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Commissione europea — comunicato stampa

Energia: la Commissione stabilisce nuove norme di sicurezza per le attività offshore nel settore degli idrocarburi

Bruxelles — 27 ottobre 2011. Il rischio di un incidente offshore grave nelle acque europee è ancora inammissibilmente elevato. Un regime di sicurezza rigoroso può ridurre veramente al minimo il rischio che si verifichino catastrofi simili. Danni all'ambiente e alle economie delle regioni costiere possono essere limitati in modo significativo grazie alla messa in opera preventiva di un piano di intervento efficace per le emergenze. Per questa ragione la Commissione europea propone oggi una nuova legislazione volta ad assicurare che la produzione europea di idrocarburi si svolga su tutto il territorio unionale nel rispetto delle più stringenti norme mondiali per la sicurezza, la salute e l'ambiente.

Günther Oettinger, commissario europeo per l'Energia, ha dichiarato: "Oggi, la maggior parte della produzione di idrocarburi in Europa si svolge offshore, spesso in condizioni geografiche e geologiche molto difficili. Vista la sempre crescente domanda di energia, dovremo far ricorso a tutte le riserve di gas e petrolio che giacciono nei nostri fondali marini. Dobbiamo però evitare che si ripetano catastrofi come quella della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. È imperativo garantire che l'industria del settore operi secondo le migliori pratiche. La proposta odierna rappresenta un passo decisivo per garantire operazioni offshore più sicure, a vantaggio dei nostri cittadini e dell'ambiente.".

Janez Potočnik, commissario responsabile per l'Ambiente, ha dichiarato: "Abbiamo tratto lezioni importanti dall'incidente della Deepwater Horizon dell'anno scorso. Il progetto di regolamento odierno ci aiuterà a impedire che in futuro si verifichino crisi di questa portata in tutte le acque marine soggette alla giurisdizione degli Stati membri. Questo aggiornamento in materia di sicurezza rappresenta una buona notizia per l'ambiente ma anche per l'industria, che sarà in grado di svolgere le proprie attività in un quadro normativo più chiaro. Gli incidenti passati ci hanno dimostrato chiaramente che la prevenzione è meglio della cura.".

Il nuovo progetto di regolamento stabilisce norme precise per l'intero ciclo delle attività di prospezione e produzione, a partire dal progetto di un impianto di estrazione di petrolio o di gas sino al suo smantellamento. Sotto il controllo delle autorità nazionali di regolamentazione, l'industria europea dovrà periodicamente valutare e migliorare le norme di sicurezza per le operazioni offshore. Questo nuovo approccio condurrà a una valutazione europea del rischio continuamente aggiornata, in quanto terrà conto delle nuove tecnologie e conoscenze e dei nuovi rischi. La normativa introduce requisiti per un'efficace prevenzione e un'efficace risposta in caso di incidenti gravi.

  • Rilascio di licenze Le autorità degli Stati membri preposte al rilascio delle licenze dovranno garantire che solo operatori con sufficienti capacità tecniche e finanziarie, necessarie al controllo della sicurezza delle attività offshore e alla protezione ambientale, siano autorizzati a compiere attività di prospezione e produzione di idrocarburi nelle acque unionali.

  • Verificatori indipendenti Le soluzioni tecniche presentate dall'operatore, di importanza critica per la sicurezza dell'impianto, devono essere verificate da una terza parte indipendente, sia prima dell'entrata in funzione dell'impianto che successivamente a intervalli regolari.

  • Programmazione di emergenza obbligatoria ex ante Prima di poter dare avvio alle attività di prospezione o produzione, le imprese dovranno preparare una relazione sui rischi principali che conterrà una valutazione del rischio e un piano di risposta alle emergenze. Le relazioni dovranno essere sottoposte per approvazione alle autorità nazionali che, se soddisfatte, daranno il loro benestare.

  • Ispezioni Le autorità nazionali competenti e indipendenti responsabili per la sicurezza degli impianti verificheranno le disposizioni in atto a salvaguardia della salute e dell'ambiente e la capacità di reazione alle emergenze degli impianti di trivellazione e delle piattaforme petrolifere, nonché le attività ivi condotte. Se un operatore non rispetta le norme minime di sicurezza, l'autorità competente intraprenderà azioni coercitive e/o comminerà sanzioni o, come ultima ratio, imporrà all'operatore di interrompere le trivellazioni o le attività di produzione se non si conforma alle disposizioni.

