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IP/10/1361

Bruxelles, 21 ottobre 2010

Agenda digitale: la Commissione approva il modello generale dell'AGCOM per il calcolo dei prezzi di accesso all'ingrosso ma la invita a ricalcolare i costi commerciali e di manutenzione

In una lettera inviata all'AGCOM (l'autorità italiana per le garanzie nelle comunicazioni) la Commissione europea ha formulato il proprio accordo in merito alla metodologia generale adottata dall'AGCOM per calcolare i prezzi all'ingrosso per l'accesso alla rete di Telecom Italia sulla base di un modello di costo che riproduce i costi sostenuti da un operatore efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione in un mercato competitivo – ovvero l'approccio bottom-up per la valutazione dei costi incrementali di lungo periodo (BU-LRIC). La Commissione teme tuttavia che l'AGCOM non abbia applicato coerentemente tale modello al calcolo dei prezzi da imputare agli operatori alternativi per l'accesso alla rete di Telecom Italia. L'AGCOM progetta di aumentare determinati prezzi di accesso, soprattutto per quanto riguarda i servizi delle reti locali disaggregate (LLU). Secondo la Commissione i prezzi proposti dall'AGCOM non tengono sufficientemente conto dei costi commerciali e di manutenzione sostenuti da un operatore efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione. Da ciò il rischio che gli operatori alternativi si trovino a dover pagare prezzi più elevati di quelli generalmente esigibili per un accesso di alta qualità a una rete moderna. La Commissione invita l'AGCOM a riesaminare i propri calcoli utilizzando i dati di una società efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione. I prezzi risultanti dovranno fornire indicazioni di investimento chiare sia a chi richiede sia a chi fornisce l'accesso e garantire ai consumatori prezzi equi per l'accesso all'internet ad alta velocità. Come previsto dalla normativa UE in materia di telecomunicazioni l'AGCOM è invitata a "tenere nella massima considerazione" le osservazioni della Commissione.

Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea e responsabile dell'Agenda digitale, ha dichiarato: "È di fondamentale importanza che il prezzo fatturato dagli operatori storici delle comunicazioni degli Stati membri dell'UE ai propri concorrenti per poter accedere alle loro reti in rame sia equo. Un accesso equo rafforza la concorrenza nei servizi ai consumatori e fornisce corrette indicazioni di investimento. Invito l'AGCOM a riesaminare il calcolo dei prezzi di accesso di Telecom Italia, applicando in modo coerente il proprio modello per determinare i costi commerciali e di manutenzione."

La Commissione ha reagito ai piani dell'autorità di regolamentazione miranti ad aumentare i prezzi per l'accesso disaggregato alla rete locale (LLU), per l'accesso all'ingrosso bitstream (WBA) e per l’affitto delle linee all’ingrosso (WLR). I servizi di accesso all'ingrosso permettono agli operatori concorrenti di offrire ai consumatori servizi in banda larga e di telefonia fissa in concorrenza con Telecom Italia, prendendo in affitto le reti locali dall'operatore storico (LLU) o utilizzando integralmente l'infrastruttura dello stesso operatore (WBA e WLR). Il previsto aumento dei prezzi è subordinato al soddisfacimento da parte di Telecom Italia di determinati requisiti di qualità fissati dall'autorità di regolamentazione.

