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Commissione europea - Comunicato stampa

Imposta sulle transazioni finanziarie: un giusto contributo da parte del settore finanziario

Bruxelles, 28 settembre 2011. In data odierna la Commissione ha presentato una proposta volta a introdurre un’imposta sulle transazioni finanziarie in tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea. Tale imposta si applicherebbe a tutte le transazioni di strumenti finanziari tra enti finanziari per le quali almeno una controparte della transazione sia stabilita all’interno dell’UE. Lo scambio di azioni e obbligazioni sarebbe tassato con un’aliquota dello 0,1%, mentre per i derivati il tasso sarebbe dello 0,01%. In tal modo sarebbe possibile riscuotere un gettito di 57 miliardi di euro ogni anno. La Commissione ha proposto che l’imposta entri in vigore il 1o gennaio 2014.

La decisione di proporre una nuova imposta sulle transazioni finanziarie ha una doppio motivazione.

  • innanzitutto, questa imposta farebbe sì che il settore finanziario dia il giusto contributo per far fronte ai costi della crisi economica, di cui è peraltro concausa, in un contesto di risanamento di bilancio negli Stati membri. Il peso delle imponenti misure di salvataggio del settore finanziario a carico del contribuente è stato sopportato dalle amministrazioni pubbliche e in generale dai cittadini europei. Inoltre attualmente il settore finanziario è meno tassato rispetto ad altri. L’imposta genererebbe un gettito fiscale supplementare del settore finanziario a sostegno delle finanze pubbliche.

  • In secondo luogo, un approccio coordinato a livello unionale contribuirebbe a rafforzare il mercato unico dell’UE. Ad oggi dieci Stati membri hanno già introdotto, seppur in forme diverse, un’imposta sulle transazioni finanziarie. La proposta prevede l’introduzione di nuove aliquote fiscali minime e l’armonizzazione delle relative disposizioni fiscali in seno all’UE. L’imposta contribuirà in tal modo a ridurre le distorsioni della concorrenza nel mercato unico, scoraggerà attività di negoziazione ad alto rischio e integrerà gli interventi di regolamentazione volti a prevenire future crisi. Un’imposta sulle transazioni finanziarie a livello unionale rafforzerebbe la posizione dell’UE in favore della realizzazione di norme comuni per l’introduzione di un’imposta analoga a livello mondiale, in particolare tramite la piattaforma del G20.

Il gettito dell’imposta sarebbe condiviso tra UE e Stati membri. Parte dell’imposta sarebbe impiegata come risorsa propria dell’UE, riducendo così in parte i contributi nazionali. Gli Stati membri avrebbero la facoltà di incrementare i propri introiti applicando un tasso più elevato alle transazioni finanziarie.

Algirdas Šemeta, commissario per la Fiscalità e l’unione doganale, l’audit interno e la lotta antifrode, ha dichiarato: “Con la sua proposta l'Unione europea assumerà il ruolo di precursore nell’applicazione globale di un’imposta sulle transazioni finanziarie. Il nostro progetto è solido e concreto. Sono fermamente convinto che quest’imposta possa soddisfare le aspettative dei cittadini europei, chiedendo un giusto contributo al settore finanziario. Sono fiducioso sul fatto che i nostri partner in seno al G20 riconoscano l’utilità di seguire questo percorso.”

Contesto

In seguito alla crisi, il debito pubblico in tutti e 27 gli Stati membri dell’UE è balzato dal 60% del PIL nel 2007 all’80% negli anni successivi. Il settore finanziario ha goduto di un importante sostegno finanziario a livello governativo. Durante la crisi gli Stati membri dell’UE hanno stanziato 4 600 miliardi di euro per misure di salvataggio in favore del settore finanziario. Negli ultimi anni quest’ultimo ha inoltre beneficiato di una tassazione ridotta. Il settore finanziario può contare su un vantaggio fiscale di circa 18 miliardi di euro all’anno in ragione dell’esenzione dei servizi finanziari dal pagamento dell’IVA. Una nuova imposta nel settore finanziario garantirebbe che gli enti finanziari partecipino ai costi della ripresa economica e scoraggino il trading ad alto rischio e scarsa produttività.

L’imposta sulle transazioni finanziarie mira a tassare l’85% delle transazioni finanziarie tra enti finanziari, mentre cittadini e imprese sarebbero esenti da tale imposta. I prestiti ipotecari, i prestiti bancari, i contratti di assicurazione e altre attività finanziarie tipicamente svolte da persone fisiche o da piccole imprese non rientrano nell’ambito di applicazione della proposta.

La Commissione ha iniziato a valutare l’ipotesi di tassare il settore finanziario a livello di UE già da diversi anni. Il 29 giugno 2011, nell’ambito del quadro finanziario pluriennale, la Commissione ha annunciato l’intenzione di proporre l’istituzione di un’imposta sulle transazioni finanziarie come risorsa propria per il bilancio dell’UE (IP/11/799, MEMO/11/468)

La decisione è stata presa in seguito a un’analisi dei diversi strumenti fiscali volti ad una partecipazione del settore finanziario alla ripresa dell’economia dell’UE.

Parallelamente, fin dal 2009 la Commissione ha preso in esame le modalità per introdurre un’imposta sulle transazioni finanziarie a livello mondiale con i suoi partner internazionali in seno al G20.

Le prossime fasi

La proposta sarà discussa dagli Stati membri nel quadro del Consiglio dei ministri dell’UE, mentre la Commissione parteciperà al vertice del G20 previsto per novembre.

Si veda anche il MEMO/11/640

Per il testo integrale della proposta e lo studio che analizza i diversi strumenti fiscali, si veda:

http://ec.europa.eu/taxation_customs/taxation/other_taxes/financial_sector/index_en.htm

Sito web di Algirdas Šemeta, commissario UE per la Fiscalità e l’unione doganale, l’audit e la lotta antifrode:

http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/semeta/index_en.htm

Contatti:

David Boublil (+32 2 296 55 73)

Natasja Bohez Rubiano (+32 2 296 64 70)


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