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IP/10/1583

Bruxelles, 24 novembre 2010

Ambiente: la Commissione sollecita l'Italia a conformarsi alla sentenza della Corte sul trattamento delle acque reflue

La Commissione europea sollecita l'Italia a conformarsi a una sentenza della Corte di giustizia europea relativa al trattamento delle acque reflue. Nel novembre 2006, la Corte ha stabilito che l'Italia doveva prendere misure per proteggere il bacino del fiume Olona, nel nord del paese, sottoponendo a trattamento tutte le acque reflue urbane che entrano nella zona. Quattro anni dopo la sentenza, l'Italia non si è ancora conformata a quanto prescritto. La Commissione, su raccomandazione del commissario per l'ambiente Janez Potočnik, ha dunque deciso di inviare una lettera di costituzione in mora. L'Italia ha due mesi per reagire, trascorsi i quali, in caso di inadempienza, potrebbero esserle applicate sanzioni pecuniarie.

Nel novembre 2006, la Corte di giustizia europea ha stabilito che l'Italia era venuta meno ai propri obblighi in materia di trattamento delle acque reflue provenienti da un agglomerato di vari comuni nella provincia di Varese, Lombardia.

La normativa UE prevede che tutte le acque reflue urbane provenienti da agglomerati con più di 10 000 abitanti debbano essere raccolte e trattate prima dello scarico. Nel caso di Varese, la natura sensibile del bacino locale del fiume Olona rende necessario un trattamento rigoroso. La Corte ha stabilito che l'Italia deve provvedere affinché tutte le abitazioni della zona siano collegate alla rete fognaria e le acque reflue vengano trattate prima di essere immesse nell'ambiente.

Le autorità italiane hanno fatto sapere che i lavori sarebbero stati conclusi entro la fine del 2008, ma i ritardi si sono accumulati. A quattro anni di distanza dalla sentenza non è ancora stato precisato quando verrà raggiunta la piena conformità.

La Commissione ha pertanto deciso di agire in giudizio nei confronti dell'Italia per mancata conformità alla sentenza della Corte e le ha inviato una lettera di costituzione in mora. L'Italia ha due mesi per mettersi in regola. In caso di inadempienza potrebbe essere portata nuovamente in giudizio e potrebbero esserle applicate sanzioni pecuniarie.

La direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane

A norma della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, le città e i centri urbani dell'Unione europea hanno l'obbligo di raccogliere e trattare le proprie acque reflue (91/271/EEC).

Le acque reflue non trattate costituiscono una minaccia per la salute umana a causa della possibile contaminazione con batteri e virus nocivi. Esse contengono inoltre nutrienti come l’azoto e il fosforo, che possono danneggiare le acque dolci e l’ambiente marino favorendo la proliferazione di alghe che soffocano le altre forme di vita (processo noto come "eutrofizzazione").

Il principale tipo di trattamento delle acque reflue previsto dalla direttiva è quello biologico o "secondario". Tuttavia, nel caso di agglomerati con più di 10 000 abitanti che riversano le proprie acque in corpi idrici considerati "a rischio", risulta anche necessario un trattamento più rigoroso. Tale trattamento avrebbe dovuto essere predisposto entro il 31 dicembre 1998.

Per maggiori informazioni sulle procedure di infrazione in generale cfr. MEMO/10/605

Le ultime statistiche generali sulle infrazioni sono disponibili sul sito:

http://ec.europa.eu/environment/legal/implementation_en.htm

Per informazioni sul trattamento delle acque reflue:

http://ec.europa.eu/environment/water/water-urbanwaste/index_en.html


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