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Commissione europea

Comunicato stampa

Bruxelles, 20 novembre 2013

Aiuti di Stato: la Commissione agisce contro l’Italia davanti alla Corte di giustizia per il mancato rispetto di una sentenza che impone il recupero di aiuti illegali

La Commissione ha adito la Corte di giustizia dell’Unione europea per la mancata esecuzione da parte dell’Italia di una precedente sentenza con cui la Corte confermava che taluni sgravi degli oneri sociali concessi alle imprese dei territori di Venezia e Chioggia costituivano un aiuto di Stato illegale e dovevano essere recuperati presso i beneficiari. La Commissione era già giunta a questa conclusione nel 1999, formulandola in una decisione. Trattandosi del secondo deferimento per il mancato rispetto di una sentenza precedente, la Commissione ha chiesto alla Corte di giustizia di comminare sanzioni nei confronti dell’Italia.

Dal 1995 al 1997 tutte le imprese situate nelle zone di Venezia e Chioggia hanno beneficiato di riduzioni o esenzioni dal versamento degli oneri sociali per la creazione e il mantenimento di posti di lavoro. Nel 1999 la Commissione ha ritenuto che alcuni di tali sgravi, il cui solo scopo era di salvaguardare posti di lavoro esistenti o che erano stati concessi a grandi imprese operanti in zone che non presentavano svantaggi regionali, erano incompatibili con le norme dell’UE in materia di aiuti di Stato e ha imposto all’Italia il recupero degli aiuti presso i beneficiari (cfr. IP/99/887). Il regime è stato sospeso a decorrere dal 1° dicembre 1997.

Nel 2007 la Commissione ha constatato che l’Italia non aveva adempiuto all’obbligo di recuperare gli aiuti e ha agito nei suoi confronti dinanzi alla Corte di giustizia (cfrIP/07/648), la quale, nel 2011, ha stabilito che l’Italia non aveva attuato la decisione adottata dalla Commissione nel 1999 (causa C-302/09). Nel 2012, con una lettera di costituzione in mora, la Commissione ha avvertito l’Italia che se avesse continuato a non ottemperare all’obbligo di recuperare gli aiuti, sarebbe stata deferita per la seconda volta dinanzi alla Corte di giustizia.

Dalla risposta dell’Italia risulta che, 14 anni dopo la decisione della Commissione e due anni dopo la prima sentenza della Corte di giustizia, è stato recuperato solo circa il 20% degli aiuti dichiarati incompatibili. La Commissione ha pertanto deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia una seconda volta, al fine di chiedere a quest’ultima di comminare il pagamento di una somma forfettaria e di una penalità.

La Commissione propone una penalità giornaliera dell’importo di 24 578,4 EUR, da moltiplicare per il numero di giorni trascorsi tra la prima sentenza della Corte e, a seconda del caso, la piena esecuzione da parte dello Stato membro oppure la seconda sentenza della Corte a norma dell’articolo 260, paragrafo 2, del TFUE, nonché il pagamento di una penalità decrescente di 187 264 EUR per ogni giorno trascorso dalla sentenza fino alla sua esecuzione. L’importo definitivo delle penalità giornaliere sarà deciso dalla Corte.

Contesto

A norma dell’articolo 260 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), la Commissione può adire una seconda volta la Corte di giustizia qualora risulti che lo Stato membro non si sia conformato a una precedente sentenza della Corte che riscontra l’esistenza di una violazione del diritto dell’UE. Nell’ambito di questa seconda azione, la Commissione può chiedere alla Corte di comminare penalità giornaliere e/o il pagamento di una somma forfettaria agli Stati membri interessati per porre fine all’infrazione.

Le imprese che hanno ricevuto un aiuto di Stato incompatibile hanno beneficiato di un vantaggio economico indebito rispetto ai loro concorrenti, che hanno operato senza alcun finanziamento statale. Questo falsa la concorrenza nel mercato unico. Per porre rimedio agli effetti di tale distorsione è quindi importante che i beneficiari degli aiuti dichiarati incompatibili rimborsino tale vantaggio il prima possibile.

Al fine di accelerare il recupero dell’aiuto incompatibile, nel 2007 la Commissione ha adottato una serie di buone pratiche (cfr. IP/07/1609). La comunicazione raccomanda di individuare chiaramente i beneficiari dell’aiuto e i relativi importi. Gli Stati membri devono dotarsi di procedure di recupero rapide ed efficaci, anche nei loro ordinamenti giuridici nazionali. La comunicazione richiama i principi da applicare in caso di contenziosi dinanzi agli organi giurisdizionali nazionali e/o europei.

Nel caso di specie, il mancato recupero degli aiuti da parte delle autorità italiane è in gran parte dovuto al fatto che diversi ordini di pagamento emessi dalle autorità italiane sono stati sospesi dai tribunali nazionali. Per risolvere questa situazione di stallo, alla fine del 2012 l’Italia ha adottato nuove norme che tuttavia non hanno prodotto i risultati previsti.

Numerosi beneficiari degli aiuti incompatibili hanno presentato ricorso dinanzi agli organi giurisdizionali dell’UE contro la decisione della Commissione del 1999. Tutti i ricorsi sono stati respinti come inammissibili o infondati. Nel 2011 la Corte di giustizia si è pronunciata in via definitiva confermando pienamente la decisione del 1999 della Commissione (cfr. CJE/11/55).

Per ulteriori informazioni di carattere più generale sulle infrazioni si veda:

http://ec.europa.eu/eu_law/infringements/infringements_it.htmhttp://ec.europa.eu/eu_law/infringements/infringements_en.htm

Si veda anche il MEMO/13/1005

Contatti:

Antoine Colombani (+32 2 29-74513, Twitter: @ECspokesAntoine)

Maria Madrid Pina (+32 2 29-54530)


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