  • Trasparenza Saranno messe a disposizione dei cittadini informazioni comparabili sul livello di efficienza delle imprese e sulle attività delle autorità nazionali competenti; le informazioni saranno pubblicate sui loro rispettivi siti internet.

  • Risposta alle emergenze Le imprese prepareranno dei piani di risposta alle emergenze a partire dalla valutazione del rischio dei loro impianti di trivellazione e delle loro piattaforme, premurandosi di avere a disposizione le risorse necessarie per un intervento in caso di bisogno. Gli Stati membri, a loro volta, prenderanno in considerazione nei dettagli i piani delle aziende al momento di compilare i piani nazionali di risposta alle emergenze. Le industrie del settore e le autorità nazionali sottoporranno a verifica i piani a intervalli regolari.

  • Responsabilità Le imprese del settore degli idrocarburi saranno interamente responsabili dei danni ambientali sulle specie marine protette e sugli habitat naturali. In caso di danni alle acque, la zona geografica sarà estesa fino a coprire tutte le acque unionali inclusa la zona economica esclusiva degli Stati membri (fino a circa 370 km dalla costa) e la piattaforma continentale soggetta alla giurisdizione dello Stato membro costiero. Nell'attuale quadro normativo unionale, la responsabilità ambientale per i danni alle acque è limitata alle acque territoriali (circa 22 km dalla costa).

  • Contesto internazionale La Commissione lavorerà di concerto con i suoi partner internazionali per promuovere l'attuazione delle norme di sicurezza più severe su scala mondiale.

  • Gruppo delle autorità offshore dell'UE — Ispettori offshore provenienti dagli Stati membri coopereranno al fine di assicurare un'effettiva condivisione delle buone pratiche e un miglioramento delle norme di sicurezza.

Contesto

Gli idrocarburi sono estratti dal sottosuolo marino europeo dagli anni Settanta. Oggi, più del 90% del petrolio e più del 60% del gas prodotti nell'UE e in Norvegia provengono da attività offshore. Vi sono più di 1000 impianti operativi per l'estrazione di petrolio o gas nelle acque europee. Sebbene la maggior parte della produzione si svolga nella regione del Mare del Nord e la maggior parte del petrolio provenga dal Regno Unito e dalla Norvegia, anche le provincie UE offshore dimostrano un sempre crescente interesse e 13 Stati membri (Regno Unito, Paesi Bassi, Danimarca, Germania, Irlanda, Italia, Spagna, Grecia, Romania, Bulgaria, Polonia, Malta e Cipro) hanno rilasciato licenze per attività di estrazione offshore di petrolio e gas.

L'industria offshore dei diversi Stati membri è soggetta a norme ambientali, di sicurezza e per la salute diverse da Stato a Stato. Attualmente la legislazione unionale non copre tutti gli aspetti dell'industria offshore degli idrocarburi e le legislazioni nazionali sono molto diverse tra loro. Nonostante le azioni intraprese da alcuni Stati membri per riformare i loro sistemi dopo le catastrofi ambientali verificatesi nel Mare del Nord negli anni Ottanta, il rischio che possano verificarsi gravi incidenti nell'UE è ancora alto. L'esperienza del passato insegna che negli ultimi trent'anni si sono verificate nel mondo almeno 14 gravi catastrofi offshore — dall'esplosione di pozzi alla distruzione di piattaforme estrattive — e cinque di queste sono avvenute negli ultimi dieci anni. Le possibili conseguenze di incidenti di una simile portata sono estreme e comprendono la perdita di vite umane, seri danni per l'ambiente nonché danni collaterali per le coste e l'ambiente marino. In termini finanziari, come abbiamo visto, un evento della portata del disastro verificatosi nel Golfo del Messico può causare danni pari a 30 miliardi di euro.

Parallelamente alla presente proposta legislativa, la Commissione propone che l'UE aderisca al protocollo della Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo dall'inquinamento proveniente da attività di prospezione e produzione offshore (cfr. IP/11/1261).

Ulteriori informazioni:

http://ec.europa.eu/energy/oil/offshore/standards_en.htm

MEMO/11/740

Contatti :

Marlene Holzner (+32 2 296 01 96)

Nicole Bockstaller (+32 2 295 25 89)

Joseph Hennon (+32 2 29 53593)

Monica Westerén (+32 2 2991830)


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