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IP/09/ 1792

Bruxelles , 20 novembre 2009

Italia : la Commissione intende sollecitare con urgenza un'ingiunzione per impedire la caccia agli uccelli protetti e avvia un'azione legale per il mancato rilascio di autorizzazioni industriali

La Commissione si rivolge alla Corte di giustizia europea affinché ingiunga all'Italia di impedire la caccia a specie ornitologiche protette in Lombardia. Un procedimento è già in corso nei confronti di varie regioni, tra cui la Lombardia, che hanno concesso deroghe che non risultano conformi alle rigide condizioni fissate dalla normativa UE sulla caccia. La Commissione ha tuttavia deciso di intervenire con urgenza dopo che la Lombardia ha varato una nuova legislazione che consente la caccia di quattro specie protette fino al 31 dicembre 2009. In un'altra causa la Commissione si è rivolta alla Corte di giustizia perché l'Italia non ha rilasciato o aggiornato le autorizzazioni per centinaia di impianti industriali.

Il Commissario  UE all'ambiente, Stavros Dimas, ha dichiarato: "Gli Stati membri devono seguire correttamente le norme per la conservazione delle specie ornitologiche per evitare la perdita di biodiversità. La normativa UE sull'ambiente naturale consente alcune deroghe in casi molto limitati, ma queste eccezioni sono autorizzate solo se non esiste una soluzione alternativa e purché vengano rispettate condizioni rigide. Non è, inoltre, accettabile che gli impianti industriali continuino a svolgere le loro attività senza le autorizzazioni necessarie a ridurre al minimo le emissioni inquinanti e che hanno conseguenze sulla salute umana e sull'ambiente.".

La Commissione sollecita un'ingiunzione nei confronti dell'Italia per le deroghe in materia di caccia

Per anni alcune regioni hanno adottato e continuano ad adottare normative e deroghe che consentono la caccia di uccelli in violazione della direttiva sugli uccelli selvatici. Si tratta, in particolare, di Abruzzo, Lazio, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Calabria, Puglia e Toscana. La causa (C-573/08) è ora all'esame della Corte di giustizia europea che deve pronunciarsi. Dopo che la Lombardia ha approvato una recente normativa nuova che consente la caccia di quattro specie protette fino al 31 dicembre 2009, la Commissione ha tuttavia deciso di chiedere alla Corte di ingiungere all'Italia di sospendere immediatamente l'atto interessato. Le quattro specie in questione sono il fringuello ( Fringilla coelebs), la peppola (Fringilla montifringilla), la pispola (Anthus pratensis) e il frosone (Coccothraustes coccothraustes).

La Commissione decide di chiedere la sospensione di un provvedimento (a norma degli articoli 242 e 243 del trattato) solo come ultima risorsa in caso di danno immediato e irreversibile all'ambiente. In precedenza la Commissione era ricorsa a questa possibilità solo tre volte: nell'aprile 2008 nel caso di una legge che consentiva la caccia di uccelli nella stagione primaverile a Malta ( cfr. IP/08/647 ), nel marzo 2007 per la proposta di costruzione di una strada che attraversava la valle del fiume Rospuda in Polonia (cfr. IP/07/369 ) e nel dicembre 2006 per le deroghe riguardanti la caccia nella regione Liguria in violazione della direttiva sugli uccelli selvatici.

La normativa UE sulla caccia

A livello di UE la caccia è disciplinata dalla direttiva sugli uccelli selvatici del 1 979 1 [1] . Anche se la direttiva prevede un divieto generale di uccisione degli uccelli selvatici, consente tuttavia che alcune specie vengano cacciate purché l'attività venatoria non avvenga nel periodo della riproduzione o della migrazione. Questi sono infatti periodi critici durante i quali queste specie selvatiche possono rinnovare la popolazione. I periodi venatori sono stabiliti a livello nazionale e variano in funzione delle specie e dell'ubicazione geografica.

In via eccezionale gli Stati  membri possono consentire la cattura o l'uccisione di uccelli che rientrano nella direttiva al di fuori della stagione venatoria normale per alcuni limitati motivi, ma tali deroghe possono applicarsi solo se non esistono soluzioni alternative.

La Commissione è a favore di una caccia sostenibile e nel 2004 a livello di UE è stato firmato un accordo storico sulla caccia sostenibile tra associazioni di cacciatori e ornitologiche.

La Commissione adisce la Corte perché l'Italia non ha concesso le autorizzazioni industriali

La Commissione  europea deferisce l'Italia alla Corte di giustizia europea per non avere rilasciato autorizzazioni nuove o aggiornato autorizzazioni esistenti per centinaia di impianti industriali.

In questo caso viene violata la direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (direttiva IPPC) 2 che punta a prevenire e limitare le emissioni industriali nell'aria, nelle acque e nel suolo.

Secondo la direttiva, entro il 30 ottobre 2007 gli Stati membri avrebbero dovuto rilasciare nuove autorizzazioni o riesaminare ed eventualmente aggiornare le autorizzazioni esistenti per tutti gli impianti industriali in funzione prima dell'ottobre 1999.

Dai dati trasmessi dall'Italia risulta che a centinaia di impianti non sia stata ancora rilasciata l'autorizzazione nuova né aggiornata quella esistente. Dopo due avvertimenti scritti la Commissione ha ora deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia europea. Di recente la Commissione ha fatto lo stesso nei confronti di altri sei Stati membri che non avevano rilasciato o aggiornato le autorizzazioni (cfr.  IP/09/1649 ).

La procedura di infrazione

L 'articolo 226 conferisce alla Commissione il potere di agire nei confronti degli Stati membri che non adempiono ai loro obblighi.

Se ritiene che vi sia stata una violazione del diritto comunitario tale da giustificare l'avvio della procedura di infrazione, la Commissione invia allo Stato membro interessato una lettera di messa in mora, invitandolo a presentare le proprie osservazioni entro un termine ben preciso, di norma due mesi.

Alla luce della risposta dello Stato membro, o in assenza di risposta, la Commissione può decidere di formulare un "parere motivato" (secondo e ultimo avvertimento scritto), nel quale espone chiaramente e in via definitiva i motivi per cui ritiene che sia stata commessa una violazione del diritto comunitario e invita lo Stato membro a adempiere entro un termine ben preciso, in genere di due mesi.

Se lo Stato  membro non si conforma al parere motivato, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia delle Comunità europee. Se la Corte di giustizia ritiene che il trattato sia stato violato, lo Stato membro autore della violazione è tenuto a adottare le misure necessarie per conformarsi alla sentenza della Corte.

L'articolo 228 del trattato riconosce alla Commissione il potere di agire contro uno Stato membro che non si conforma ad una sentenza della Corte di giustizia europea e le consente altresì di chiedere alla Corte di infliggere a tale Stato membro una penalità.

Le sente nze della Corte di giustizia europea sono consultabili al seguente indirizzo:

http://curia.europa.eu/en/content/juris/index.htm

1 :

Direttiva 79/409/CEE.

2 :

Direttiva 96/61/CE, codificata dalla direttiva 2008/1/CE.


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