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Diritti processuali: pieno appoggio del Parlamento europeo alla proposta dell'UE di rafforzare i diritti nei procedimenti penali

European Commission - IP/10/746   16/06/2010

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IP/10/746

Bruxelles, 16 giugno 2010

Diritti processuali: pieno appoggio del Parlamento europeo alla proposta dell'UE di rafforzare i diritti nei procedimenti penali

Il progetto dell'Unione europea di introdurre norme che garantiscano il diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali è oggi di un passo più vicino alla realtà grazie all'approvazione del Parlamento europeo. Il Parlamento ha in effetti votato, a stragrande maggioranza, per un potente progetto di legge frutto dei negoziati tra le tre istituzioni: Parlamento, Consiglio e Commissione (MEMO/10/236). Il progetto conferisce all’indagato il diritto di ricevere informazioni sulle prove a suo carico e di ottenere assistenza legale nella propria lingua nei procedimenti penali dinanzi a tutti i giudici dell'UE, assicurando così a chiunque nell’intera Unione il diritto a un giudice imparziale. È questa la prima di una serie di misure per un processo equo previste dal trattato di Lisbona che autorizza la Commissione europea a presentare proposte nel settore del diritto penale. È inoltre la prima misura in assoluto a livello UE che stabilisce norme minime comuni in materia di diritti processuali. Attualmente se ne attende l'approvazione da parte del Consiglio.

"Il voto di oggi è il risultato del duro lavoro della relatrice Sarah Ludford e della commissione per le libertà pubbliche e gli affari interni, e della loro dedizione ai diritti a garanzia di un processo equo. Il Parlamento e il Consiglio hanno lavorato sodo per assicurare la conformità delle nuove norme agli standard della Carta dei diritti fondamentali, in modo da produrre un impatto concreto sulla vita dei cittadini dell'UE", ha dichiarato la vicepresidente Viviane Reding, Commissaria per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza. "Non ho voluto transigere sui dettagli di queste disposizioni, perché il diritto a un giudice imparziale è sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE, e non esistono diritti di seconda categoria. Esprimo la mia gratitudine al Parlamento europeo che per tutti i negoziati ha condiviso questo punto di vista. Auspico che gli Stati membri si attivino per attuare e applicare rapidamente e con efficacia queste norme, perché l'ingiustizia non dà tregua e la giustizia che arriva in ritardo è giustizia negata".

Il 9 marzo la Commissione ha adottato la prima di una serie di misure volte a definire norme comuni UE nelle cause penali, proponendo disposizioni che obbligheranno i paesi UE a fornire agli indagati servizi completi di interpretazione e traduzione (IP/10/249, MEMO/10/70).

Il testo votato oggi dal Parlamento europeo è stato approvato giovedì scorso dalla commissione parlamentare competente per la giustizia (commissione LIBE).

Alla base del voto odierno vi è l’accordo di compromesso raggiunto il 27 maggio tra il Consiglio, la Commissione e la relatrice del Parlamento europeo e approvato dal Consiglio Giustizia e affari interni il 4 giugno (MEMO/10/236).

Il compromesso riporta i punti principali della proposta della Commissione, ad esempio il diritto di ricevere informazioni e assistenza legale nella propria lingua in ogni fase del procedimento penale dinanzi a tutti i giudici dell'UE. La Commissione ha insistito su questo aspetto ritenendolo fondamentale per garantire la totale osservanza degli standard imposti dalla Convezione europea dei diritti dell'uomo e dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, oltre che dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE.

La proposta assicura inoltre ai cittadini il diritto alla traduzione scritta di tutti i documenti fondamentali, ad esempio l'atto contenente i capi d'imputazione, e all'interpretazione di tutte le udienze, degli interrogatori e dei colloqui con i consulenti legali. Sarà possibile rinunciare a questi diritti soltanto dopo avere ricevuto l’assistenza legale e informazioni esaustive sulle conseguenze della rinuncia.

Ora la proposta di direttiva passerà al voto del Consiglio dei ministri, secondo la procedura legislativa ordinaria (codecisione) introdotta dal trattato di Lisbona per le materie penali.

Contesto

Poiché le prime proposte della Commissione in questo settore, risalenti al 2004, erano un concentrato di diritti a garanzia di un processo equo e non hanno riscosso il sostegno unanime degli Stati membri, oggi la Commissione preferisce seguire un approccio graduale, come prevede la serie di misure sui diritti processuali nelle cause penali descritte dal programma di Stoccolma del dicembre 2009 (IP/10/447). Nei prossimi quattro anni la Commissione proporrà altre misure in materia.

Nelle settimane che seguiranno, la Commissione presenterà una seconda proposta di direttiva volta a garantire agli indagati il diritto all'informazione con una comunicazione dei diritti.

Per ulteriori informazioni:

Sala stampa online Giustizia e affari interni:

http://ec.europa.eu/justice_home/news/intro/news_intro_en.htm

Homepage di Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria per il portafoglio Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza:

http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/reding/index_en.htm


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