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Aiuti di Stato: la Commissione deferisce l’Italia alla Corte di giustizia per non aver eseguito una sentenza di recupero di aiuti illegali

European Commission - IP/09/1028   25/06/2009

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IP/09/ 1028

Bruxelles, 25 giugno 2009

Aiuti di Stato: la Commissione deferisce l’Italia alla Corte di giustizia per non aver eseguito una sentenza di recupero di aiuti illegali

La Commissione europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia delle Comunità europee per non aver dato esecuzione ad una sentenza della Corte del 2004 (causa C-99/02) che confermava una decisione del 1999 con cui la Commissione aveva accertato la concessione, da parte dell’Italia, di aiuti illegali ed incompatibili e ne aveva ordinato il recupero. Gli aiuti illegali in questione erano stati concessi sotto forma di esenzione da contributi di previdenza sociale nei casi in cui le imprese non potevano provare l’avvenuta creazione di nuovi posti di lavoro o che i lavoratori assunti avessero difficoltà particolari per l’inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro. Malgrado siano già trascorsi oltre cinque anni da tale sentenza, l’Italia ha recuperato soltanto una piccola parte degli aiuti, complessivamente stimati a circa 281 milioni di euro. La Commissione richiede ora pertanto alla Corte di giustizia di comminare all’Italia ammende ai sensi dell’articolo 228 del trattato CE.

Il commissario responsabile per la Concorrenza Neelie Kroes ha osservato: “La Commissione adotterà tutte le misure giuridiche necessarie per garantire che gli Stati membri adempiano ai loro obblighi di recupero degli aiuti illegali ed incompatibili".

Il 1° aprile 2004, nella causa C-99/02, la Corte di giustizia ha dichiarato che l'Italia non aveva rispettato gli obblighi di recupero imposti dalla decisione della Commissione dell'11 maggio 1999 (vedi IP/99/321 ). La decisione riguardava misure di aiuto per la promozione dell'occupazione. La Commissione aveva constatato che una parte degli aiuti era incompatibile con il mercato comune in quanto non adatta a conseguire l'obiettivo dichiarato della creazione di posti di lavoro e che doveva quindi essere recuperata presso i beneficiari.

L’Italia non ha finora comunicato alla Commissione l’avvenuto recupero completo degli aiuti. In base ai calcoli più recenti presentati dall’Italia, è stato recuperato meno del 20% dell’importo complessivo, stimato a circa 281 milioni di euro, a più di dieci anni dalla decisione di recupero originaria della Commissione e a più di cinque anni dalla precedente sentenza della Corte di giustizia.

La Commissione ha pertanto deciso di richiedere alla Corte di giustizia di comminare ammende sotto forma di penalità di mora giornaliera, da calcolare dalla data della sentenza che la Corte di giustizia emetterà fino al momento in cui l’Italia riuscirà a completare il recupero, nonché di una somma forfettaria relativa al periodo trascorso dalla precedente sentenza della Corte del 2004. Per il calcolo delle ammende la Commissione applicherà la propria comunicazione del 2005 sull’applicazione dell’articolo 228 del trattato CE. La proposta terrà pertanto conto della gravità dell’infrazione, del considerevole periodo trascorso dalla precedente sentenza della Corte di giustizia e della situazione dello Stato membro.

Contesto

La rigorosa posizione assunta dalla Commissione nei confronti degli Stati membri che non rispettano l'obbligo di recuperare gli aiuti illegali è perfettamente in linea con il piano di azione nel settore degli aiuti di Stato presentato nel giugno 2005 (vedi IP/05/680 ) e con la comunicazione sull'esecuzione delle decisioni di recupero (vedi IP/07/1609 ).

Per informazioni più generali sulle infrazioni si veda:

http://ec.europa.eu/community_law/infringements/infringements_en.htm


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