Navigation path

Left navigation

Additional tools

Other available languages: EN FR DE ES SV FI

IP/10/ 95

Bruxelles, 28 gennaio 2010

Trattamento delle acque reflue : la Commissione invia un primo avvertimento alla Finlandia e alla Svezia

La Commissione  europea si accinge ad inviare un primo avvertimento scritto alla Finlandia e alla Svezia per la mancata realizzazione dell'infrastruttura necessaria per la raccolta e il trattamento delle acque reflue urbane.

Stavros  Dimas, commissario per l'ambiente, ha dichiarato al riguardo: "Le acque reflue urbane non trattate possono mettere a rischio la salute dei cittadini e dell'ambiente in Europa, anche quando provengono da piccoli centri abitati. Il livello di protezione stabilito dall'Unione europea non potrà essere raggiunto se gli Stati membri non rispettano le norme."

A i sensi della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane 1 gli Stati membri erano tenuti a predisporre sistemi per la raccolta e il trattamento delle acque reflue entro il 31 dicembre  2005 nelle zone con una popolazione compresa tra 2 000 e 15 000 abitanti. Per gli agglomerati con oltre 10 000 abitanti le cui acque reflue vengono scaricate in aree definite sensibili ai sensi della direttiva, il termine per conformarsi a questa disposizione è scaduto il 31 dicembre 1998.

La Commissione ha valu tato i dati forniti dagli Stati membri in relazione a questo obbligo e ha riscontrato che diversi Stati membri dell'UE-15 non rispettavano pienamente la normativa. In base a questi dati, 26 aree in Finlandia e 17 in Svezia non risultano conformi ai requisiti previsti dalla direttiva.

La Commissione si appresta pertanto ad inviare un primo avvertimento scritto alla Finlandia e alla Svezia per la mancata realizzazione dell'infrastruttura prevista dalla normativa. Analoghi provvedimenti sono stati adottati lo scorso novembre nei confronti di Belgio, Lussemburgo, Portogallo, Francia e Germania (cfr. IP/09/1794 ). Questi procedimenti di infrazione fanno seguito a cause precedentemente avviate dalla Commissione per garantire che gli Stati membri istituiscano sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane per agglomerati più grandi.

Contesto : la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane

I centri urbani di tutta l 'Unione europea sono tenuti a raccogliere e trattare le acque reflue urbane come previsto dalla direttiva pertinente.

Le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus pericolosi e rappresentano pertanto un rischio per la salute pubblica. Esse contengono inoltre nutrienti come l 'azoto e il fosforo che possono danneggiare le acque dolci e l'ambiente marino perché favoriscono l'eutrofizzazione, cioè il processo di proliferazione delle alghe che soffoca le altre forme di vita.

Il principale trattamento previsto dalla direttiva è il trattamento biologico o "secondario". Tuttavia, se agglomerati con oltre 10 000 abitanti effettuano scarichi in corpi idrici designati come sensibili, è necessario un trattamento più rigoroso che avrebbe dovuto essere messo in atto entro il 31 dicembre 1998. Nel caso di agglomerati con oltre 15 000 abitanti che non effettuano scarichi in aree sensibili, il termine per la realizzazione delle infrastrutture di trattamento secondario era il 31 dicembre 2000. Per gli agglomerati di dimensioni inferiori la scadenza era il 31 dicembre 2005.

Per una sintesi della direttiva, cfr.

http://europa.eu/legislation_summaries/environment/water_protection_management/l28008_en.htm

Iter procedurale

L 'articolo 258 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di procedere nei confronti di uno Stato membro che non adempie ai propri obblighi.

Se constata che la disciplina dell 'UE è stata violata e che sussistono i presupposti per iniziare un procedimento di infrazione, la Commissione trasmette allo Stato membro in questione una diffida o lettera di "costituzione in mora" (prima fase del procedimento), in cui intima alle autorità del paese interessato di presentare le proprie osservazioni entro un termine stabilito, solitamente fissato a due mesi.

Sulla scorta della risposta o in asse nza di una risposta dallo Stato membro in questione, la Commissione può decidere di trasmettere allo Stato un "parere motivato" (seconda fase del procedimento) in cui illustra in modo chiaro e univoco i motivi per cui ritiene che sussista una violazione del diritto dell'UE e lo sollecita a conformarsi entro un determinato termine (di solito due mesi).

Se lo Stato  membro non si conforma al parere motivato, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea. Se la Corte di giustizia accerta che il trattato è stato violato, lo Stato membro inadempiente è tenuto ad adottare i provvedimenti necessari per conformarsi al diritto comunitario.

L 'articolo 260 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di procedere nei confronti di uno Stato membro che non si sia conformato ad una precedente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. A norma dello stesso articolo, la Commissione può chiedere alla Corte di infliggere sanzioni pecuniarie allo Stato membro interessato.

Le sentenze della Corte di giustizia sono consultabili al seguente indirizzo :

http://curia.europa.eu/en/content/juris/index.htm

1 :

Direttiva 91/271/CEE.


Side Bar

My account

Manage your searches and email notifications


Help us improve our website