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Insolvenza: la Commissione raccomanda un nuovo approccio per salvare le imprese e dare una seconda opportunità agli imprenditori onesti

European Commission - IP/14/254   12/03/2014

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Commissione europea

Comunicato stampa

Bruxelles, 12 marzo 2014

Insolvenza: la Commissione raccomanda un nuovo approccio per salvare le imprese e dare una seconda opportunità agli imprenditori onesti

La Commissione europea ha definito oggi una serie di principi comuni per le procedure nazionali in materia d’insolvenza applicabili alle imprese in difficoltà finanziarie. L’obiettivo è privilegiare, anziché la liquidazione, la ristrutturazione precoce delle imprese sane in modo da impedirne l’insolvenza. Con circa 200 000 imprese nell’UE che ogni anno dichiarano insolvenza e 1,7 milioni di persone che di conseguenza perdono il lavoro, la Commissione desidera dare alle imprese sane la possibilità di ristrutturarsi e restare operative. Una riforma delle norme nazionali in materia d’insolvenza creerebbe una situazione vincente per tutti: le imprese sane rimarrebbero in attività, si manterrebbero i posti di lavoro e allo stesso tempo si migliorerebbe il contesto per i creditori che, se il debitore non va in rovina, sarebbero in grado recuperare una percentuale più elevata dei loro investimenti. Agli imprenditori onesti va rapidamente offerta una seconda opportunità dopo il fallimento, perché i fatti dimostrano che essi hanno più successo la seconda volta. La raccomandazione adottata oggi fa seguito a una consultazione pubblica su un approccio europeo all’insolvenza, svoltasi lo scorso anno (IP/13/655), e a una proposta di revisione delle attuali norme UE in materia d’insolvenza transfrontaliera, approvata di recente dal Parlamento europeo (MEMO/14/88).

“Le imprese sono indispensabili per generare prosperità e occupazione, ma crearle - e mantenerle redditizie - è difficile, specie nell’odierno clima economico”, ha dichiarato Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria europea per la Giustizia. “Con un numero crescente di imprese che incontrano difficoltà finanziarie in tutta Europa, è necessario ripensare il nostro approccio alle insolvenze societarie. La prima impresa automobilistica di Henry Ford cessò l’attività dopo 18 mesi, ma Ford non si arrese e successivamente fondò una società che sarebbe divenuta uno dei maggiori successi mondiali. Non dobbiamo soffocare l’innovazione: se un imprenditore onesto non ha successo al primo tentativo, gli si dovrebbe dare la possibilità di riprovare. Le nostre norme in materia d’insolvenza dovrebbero agevolare un nuovo inizio”.

“Dobbiamo creare un meccanismo efficace che consenta di distinguere tra gli imprenditori onesti e quelli disonesti, perché questo è un passo fondamentale per arginare la stigmatizzazione che caratterizza attualmente il fallimento”, ha sottolineato il Vicepresidente Antonio Tajani, Commissario europeo responsabile per l’Industria e l’imprenditoria. “Questa distinzione contribuirebbe a eliminare la discriminazione nei confronti di quegli imprenditori che hanno fatto fallimento non fraudolento, che potranno quindi beneficiare delle misure di sostegno presenti sul mercato per avviare una nuova impresa.”

La raccomandazione odierna della Commissione contribuirà a creare un quadro coerente per le norme nazionali in materia d’insolvenza, invitando gli Stati membri a:

  • agevolare la ristrutturazione delle imprese in difficoltà finanziarie in una fase precoce, prima dell’avvio della procedura formale d’insolvenza, e senza procedure lunghe o costose, per aiutarle a limitare il ricorso alla liquidazione;

  • consentire ai debitori di ristrutturare l’impresa senza dover avviare un’azione formale in giudizio;

  • dare alle imprese in difficoltà finanziarie la possibilità di chiedere la sospensione temporanea fino a quattro mesi (rinnovabile fino a un massimo di 12 mesi) per adottare un piano di ristrutturazione prima che i creditori possano avviare misure di esecuzione nei loro confronti;

  • facilitare il processo di adozione di un piano di ristrutturazione, tenendo presenti gli interessi di debitori e creditori, al fine di accrescere le possibilità di salvare le imprese sane;

  • ridurre gli effetti negativi del fallimento sulle possibilità future degli imprenditori di avviare un’impresa, in particolare prevedendo la liberazione dai debiti entro tre anni al massimo.

Prossime tappe: la raccomandazione invita gli Stati membri ad attuare misure appropriate entro un anno. 18 mesi dopo l’adozione della raccomandazione, la Commissione valuterà la situazione in base alle relazioni annuali degli Stati membri e deciderà se siano necessarie ulteriori misure per rafforzare l’approccio orizzontale in materia d’insolvenza.

Contesto

Le situazioni d’insolvenza sono eventi fisiologici in un’economia dinamica e moderna. Circa la metà delle imprese ha una durata di vita inferiore a cinque anni, mentre nell’Unione sono circa 200 000 le imprese che ogni anno dichiarano insolvenza, ovvero quasi 600 società al giorno. Un quarto di queste insolvenze presenta un elemento transfrontaliero e il loro numero è in aumento - essendo addirittura raddoppiato dall’inizio della crisi - una tendenza destinata a continuare anche nel 2014.

