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IP/02/1289

Bruxelles, 11 settembre 2002

Norme per i crediti al consumo nel 21° secolo

La Commissione europea ha adottato oggi una proposta di nuova direttiva sui crediti al consumo. Le norme comunitarie in vigore fin dal 1987 non sono andate di pari passo con gli importanti sviluppi nel settore e hanno fissato nel contempo soltanto livelli minimi. Tali norme sono state ampiamente superate dalla normativa nazionale. La mancanza di norme comuni ha ridotto gli scambi transfrontalieri e prodotto differenze in materia di tutela dei consumatori negli Stati membri. Le nuove regole comunitarie saranno estese alle nuove forme odierne dei crediti al consumo. I prestiti immobiliari resteranno peraltro al di fuori del campo d'applicazione della nuova normativa. I mutuatari fruiranno di una maggiore trasparenza dei prodotti (costi, termini e condizioni) e potranno più agevolmente comparare le offerte su un piano transfrontaliero. I creditori avranno migliori possibilità di appurare i rischi eventuali insiti nei mutuatari, ma per converso saranno soggetti all'obbligo di conoscere bene i propri clienti prima di concedere crediti. I consumatori avranno inoltre il diritto di recedere dall'acquisto entro 14 giorni, gratuitamente e senza giustificazione. Una normativa comunitaria armonizzata in materia di crediti ai consumatori non soltanto accrescerà la protezione dei consumatori al di là delle frontiere, ma ne rafforzerà anche la fiducia, potenziando quindi il funzionamento e la stabilità del mercato dei crediti al consumo nell'Unione europea.

"I consumatori della zona dell'euro sono indebitati per 500 miliardi di euro", ha dichiarato David Byrne, commissario responsabile della salute e tutela dei consumatori. "Era mia ambizione far sì che i loro interessi fossero ben tutelati in un contesto che riconosce l'importanza dei crediti per i nostri stili di vita moderni". Frits Bolkestein, commissario responsabile del mercato interno, ha dichiarato: "Una nuova direttiva sui crediti al consumo era da lungo tempo sull'elenco delle azioni intese a costituire il mercato interno dei servizi finanziari e migliorare le possibilità dell'e-commerce. Le norme sono complete e comuni a tutti. Esse rivestono importanza fondamentale per la costituzione del mercato interno dei crediti al consumo. Le persone vogliono sapere con precisione che cosa pagano per i loro debiti ed essere in grado di comparare l'offerta in tutta Europa. Soltanto così avranno fiducia nell'uso delle nuove possibilità offerte dal mercato interno in materia di prestiti oltre frontiera, compreso l'e-commerce."

Principali elementi della proposta di nuova direttiva sui crediti al consumo

Norme armonizzate: a differenza dalla direttiva attuale, che pone soltanto le basi della normativa e lascia agli Stati membri un ampio campo d'applicazione ulteriore, la nuova direttiva vieta esplicitamente agli Stati membri di aggiungere nuove regole, a meno di una dichiarazione specifica in questo senso.

Ampliamento del campo d'applicazione per tenere conto della realtà odierna: La nuova direttiva riguarda tutti i crediti ai consumatori quale che ne sia la forma (prestito, credito rateale, scoperto di conto, credito aperto, leasing finanziario ecc.), l'importo (nessun minimo, nessun massimo) e l'avallo (fideiussore o ipoteca) o l'assicurazione. Per quanto riguarda il credito ipotecario, la direttiva contemplerà i crediti al consumo coperti da ipoteca, ma i prestiti immobiliari classici non rientreranno nel suo campo d'applicazione. Essi sono peraltro oggetto di una recente raccomandazione della Commissione e di un codice di condotta europeo.

Migliore trasparenza e comparabilità delle offerte di credito: il concetto classico del "costo totale del prestito al consumatore", espresso nel Tasso annuo effettivo globale (TAEG), è armonizzato per migliorare la comparabilità. Il TAEG esprime il costo complessivo nell'ottica del consumatore, cioè a prescindere dal fatto che rimborsi il creditore, un intermediario, l'ufficiale delle imposte o un ulteriore terzo. Sono stati introdotti due nuovi termini: gli "importi percepiti dal creditore" (IPC) e il "tasso creditore nominale" (TCN): L'IPC esprime ciò che il consumatore paga al creditore e il TCN lo esprime in percentuale. I due concetti permetteranno una comparazione delle offerte di prestito su base nazionale e transfrontaliera. La necessità di un miglioramento è provata da un recente sondaggio di opinioni nell'UE dal quale è emerso che un consumatore su due pensa che "non si sa mai in anticipo quanto costa prendere in prestito del denaro"; circa il 40% degli europei sostiene il contrario (Eurobarometro 56, domanda 14.5, dicembre 2001).

