Navigation path

Left navigation

Additional tools

Pesca: dibattito aperto sul futuro della politica comune della pesca

European Commission - IP/09/617   22/04/2009

Other available languages: EN FR DE DA ES NL SV PT FI EL CS ET HU LT LV MT PL SK SL BG RO

IP/09/617

Bruxelles, 22 aprile 2009

Pesca: dibattito aperto sul futuro della politica comune della pesca

La Commissione europea ha adottato oggi un Libro verde sul futuro della politica comune della pesca dell'UE. Il documento analizza le carenze della politica attuale e avvia un'ampia consultazione pubblica su come porvi rimedio. I pescatori e i gruppi di interesse del settore, ma anche la comunità scientifica, la società civile e i cittadini interessati, sono invitati a reagire entro il 31 dicembre 2009, esprimendo il loro punto di vista sul futuro assetto della pesca europea. La consultazione costituisce la prima tappa di un processo che dovrebbe sfociare in una riforma radicale della politica comune della pesca.

Joe Borg, commissario per gli affari marittimi e la pesca, ha dichiarato al riguardo: "Le questioni sollevate vertono su aspetti fondamentali dell'attuale politica e nulla va lasciato al caso. Non puntiamo semplicemente a realizzare l'ennesima riforma: è giunto il momento di elaborare un sistema moderno, semplice e sostenibile di gestione della pesca nell'UE, in grado di attraversare il XXI secolo."

Il Libro verde adottato oggi persegue un duplice obiettivo: far conoscere le sfide che il settore ha dovuto affrontare negli ultimi anni e suscitare una reazione pubblica che possa contribuire all'elaborazione di un sistema di gestione della pesca basato su un approccio moderno, innovativo e maggiormente basato sul consenso. Il documento solleva questioni quali: come garantire a lungo termine la sostenibilità e la vitalità del settore della pesca? Come adeguare la capacità globale della flotta senza trascurare i problemi sociali delle comunità costiere? Come promuovere lo sviluppo di una cultura del rispetto delle norme? Come può la PCP contribuire nel modo più efficace alla sostenibilità delle attività di pesca esercitate fuori dalle acque comunitarie?

Il documento analizza tutte le sfaccettature dell'attuale politica della pesca e spiega la ragione per cui determinati problemi persistono malgrado i progressi realizzati dalla riforma del 2002. Un aspetto cruciale è rappresentato dal depauperamento degli stock ittici europei: l'88% di essi, infatti, è sottoposto ad eccessivo sfruttamento (contro una media globale del 25%) e il 30% è "al di sotto dei limiti biologici di sicurezza", e non può quindi riprodursi ad un tasso normale a causa del numero sempre più ridotto di individui in età riproduttiva. Tuttavia in molte attività di pesca continuiamo ad operare a livelli due o tre volte più elevati di quelli che gli stock sarebbero in grado di sostenere. Tale fenomeno, per lo più riconducibile a un eccesso di capacità della flotta, rappresenta in ultima analisi uno svantaggio economico: infatti, non solo contribuisce al depauperamento della risorsa ittica, ma erode progressivamente la redditività del settore. È necessario trovare soluzioni che consentano di ricostituire gli stock più depauperati e di garantire nel contempo che la pesca rimanga una fonte di reddito affidabile per i pescatori.

Accanto alla sovraccapacità della flotta, il Libro verde identifica altre quattro carenze strutturali dell'attuale strategia:

  • la mancanza di precisi obiettivi politici, in particolare per quanto riguarda la responsabilità ecologica e l'integrazione a problematiche marittime più ampie;
  • un sistema decisionale troppo centralizzato e basato su soluzioni di scarso respiro, che nella maggior parte dei casi vanno a detrimento della sostenibilità a lungo termine;
  • un quadro che non responsabilizza il settore in misura sufficiente;
  • l'assenza di una volontà politica di garantire il rispetto dei limiti imposti all'attività di pesca.

Tutte queste problematiche vanno considerate in un contesto in cui l'Europa importa due terzi del proprio fabbisogno di prodotti della pesca.

La Commissione teme che, se nei prossimi anni non si conseguirà una migliore sostenibilità ecologica della pesca, i mari ne risulteranno impoveriti e l'industria alieutica smetterà di essere economicamente redditizia. Se invece la prossima riforma riuscirà a proiettare la politica comune della pesca nel XXI secolo, i benefici non saranno limitati ai pescatori o alle comunità costiere, ma saranno percepiti da tutti i cittadini europei.

Anche se sotto il profilo giuridico la Commissione sarebbe tenuta a rivedere entro il 2012 solo alcune componenti della PCP, la situazione attuale, in particolare per quanto riguarda gli stock e la sovraccapacità della flotta, l'ha convinta della necessità di avviare sin d'ora il processo di riforma. I risultati della consultazione varata oggi, che si concluderà il 31 dicembre 2009, saranno sintetizzati dalla Commissione nel primo semestre del 2010. Dopo un'ulteriore consultazione dei gruppi di interesse, la Commissione preparerà quindi una relazione di valutazione dell'impatto e una proposta di un nuovo regolamento di base. La proposta di regolamento potrebbe essere presentata al Parlamento europeo e al Consiglio all'inizio del 2011, in vista dell'adozione nel 2012.

Ulteriori informazioni e documentazione sono reperibili al seguente indirizzo:

http://ec.europa.eu/fisheries/reform


Side Bar

My account

Manage your searches and email notifications


Help us improve our website