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Bruxelles, 20 febbraio 2009

Cinque anni di UE allargata: benefici duraturi ed un’UE meglio preparata per affrontare la crisi in atto

Gli ultimi allargamenti dell’Unione europea hanno rappresentato una pietra miliare nel processo di unificazione dell’Europa e hanno generato benefici per i cittadini in tutta l’Unione. Dal punto di vista economico, l’allargamento ha consentito di accrescere il livello di vita nei nuovi Stati membri e di creare opportunità di esportazione e di investimento per i vecchi Stati membri. Ha contribuito a consolidare la democrazia, la stabilità e la sicurezza del nostro continente. L’UE allargata può far sentire maggiormente il suo peso nelle questioni di importanza mondiale, quali i cambiamenti climatici o l’economia mondiale e la sua governance. A cinque anni dall’allargamento l’UE è diventata non solo più grande, ma anche più forte, più dinamica e culturalmente più ricca. Nell’attuale difficile situazione internazionale, occorre resistere ad ogni tentazione protezionistica, che annullerebbe gli enormi benefici per i cittadini generati dalla creazione di un mercato unico senza frontiere di 500 milioni di persone.

“Gli allargamenti del 2004 e del 2007 hanno costituito una tappa storica. Hanno messo fine alla divisione dell’Europa, contribuito a consolidare la democrazia e generato benefici economici per tutti i paesi dell’UE in termini di incremento della competitività e di aumento della crescita economica e dell’occupazione. Non dobbiamo consentire che la crisi faccia passare in secondo piano questo innegabile successo. Uniti possiamo trovare la soluzione ai problemi mondiali, quali i cambiamenti climatici o una nuova governance finanziaria internazionale. Divisi non potremo fare niente.” Ha dichiarato il commissario per gli Affari economici e monetari Joaquín Almunia

Olli Rehn, commissario per l’allargamento, ha aggiunto: “L’allargamento è stato un’ancora di stabilità e un motore di democrazia e dello stato di diritto in Europa. Dal punto di vista economico ha generato benefici sia per i nuovi che per i vecchi Stati membri, nonché per l’UE nel suo insieme. Ha ampliato l’area di pace e di prosperità a circa 500 milioni di persone e accresciuto la nostra importanza nel mondo.”

Sono trascorsi cinque anni dall’adesione all’UE di 10 nuovi membri[1] dell’Europa centrale e orientale, adesione che ha messo fine a decenni di divisione seguita alla guerra fredda. Altri due paesi, Bulgaria e Romania, hanno aderito nel 2007. La comunicazione sui “Cinque anni di UE allargata” evidenzia che l’allargamento ha generato enormi benefici economici per entrambe le parti.

L’UE allargata è oggi la più vasta area di integrazione economica nel mondo e rappresenta più del 30% del PIL mondiale e più del 17% del commercio mondiale. Ciò consente all’UE di essere uno dei protagonisti decisivi in un mondo globalizzato. Essa può far sentire la sua voce nella definizione di una globalizzazione che vada a beneficio dei cittadini.

Il reddito pro capite nei nuovi Stati membri è aumentato, passando dal 40% della media dei vecchi Stati membri nel 1999 al 52% nel 2008, e la crescita è stata in media del 5,5% nel periodo 2004-2008, rispetto al 3,5% nel periodo 1999-2003. Ma ciò non è avvenuto a spese dei vecchi Stati membri, la cui crescita è stata di circa il 2,2% annuo nel periodo 2004-2008, con percentuali analoghe per il periodo 1999-2003.

L’allargamento ha anche accresciuto le opportunità commerciali. Nel 2007 circa l’80% delle esportazioni dei nuovi Stati membri sono state destinate al resto dell’UE. I vecchi Stati membri hanno anch’essi potuto accrescere le loro vendite nei nuovi Stati membri a circa il 7,5% del totale delle loro esportazioni nel 2007, dal 4¾% un decennio prima.

La disoccupazione nei nuovi Stati membri è diminuita, scendendo da livelli spesso molto elevati a livelli analoghi a quelli del resto dell’UE: circa il 7% nel 2007. Le preoccupazioni espresse nei vecchi Stati membri su una migrazione massiccia di lavoratori si sono rivelate infondate. Nella maggior parte degli Stati membri ospitanti il numero di lavoratori migranti non ha superato l’1% della popolazione “nazionale” in età lavorativa e ha consentito di colmare la mancanza di manodopera. La temporaneità è stata una delle caratteristiche salienti di questa migrazione: nel Regno Unito il 50% dei recenti migranti sono tornati nei loro paesi di origine.

La crisi mondiale in corso sta creando difficoltà a tutti i paesi, anche nell’UE, e la disoccupazione è in crescita ovunque.

Ma un’UE grande e forte può affrontare meglio questa e altre sfide rispetto a quanto potrebbero fare gli Stati membri da soli. L’UE ha adottato azioni coordinate per stabilizzare il sistema bancario e per favorire la ripresa economica. Queste misure, integrate da altre in preparazione, soprattutto per ripristinare i canali di credito di importanza fondamentale per l’economia, ci consentono di sperare in una ripresa graduale verso la fine dell’anno in corso.

I nuovi Stati membri, che registrano al momento un netto rallentamento della crescita, sono sostenuti dai consistenti fondi messi a disposizione nel quadro della politica di coesione dell’UE. Il meccanismo di sostegno alla bilancia dei pagamenti consente all’UE di giungere in soccorso degli Stati membri non partecipanti all’area dell’euro che hanno bisogno di un’assistenza temporanea.

Le norme comuni sulla concorrenza e gli aiuti di Stato assicurano condizioni di parità per tutte le imprese.

La strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione consente di individuare le riforme che consentiranno di accrescere il potenziale di crescita delle nostre economie e la loro resilienza agli shock mondiali.

La Commissione lavora con gli Stati membri alla riprogrammazione del fondo sociale europea per tutelare l’occupazione nei nuovi e nei vecchi Stati membri. La Commissione lavora anche a ridurre l’ampio impatto sociale della crisi, anche tramite il fondo di adeguamento alla globalizzazione.

Il patto di stabilità e crescita riformato costituisce un quadro solito che ci consente di stimolare la domanda e la creazione di occupazione nel breve periodo, mantenendo la rotta verso finanze pubbliche solide e sostenibili nel medio e lungo periodo.

Full Communication and analytical report available on:

http://ec.europa.eu/economy_finance/thematic_articles/article13913_en.htm

http://ec.europa.eu/enlargement/5years


[1] Repubblica ceca, Cipro, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovenia e Slovacchia


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