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Commissione europea

Comunicato stampa

Bruxelles, 25 marzo 2013

L’UE favorisce l’accoglienza di studenti e ricercatori non europei

L’UE ha bisogno di attirare studenti e ricercatori di talento non europei che, grazie alle loro capacità e competenze, contribuiscano alla nostra crescita e competitività. Trasferirsi in Europa per un breve periodo è un’opportunità che più di 200 000 tra studenti e ricercatori al di fuori dell’UE colgono ogni anno. Tuttavia, fin troppi si trovano a dover affrontare inutili ostacoli burocratici. Le norme vigenti per ottenere un visto per motivi di studio o un permesso di soggiorno sono spesso complesse e poco chiare; le procedure possono essere lunghe e variare notevolmente da uno Stato membro all’altro, rendendo molto difficili se non addirittura impossibili gli spostamenti transfrontalieri. Tutto ciò ostacola il reclutamento di talenti da parte dell’UE e riduce il suo appeal come centro mondiale di eccellenza.

Oggi la Commissione ha proposto di rendere più semplice e più appetibile a studenti, ricercatori e altri gruppi di cittadini non UE il soggiorno all’interno dell’Unione per periodi superiori a tre mesi. La nuova normativa stabilirà limiti di tempo più chiari entro cui le autorità nazionali dovranno accogliere o respingere le domande di soggiorno, darà maggiori opportunità di accesso al mercato del lavoro durante la permanenza e faciliterà la circolazione all’interno dell’UE.

Trasferirsi nell’UE per motivi di studio o di ricerca è molto più complicato del necessario. Dobbiamo rimuovere questi ostacoli per far sì che l’UE sia più aperta ad accogliere talenti. Questa mobilità, attraverso la circolazione di competenze e idee, rappresenterà un vantaggio per l’UE e per la sua economia.” ha dichiarato Cecilia Malmström, Commissaria europea per gli Affari interni.

Come dice il proverbio, sapere è potere. È fondamentale che l’UE attiri i ricercatori e gli studenti più brillanti e meritevoli affinché possano dare il loro contributo a creare un’economia della conoscenza di successo a livello dell’Unione. Attraverso le azioni “Marie Curie” e il nuovo programma “Erasmus per tutti”, il nostro obiettivo è di rendere l’UE una delle destinazioni preferite per l’istruzione superiore, la ricerca e l’innovazione”, ha detto Androulla Vassiliou, Commissaria europea per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù.

L’esperienza nell’attuazione della legislazione esistente ha dimostrato che gli Stati membri non sono in grado di affrontare integralmente le difficoltà che i richiedenti devono fronteggiare se desiderano trasferirsi nell’UE per motivi di studio o di ricerca. La Commissione propone di stabilire norme più chiare, coerenti e trasparenti valide nell’intera Unione europea. Le due direttive vigenti su studenti e ricercatori saranno modificate e sostituite da un’unica nuova direttiva volta ad ottimizzare i seguenti elementi:

  • Garanzie procedurali: nello specifico, le autorità degli Stati membri avranno a disposizione un tempo limite di 60 giorni per accogliere o respingere una richiesta di visto o di permesso di soggiorno, il che renderà l’iter più diretto e trasparente.

  • Circolazione all’interno dell’UE e trasferimento di capacità e competenze: norme più semplici e più flessibili aumenteranno le possibilità di spostarsi all’interno dell’UE per ricercatori, studenti e tirocinanti retribuiti, il che è particolarmente importante per studenti e ricercatori coinvolti in programmi congiunti. Saranno garantiti alcuni diritti alla mobilità anche ai familiari dei ricercatori.

