Navigation path

Left navigation

Additional tools

IP/10/618

Bruxelles, 26 maggio 2010

Cambiamento climatico: la Commissione promuove un dibattito informato sull’impatto di un aumento al 30% - subordinato ad opportune condizioni - dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE

La Commissione europea ha presentato oggi un’analisi dei costi, dei benefici e delle possibili opzioni per portare dal 20% al 30% l’obiettivo di ridurre, a determinate condizioni, le emissioni di gas a effetto serra dell’UE rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020. Attualmente non sussistono, però, le necessarie condizioni. La presente comunicazione fa seguito a una comunicazione della Commissione su come dare nuovo impulso ai negoziati internazionali sul clima e all’invito del Consiglio a presentare una valutazione di impatto del passaggio condizionale a una riduzione del 30% delle emissioni. Vengono inoltre esaminate le misure adottate a sostegno delle industrie ad alta intensità energetica onde evitare il rischio di fughe di carbonio, come disposto dalla direttiva sul sistema di scambio delle quote di emissione (direttiva ETS). La comunicazione mostra che la diminuzione delle emissioni dell’UE per effetto della crisi economica e il calo dei prezzi del carbonio hanno modificato le stime effettuate due anni fa, al momento in cui è stato presentato il sistema ETS riveduto. Pertanto, alla luce dei nuovi dati, viene fornita un’analisi di come politiche più o meno ambiziose possono diversamente stimolare la modernizzazione dell’economia dell’UE e la creazione di nuovi posti di lavoro grazie alla promozione dell’innovazione nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio. L’analisi verte inoltre sugli sforzi richiesti nei principali settori per ridurre le emissioni di gas a effetto serra di oltre il 20% e fino al 30%, esamina le ripercussioni di tali sforzi e le potenziali opzioni politiche per la loro realizzazione. La valutazione delle possibili alternative tiene inoltre pienamente conto dell’attuale contesto caratterizzato dalla carenza di fondi pubblici e da una situazione di contrazione economica.

Connie Hedegaard, commissaria incaricata dell’Azione per il clima, si è così espressa: “Innalzare dal 20% al 30% il nostro obiettivo di riduzione per il 2020 è una decisione politica che i responsabili dell’UE dovranno prendere al momento giusto e nelle condizioni opportune. È ovvio che nell’immediato la priorità politica è rappresentata dalla gestione della crisi dell’euro. Tuttavia, in vista della ripresa, la Commissione ha già fornito il proprio contributo per un dibattito basato su dati concreti. Anche se i tempi non sono ancora maturi per una decisione, mi auguro che l’analisi della Commissione contribuirà ad ispirare il dibattito negli Stati membri sulla via da seguire”.

Costo per il raggiungimento degli obiettivi

Dal 2008 i costi assoluti per raggiungere entro il 2020 l’obiettivo del 20% sono scesi da 70 a 48 miliardi di euro (pari allo 0,32% del PIL) l’anno. Ciò è dovuto a diversi fattori: il rallentamento della crescita economica ha ridotto le emissioni e l’aumento dei prezzi dell’energia ha stimolato l’efficienza energetica e ridotto la domanda di energia; inoltre il prezzo del carbonio è sceso al di sotto del livello previsto nel 2008 a causa del riporto delle quote UE-ETS non utilizzate nel periodo di recessione. Nel contempo, però, la riduzione dei costi assoluti avviene nel contesto di una crisi economica che ha notevolmente ridotto la capacità degli imprenditori di reperire gli investimenti necessari per innovarsi a breve termine.

Nel 20071 l’UE si è impegnata a portare al 30% la riduzione delle emissioni entro il 2020 se le altre grandi economie accetteranno di dare un equo contributo nell’ambito di un accordo globale sui cambiamenti climatici. I costi connessi alla realizzazione dell’obiettivo del 30% sono attualmente stimati a 81 miliardi di euro l’anno da qui al 2020, il che corrisponde ad un aumento di 11 miliardi di euro rispetto al costo stimato due anni fa per l’obiettivo del 20%. L’obiettivo del 30% costerebbe 33 miliardi di euro (0,2% del PIL) in più rispetto alla stima attuale del costo per il conseguimento dell’obiettivo del 20%.

Crescita a basse emissioni di carbonio

I paesi di tutto il mondo riconoscono le potenzialità offerte dalla crescita verde, a basse emissioni di carbonio, per creare nuovi posti di lavoro sostenibili e rafforzare la sicurezza energetica. In un contesto caratterizzato da una concorrenza mondiale sempre più accesa non si può dare per scontato che l’Europa continui a svolgere un ruolo trainante. Con il calo dei prezzi del carbonio al di sotto del livello previsto, l’obiettivo del 20%, un tempo considerato un fattore cruciale per stimolare la modernizzazione dell’economia dell’UE, ha perso parte del proprio potenziale come incentivo al cambiamento e all’innovazione. Inoltre l’Europa, in quanto membro del gruppo dei paesi sviluppati, deve prepararsi per raggiungere il proprio obiettivo a lungo termine, ossia conseguire una riduzione delle emissioni dell’80-95% entro il 2050 ad un costo ottimale.

Opzioni per passare a una riduzione del 30%

La comunicazione prospetta una serie di opzioni per il conseguimento dell’obiettivo del 30% nell’ambito del sistema UE-ETS e negli altri settori. Tra queste, la riduzione del numero di quote messe all’asta nell’ambito dell’UE-ETS, un regolamento volto a promuovere una maggiore efficienza energetica, l’uso oculato degli strumenti fiscali, il finanziamento della politica di coesione dell’UE riorientato verso investimenti verdi e il miglioramento dell’integrità ambientale dei crediti internazionali di carbonio riconosciuti nell’ambito dell’UE-ETS.

Una misura interessante, prima ancora dell’eventuale passaggio all’obiettivo del 30%, consisterebbe nell’utilizzare parte delle quote di emissione gratuite, non assegnate alle imprese nell’ambito del sistema UE-ETS, per accelerare l’innovazione nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio, analogamente a quanto avviene nel caso del programma dimostrativo sulle tecnologie innovative in materia di energie rinnovabili e cattura e stoccaggio del carbonio, finanziato con 300 milioni di quote.

Fuga di carbonio

La Commissione ha esaminato la situazione delle industrie ad alta intensità energetica per quanto riguarda il rischio di fuga di carbonio (rilocalizzazione della produzione dall’UE verso paesi in cui esistono vincoli meno rigorosi in materia di emissioni di carbonio).

La conclusione principale dell’analisi della Commissione è che le misure vigenti volte ad evitare fughe di carbonio da tali industrie (quote gratuite e accesso ai crediti internazionali) continuano ad essere giustificate. Essa rivela inoltre che l’innalzamento dell’obiettivo al 30%, se gli altri paesi attuano i loro impegni di riduzione nell’ambito dell’accordo di Copenaghen, avrebbe un impatto esiguo in termini di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, sempre che vengano mantenute le misure esistenti.

La Commissione continuerà a monitorare attentamente il rischio di fughe di carbonio, soprattutto in relazione a paesi terzi che non hanno ancora adottato misure volte a limitare le emissioni. Tra le misure che meritano di essere ulteriormente esaminate figura l’inclusione delle importazioni nel sistema UE-ETS.

Prossime tappe

La comunicazione è trasmessa per esame alle istituzioni dell’UE.

Ulteriori informazioni:

http://ec.europa.eu/environment/climat/future_action_com.htm

MEMO/10/215

1 :

Conclusioni del Consiglio europeo dell’8-9 marzo 2007.


Side Bar

My account

Manage your searches and email notifications


Help us improve our website