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La Commissione europea intensifica la lotta contro la pesca illegale

Commission Européenne - IP/13/1162   26/11/2013

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Commissione europea

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 26 novembre 2013

La Commissione europea intensifica la lotta contro la pesca illegale

Dopo l'avvertimento ufficiale diramato un anno fa (IP/12/1215), nell'ambito delle proprie attività per contrastare la pesca illegale la Commissione europea ha identificato oggi il Belize, la Cambogia e la Guinea come paesi terzi non cooperanti i quali, nonostante l'intenso lavoro svolto dalla Commissione con le loro autorità nazionali per l'adozione di misure di gestione e di controllo della pesca efficaci, non hanno ancora ovviato ai problemi strutturali, né hanno dimostrato una reale volontà di affrontare il problema della pesca illegale. La Commissione propone ora al Consiglio dei ministri di adottare misure commerciali nei confronti di questi tre paesi per colpire i vantaggi commerciali derivanti da queste attività illecite. Di conseguenza sarà vietata l'importazione nell’UE di prodotti della pesca catturati da navi di questi paesi.

La decisione è coerente con l’impegno internazionale dell’UE di garantire lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca sia nelle sue acque che all’estero. L’approccio dell’UE in materia di lotta contro la pesca illegale parte dall'assunto che la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) costituisce un'attività criminale su scala mondiale, deleteria non solo per i pescatori e i mercati dell’UE, ma anche per le comunità locali nei paesi in via di sviluppo.

Lo scorso anno hanno ricevuto avvertimenti formali anche le Figi, Panama, lo Sri Lanka, il Togo e Vanuatu, ma tutti loro hanno compiuto progressi credibili in stretta collaborazione con la Commissione. Questi paesi hanno avviato l'iter per adottare una nuova legislazione e hanno migliorato i sistemi di monitoraggio, controllo e ispezione. Per questo si è deciso di prolungare il dialogo con loro fino alla fine di febbraio 2014 e di valutare i progressi compiuti la prossima primavera.

Nuovi avvertimenti formali

Cartellino giallo anche nei confronti di Corea, Ghana e Curaçao, che ricevono oggi un avvertimento formale per mancato rispetto degli obblighi internazionali di lotta contro la pesca illegale. La Commissione ha constatato inadempimenti concreti, quali l'assenza di interventi per rimediare a carenze nel monitoraggio, nel controllo e nella sorveglianza delle attività di pesca, e propone azioni correttive per porvi rimedio.

Questi "cartellini gialli" non comporteranno, in questa fase, misure commerciali. Come nel caso dei paesi elencati in precedenza, l'UE lavorerà al loro fianco nell'ambito di un dialogo formale e di una cooperazione più intensa per risolvere i problemi riscontrati e attuare i necessari piani d’azione.

Maria Damanaki, Commissaria europea per gli Affari marittimi e la pesca, ha dichiarato: "Le decisioni odierne dimostrano la nostra determinazione nella lotta contro la pesca illegale. A subirne le conseguenze sono sia i pescatori locali che i pescatori dell’UE e il mercato interno. Continueremo a fare pressione sui paesi che alimentano la catena di approvvigionamento della pesca illegale in quanto Stato costiero, Stato di bandiera, o bandiera di comodo. L'Africa occidentale è stata individuata come un’importante fonte di pesca illegale ed è mia intenzione adottare ora lo stesso approccio nel Pacifico".

Contesto

La decisione su Belize, Cambogia e Guinea offre agli Stati membri uno strumento supplementare per verificare e, se necessario, rifiutare l’importazione di prodotti della pesca. La Commissione promuove un approccio coordinato al riguardo. La sua proposta di introdurre un divieto di commercio, una volta adottata dal Consiglio si tradurrà nel divieto di importare nell'UE i prodotti della pesca catturati da pescherecci battenti bandiera di tali paesi. Le navi dell’UE dovranno cessare le attività di pesca in tali acque. Non saranno più possibili altre forme di cooperazione con tali paesi, quali operazioni di pesca congiunta o accordi di pesca.

Con queste decisioni, l’Unione non garantisce semplicemente il rispetto delle proprie norme1, ma anche il rispetto delle norme sulla pesca INN adottate dalle Nazioni Unite e dalla FAO, in linea con i suoi impegni internazionali. Tutti i paesi identificati sono venuti meno ai loro obblighi in quanto Stati di bandiera, Stati di approdo, Stati costieri o Stati di commercializzazione e non hanno rispettato la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) né l’accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici.

Per maggiori informazioni

MEMO/13/1053

Contatti:

Oliver Drewes (+32 2 299 24 21)

Lone Mikkelsen (+32 2 296 05 67)

1 :

Il regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, costituisce uno strumento fondamentale nella lotta contro la pesca illegale, inteso a consentire l'accesso al mercato dell'UE unicamente ai prodotti della pesca che sono stati certificati come legali dallo Stato di bandiera o dallo Stato di esportazione interessato.


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