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IP/07/940

Bruxelles, 27 Giugno 2007

Valutazione di sicurezza degli aeromobili dei paesi terzi: la Commissione invia un parere motivato alla Polonia e deferisce quattro Stati membri alla Corte di giustizia

La Commissione europea ha deciso di inviare un parere motivato alla Polonia e a deferire la Grecia, l'Irlanda, l'Italia e il Lussemburgo alla Corte di giustizia per non aver comunicato le norme nazionali che recepiscono la direttiva sulla sicurezza degli aerei dei paesi terzi che utilizzano aeroporti della Comunità[1]. La direttiva fissa al 31.4.2006 il termine per la sua attuazione, decorso il quale ogni Stato membro ha l'obbligo di informare la Commissione in merito alle disposizioni legislative e amministrative adottate a livello nazionale per conformarsi alla direttiva.

Allo scopo di garantire un livello di sicurezza elevato ed uniforme nell'aviazione civile europea, la direttiva ha armonizzato le norme e le procedure per le ispezioni a terra degli aerei dei paesi terzi che atterrano negli aeroporti degli Stati membri. La direttiva prevede che gli Stati membri possano prendere una serie di misure nei confronti degli aeromobili e/o dei loro vettori qualora, all'esito delle ispezioni, gli apparecchi non risultino soddisfare i requisiti di sicurezza. La direttiva prevede una serie di disposizioni armonizzate per la raccolta, lo scambio, la protezione e la diffusione delle informazioni che emergono dalla suddette ispezioni.

Con l'invio di un parere motivato alla Polonia la Commissione ha avviato la seconda fase del procedimento di infrazione. Se non riceve dallo Stato membro interessato una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione può ricorrere alla Corte europea di giustizia, cosa che ha fatto nei riguardi della Grecia, dell'Irlanda, dell'Italia e del Lussemburgo.

Il deferimento dello Stato membro alla Corte europea di giustizia può dar luogo ad una sentenza nella quale i giudici comunitari dichiarano che lo Stato non ha adempiuto ad un obbligo che ad esso incombe a norma del trattato CE e, se la violazione persiste, i giudici possono condannare lo Stato membro al pagamento di un importo forfettario o di una somma per ogni giorno di inadempimento.


[1] Direttiva 2004/36/CE del 21 aprile 2004 (GU L 143 del 30.4.2004, pag. 46.)


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