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Bruxelles, 30 marzo 2010

Misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche nel Mediterraneo

Ieri Maria Damanaki, commissaria per gli affari marittimi e la pesca, ha esplicitamente dichiarato che l’attuazione del regolamento (CE) n. 1967/2006 relativo alla gestione della pesca nel Mediterraneo non sarà rinviata. Nella riunione del Consiglio dei ministri della pesca dell’UE la commissaria ha ricordato che gli Stati membri hanno avuto tre anni per attuare le norme da essi unanimemente adottate e che la Commissione non ammetterà quindi ulteriori ritardi.

La commissaria Damanaki ha dichiarato al riguardo: “Durante l’audizione al Parlamento europeo ho sottolineato il mio totale impegno a migliorare la gestione della pesca nel Mediterraneo per garantire la sostenibilità del settore alieutico e offrire condizioni di pari concorrenza agli operatori.”

Da recenti ispezioni è emerso che gli Stati membri non si stanno conformando ai loro obblighi per quanto riguarda i piani di gestione o la designazione di zone di pesca protette. La commissaria Damanaki ha sottolineato: “In quanto custode dei trattati, la Commissione non ha scelta: deve adottare i provvedimenti necessari per garantire il rispetto della normativa dell’UE. Non esiterò dunque ad avvalermi di tutti gli strumenti previsti a questo scopo dai trattati.”

La questione riveste carattere d’urgenza a motivo dello stato di allarmante depauperamento di numerosi stock e della costante riduzione del pescato. Oltre il 54% degli stock presi in esame dagli esperti scientifici risulta sfruttato in eccesso.

Per numerosi stock, quali il nasello, la triglia, il gambero rosa mediterraneo, lo scampo o la sogliola, gli esperti raccomandano riduzioni drastiche della mortalità comprese tra il 30 e l’80%. Mancano inoltre dati essenziali per molti stock importanti, dei quali si ignora lo stato attuale.

La commissaria Damanaki ha dichiarato: “È come giocare alla roulette russa: è semplicemente impossibile sapere se uno stock è in buone condizioni o se è sull’orlo del collasso.”

Ad oltre tre anni di distanza dall’entrata in vigore del regolamento “il livello di conformità continua ad essere del tutto insufficiente”. È chiaro che gli Stati membri non hanno fatto abbastanza per attuare le norme e per garantirne il rispetto da parte dei pescatori. La commissaria Damanaki ha sottolineato che i servizi della Commissione “collaboreranno per agevolare l’attuazione, ma non per ritardarla”.

La commissaria ha chiarito che il regolamento non vieta l’esercizio di attività di pesca tradizionali o “speciali”. Al contrario, esso prevede deroghe alle norme specifiche per le attività il cui impatto sulle specie e sugli habitat risulti compatibile con gli obiettivi della PCP sulla base dei pareri scientifici, a condizione che si tratti di attività gestite nell’ambito di piani nazionali.

La commissaria Damanaki ha precisato che la pesca nel Mediterraneo non può essere gestita in modo efficace unicamente dal regolamento o dalla sola Unione europea. “Se vogliamo instaurare condizioni di parità per il nostro settore alieutico, dobbiamo agire nell’ambito della Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT) e, più specificamente, della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM). Per dare anche solo un esempio, la CGPM ha adottato l’apertura minima di 40 mm per la maglia quadrata, conformandosi alle disposizioni previste dal nostro regolamento per il Mediterraneo.”


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