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Come garantire procedure di rimpatrio eque, umane ed efficaci

European Commission - IP/14/340   28/03/2014

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Commissione europea

Comunicato stampa

Bruxelles, 28 marzo 2014

Come garantire procedure di rimpatrio eque, umane ed efficaci

Una politica di rimpatrio efficace e umana, che assicuri il pieno rispetto dei diritti fondamentali, è una componente essenziale della politica UE in materia di migrazione. In una comunicazione adottata oggi sulla politica di rimpatrio dell’UE, la Commissione presenta i progressi realizzati in questo campo e indica gli sviluppi futuri e le azioni necessarie.

Questi ultimi sono stati, sul piano pratico e legislativo, anni di grande cambiamento per tutti gli Stati membri, che hanno introdotto nuove norme eque e trasparenti per migliorare le procedure di rimpatrio. La direttiva rimpatri, adottata nel 2008, dispone norme comuni chiare, trasparenti ed eque sul rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare e sull’uso di misure coercitive, sul trattenimento e i divieti di reingresso. Eppure si può fare di più per assicurare l’applicazione uniforme nell’Unione di tutte le garanzie previste e pratiche efficaci e umane a tutti i livelli.

Cecilia Malmström, Commissaria per gli Affari interni, ha dichiarato: “La direttiva rimpatri, oltre a influenzare positivamente la legislazione e le prassi nazionali, è stata una molla di cambiamento per quanto riguarda la partenza volontaria e il monitoraggio del rimpatrio forzato. Ha contribuito a ridurre complessivamente il periodo di trattenimento massimo in tutta l’UE e a promuovere soluzioni alternative. Nonostante ciò, la situazione relativa al trattenimento in alcuni Stati membri desta ancora serie preoccupazioni. Dobbiamo pertanto proseguire gli sforzi per applicare una politica credibile e umana diffondendo pratiche che assicurino il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità di ogni singolo individuo, a prescindere dal suo status di migrante.”

La direttiva rimpatri ha contribuito a generare sviluppi positivi: maggiore rispetto dei diritti fondamentali, procedure eque ed efficaci, riduzione dei casi in cui il migrante è privato di uno status giuridico chiaro, preminenza della partenza volontaria, promozione del reinserimento e di soluzioni alternative al trattenimento.

Di fatto però, resta ancora da fare sul fronte dell’applicazione pratica della direttiva e delle politiche di rimpatrio in generale.

Gli aspetti che richiedono maggiore attenzione sono le condizioni di trattenimento, il ricorso in misura più sistematica a soluzioni alternative al trattenimento, l’istituzione di sistemi indipendenti di monitoraggio dei rimpatri forzati, l’efficacia complessiva della politica (ad esempio, procedure più rapide e incremento dei rimpatri, anche volontari).

Le cifre mostrano un notevole divario tra il numero di persone nei confronti delle quali è stata emessa una decisione di rimpatrio (circa 484 000 nel 2012, 491 000 nel 2011 e 540 000 nel 2010) e quelle che hanno effettivamente lasciato l’UE per effetto di tale decisione (circa 178 000 nel 2012, 167 000 nel 2011 e 199 000 nel 2010).

I principali ostacoli al rimpatrio sono ravvisabili nei problemi pratici di identificazione dei rimpatriandi e nella difficoltà di ottenere la documentazione necessaria dalle autorità dei paesi terzi. Per queste ragioni è essenziale una maggiore cooperazione con i paesi terzi che migliori l’efficacia delle procedure di rimpatrio.

La Commissione ha individuato cinque ambiti di azione principali:

Assicurare un’attuazione adeguata ed efficace delle norme esistenti: la Commissione continuerà ad affrontare tutte le carenze individuate nella comunicazione insieme con gli Stati membri, prestando particolare attenzione all’attuazione delle disposizioni che la direttiva prevede per il trattenimento dei rimpatriandi, le garanzie e i mezzi di ricorso e il trattamento riservato a minori e ad altre persone vulnerabili nelle procedure di rimpatrio. Si avvarrà inoltre del meccanismo di valutazione Schengen per controllare il rispetto delle norme in materia di rimpatrio e per rafforzare il monitoraggio dei rimpatri forzati.

Promuovere pratiche più uniformi e compatibili con i diritti fondamentali: la Commissione adotterà un “manuale sul rimpatrio” contenente orientamenti comuni e le migliori pratiche. Sosterrà inoltre il Consiglio d’Europa nella codificazione di norme dettagliate sul trattenimento.

Promuovere ulteriormente il dialogo e la cooperazione con i paesi terzi: le questioni del rimpatrio e della riammissione continueranno ad essere affrontate sistematicamente, in modo equilibrato, in dialoghi di cooperazione con paesi terzi, come l’approccio globale in materia di migrazione e mobilità e i partenariati per la mobilità. Saranno intensificati gli sforzi per lo sviluppo delle capacità nei paesi terzi, ad esempio migliorando la capacità di fornire ai rimpatriati assistenza e aiuto per il reinserimento.

Migliorare la cooperazione operativa tra Stati membri in materia di rimpatrio: la Commissione utilizzerà la rete europea sulle migrazioni come piattaforma di cooperazione, con l’intento prioritario di raccogliere e condividere informazioni sul rimpatrio volontario.

Rafforzare il ruolo di FRONTEX in materia di rimpatrio: è necessario potenziare il ruolo di coordinamento delle operazioni di rimpatrio congiunte di Frontex, garantendo il rispetto delle norme comuni sul trattamento umano e dignitoso dei rimpatriati. È opportuno inoltre organizzare corsi di formazione sulle questioni connesse al rimpatrio.

Link utili

MEMO/14/243

Comunicazione sulla politica di rimpatrio dell’UE

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