Inoltre, i fatti dimostrano che gli imprenditori che falliscono imparano dai loro errori e hanno in genere più successo la seconda volta: il 18% di quanti proseguono l’attività con successo hanno fallito al loro primo tentativo.

È pertanto cruciale disporre di leggi moderne e procedure efficienti per aiutare le imprese che hanno basi economiche sufficientemente robuste a superare le difficoltà finanziarie e a ottenere una “seconda opportunità”. I quadri in materia d’insolvenza in molti paesi dell’UE continuano ad incanalare le imprese sane che si trovano in difficoltà finanziarie verso la liquidazione piuttosto che verso la ristrutturazione. Inoltre ostacolano la possibilità per gli imprenditori onesti di ottenere una seconda opportunità dopo l’insolvenza, in quanto prevedono termini di riabilitazione lunghi.

L’esperienza mostra che quanto prima le imprese in difficoltà sono in grado di ristrutturarsi, tanto maggiori sono le probabilità di successo. Ma una ristrutturazione precoce (prima dell’avvio di una procedura formale d’insolvenza) non è possibile in vari paesi (ad esempio in Bulgaria, Ungheria, Repubblica ceca, Lituania, Slovacchia e Danimarca) e, laddove è possibile, le procedure possono risultare inefficienti o costose, riducendo gli incentivi per le imprese a resistere. Infine, in alcuni paesi ci vogliono molti anni prima che gli imprenditori onesti che sono falliti siano ammessi al beneficio della liberazione dai debiti e possano avviare una nuova attività (Austria, Belgio, Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Croazia, Polonia, Portogallo e Romania). Se un imprenditore onesto fa fallimento, un termine ridotto di riabilitazione assicurerebbe che il fallimento non si traduca in una “sentenza di condanna a vita”.

La divergenza esistente tra le legislazioni degli Stati membri ha un impatto sui tassi di recupero dei crediti transfrontalieri, sulle decisioni d’investimento a livello transfrontaliero e sulla ristrutturazione di gruppi di società. Un approccio più coerente a livello dell’UE non solo migliorerebbe le restituzioni ai creditori e il flusso degli investimenti transfrontalieri, ma avrebbe anche un impatto positivo in termini d’imprenditorialità, occupazione e innovazione.

L’attuale quadro dell’UE in materia d’insolvenza

Il diritto europeo in materia d’insolvenza transfrontaliera è costituito dal regolamento (CE) n 1346/2000 relativo alle procedure d’insolvenza (il “regolamento sulle procedure d’insolvenza”), in vigore dal 31 maggio 2002. Il regolamento contiene norme in materia di competenza giurisdizionale, riconoscimento delle decisioni e legge applicabile, e stabilisce le modalità di coordinamento tra le procedure pendenti in più Stati membri. Esso si applica ove il debitore abbia beni o creditori in uno Stato membro diverso dal proprio.

Nel dicembre 2012 la Commissione ha presentato un pacchetto di misure per modernizzare tali norme sull’insolvenza (IP/12/1354, MEMO/12/969). Il 5 febbraio 2014, il Parlamento europeo ha votato a favore della proposta della Commissione, che deve ora essere approvata dai ministri in sede di Consiglio perché diventi legge(MEMO/14/88).

Parallelamente, nel luglio 2013, la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica su un nuovo approccio europeo al fallimento delle imprese e all’insolvenza (IP/13/655), raccogliendo opinioni su questioni cruciali quali il tempo necessario per la liberazione dai debiti, le condizioni per l’apertura della procedura d’insolvenza, le norme sui piani di ristrutturazione e le misure necessarie per le PMI.

Diversi Stati membri sono stati oggetto di raccomandazioni nel contesto del semestre europeo — il ciclo di coordinamento delle politiche economiche dell’Unione — e sono stati invitati a riformare diversi aspetti delle rispettive norme in materia d’insolvenza (Spagna, Lettonia, Malta e Slovenia). Vari altri Stati membri sono attualmente impegnati nel processo di riforma delle loro legislazioni al fine di incrementare le possibilità di salvataggio delle imprese in difficoltà finanziaria, ridurre i termini di riabilitazione degli imprenditori o, più in generale, migliorare i loro quadri in materia d’insolvenza (Paesi Bassi, Lussemburgo, Polonia, Lettonia, Cipro, Estonia, Croazia e Regno Unito).

Per ulteriori informazioni:

Raccomandazione della Commissione su un nuovo approccio al fallimento delle imprese e all’insolvenza:

http://ec.europa.eu/justice/newsroom/civil/news/140312_en.htm

Commissione europea – procedure d’insolvenza:

http://ec.europa.eu/justice/civil/commercial/insolvency/index_en.htm

Homepage di Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria europea per la Giustizia:

http://ec.europa.eu/reding

La Vicepresidente Reding su Twitter: @VivianeRedingEU

Antonio Tajani, Vicepresidente e Commissario europeo responsabile per l’Industria e l’imprenditoria

http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/tajani/index_it.htm

Il Vicepresidente Tajani su Twitter: @AntonioTajaniEU

Contatti:

Mina Andreeva (+32 2 299 13 82)

Natasha Bertaud (+32 2 296 74 56)

Per il pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 6 7 8 9 10 11 o per e­mail


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