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Commissione europea

Comunicato stampa

Bruxelles, 22 gennaio 2013

Aiuti di Stato: la Commissione ordina il recupero di aiuti di Stato illegittimi presso la società italiana di navigazione Saremar

A seguito di un’indagine approfondita, la Commissione europea ha concluso che una parte delle misure di sostegno concesse dalla Sardegna alla compagnia di navigazione Saremar nel 2011 e nel 2012 è incompatibile con le norme UE in materia di aiuti di Stato. In particolare, un conferimento di capitale a condizioni diverse da quelle di mercato e la compensazione per l’esercizio di alcuni servizi di navigazione hanno procurato a Saremar un indebito vantaggio economico rispetto ai suoi concorrenti. Per porre rimedio alla distorsione della concorrenza creatasi, Saremar deve restituire l’indebito vantaggio di cui ha beneficiato dell’importo totale di circa 10,8 milioni di EUR.

Allo stesso tempo, la Commissione ha concluso che due lettere di patronage emesse dalla Regione non garantiscono alcun obbligo finanziario per la compagnia e quindi non constituiscono aiuto di Stato alla Saremar. La Commissione ha anche concluso che le attività promozionali svolte da Saremar sono state pagate al prezzo di mercato.

Joaquín Almunia, Vicepresidente e Commissario per la politica di concorrenza, ha dichiarato: “Gli Stati membri e le autorità regionali sono ovviamente liberi di finanziare servizi di interesse economico generale. Tuttavia, come previsto dalle norme UE, il finanziamento dovrebbe essere trasparente e basato su obblighi di servizio pubblico chiaramente definiti.”

Nel 2012 Saremar ha ricevuto un conferimento di capitale dalla Sardegna per un importo annunciato di 6,1 milioni di EUR. La Commissione ha concluso che nessun investitore privato operante in condizioni di mercato avrebbe accettato di investire alle stesse condizioni in circostanze analoghe. L’apporto di capitale costituisce pertanto un aiuto di Stato poiché ha conferito un vantaggio economico a Saremar rispetto ai suoi concorrenti, che esercitano la propria attività senza denaro pubblico. Tale aiuto di Stato è inoltre incompatibile con le norme dell’UE in quanto non era accompagnato dall’attuazione di un piano di ristrutturazione conforme ai requisiti degli orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà. La Commissione ha pertanto ingiunto all’Italia di recuperare da Saremar la parte del conferimento di capitale già attuata.

Infine, la Commissione ha constatato che una compensazione di 10 milioni di EUR corrisposta a Saremar per l’esercizio, nel 2011 e nel 2012, di due rotte di collegamento fra la Sardegna e l’Italia continentale non era conforme alle norme UE in materia di servizi di interesse economico generale (SIEG) (si veda IP/11/1571). La normativa SIEG prevede che i prestatori di servizi pubblici possano ricevere una compensazione pari ai costi netti sostenuti per assolvere ai loro obblighi di servizio pubblico, qualora i parametri per calcolare la compensazione siano previamente definiti e gli obblighi di servizio pubblico siano definiti in modo chiaro. Tuttavia, quando Saremar era stata incaricata dell’esercizio delle due rotte marittime, non era stato definito un relativo meccanismo di compensazione. Inoltre, gli atti di incarico non definivano chiaramente gli obblighi di servizio pubblico imposti a Saremar. La Commissione ha concluso che Saremar non aveva diritto a una compensazione e doveva rimborsare le somme ricevute.

Contesto

Saremar è una delle compagnie marittime regionali dell’ex Gruppo Tirrenia. Tradizionalmente la società prestava servizi di navigazione nell’ambito di un contratto di servizio pubblico con lo Stato italiano, in vigore fino alla fine del 2008 e successivamente prorogato. Nel 2009 Saremar è stata trasferita dalla società Tirrenia alla regione Sardegna.

Nell’ottobre 2011 la Commissione ha avviato un’indagine approfondita riguardante misure di sostegno pubblico a favore delle società dell’ex Gruppo Tirrenia, cioè Tirrenia di Navigazione, Caremar, Laziomar, Saremar, Siremar e Toremar (si veda IP/11/1157).

Dopo essere stata ampliata nel novembre 2012 (si veda IP/12/1184), la portata di questa indagine è stata modificata dalla Commissione nel dicembre 2012, per tener conto di un ulteriore misura di aiuto notificata dall’Italia.

A norma degli orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione, le imprese in difficoltà possono ricevere aiuti di Stato a determinate condizioni. Tali aiuti presentano forti rischi di distorsione della concorrenza nel mercato interno dell’UE, poiché tengono artificialmente in vita imprese che sarebbero altrimenti uscite dal mercato. Gli aiuti possono essere concessi per un periodo di 6 mesi (“aiuti per il salvataggio”). Oltre tale periodo, gli aiuti devono essere rimborsati oppure devono essere approvati dalla Commissione previa presentazione di un piano di ristrutturazione (“aiuti alla ristrutturazione”). Il piano deve garantire che la redditività a lungo termine dell’impresa sia ripristinata senza ulteriore sostegno statale, che le distorsioni della concorrenza provocate dal sostegno statale siano corrette mediante misure compensative e che l’impresa contribuisca ai costi di ristrutturazione. Infine, gli aiuti alla ristrutturazione possono essere concessi solo una volta nell’arco di dieci anni (principio dell’“aiuto una tantum”).

La versione non riservata della decisione sarà resa pubblica con i riferimenti SA.32014, SA.32015 e SA.32016 (tutti riguardanti società dell’ex Gruppo Tirrenia) nel Registro degli aiuti di Stato della DG Concorrenza, una volta risolte eventuali questioni di riservatezza. Le nuove decisioni in materia di aiuti di Stato pubblicate su internet e nella Gazzetta ufficiale figurano nel bollettino elettronico di informazione settimanale in materia di aiuti di Stato (State Aid Weekly e-News).

Contatti:

Antoine Colombani (+32 2 297 45 13, Twitter: @ECspokesAntoine )

Marisa Gonzalez Iglesias (+32 2 295 19 25)


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