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IP/07/1804

Bruxelles, 29 novembre 2007

La Commissione auspica una società digitale veramente accessibile a tutti

Malgrado i progressi tecnici e la concorrenza più forte, più di un cittadino europeo su tre non trae, ancora oggi, pienamente vantaggio dalla società digitale. Se questa fosse più “inclusiva”, i siti web più accessibili e l’Internet a banda larga più disponibile per tutti gli abitanti dell’Unione europea, si potrebbero ottenere dei benefici che andrebbero da 35 a 85 miliardi di euro in cinque anni. Oggi la Commissione presenta al Consiglio la sua iniziativa sulla e-inclusione, invitando gli Stati membri a sostenere una serie di azioni chiave, tra cui una campagna di sensibilizzazione per il 2008 denominata “e-Inclusione, partecipa anche tu!”. Si sta valutando inoltre la possibilità di adottare una regolamentazione sulla e-accessibilità simile a quella vigente negli Stati Uniti.

“Nella società odierna, l’accesso all’informazione da parte di tutti i cittadini è un diritto e anche un presupposto di prosperità. Non è moralmente accettabile né economicamente sostenibile lasciare indietro milioni di persone, incapaci di utilizzare a loro vantaggio le tecnologie dell’informazione e della comunicazione” ha dichiarato Viviane Reding, Commissaria responsabile della società dell’informazione e dei media. “Con l’iniziativa di oggi, la Commissione rafforza il suo impegno per combattere l’esclusione digitale in Europa. I progressi avrebbero dovuto essere molto più rapidi. La Commissione invia oggi un segnale chiaro a tutte le parti interessate, ossia l’industria, i legislatori e i governi sul fatto che occorre agire insieme adesso per garantire una società dell’informazione accessibile a tutti.”

La Commissione ritiene che le TIC debbano garantire la libertà di scelta ed essere concepite per essere utilizzate da tutti, indipendentemente dalla situazione personale e sociale, riducendo così le disuguaglianze sociali. In una dichiarazione pronunciata a Riga nel 2006, i ministri dell’UE si sono impegnati a conseguire obiettivi ben definiti, tra cui il dimezzamento dei divari nell’uso di Internet e l’alfabetizzazione digitale e il conseguimento dell’accessibilità al 100% dei siti pubblici entro il 2010 (IP/06/769). Il conseguimento di questi obiettivi permetterebbe di ottenere dei benefici di un importo compreso tra 35 e 85 miliardi di euro nell’arco di cinque anni.

Il progresso, tuttavia, rimane frammentato e lento, malgrado gli obiettivi stabiliti e le numerose azioni che coinvolgono le autorità pubbliche, l’industria e la società civile. La maggior parte degli obiettivi stabiliti a Riga non saranno conseguiti entro il termine previsto. L’accessibilità dei siti pubblici è ferma al 5%. Solo il 10% delle persone di età superiore a 64 anni utilizza Internet, mentre la media europea è del 47%. Se non interveniamo il divario sarà dimezzato solo nel 2015 e non nel 2010. Le ultimi indagini svolte per la Commissione indicano che l’accessibilità dei siti web, dei terminal di comunicazione, degli apparecchi TV e di altre TIC rimane problematica e che le persone con un livello di istruzione inferiore, quelle economicamente inattive e gli anziani sono quelli che rischiano maggiormente di restare indietro.

Per far fronte a questa sfida, l’iniziativa europea per una società accessibile a tutti istituisce un quadro strategico per:

  • consentire a tutti di partecipare alla società dell’informazione colmando i divari in termini di e-accessibilità, banda larga e competenze;
  • accelerare l’effettiva partecipazione di coloro che rischiano di rimanere esclusi e migliorare la qualità della vita di queste persone;
  • integrare le azioni a favore dell’’e-inclusione in Europa, ottimizzando il loro impatto duraturo.

Nel corso del 2008 la Commissione organizzerà una campagna di sensibilizzazione denominata “e-inclusione, partecipa anche tu!” che culminerà, verso la fine dell’anno, in una conferenza ministeriale per rendere noti i progressi realizzati e rafforzare gli impegni assunti a tutti i livelli.

Oltre a sostenere attività di ricerca e progetti pilota, la Commissione valuterà la possibilità di un approccio legislativo orizzontale per rendere la società dell’informazione più accessibile, garantire la parità dei diritti e assicurare l’esistenza di un vero mercato unico. Vari Stati membri dell’UE (tra cui il Regno Unito, la Spagna e l’Italia) hanno già iniziato ad adottare misure legislative in materia di e-accessibilità. Negli Stati Uniti la legge “Americana with Disabilities” del 1990 ha consentito di compiere notevoli passi avanti e recentemente è stata applicata ai servizi on line, come i siti web.

Antefatti:

Nel giugno 2006, 34 paesi europei si sono impegnati a ridurre il divario digitale entro il 2010 nell’ambito della Dichiarazione ministeriale di Riga (IP/06/769).

L’iniziativa della Commissione “i2010” attribuisce già una priorità all’iniziativa e-inclusione (IP/05/643), ciò ha dato luogo ad azioni specifiche sulla e-accessibilità (IP/05/1144), il divario nella banda larga (IP/06/340), TIC e invecchiamento (IP/07/831) e le e-competenze (IP/07/1286).

Il 13 novembre 2007 la Commissione ha proposto un importante pacchetto di riforme della legislazione europea sulle telecomunicazioni in Europa nel chiaro intento di offrire a tutti i cittadini dell’UE l’accesso alla banda larga (IP/07/1677).
Vedi anche:

http://ec.europa.eu/information_society/activities/einclusion/index_en.htm

MEMO/07/527


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