  • Accesso al mercato del lavoro: durante gli studi, gli studenti potranno lavorare per un minimo di 20 ore settimanali in modo da mantenersi adeguatamente e fornire il loro contributo all’economia. In determinate circostanze, ricercatori e studenti potranno rimanere sul territorio anche nei 12 mesi successivi al completamento degli studi o della ricerca, al fine di individuare opportunità di lavoro o avviare un’attività. Ciò non comporterà automaticamente un diritto al lavoro, in quanto il rilascio del permesso di lavoro rimane di competenza nazionale.

  • Tutela generale di altri gruppi di cittadini non UE: persone alla pari, studenti del ciclo secondario e tirocinanti remunerati, che non rientrano nel campo di applicazione della normativa UE vigente.

I prossimi passi

La direttiva proposta, presentata sotto forma di rifusione, deve essere discussa e approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE. La Commissione auspica che le nuove norme diventino applicabili dal 2016.

Un’occhiata al quadro complessivo

Nonostante l’attuale crisi economica e l’aumento dei livelli di disoccupazione, molti Stati membri dell’UE fanno ancora fatica a trovare risorse da impiegare nel lavoro specializzato. Si prevede che questa situazione durerà ancora per i prossimi dieci anni, per ragioni sia economiche che demografiche.

Uno dei principali problemi è che l’UE non è in grado di attirare la forza lavoro di cui ha bisogno, mentre altri paesi nel resto del mondo sono decisamente più bravi nel richiamare talenti sin dall’inizio della carriera universitaria o dei progetti di ricerca in cui sono coinvolti. È, pertanto, interesse dell’UE divenire più appetibile agli occhi di studenti e ricercatori provenienti da paesi terzi, al fine di aumentare il suo appeal come centro mondiale di eccellenza. L’aumento degli scambi scolastici e del numero di studenti internazionali si tradurrà in crescita economica, incoraggerà l’innovazione e, a lungo termine, creerà più posti di lavoro.

Nel 2011 circa 220 000 cittadini di paesi terzi si sono recati nell’Unione per motivi di studio, scambi scolastici, tirocini non remunerati o volontariato1. La maggior parte dei cittadini non UE è arrivata nell’Unione europea per motivi di studio e di istruzione. Nel 2011, i paesi che hanno ricevuto il numero più elevato di studenti sono stati la Francia (64 794), la Spagna (35 037), l’Italia (30 260), la Germania (27 568) e i Paesi Bassi (10 701).

Lo stesso anno, circa 7 000 cittadini provenienti da paesi terzi sono arrivati, per motivi di ricerca, nei 24 Stati membri dell’UE inclusi nella statistica, soprattutto in Francia (2 075), nei Paesi Bassi (1 616), in Svezia (817), in Finlandia (510) e in Spagna (447) 2.

La Rete europea per l’immigrazione (REM), gestita dalla Commissione, ha anche pubblicato uno studio sull’immigrazione degli studenti internazionali nell’UE. Esso fornisce una visione d’insieme analitica e dettagliata, corredata di dati statistici, sull’immigrazione e sulle politiche di mobilità degli Stati membri e delle strategie nazionali per la promozione dell’Europa come destinazione appetibile per studenti internazionali.

Link utili

MEMO/13/281

Link to the proposal

Relazioni nazionali sull’immigrazione degli studenti internazionali negli Stati membri dell’UE

Sito web di Cecilia Malmström website

Per seguire la commissaria Malmström su Twitter

Sito web della DG Affari interni

Per seguire la DG Affari interni su Twitter

Il portale UE sull’immigrazione

Contatti:

Michele Cercone (+32 2 298 09 63)

Dennis Abbott (+32 2 295 92 58)

Tove Ernst (+32 2 298 67 64)

Dina Avraam (+32 2 295 96 67)

1 :

I dati riguardano solo i 24 Stati membri vincolati dalla “direttiva studenti”. Danimarca, Irlanda e Regno Unito non sono vincolati da tale direttiva. Fonte: Eurostat.

2 :

I dati non includono la Danimarca e il Regno Unito perché non vincolati dalla “direttiva ricercatori”. Fonte: Eurostat.


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