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ECA/13/29

Cour des comptes - ECA/13/29   01/10/2013

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CORTE DEI CONTI EUROPEA

COMUNICATO STAMPA

ECA/13/29

Lussemburgo, 1 ottobre 2013

Secondo la Corte dei conti europea "l'Unione europea deve essere più esigente con le autorità del Congo".

La relazione pubblicata oggi dalla Corte dei conti europea è critica riguardo ai risultati conseguiti dagli aiuti dell'UE per la promozione di settori chiave della governance nella Repubblica democratica del Congo (RDC).
"Il sostegno dell'UE ha buone intenzioni e consegue qualche risultato, ma i progressi sono lenti, disomogenei e per lo più limitati", ha commentato Hans Gustav Wessberg, il Membro della Corte responsabile della relazione. "Meno della metà dei programmi esaminati ha conseguito, o ha buone probabilità di conseguire, un’elevata percentuale dei risultati attesi. La sostenibilità è una prospettiva irrealistica nella maggior parte dei casi."

Se l’Unione europea, uno dei principali partner di sviluppo della RDC e fautrice della buona governance e dei diritti umani, intende continuare a sostenere la governance nella RDC, essa dovrà notevolmente migliorare l’efficacia degli aiuti che concede. In questo senso, la Commissione deve essere più realista sia nella concezione dei programmi dell'UE che sui risultati che questi permettono di conseguire. La Commissione dev'essere inoltre più esigente con le autorità congolesi nel monitorare il rispetto delle condizioni concordate e degli impegni presi.

La buona governance è un valore europeo fondamentale nonché una componente essenziale della cooperazione allo sviluppo fornita dall'UE ai paesi terzi. Dopo la ripresa della cooperazione strutturale con la RDC, l'UE ha concesso aiuti per circa 1,9 miliardi di euro tra il 2003 e il 2011, attestandosi tra i più importanti partner di sviluppo del paese.

L'audit ha valutato l'efficacia del sostegno dell'UE al processo elettorale, alla riforma dei settori della giustizia, della polizia e della gestione delle finanze pubbliche e al processo di decentramento.

La Corte ha osservato che migliorare la governance nella RDC richiederà tempi lunghi. Così come accade per altri partner di sviluppo, anche l'UE incontra seri ostacoli nel suo impegno a migliorare la governance nella RDC. La Commissione, tuttavia, pur conoscendo bene le principali cause della fragilità statuale della RDC, non ha tenuto sufficientemente conto di questo contesto nel progettare i programmi dell’UE.

Per massimizzare le possibilità che i finanziamenti dell'UE siano ben spesi, l'audit conclude che l'UE deve garantire che i finanziamenti siano saldamente associati all'accordo del paese partner sulle condizioni, gli obiettivi e i rischi dei programmi e solidamente sostenuti da un dialogo politico efficace con il governo sulla definizione e l’attuazione di politiche e strategie di riforma adeguate.

La Corte raccomanda alla Commissione e al SEAE di riesaminare alcune componenti della strategia di cooperazione dell’UE con la RDC, valutare meglio i rischi che stanno alla base di un’efficace attuazione dei programmi, fissare obiettivi raggiungibili nel contesto nazionale e usare in modo più incisivo la condizionalità e il dialogo politico.

Note agli editori:

Le relazioni speciali della Corte dei conti europea sono pubblicate nel corso dell’anno e presentano i risultati di audit selezionati su specifici settori del bilancio UE o su temi relativi alla gestione.

In questa relazione speciale (RS n. 9/2013), intitolata "Il sostegno dell’UE alla governance nella Repubblica democratica del Congo", la Corte ha valutato se il sostegno dell’UE alla governance risponda ai bisogni e consegua i risultati attesi e se la Commissione tenga sufficientemente conto del fragile contesto della RDC nel progettare i programmi dell’UE. L’audit ha riguardato il sostegno dell’UE al processo elettorale, alla riforma del settore della sicurezza (giustizia e polizia), alla riforma e al decentramento della gestione delle finanze pubbliche per il periodo 2003 - 2011.

L'audit ha concluso che l’efficacia dell’assistenza dell’Unione europea per la governance nella RDC è limitata. Il sostegno dell’UE alla governance si colloca nell’ambito di una strategia di cooperazione generalmente solida, risponde ai principali bisogni di governance del paese e ha conseguito alcuni risultati. Purtroppo i progressi sono lenti, disomogenei e per lo più limitati. Meno della metà dei programmi ha conseguito, o ha buone probabilità di conseguire, un’elevata percentuale dei risultati attesi. La sostenibilità è una prospettiva irrealistica nella maggior parte dei casi.

La Commissione incontra seri ostacoli nel tentativo di contribuire a una migliore governance nella RDC: mancanza di volontà politica, dinamica dei programmi lasciata in prevalenza ai donatori, mancanza di una capacità di assorbimento. La Commissione, tuttavia, pur conoscendo bene le principali cause e conseguenze della fragilità statuale della RDC, non ha tenuto sufficientemente conto di questo contesto nel progettare i programmi dell’UE. I rischi non sono stati affrontati in maniera adeguata, gli obiettivi dei programmi sono spesso troppo ambiziosi, la condizionalità produce un effetto di incentivo debole e il dialogo politico non è stato sfruttato in tutto il suo potenziale e coordinato adeguatamente con gli Stati membri dell’UE in tutti i settori.

Sulla base delle proprie constatazioni, la Corte formula una serie di raccomandazioni, tra cui le seguenti:

  • la Commissione e il SEAE i) prestino maggiore attenzione a garantire un equilibrio ottimale degli aiuti tra tutte le province, in particolare le più povere; ii) combinino gli aiuti a livello centrale con programmi a livello provinciale che abbinino il decentramento politico e territoriale a strategie avanzate di gestione delle risorse naturali e al ripristino e allo sviluppo delle infrastrutture; iii) riesaminino il sostegno dell’UE a una migliore gestione delle risorse naturali in base ad un’approfondita valutazione dei bisogni;

  • la Commissione fissi misure per prevenire o attenuare i rischi e definire chiaramente la procedura da seguire al verificarsi di tali rischi;

  • sia prevista una certa flessibilità nella fase di attuazione dei programmi per consentire, ove necessario, una revisione tempestiva degli obiettivi;

  • l'aiuto dell'UE sarebbe più efficiente se la Commissione usasse in modo più incisivo la condizionalità e il dialogo politico. Dovrebbe pertanto: i) fissare condizioni chiare, pertinenti, realistiche e corredate di un termine; ii) valutare periodicamente il rispetto delle condizioni concordate; iii) reagire in modo fermo, proporzionale e tempestivo in caso di un impegno insufficiente da parte del governo della RDC, sospendendo o chiudendo il programma ove necessario;

Persona da contattare:

Aidas Palubinskas

Addetto stampa della Corte dei conti europea

Ufficio: +352 4398 45410 Cellulare: +352 621 552224

press@eca.europa.eu www.eca.europa.eu Twitter: @EUAuditorsECA


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