Il prezzo globale all'ingrosso per il principale prodotto di accesso in Italia, ovvero la LLU, comprende i costi di rete, di manutenzione e commerciali. La Commissione approva il piano dell'AGCOM di applicare la metodologia di costo BU-LRIC (approccio bottom-up per la valutazione dei costi incrementali di lungo periodo) che riflette i costi sostenuti da un operatore efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione in un mercato competitivo. La Commissione non ha da eccepire sul modo con cui l'AGCOM ha applicato tale metodologia per stabilire i costi di rete (che rappresentano circa il 70% dei costi complessivi di accesso). Rileva tuttavia che l'approccio usato dall'AGCOM per stimare i costi commerciali e di manutenzione non appare coerente con tale metodologia, in quanto il regolatore non sembra aver utilizzato i dati di una società efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione. La Commissione invita pertanto l'AGCOM a riesaminare i dati utilizzati per stabilire i costi commerciali e di manutenzione e a rivedere il proprio approccio regolamentare – in quanto non orientato ai costi – in relazione all'accesso in banda larga all'ingrosso (WBA) e all'affitto delle linee all'ingrosso (WLR). Inoltre, per quanto riguarda i requisiti di qualità che Telecom Italia deve soddisfare prima di procedere a un aumento dei prezzi, la Commissione invita l'AGCOM a illustrare con precisione le richieste presentate a Telecom Italia in modo da garantire la certezza regolamentare a tutti gli operatori di mercato.

In relazione al caso in oggetto la Commissione sottolinea che un'autorità di regolamentazione che utilizzi il modello "bottom-up per la valutazione dei costi incrementali di lungo periodo" è tenuta ad applicarlo in modo coerente per riprodurre accuratamente i costi che sarebbero addebitati se i servizi fossero forniti in modo efficiente tramite una rete in rame di nuova costruzione in un contesto competitivo. Tali modelli, se correttamente applicati, forniscono corrette indicazioni a tutti i potenziali investitori nell'infrastruttura di rete (operatori storici o alternativi) e contribuiscono al conseguimento degli obiettivi dell'Agenda digitale per l'Europa, ovvero garantire a tutti gli europei l'accesso a connessioni internet in banda larga di base entro il 2013 e in banda larga veloce e ultraveloce entro il 2020 (cfr. IP/10/581, MEMO/10/199 e MEMO/10/200).

Contesto

I modelli del costo incrementale, che calcolano i costi aggiuntivi (incrementali) di un operatore che fornisce un dato servizio, in rapporto a una situazione in cui tale servizio non è fornito, sono utilizzati dalla maggioranza delle autorità di regolamentazione europee. Tali modelli possono basarsi inoltre sui dati dei costi di un operatore esistente con significativo potere di mercato (modello LRIC top-down) o sui costi che dovrebbe sostenere un ipotetico e efficiente operatore che gestisca una rete di nuova costruzione (modello LRIC bottom-up). Le metodologie dei costi incrementali bottom-up consentono di recuperare (soltanto) i costi necessari a fornire un determinato servizio, inviando cosi corrette indicazioni di investimento agli operatori. Si ritiene pertanto che tale metodologia (BU-LRIC) riproduca un mercato di accesso competitivo in linea con gli obiettivi degli interventi regolatori previsti dalla normativa UE in materia di telecomunicazioni.

La lettera della Commissione è stata inviata in applicazione della procedura "articolo 7" della direttiva quadro in materia di telecomunicazioni (cfr. MEMO/08/620). Questa procedura conferisce alle autorità nazionali di regolamentazione un ampio margine d'azione per ottenere una concorrenza effettiva ma esige, al tempo stesso, che esse notifichino alla Commissione le proprie misure regolamentari onde garantire la coerenza della normativa in materia di telecomunicazioni nel mercato unico. Allorché tali misure riguardano le definizioni dei mercati o le analisi atte a determinare se uno o più operatori dispongano di significativo potere di mercato (ossia determinare se si trovano in una posizione dominante), la Commissione può chiedere all'autorità nazionale di regolamentazione di ritirare la misura. Se si tratta invece di misure correttrici (come nel caso in specie), la Commissione può formulare osservazioni che l'autorità nazionale di regolamentazione deve tenere nella massima considerazione.

È possibile consultare la lettera inviata dalla Commissione il 21 ottobre 2010 a partire dal 27 ottobre 2010 al seguente indirizzo:

http://circa.europa.eu/Public/irc/infso/ecctf/library?l=/commissionsdecisions&vm=detailed&sb=Title


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