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Bruxelles, 20 novembre 2009

Trattamento delle acque reflue: la Commissione deferisce la Francia alla Corte di giustizia e invia avvertimenti a cinque Stati membri

La Commissione europea ha deferito la Francia alla Corte di giustizia delle Comunità europee per l’inosservanza della normativa comunitaria in materia di trattamento delle acque reflue. Sono circa 60 i grandi centri urbani (tra cui Arles, Avignone, Bordeaux e Lione) che non possiedono un impianto di trattamento delle acque reflue conforme alle norme comunitarie. La Commissione ha inoltre inviato un primo avvertimento scritto a cinque Stati membri (Belgio, Lussemburgo, Portogallo, Francia e Germania) per il livello inadeguato del trattamento delle acque reflue in città di minori dimensioni.

Stavros Dimas, commissario per l’ambiente, ha commentato: “Le acque reflue urbane non trattate possono mettere a rischio la salute dei cittadini e dell’ambiente in Europa. Occorre fare in modo che il livello del trattamento delle acque reflue urbane possa essere garantito in tutta l’Unione. È inaccettabile che gli Stati membri non rispettino queste norme e insisto affinché la situazione sia affrontata immediatamente.”

Procedimento di infrazione nei confronti della Francia per l’inadeguatezza del trattamento delle acque reflue urbane

Da molti anni la Commissione europea si occupa del fatto che la Francia non garantisce un’adeguata tutela dei suoi cittadini e dell’ambiente assicurando che le acque reflue vengano raccolte e trattate in maniera corretta. Circa 60 grandi centri urbani utilizzano attualmente sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue che non rispettano gli standard stabiliti dalla direttiva.

Ai sensi della direttiva concernente il trattamento delle acque reflue urbane 1 , la Francia era tenuta a mettere in atto sistemi per la raccolta e il trattamento delle acque reflue urbane in agglomerati con oltre 15 000 abitanti in aree non sensibili entro il 31 dicembre 2000.

Il 9 luglio 2004 è stata inviata alla Francia una prima lettera di avvertimento basata sulle informazioni fornite dalle autorità francesi, dalle quali risultava che un numero consistente di agglomerati non era conforme alla direttiva e che in altri non erano presenti infrastrutture adeguate. Il 10 dicembre 2008 è stato inviato un secondo e ultimo avvertimento.

Alla luce della successiva valutazione, la Commissione ritiene che 64 agglomerati siano ancora non conformi e ha deciso di deferire la Francia alla Corte di giustizia delle Comunità europee.

Primo avvertimento scritto a cinque Stati membri per l ’inadeguatezza del trattamento delle acque reflue in piccoli centri urbani

La Commissione europea invierà anche un primo avvertimento scritto a Belgio, Lussemburgo, Portogallo, Francia e Germania per la mancata realizzazione dell’infrastruttura necessaria per la raccolta e il trattamento delle acque in centri urbani di minori dimensioni.

Secondo la direttiva concernente il trattamento delle acque reflue urbane, gli Stati membri erano tenuti a mettere in atto detti sistemi in aree con una popolazione compresa tra 2 000 e 15 000 abitanti entro il 31 dicembre 2005.

La Commissione ha valutato i dati forniti dagli Stati membri in relazione a questo obbligo ed ha riscontrato che diversi Stati membri dell’UE-15 non rispettavano pienamente la normativa. La Commissione invierà pertanto un primo avvertimento scritto a cinque Stati membri nell’ambito di una prima serie di cause relative a violazioni della normativa sul trattamento delle acque reflue urbane. Questo procedimento di infrazione fa seguito a cause precedentemente avviate dalla Commissione per garantire che gli Stati membri istituiscano sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane per agglomerati più grandi.

La direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane

I centri urbani di tutta l’Unione europea sono tenuti a raccogliere e trattare le acque reflue urbane come previsto dalla direttiva pertinente.

Le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus pericolosi e rappresentano pertanto un rischio per la sanità pubblica. Tra l’altro contengono nutrienti come l’azoto e il fosforo che possono danneggiare le acque dolci e l’ambiente marino favorendo la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita, processo conosciuto come eutrofizzazione.

Il tipo principale di trattamento previsto dalla direttiva è il trattamento biologico o “secondario”. Tuttavia, se agglomerati con oltre 10 000 abitanti effettuano scarichi in corpi idrici designati come sensibili, è necessario un trattamento più rigoroso che avrebbe dovuto essere messo in atto entro il 31 dicembre 1998. Nel caso di agglomerati con oltre 15 000 abitanti che non effettuano scarichi in aree sensibili, la scadenza per le infrastrutture di trattamento secondario era il 31 dicembre 2000. Per gli agglomerati di dimensioni inferiori la scadenza era il 31 dicembre 2005.

Iter procedurale

L'articolo 226 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di procedere nei confronti di uno Stato membro che non adempie ai propri obblighi.

Se constata che la normativa comunitaria è stata violata e che sussistono i presupposti per avviare un procedimento di infrazione, la Commissione trasmette allo Stato membro interessato una diffida o lettera di "costituzione in mora" (primo avvertimento scritto), in cui gli ingiunge di presentare le proprie osservazioni entro un termine stabilito, solitamente fissato a due mesi.

Alla luce della risposta dello Stato membro, o in assenza di risposta, la Commissione può decidere di formulare un "parere motivato" (secondo e ultimo avvertimento scritto), nel quale espone chiaramente e in via definitiva i motivi per cui ritiene che sia stata commessa una violazione del diritto comunitario e lo invita a conformarsi entro un termine ben preciso, in genere due mesi.

Se lo Stato membro non si conforma al parere motivato, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia europea. Se la Corte di giustizia accerta che il trattato è stato violato, lo Stato membro inadempiente è tenuto ad adottare i provvedimenti necessari per conformarsi al diritto comunitario.

L'articolo 228 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di agire nei confronti di uno Stato membro che non si sia conformato a una precedente sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, ancora una volta attraverso l'invio di un primo avvertimento scritto (lettera di costituzione in mora) e di un secondo e ultimo avvertimento scritto (parere motivato). Sempre a norma dell'articolo 228, la Commissione può chiedere alla Corte di infliggere sanzioni pecuniarie allo Stato membro interessato.

Le sentenze della Corte di giustizia sono consultabili al seguente indirizzo:

http://curia.europa.eu/en/content/juris/index.htm

1 :

Direttiva 91/271/CEE.


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