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IP/07/1862

Bruxelles, 5 dicembre 2007

Commissione: un rapporto della Corte dei conti ribadisce la necessità di una riforma del sistema di controllo della pesca

La Commissione europea ha accolto oggi con favore il rapporto pubblicato dalla Corte dei conti relativo alla raccolta dei dati, al controllo e all'applicazione delle norme nell'ambito della politica comune della pesca (PCP). Se la revisione del quadro giuridico della PCP era già stata inserita tra le priorità strategiche del programma di lavoro della Commissione per il 2008, il rapporto della Corte dei conti ribadisce la necessità di una sostanziale riforma della strategia di controllo prevista dalla PCP. La Corte ha realizzato un'indagine approfondita in questi settori, verificando sia le funzioni espletate dalla Commissione che le modalità con cui le norme della PCP vengono applicate dalle autorità preposte alla gestione della pesca in sei Stati membri (Danimarca, Francia, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna). Il regime attuato dagli Stati membri in materia di controllo della PCP, raccolta dei dati e applicazione della normativa si inserisce in un quadro stabilito a livello dell'Unione europea. In questi settori la Corte ha riscontrato carenze sostanziali, sufficienti, a suo avviso, per compromettere il corretto funzionamento di un politica di gestione della pesca basata su limitazioni delle catture. La Commissione condivide ampiamente le conclusioni della Corte, che confermano la sua posizione, e cioè che la riforma della PCP attuata nel 2002 non è stata sufficientemente radicale in tali settori. La Commissione ha già presentato proposte legislative che dovrebbero ovviare a parte dei problemi individuati dalla Corte, in particolare in materia di raccolta dei dati. Essa auspica ora di poter collaborare con gli Stati membri e con tutte le parti interessate per risolvere le questioni ancora in sospeso, affinché la PCP possa garantire un quadro di gestione della pesca europea che sia realmente sostenibile.

Joe Borg, commissario europeo per la pesca e gli affari marittimi, ha commentato: "Il rapporto della Corte giunge in un momento cruciale. La Commissione prevede di presentare un nuovo regolamento sul controllo della pesca nel secondo semestre del 2008. Sulla scorta delle conclusioni della Corte, che coincidono in larga misura con la nostra analisi, la Commissione collaborerà ora con gli Stati membri in seno al Consiglio e con tutte le parti interessate per definire un quadro di controllo della PCP che sia realmente efficace."

La riforma della PCP realizzata nel 2002 era motivata dalla necessità di ammodernare e rafforzare il quadro normativo, per garantirne la conformità agli obiettivi. Da allora la Commissione ha presentato diverse proposte nei settori specifici esaminati dalla Corte dei conti. Alcuni dei problemi tecnici sottolineati dal rapporto in materia di raccolta e di gestione dei dati sono stati affrontati dal regolamento recentemente adottato relativo ai sistemi elettronici di trasmissione dei dati.

L'impegno della Commissione a istituire strumenti adeguati di controllo e di esecuzione trova conferma in un altro regolamento di recente adozione, che disciplina le attività di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN) e generalizza il principio del controllo "dalla rete al piatto".

Se la Corte dei conti ha scelto di esaminare aspetti specifici quali la raccolta dei dati, l'ispezione delle attività di pesca e l'attuazione delle norme della PCP, è perché li ritiene essenziali per il corretto funzionamento di qualsiasi politica di gestione della pesca bastata su limitazioni delle catture.

La Corte è giunta in particolare alle seguenti conclusioni:

  • i dati relativi alle attività di pesca raccolti negli Stati membri sono incompleti e poco affidabili e non costituiscono una base adeguata per la fissazione dei totali ammissibili di cattura (TAC) e dei contingenti;
  • le procedure di ispezione attuate a livello nazionale per individuare e prevenire le infrazioni sono inefficaci; e
  • le sanzioni imposte dalle autorità nazionali in caso di rilevamento di infrazioni non sono atte a produrre un effetto dissuasivo.

La Corte sottolinea inoltre che la Commissione non dispone di poteri sufficienti per esercitare una pressione efficace e tempestiva sugli Stati membri che non ottemperano agli obblighi ad essi imposti dalla PCP, né dei mezzi necessari per verificare in modo accurato i dati trasmessi dagli Stati membri o per valutare le attività di ispezione attuate a livello nazionale.

La Corte conclude che una strategia di gestione basata su limitazioni delle catture non può prescindere da un sistema efficiente di raccolta dei dati, controllo e applicazione.

La Commissione condivide ampiamente le conclusioni del rapporto, che confermano sostanzialmente le carenze della PCP da essa identificate in questi settori, carenze che avrebbero potuto essere in gran parte superate se alla Commissione fossero state conferite le prerogative per svolgere un'azione efficace in questi settori.

La Corte rileva inoltre che la sovraccapacità della flotta si traduce nello sfruttamento eccessivo delle risorse e nella sottodichiarazione delle catture e deplora il fatto che la riforma della PCP abbia demandato agli Stati membri la responsabilità di ridurre la capacità delle flotte pescherecce. La Commissione ritiene che il sostegno finanziario ai piani di disarmo costituisca, a livello dell'UE, uno strumento atto a favorire la riduzione della sovraccapacità di pesca, e che le misure di controllo della capacità attuate in precedenza si siano rivelate inefficaci.

La revisione del regolamento sul regime di controllo della PCP rientra nelle priorità per il 2008; la Commissione prosegue nel contempo una riflessione più generale sul seguito da dare alla riforma del 2002.


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