici dopo 210 giorni. Inoltre, alcuni enti pubblici italiani utilizzano contratti che applicano interessi legali di mora chiaramente inferiori all'interesse imposto dalla direttiva, che è pari al tasso di riferimento della Banca Centrale Europea maggiorato di almeno otto punti percentuali. La Commissione è stata inoltre informata della prassi di alcuni enti pubblici italiani che consiste nel posticipare l'emissione delle relazioni sullo stato di avanzamento dei lavori (SAL) al fine di ritardare i dovuti pagamenti alle imprese del settore dei lavori pubblici.

Stando alle informazioni di cui dispone la Commissione, la direttiva non è attuata correttamente nell'ordinamento slovacco. In particolare, la Slovacchia prevede un duplice sistema di tassi d'interesse di mora, uno fisso e l'altro variabile. Nel caso di tasso fisso il debitore deve pagare interessi di mora pari al tasso d'interesse di base della Banca centrale europea (BCE), maggiorato di nove punti percentuali. Nel caso di tasso variabile il debitore deve pagare interessi di mora pari al tasso d'interesse di base della Banca centrale europea (BCE), maggiorato di otto punti percentuali. Se il creditore non ha richiesto esplicitamente uno dei due tassi di interessi di mora, prevale il tasso fisso. La Commissione nutre dubbi sulla compatibilità di tale sistema con la direttiva sui ritardi di pagamento.

Un ostacolo importante alla realizzazione del mercato unico

I ritardi di pagamento costituiscono un ostacolo importante alla libera circolazione delle merci e dei servizi nel mercato unico. Essi possono ostacolare gli scambi transfrontalieri e creare distorsioni della concorrenza. Ogni anno imprese europee falliscono in attesa del pagamento delle loro fatture. I ritardi di pagamento hanno quindi un effetto negativo sull'intera economia europea.

La direttiva sui ritardi di pagamento costituisce un aiuto prezioso per le imprese, in particolare le piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano il 99% di tutte le imprese dell'UE. Adottata nel 2011, la direttiva risponde all'esigenza reale di adottare il buon costume dei pagamenti tempestivi.

L'attuazione e l'applicazione corrette della direttiva nella pratica sono determinanti per il buon funzionamento dell’economia. Una corretta applicazione della direttiva dovrebbe permettere alle imprese europee di liberare flusso di cassa aiutandole a superare la crisi economica.

I paesi europei hanno concordato di incorporare i requisiti della direttiva nella legge nazionale entro il 16 marzo 2013.

Prossime tappe

L'Italia e la Slovacchia hanno due mesi per reagire all'avvertimento della Commissione. Qualora le informazioni ricevute dagli Stati membri siano considerate insufficienti, la Commissione può ritenere che gli Stati membri violino il diritto dell’Unione e che debbano porre rapidamente rimedio a tale violazione. La Commissione pubblicherà quindi un "parere motivato" in conformità all'articolo 258 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Il mancato rispetto di quest'ultimo può portare al deferimento del caso innanzi alla Corte di giustizia europea e all'eventuale imposizione di ammende.

Contesto

La direttiva 2011/7/UE (rifusione della direttiva 2000/35/CE) relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali è volta a eliminare uno dei principali ostacoli alla libera circolazione dei beni e dei servizi. Essa prevede, tra l'altro, le seguenti misure:

  • armonizzazione dei termini per i pagamenti delle amministrazioni pubbliche alle imprese: le amministrazioni pubbliche devono pagare i beni e i servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni Si stima che la corretta applicazione di tale norma comporterebbe una liquidità aggiuntiva a disposizione delle imprese pari a quasi 180 miliardi di EUR.

  • Libertà contrattuale nelle transazioni commerciali tra imprese: le imprese sono tenute a saldare le loro fatture entro 60 giorni, se non diversamente concordato e purché tale decisione non risulti palesemente ingiusta per il creditore.

  • In caso di ritardo di pagamento, le imprese sono automaticamente autorizzate ad applicare interessi di mora e ottenere almeno 40 euro come risarcimento forfettario delle spese di recupero. Possono inoltre richiedere un risarcimento di tutti i restanti costi ragionevoli di recupero.

Per ulteriori informazioni:

Direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento

Politica dell'UE in materia di ritardi di pagamento

IP/13/216: PMI: il malcostume dei pagamenti tardivi terminerà il 16 marzo

Contatti:

Carlo Corazza (+32 2 295 17 52) @ECspokesCorazza

Sara Tironi (+32 2 299 04 03)


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