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IP/08/705

Bruxelles, 6 maggio 2008

La Commissione procede contro l'Italia sulla gestione dei rifiuti in Campania e nel Lazio

La Commissione europea prosegue la sua azione a carico dell'Italia in due casi di violazione della legislazione UE sulla protezione della salute umana e dell'ambiente contro i rischi derivanti dai rifiuti. La Commissione si accinge ad adire la Corte di giustizia delle Comunità europee contro l'Italia in merito all'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania. Si appresta inoltre a inviare all'Italia un primo avvertimento scritto per la mancata esecuzione nel Lazio della sentenza con cui la Corte di giustizia ha sancito che l'Italia è venuta meno all'obbligo di adottare piani regionali di gestione dei rifiuti. Nel secondo caso, se l'Italia non si conformerà, la Commissione ha il potere di chiedere alla Corte l'imposizione di ammende.

Il commissario per l'ambiente Stavros Dimas ha dichiarato al riguardo: "Le montagne di rifiuti non raccolti accumulatisi per le strade della Campania illustranno emblematicamente le minacce per l'ambiente e per la salute umana risultanti da una gestione inadeguata dei rifiuti. Occorre che l'Italia dia priorità all'elaborazione di piani efficienti di gestione dei rifiuti in Campania e nel Lazio, nonché alla realizzazione delle infrastrutture di raccolta e di trattamento necessarie per attuarli correttamente."

Il caso della Campania deferito alla Corte di giustizia

Il caso riguarda la drammatica emergenza rifiuti che ha colpito Napoli e la Campania. Nel corso della primavera 2007 i rifiuti non vennero raccolti per settimane, il che costrinse alla chiusura delle scuole per motivi sanitari e spinse gli abitanti frustrati a mettere fuoco ai sacchi di immondizia accumulatisi per le strade. I rifiuti non raccolti e i roghi hanno rappresentato una grave minaccia per la salute e per l'ambiente, a causa della propagazione di malattie e dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo. La Commissione ha di conseguenza avviato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia nel giugno dello scorso anno per violazione della direttiva quadro UE relativa ai rifiuti[1] (cfr. IP/07/935)

La situazione si è ripetuta nel dicembre 2007 e la Commissione ha reagito inviando un ultimo avvertimento il 1° febbraio 2008, dando all'Italia un mese di tempo per rispondere, data l'urgenza della crisi (cfr. IP/08/151). In febbraio la Commissione ha effettuato una missione di accertamento a Napoli e nelle zone circostanti. Agli inizi di marzo è pervenuta la risposta dell'Italia.

Anche se l'emergenza si è ridotta negli ultimi tempi, grazie alla rimozione dei rifiuti dalle strade seguita alla nomina di un nuovo Commissario di governo per l'emergenza rifiuti in Campania, la Commissione ritiene che le misure adottate non siano adeguate per risolvere nel lungo periodo il problema dei rifiuti nella regione e impedire il ripetersi dei fatti inaccettabili verificatisi lo scorso anno. Un nuovo piano di gestione dei rifiuti per la Campania è stato adottato alla fine del dicembre 2007, ma alla Commissione risulta che il precedente piano, adottato più di un decennio fa, non è stato mai correttamente attuato.

La Campania è lungi dal poter creare un sistema di gestione efficiente che consenta la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. Inoltre, le autorità italiane si sono rivelate incapaci di indicare un calendario chiaro per il completamento e la messa in servizio degli impianti di selezione, delle discariche, degli incineratori e delle altre infrastrutture necessarie per risolvere i problemi dei rifiuti che affliggono la regione.

La Commissione ha pertanto deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia delle Comunità europee per la mancata osservanza della direttiva quadro sui rifiuti. La direttiva impone, tra l'altro, agli Stati membri di assicurare che i rifiuti vengano raccolti o smaltiti senza pericolo per la salute umana, di vietare l'abbandono o lo smaltimento incontrollato dei rifiuti e di creare una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento.

Per il Lazio manca il piano di gestione dei rifiuti

La Commissione si accinge a inviare all'Italia una prima lettera di avvertimento ai sensi dell'articolo 228 del trattato in merito alla mancata adozione da parte della Regione Lazio del piano di gestione dei rifiuti. L'articolo 228 si applica quando uno Stato membro non ha dato piena esecuzione ad una sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee. L'articolo attribuisce alla Commissione il potere, dopo l'emanazione di due avvertimenti, di deferire lo Stato membro alla Corte una seconda volta e di chiedere che vengano inflitte ammende.

Nel giugno 2007, con una sentenza[2] pronunciata a seguito del ricorso della Commissione, la Corte di giustizia ha condannato l'Italia per l'assenza dei piani di gestione dei rifiuti di alcune regioni e provincie. I piani sono obbligatori ai sensi della direttiva quadro sui rifiuti e della direttiva sui rifiuti pericolosi[3]. L'Italia ha successivamente adottato i piani di gestione dei rifiuti per tutte le regioni e provincie interessate, ad eccezione del Lazio. Le autorità italiane hanno informato la Commissione che sono stati adottati provvedimenti per l'adozione del piano del Lazio, ma finora senza risultati. La Commissione si accinge pertanto ad avviare la procedura di infrazione ai sensi dell'articolo 228.

Iter procedurale

L'articolo 226 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di procedere nei confronti di uno Stato membro che non adempie ai propri obblighi.

Se constata che la disciplina comunitaria è stata violata e che sussistono i presupposti per iniziare un procedimento di infrazione, la Commissione trasmette allo Stato membro in questione una diffida o lettera di "costituzione in mora" (prima fase del procedimento), in cui intima alle autorità del paese interessato di presentare le proprie osservazioni entro un termine stabilito, solitamente fissato a due mesi.

Sulla scorta della risposta o in assenza di una risposta dallo Stato membro in questione, la Commissione può decidere di trasmettere allo Stato un "parere motivato" (seconda fase del procedimento) in cui illustra in modo chiaro e univoco i motivi per cui ritiene che sussista una violazione del diritto comunitario e lo sollecita a conformarsi entro un determinato termine (di solito due mesi).

Se lo Stato membro non si conforma al parere motivato, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia delle Comunità europee. Se la Corte di giustizia accerta che il trattato è stato violato, lo Stato membro inadempiente è tenuto ad adottare i provvedimenti necessari per conformarsi al diritto comunitario.

L'articolo 228 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di procedere nei confronti di uno Stato membro che non si sia conformato ad una precedente sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee. A norma dell'articolo 228, la Commissione può chiedere alla Corte di infliggere sanzioni pecuniarie allo Stato membro interessato.

Le ultime statistiche generali sulle infrazioni sono disponibili sul sito:

http://ec.europa.eu/environment/law/index.htm


[1] Direttiva 2006/12/CE.

[2] Causa C-082/06.

[3] Direttiva 91/689/CEE.


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