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IP/08/521

Bruxelles, 3 aprile 2008

Sicurezza marittima: la Commissione europea trasmette un parere motivato all’Italia

La Commissione europea ha trasmesso in data odierna un parere motivato all’Italia per non avere adeguatamente recepito e applicato la legislazione sul controllo dello Stato di approdo.

La Commissione ha deciso di procedere nei confronti dell’Italia per non avere recepito integralmente nel diritto nazionale e attuato una direttiva[1] adottata nel 1995, successivamente modificata anche a seguito del naufragio della petroliera Erika. La direttiva ha lo scopo di ridurre la presenza nelle acque comunitarie di navi al di sotto delle norme, promuovendo l’applicazione della legislazione internazionale e comunitaria in materia di sicurezza marittima, fissando criteri comuni per il controllo delle navi negli Stati di approdo e armonizzando le procedure di ispezione e immobilizzazione.

A tutt’oggi l’Italia non ha recepito né applicato una delle norme della direttiva che impone di addebitare i costi delle ispezioni all’armatore o all’operatore della nave. L’iniziativa odierna della Commissione costituisce l’ultima fase della procedura prima della denuncia ufficiale dinanzi la Corte di giustizia.


[1] Direttiva 95/21/CE del Consiglio del 19 giugno relativa all’attuazione di norme internazionali per la sicurezza delle navi, la prevenzione dell’inquinamento e le condizioni di vita e di lavoro a bordo, per le navi che approdano nei porti comunitari e che navigano nelle acque sotto la giurisdizione degli Stati membri (controllo dello Stato di approdo) (GU L 157 del 7.7.1995, pag. 1), modificata da ultimo dalla direttiva 2002/84/CE.


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