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Verso una politica europea globale di immigrazione: giro di vite all'impiego degli immigrati irregolari e via libera alla migrazione circolare e ai partenariati per la mobilità

European Commission - IP/07/678   16/05/2007

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IP/07/678

Bruxelles, 16 maggio 2007

Verso una politica europea globale di immigrazione: giro di vite all'impiego degli immigrati irregolari e via libera alla migrazione circolare e ai partenariati per la mobilità

La Commissione europea è decisa a contrastare il fattore di richiamo dell'immigrazione clandestina rappresentato dai datori di lavoro che offrono impiego illegale, e presenta oggi una proposta di direttiva che introduce sanzioni al riguardo. La proposta si inserisce nella politica europea globale di migrazione che sostiene l'immigrazione legale, combatte quella irregolare, sviluppa la cooperazione con i paesi terzi e lavora in sinergia con l'Agenda per lo sviluppo. È di oggi anche la pubblicazione di due comunicazioni sulla dimensione esterna dell'immigrazione.

"È fondamentale riconoscere che la quasi certezza di trovare un lavoro illegale negli Stati membri dell'UE è il principale motore dell'immigrazione clandestina dai paesi terzi" ha dichiarato il vicepresidente Frattini, commissario UE responsabile del portafoglio Giustizia, Libertà e Sicurezza, che ha poi aggiunto: "La possibilità di trovare lavoro attira nell'Unione europea molti cittadini di paesi terzi, ma il sogno può diventare una dura realtà di sfruttamento e quasi schiavitù – si pensi ad esempio all'assenza totale di protezione nei cantieri edili o per l’uso di pesticidi pericolosi; o alle giornate di lavoro di 12 fino a 16 ore, a volte per appena 30 euro. Il fattore di richiamo rappresentato dal lavoro illegale è inoltre strettamente legato ai viaggi a volte tristemente tragici, spesso organizzati dai trafficanti e causa di 3.000-4.000 morti ogni anno, che gli immigrati clandestini intraprendono per raggiungere l'UE. Il lavoro illegale falsa anche la concorrenza e il funzionamento del mercato interno. Dobbiamo quindi essere fermi e determinati, e agire all'unisono per combattere energicamente questo fenomeno, introducendo sanzioni uniformi per i datori di lavoro e garantendone l'effettiva applicazione".

"L'esperienza dimostra" ha ancora affermato il vicepresidente Frattini "che le sanzioni esistenti non hanno permesso di sradicare il fenomeno del lavoro illegale. Il Consiglio europeo ha già approvato, nella riunione del dicembre 2006 la proposta della Commissione per intensificare le misure. Garantire che tutti gli Stati membri introducano provvedimenti analoghi contro il lavoro illegale e li applichino effettivamente, è fondamentale. Attualmente, nelle imprese europee, le verifiche dei registri del personale sono rare: nel 2006 ne è stato controllato poco più del 2%. Il rischio di essere scoperti è praticamente nullo, per questo la proposta impone agli Stati membri di ispezionare ogni anno almeno il 10% delle loro imprese. Conto che questa direttiva sia un forte deterrente per i datori di lavoro che pensano di assumere immigrati clandestini".

"Essere fermi significa poter offrire alternative legali all'immigrazione irregolare senza minare la credibilità della politica europea di immigrazione", ha spiegato il vicepresidente Frattini. "L'UE ha bisogno di immigrati regolari. Il numero dei nostri abitanti è destinato a diminuire, e per questo dobbiamo rendere l'Unione europea una destinazione interessante per i lavoratori regolari. Sono certo che le nostre proposte sulla migrazione circolare, i partenariati per la mobilità e il rafforzamento delle relazioni con i nostri vicini e altri paesi più lontani ci aiuteranno a gestire l'immigrazione in maniera più efficace".

Contesto

È difficile avere cifre precise, ma secondo valutazioni recenti gli immigrati irregolari nell'UE sarebbero fra i 4,5 e gli 8 milioni, con un aumento stimato fra i 350.000 e i 500.000 all'anno. Si calcola che fra il 7% e il 16% del PIL dell'UE provenga dall'economia sommersa, anche se non interamente dal lavoro dei clandestini. L'edilizia, l'agricoltura, i lavori domestici, i servizi di pulizia, di catering e altri servizi alberghieri sono i settori economici più inclini al ricorso al lavoro sommerso in generale, e di particolare interesse per gli immigrati irregolari.

Gli Stati membri prevedono già sanzioni per lottare contro il lavoro illegale, che però variano sia per severità che per modalità di applicazione, e l'esperienza mostra che i sistemi esistenti non hanno permesso di ottenere l'effetto voluto. Garantire che tutti gli Stati membri introducano sanzioni analoghe, e le applichino effettivamente, eviterà le distorsioni nel mercato unico causate dalla concorrenza sleale dei datori di lavoro che impiegano immigrati irregolari. Nell'Unione europea vi sono attualmente 22 milioni di imprese legalmente stabilite. Le verifiche dei registri del personale sono rari: nel 2006 ne è stato controllato poco più del 2%. Il rischio di essere scoperti è praticamente nullo, per questo la proposta impone agli Stati membri di ispezionare ogni anno almeno il 10% delle loro imprese.

Secondo la proposta i datori di lavoro, prima di assumere un cittadino di un paese terzo, dovranno effettuare una serie di accertamenti e inviare una notifica all'autorità nazionale competente. Chi non potrà dimostrare di essersi attenuto a questi obblighi sarà passibile di multe e di altri provvedimenti amministrativi. Gli Stati membri dovranno prevedere sanzioni penali in quattro casi gravi: violazioni ripetute, impiego di un numero elevato di immigrati irregolari, sfruttamento e consapevolezza che il lavoratore è vittima della tratta di esseri umani. Gli immigrati illegali, in effetti, sono spesso attratti verso l'Unione europea dalla possibilità di trovare un impiego e dalla prospettiva di una vita migliore, ma alla fine si scontrano spesso con la dura realtà dello sfruttamento e con condizioni di lavoro di quasi schiavitù (assenza totale di protezione nei cantieri edili o per l’uso di pesticidi pericolosi; giornate di lavoro di 12 fino a 16 ore, a volte per appena 30 euro).

La comunicazione relativa alla migrazione circolare e ai partenariati per la mobilità fra l'Unione europea e i paesi terzi propone partenariati fra l'UE e i paesi terzi interessati a cooperare alla lotta contro l'immigrazione clandestina. Ai cittadini dei paesi terzi interessati potrebbero essere offerte opportunità di immigrazione legale, ad esempio visti per soggiorni di breve durata. La comunicazione esamina anche come facilitare la migrazione circolare, che può aiutare l'UE a far fronte al fabbisogno di manodopera e contribuire nel contempo allo sviluppo dei paesi d'origine. La migrazione circolare evita inoltre la fuga di cervelli, poiché gli immigrati che tornano nel loro paese d'origine dopo aver lavorato nell'UE portano con sé competenze e altri tipi di risorse.

La comunicazione sull’applicazione dell'approccio globale alla migrazione alle aree orientali e sudorientali vicine all'Unione europea presenta proposte per ampliare la portata geografica di questo approccio globale che ha finora riguardato, con successo, l'Africa e l'area mediterranea. La Turchia, i Balcani occidentali e i paesi partner della politica europea di vicinato nelle regioni orientali e in Medio Oriente sono alcune delle nuove aree proposte.

Per ulteriori informazioni sui lavori del vicepresidente Frattini si consulti il sito web:

http://www.ec.europa.eu/commission_barroso/frattini/index_en.htm


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