Informazione del consumatore e rispetto del finanziatore: il debitore è tenuto a comunicare tutte le relative informazioni richieste dal finanziatore. Per converso, il finanziatore deve "conoscere il proprio cliente" proponendo il prodotto più opportuno della sua gamma e valutando scrupolosamente la capacità del cliente di rimborsare il debito prima di concedergli nuovi crediti ("finanziamento responsabile"). Questo significa che il finanziatore deve individuare per il consumatore il prodotto più favorevole o meno caro della sua gamma.

Migliore libertà di circolazione transfrontaliera di dati di qualità in materia di solvibilità è rafforzato il diritto del finanziatore di accedere a dati sulla solvibilità (tra l'altro, per facilitare il "finanziamento responsabile"). La qualità di tali dati è potenziata da regole fondamentali in materia di funzionamento delle attuali banche dati su "incidenti di pagamento" (mancato rimborso da parte del consumatore).

Diritto di recedere: entro 14 giorni, gratuitamente e senza giustificazione, e rimborso anticipato, nella maggior parte dei casi contro versamento di un'indennità.

Registrazione di finanziatori e intermediari del credito (a meno, in quest'ultimo caso, di una copertura da parte di altro finanziatore o intermediario) e regole di base per l'intervento di intermediari.

Responsabilità dei finanziatori se i fornitori di merci e servizi fungono da loro intermediari del credito, per esempio, in caso di prestiti in connessione con un acquisto (come il prestito per l'acquisto di un'automobile) o di carte di credito emesse da dettaglianti. I crediti avulsi da acquisti, come i crediti mediante carte, permangono al di fuori del campo d'applicazione della direttiva.

Tutela di garanti personali (diritto alle stese informazioni del debitore) e di consumatori che non rispettano i loro obblighi contrattuali (regole di base per la ripresa di possesso dei beni e il recupero del debito). Tali regole non soltanto proteggono i consumatori dagli abusi ma migliorano anche la capacità dei finanziatori di calcolare i rischi/costi di un mancata esecuzione.

Antecedenti

Le disposizioni della direttiva Consumatori del 1987 (87/102/CEE) si basano in effetti sulla "società dei contanti" degli anni '70. Essa conteneva una "clausola minima" che consentiva agli Stati membri di andare oltre le disposizioni della direttiva stessa. L'effetto congiunto era una segmentazione del mercato interno in mercati nazionali separati, come pure discrepanze in sede di tutela dei consumatori.

Un'ampia consultazione degli Stati membri e delle istanze interessate ha individuato sei linee guida per la revisione:

    ridefinizione del campo d'applicazione della direttiva per adattarla alla nuova situazione del mercato nel settore;

    inclusione degli intermediari del credito;

    introduzione di un contesto informativo strutturato per consentire al finanziatore di meglio valutare la situazione del debitore;

    informazioni più esaurienti per il consumatore e gli eventuali garanti;

    più equa condivisione di responsabilità fra consumatori e venditori;

    miglioramento di convenzioni e pratiche per la soluzione dei problemi dovuti a incidenti di rimborso, sia per il consumatore che per il finanziatore.

La nuova direttiva costituisce un'applicazione della politica della Commissione in materia di ulteriore armonizzazione della normativa a tutela dei consumatori nel campo dei servizi finanziari. Due iniziative della Commissione illustrano tale politica come passo necessario per il ripristino della fiducia dei consumatori:

    la strategia globale volta a creare un ambiente regolamentare e di controllo per incoraggiare lo sviluppo dell'e-commerce nei servizi finanziari e ripristinare la fiducia dei consumatori, stabilita dalla comunicazione della Commissione sull'e-commerce e i servizi finanziari (vedi IP/01/185);

    la Strategia in materia di politica dei consumatori per gli anni 2002-2006 (IP/02/657), di recente adozione.

I consumatori non hanno abbastanza fiducia nel mercato interno in questo settore. Motivo principale è la mancanza di un livello adeguato di norme comuni. I risultati di un sondaggio di opinioni Eurobarometro (Eurobarometro 56.0, dicembre 2001, domanda 16) indicano che una vasta maggioranza di consumatori (53%) considera la tutela dei consumatori un oggetto adeguato di armonizzazione totale nell'UE (il 19% degli intervistati ritiene che l'armonizzazione dovrebbe essere soltanto parziale e il 10% è del parere che tali norme non vadano armonizzate a livello UE).


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