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IP/10/1652

Bruxelles, 3 dicembre 2010

Diritto a un processo equo: approvata dai governi UE la legge che garantisce agli indagati il diritto all'informazione nei procedimenti penali

Gli Stati membri dell'EU hanno approvato oggi – solo quattro mesi dopo la presentazione della proposta della Commissione (vedi IP/10/989) - un progetto di legge sul diritto all'informazione nei procedimenti penali. Gli indagati dovranno essere informati dei loro diritti in una lingua ad essi comprensibile e gli Stati membri dell'UE dovranno fornire a chiunque venga arrestato – o sia colpito da mandato d'arresto europeo – una comunicazione che ne elenchi i diritti essenziali nei procedimenti penali. La Commissione ha trasmesso agli Stati membri un modello di tale comunicazione, che sarà tradotto in 22 lingue dell'Unione. Il Parlamento europeo dovrà ora votare il provvedimento. Insieme al diritto alla traduzione e all'interpretazione (vedi IP/10/1305 e MEMO/10/351), il diritto all'informazione nei procedimenti penali rientra in una serie di misure per un processo equo, volte a rafforzare la fiducia nello spazio unico di giustizia dell’Unione.

"L'accordo raggiunto oggi dai ministri della Giustizia dell'UE sulla comunicazione dei diritti è un ulteriore passo per contribuire a garantire agli indagati il rispetto, in tutti i paesi dell'Unione, del diritto a un equo processo penale", ha dichiarato la vicepresidente Viviane Reding, commissario europeo per la Giustizia. "Sono estremamente soddisfatta della rapidità con cui i governi dell'UE hanno agito riguardo a questa importante misura, e confido nel fatto che il Parlamento europeo si muoverà con la stessa celerità per votare questo provvedimento fondamentale apportando tangibili benefici ai cittadini. Stiamo costruendo un vero e proprio spazio unico di giustizia che rafforzerà la fiducia reciproca fra i cittadini e le autorità giudiziarie nei 27 Stati membri, e ci stiamo attivando affinché in tutta l'Unione europea siano rispettate certe norme procedurali minime. "

Una volta in vigore, la nuova misura garantirà che la polizia e il pubblico ministero diano agli indagati le necessarie informazioni sui loro diritti. In caso di arresto, le autorità provvederanno ad informare per iscritto, in una comunicazione dei diritti redatta in un linguaggio semplice e comune, che sarà sempre consegnata agli indagati, che la chiedano o meno, e se necessario tradotta.

La comunicazione dei diritti conterrà informazioni pratiche sul diritto dell'imputato:

  • di essere assistito da un avvocato;

  • di conoscere il capo d'accusa e, se del caso, di avere accesso al fascicolo;

  • di avere un servizio di interpretazione e traduzione se non conosce la lingua del procedimento;

  • di comparire rapidamente davanti a un giudice dopo l'arresto.

La comunicazione dei diritti contribuirà ad evitare errori giudiziari e a ridurre il numero dei ricorsi. Recentemente, i giudici del Regno Unito hanno dato esecuzione a un mandato d’arresto europeo portoghese riguardante un cittadino britannico. L'esecuzione di questo mandato, relativo a una pena di reclusione di due anni, è durata oltre 14 mesi e ha richiesto ben sei decisioni giudiziarie. I tempi e i costi della giustizia sarebbero stati di gran lunga inferiori se le informazioni sull’accusa fossero state fornite sin dall’inizio del procedimento penale. Si sarebbero poi evitati inutili ricorsi.

Ogni anno sono più di 8 milioni i procedimenti penali nell’Unione. Ora come ora, le probabilità che i cittadini siano informati correttamente dei propri diritti in caso di arresto e di accuse penali variano da uno Stato membro all’altro, sebbene tutti e 27 abbiano sottoscritto il diritto a un processo equo sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In alcuni Stati membri, gli indagati ricevono solo informazioni orali sui propri diritti processuali, mentre in altri le informazioni scritte sono tecniche, complesse e vengono fornite solo se richieste.

Contesto

Il trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009, autorizza l’UE a prendere provvedimenti per rafforzare i diritti dei suoi cittadini in linea con la Carta dei diritti fondamentali dell'UE, in particolare i diritti della persona nella procedura penale.

Il diritto a un giudice imparziale e i diritti della difesa sono sanciti dagli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE ma anche dall’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

La direttiva sul diritto all’informazione nei procedimenti penali è la seconda di una serie di misure volte a fissare norme comuni europee in materia penale.

La prima misura, che riguarda il diritto alla traduzione e all’interpretazione nei procedimenti penali, è già stata approvata dal Consiglio (IP/10/1305). La seconda misura – la comunicazione dei diritti – è stata proposta dalla Commissione nel luglio 2010 (IP/10/989) ed è approvata oggi dal Consiglio dell'Unione europea. Le prossime misure, previste per il 2011, riguarderanno il diritto alla consulenza e assistenza legale e il diritto di comunicare con familiari, datori di lavoro e autorità consolari.

Per ulteriori informazioni

Sala stampa online della direzione generale Giustizia

http://ec.europa.eu/justice/news/intro/news_intro_en.htm

Homepage di Viviane Reding, vicepresidente e commissaria per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza

http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/reding/index_en.htm


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