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Comunicato stampa

ECA/14/21
Lussemburgo, 21 maggio 2014

La gestione dei regimi di scambi preferenziali non tutela pienamente gli interessi finanziari dell'UE - sostiene la Corte dei conti europea

Una relazione pubblicata oggi dalla Corte dei conti europea rivela che la Commissione UE, pur avendo migliorato la qualità delle proprie valutazioni di impatto, non analizza ancora in misura sufficiente l'impatto economico degli accordi commerciali preferenziali. L'UE registra inoltre una perdita di entrate in ragione degli scarsi controlli doganali attuati dagli Stati membri, che non riescono a impedire che alcune importazioni beneficino indebitamente di tariffe preferenziali.

“I regimi di scambi preferenziali riguardano il commercio tra l'UE e 180 paesi e territori. Il valore delle merci importate nell'UE in base a tali accordi è ammontato a più di 242 miliardi di euro, e rappresenta il 14% delle importazioni dell'UE” ha dichiarato Baudilio Tomé Muguruza, Membro della Corte responsabile della relazione, “Il commercio comporta benefici economici sia all'Unione europea che ai paesi partner e favorisce lo sviluppo sostenibile e l'eradicazione della povertà nei paesi in via di sviluppo. I regimi di scambi preferenziali sono uno strumento essenziale della politica commerciale dell'Unione, ma devono essere gestiti con attenzione al fine di tutelare gli interessi dell'UE".

I regimi di scambi preferenziali consentono ai partner commerciali di accordare condizioni preferenziali nell’ambito dei propri scambi reciproci. Gli accordi reciproci riducono le barriere tariffarie con l’obiettivo d’incrementare gli scambi commerciali, la crescita economica, l’occupazione e i benefici dei consumatori per entrambe le parti. Con gli accordi unilaterali, l’UE concede invece un trattamento preferenziale ai paesi in via di sviluppo, garantendo loro un accesso al mercato dell’UE non soggetto a tariffe, contribuendo in tal modo all’eradicazione della povertà e alla promozione dello sviluppo sostenibile.

La Commissione è responsabile di negoziare gli accordi commerciali di scambi preferenziali, di valutare ed esaminare il loro impatto economico, sociale e ambientale, nonché di controllare la loro attuazione da parte degli Stati membri e dei paesi partner. Alle autorità doganali degli Stati membri incombe la responsabilità principale di garantire che solo le importazioni ammissibili beneficino del trattamento preferenziale.

Gli auditor della Corte hanno constatato che le valutazioni di impatto sono aumentate e che è migliorata la qualità delle analisi svolte, ma occorre fare di più. Gli auditor hanno inoltre riscontrato casi in cui le merci sono state importate beneficiando di tariffe preferenziali senza disporre degli elementi che attestassero l’effettiva provenienza da paesi aventi diritto a tale trattamento, con una conseguente perdita di entrate.

Note agli editori:

Le relazioni speciali della Corte dei conti europea sono pubblicate nel corso dell’anno e presentano i risultati di audit selezionati su specifici settori del bilancio UE o su temi relativi alla gestione.

Questa relazione speciale (n. 2/2014) intitolata "I regimi di scambi preferenziali sono gestiti in modo adeguato?" ha esaminato se la Commissione abbia valutato adeguatamente gli effetti economici dei regimi di scambi preferenziali (RSP) e se i controlli al riguardo siano efficaci nel garantire che le importazioni non beneficino indebitamente di una tariffa preferenziale, con una conseguente perdita di entrate per l’UE.

La Corte ha rilevato che:

  • la Commissione non ha valutato in modo adeguato tutti gli effetti economici degli RSP;

  • la valutazione intermedia del sistema delle preferenze generalizzate (un regime di scambio unilaterale in virtù del quale l’UE concede ai paesi e territori in via di sviluppo un accesso preferenziale al suo mercato) mostra che la politica non ha ancora prodotto tutti i benefici attesi;

  • la completezza della procedura di riscossione delle entrate non è garantita in quanto i controlli doganali attuati dalle autorità degli Stati membri selezionati sono scarsi;

  • per quel che riguarda gli RSP, ci sono debolezze nella vigilanza operata dalla Commissione sugli Stati membri e sui paesi beneficiari/partner;

  • le disposizioni giuridiche che regolano gli RSP non contengono garanzie sufficienti a tutela degli interessi finanziari dell’UE.

Al fine di migliorare la valutazione degli effetti economici degli RSP, la Commissione dovrebbe:

  • tranne che in casi debitamente motivati, effettuare una valutazione d’impatto e una valutazione d'impatto sulla sostenibilità per ciascun RSP, prevedendo un’analisi approfondita, completa e quantificata degli effetti economici attesi, con una stima delle mancate entrate;

  • coinvolgere regolarmente Eurostat in una valutazione qualitativa delle fonti statistiche utilizzate nelle valutazioni d'impatto sulla sostenibilità, e garantire una tempestiva messa a disposizione dei negoziatori dell’analisi effettuata;

  • effettuare valutazioni intermedie ed ex post al fine di valutare in che misura gli RSP che hanno un impatto rilevante rispondano agli obiettivi delle politiche e come possa essere migliorata la loro performance nei settori economici chiave, includendo altresì una stima delle mancate entrate.

Onde migliorare la tutela degli interessi finanziari dell’UE, la Commissione dovrebbe:

  • creare profili di rischio dell’UE sugli RSP in modo tale che gli Stati membri adottino un approccio comune all’analisi dei rischi onde ridurre le perdite per il bilancio dell’UE;

  • verificare che gli Stati membri migliorino l’efficacia dei loro sistemi di gestione dei rischi e della strategia di controllo così da ridurre le perdite per il bilancio dell’UE;

  • incoraggiare gli Stati membri ad adottare misure cautelari appropriate quando ricevono una comunicazione di assistenza reciproca (AR);

  • effettuare una valutazione e visite di monitoraggio, applicando un approccio basato sul rischio, nei paesi che beneficiano del trattamento preferenziale, in particolare per quel che riguarda le norme di origine e le disposizioni sul cumulo;

  • invitare gli Stati membri a migliorare la qualità delle informazioni che forniscono in materia di cooperazione amministrativa;

  • migliorare il seguito finanziario dato alle indagini dell’OLAF, onde evitare perdite per il bilancio dell’UE per subentrata prescrizione;

  • rafforzare la posizione dell’UE negli RSP reciproci e ricorrere maggiormente alle misure precauzionali e di salvaguardia, includendole in tutti gli accordi commerciali futuri, e

  • promuovere la sostituzione dei certificati di origine e di circolazione con l’autocertificazione degli esportatori.

Una breve intervista video al Membro della Corte responsabile della relazione è disponibile al seguente indirizzo: https://www.youtube.com/user/EUAuditorsECA.


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