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Sicurezza sociale: la Commissione chiede all'Italia di versare le prestazioni familiari ai lavoratori transfrontalieri

European Commission - IP/11/1271   27/10/2011

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Commissione europea – Comunicato stampa

Sicurezza sociale: la Commissione chiede all'Italia di versare le prestazioni familiari ai lavoratori transfrontalieri

Bruxelles, 27 ottobre 2011 – La Commissione europea ha chiesto all'Italia di ottemperare agli obblighi che le incombono in forza della normativa UE, ossia di versare alcune prestazioni familiari previste dalla regione Trentino-Alto Adige e dalla provincia di Bolzano a lavoratori che lavorano nella suddetta regione e nella suddetta provincia, ma vivono in Austria. L'attuale rifiuto delle autorità italiane di versare tali prestazioni ai lavoratori si basa sul fatto che tali lavoratori non risiedono nel Trentino-Alto Adige o a Bolzano.

Conformemente alla normativa UE i lavoratori transfrontalieri (persone che lavorano in uno Stato membro ma risiedono in un altro nel quale fanno ritorno quotidianamente o almeno una volta la settimana) sono coperti dal sistema di sicurezza sociale del paese in cui lavorano e non dal sistema del paese in cui risiedono. Le attuali condizioni di residenza poste dall'Italia per le prestazioni familiari costituiscono pertanto un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori.

La richiesta della Commissione si configura come "parere motivato" nel quadro del procedimento di infrazione dell'UE. Se entro due mesi l'Italia non adeguerà la propria legislazione alla normativa dell'UE la Commissione potrebbe decidere di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE.

Contesto

Il governo italiano sostiene che le prestazioni familiari regionali e provinciali rientrino nella nozione di "assistenza sociale" e ad esse non si applichino pertanto le norme UE che fanno esclusivamente riferimento alla "sicurezza sociale". La giurisprudenza della Corte di giustizia dell'UE statuisce però in modo chiaro che una prestazione può essere considerata rientrare nella "sicurezza sociale" ove essa sia concessa senza una valutazione individuale dello stato di necessità personale.

Nel caso in questione le prestazioni rappresentano una forma di sostegno finanziario per la cura dei figli, motivo per cui sono automaticamente concesse alle persone che hanno un figlio senza valutarne la situazione individuale. La Commissione ritiene, in linea con la pregressa giurisprudenza della Corte di giustizia dell'UE, che si tratti di prestazioni di "sicurezza sociale" alle quali si applica pertanto la legislazione UE sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

Per ulteriori informazioni

Coordinamento in materia di sicurezza sociale nell'UE

http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=849

Per ulteriori informazioni sul procedimento d'infrazione dell'UE, cfr: MEMO/11/1739

http://ec.europa.eu/eu_law/infringements/infringements_it.htm

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http://ec.europa.eu/social/e-newsletter

Contatti:

Cristina Arigho (+32 2 298 53 99)

Maria Javorova (+32 2 299 89 03)


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