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IP/10/1305

Bruxelles, 8 ottobre 2010

Diritto a un processo equo: i ministri della Giustizia dell’UE approvano la legge sul diritto alla traduzione e all'interpretazione nei procedimenti penali

I ministri della Giustizia dell'Unione europea hanno approvato una legge a tutela del diritto alla traduzione e all'interpretazione nei procedimenti penali. Commissione e Parlamento europeo l’avevano a loro volta già approvata nel corso dell’anno (IP/10/746). È il primo provvedimento in assoluto dell’Unione che stabilisce norme minime comuni per i diritti della difesa nei procedimenti penali. La nuova legge garantisce all'indagato il diritto all'interpretazione nella propria lingua, dinanzi a tutti i giudici dell'Unione e in ogni fase del procedimento penale, anche nei contatti con il proprio legale. Questo primo passo verso un processo equo per tutti nell'intera UE era atteso da molto. Per giunta, questa è la prima di una serie di misure volte a stabilire norme europee comuni nei procedimenti penali. Gli Stati membri hanno ora tre anni per recepirla nei rispettivi ordinamenti nazionali.

"Il momento è storico: è stata approvata la primissima legge sul diritto dei cittadini a un processo equo. Per la Commissione europea è un primo passo importante verso la correzione di uno squilibrio tra i diritti dell’accusa e i diritti della difesa, per una giustizia migliore e più efficace in Europa", ha dichiarato la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria UE per la Giustizia. "Desidero ringraziare la relatrice del Parlamento europeo Sarah Ludford e le presidenze spagnola e belga per aver consentito di dimezzare i tempi di adozione del provvedimento. Spetta ora agli Stati membri recepire le nuove norme nel diritto interno e applicarle quanto prima, a beneficio dei cittadini. È anche giunto il momento di accelerare i lavori per garantire un equilibrio effettivo tra i poteri dell’accusa e i diritti della difesa nei procedimenti penali. Chiedo quindi al Parlamento europeo e al Consiglio di lavorare sulla seconda misura – la dichiarazione dei diritti – proposta dalla Commissione lo scorso luglio".

Il 9 marzo la Commissione ha mosso un primo passo verso l’adozione di una serie di misure volte a stabilire norme europee comuni in materia penale, presentando una proposta legislativa che obbliga i paesi UE a fornire agli indagati servizi completi di interpretazione e di traduzione (IP/10/249, MEMO/10/70).

Nel mese di giugno il Parlamento europeo ha votato a stragrande maggioranza un progetto di legge (IP/10/746) frutto di un accordo di compromesso raggiunto tra il Consiglio, la Commissione e lo stesso Parlamento il 27 maggio. Il 15 giugno il Parlamento in seduta plenaria ha approvato il compromesso.

Le nuove norme conferiranno ai cittadini il diritto di essere sentiti, di partecipare alle udienze e di ricevere assistenza legale nella propria lingua in ogni fase del procedimento penale dinanzi a tutti i giudici dell'UE.

La Commissione ha insistito sul diritto alla traduzione e all'interpretazione durante tutto il procedimento penale proprio per assicurare l'osservanza della convenzione europea dei diritti dell'uomo, della giurisprudenza della Corte di Strasburgo e della Carta dei diritti fondamentali dell'UE.

Grazie alla nuova normativa i cittadini riceveranno la traduzione scritta di tutti i documenti fondamentali, ad esempio l'atto contenente i capi d'imputazione, e avranno diritto all'interpretazione durante tutte le udienze, gli interrogatori e i colloqui con il proprio avvocato. A questi diritti l'indagato può rinunciare solo se ha ricevuto assistenza legale o informazioni esaustive sulle conseguenze della rinuncia.

I costi della traduzione e dell'interpretazione saranno a carico dello Stato membro e non dell'indagato. In assenza di norme comuni minime a garanzia di un processo equo, è improbabile che le autorità giudiziarie acconsentano a che un cittadino sia processato in un altro paese. Di conseguenza, le misure UE per contrastare la criminalità – quali il mandato di arresto europeo – rischiano di non essere pienamente applicate. Nel 2007 sono stati emessi 11 000 mandati d'arresto europei in confronto ai 6 900 del 2005. La Commissione ritiene che tutti questi mandati dovrebbero rispondere in futuro alle norme europee sui diritti processuali, compreso il diritto all'interpretazione e alla traduzione.

Gli Stati membri hanno tre anni per adottare la nuova legge, in luogo dei consueti due, affinché le autorità abbiano il tempo di mettere a disposizione informazioni tradotte.

Contesto

Il trattato di Lisbona consente all'UE di adottare misure per rafforzare i diritti dei cittadini dell'Unione.

Poiché le prime proposte della Commissione in questo settore, risalenti al 2004, erano un concentrato di diritti a garanzia di un equo processo e non hanno riscosso il sostegno unanime degli Stati membri, oggi la Commissione preferisce seguire un approccio graduale, come prevede la serie di misure sui diritti processuali nelle cause penali descritte dal programma di Stoccolma del dicembre 2009 (IP/10/447). Nei prossimi quattro anni la Commissione proporrà altre misure in materia.

La Commissione ha proposto la seconda misura – il diritto all'informazione – a luglio (IP/10/989). Il Consiglio e il Parlamento hanno già iniziato a lavorare alla proposta (MEMO/10/475). Le prossime misure, previste dalla Commissione per il 2011, riguarderanno il diritto alla consulenza e assistenza legale e il diritto di comunicare con familiari, datori di lavoro e autorità consolari.

Per maggiori informazioni:

Sala stampa online della Direzione generale Giustizia:

http://ec.europa.eu/justice/news/intro/news_intro_en.htm

Homepage di Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza:

http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/reding/index_en.htm


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