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Fondi strutturali: uno strumento chiave per ridurre la distanza tra regioni in fatto d'innovazione

Committee of the Regions - COR/13/108   28/11/2013

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Comunicato stampa

L'Assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell'UE

CoR/13/108.it

Bruxelles, 28/11/2013

Fondi strutturali: uno strumento chiave per ridurre la distanza tra regioni in fatto d'innovazione

Nell'UE soltanto una regione su dieci spende più del 3 % del proprio PIL per la ricerca. Le regioni che superano questa soglia - 30 in totale - rappresentano il 40 % degli investimenti nell'innovazione e sono concentrate in 8 paesi. Un convegno ospitato dal Comitato delle regioni (CdR) ha riunito istituzioni, Stati membri e regioni dell'UE per discutere di come colmare questo divario di innovazione e attuare l'iniziativa UE Unione dell'innovazione a livello regionale.

Come confermato da una relazione di Eurostat pubblicata nell'ottobre scorso, tra le regioni europee permangono forti disparità nel livello di spesa per la ricerca e l'innovazione: soltanto il 30 % di esse supera l'obiettivo UE spendendo più del 3 % del proprio PIL nel settore. Dieci di queste regioni si trovano in Germania, cinque nel Regno Unito, quattro in Svezia, tre in Danimarca e due rispettivamente in Austria, Belgio, Finlandia e Francia. Benché a livello degli Stati membri la spesa per la ricerca sia aumentata negli ultimi anni, sembra che a livello regionale le disparità siano invece aumentate. La politica regionale europea è fondamentale per colmare questo divario e regioni e città sono pienamente decise a potenziare gli sforzi nel prossimo periodo di programmazione. Questa è una delle conclusioni del convegno sull'iniziativa Unione dell'innovazione svoltosi al Comitato delle regioni lo scorso 27 novembre.

Al convegno sono state presentate numerosissime misure per l'innovazione, che vanno dai cosiddetti Living Lab orientati agli utenti della regione Puglia all'Agenzia per l'innovazione della regione francese Rhone-Alpes, che riunisce 3 000 piccole e medie imprese insieme a centri di ricerca e università. Per la maggior parte dei progetti presentati, i finanziamenti europei sono stati determinanti. Tra il 2007 e il 2013 i programmi della politica di coesione UE hanno messo a disposizione delle attività di ricerca e innovazione circa 86,4 miliardi di euro - quasi il 25 % del totale e il triplo rispetto al periodo precedente -, la maggior parte dei quali (52,8 miliardi) sono stati spesi in infrastrutture, investimenti per la ricerca nelle imprese e trasferimento di tecnologie. Alla fine del 2012 era stato allocato quasi l'80 % del bilancio della politica di coesione per l'innovazione. A beneficiarne sono stati oltre 69 000 progetti e la relazione strategica della Commissione per il 2013 indica che i posti di lavoro creati nella ricerca sono stati oltre 15 600.

Durante la sessione di apertura del convegno Markku Markkula (PPE/FI), relatore del parere del CdR Colmare il divario in tema di innovazione, ha affermato che l'Europa deve passare da un sistema che affida la promozione dell'innovazione ai singoli organismi pubblici a uno che favorisca invece una cultura dell'innovazione collaborativa e aperta. "Dobbiamo trovare dei metodi per finanziare un'imprenditoria collettiva - una specie di processo di scoperta per arrivare a un'Innovazione aperta 'versione 2.0' - a livello locale, in modo che i singoli e le diverse comunità attive in tutta Europa possano imparare gli uni dagli altri. L'università di Aalto in Finlandia è fiera di essere all'avanguardia in questo tipo di pensiero e la Open Innovation House inaugurata lo scorso marzo costituisce una piattaforma di creazione collaborativa, interazione e condivisione delle idee. Tra le attività ivi intraprese per creare qualcosa di unico figurano tra gli altri il polo EIT ICT Labs e AppCampus. Con sistemi come questo l'Europa dovrebbe essere in grado di utilizzare l'innovazione e l'imprenditorialità per rispondere ai bisogni sociali e competere sulla scena mondiale."

Scarsi secondo le regioni i progressi dell'iniziativa Unione dell'innovazione

Durante il convegno sono stati discussi i risultati di un'indagine condotta dalla Piattaforma del CdR per il monitoraggio della strategia Europa 2020. Per le regioni, delle 12 categorie tematiche dell'iniziativa solo una - Concentrare gli strumenti di finanziamento dell'Unione sugli obiettivi prioritari dell'Unione dell'innovazione - sta registrando progressi significativi, mentre la maggioranza delle categorie (8 su 12) sta facendo segnare solo progressi limitati. Per 3 categorie - Realizzare un mercato unico dell'innovazione, Aumentare i vantaggi di natura sociale e Potenziare l'accesso ai finanziamenti per le imprese innovative - non si registrano progressi tangibili. La maggior parte dei partecipanti all'indagine raccomanda di modificare l'iniziativa e suggerisce di creare organismi esperti nelle regioni per garantire la realizzazione degli obiettivi politici fissati. Per quanto riguarda l'attuazione di misure specifiche a sostegno dell'iniziativa, il 90 % degli organismi partecipanti ha dichiarato di aver introdotto misure o progetti a favore degli investimenti nella R&S e nelle TIC, mentre l'83 % fornisce assistenza ai potenziali beneficiari per consentire loro di accedere ai finanziamenti UE e partecipare a varie iniziative europee.

"Il Comitato delle regioni sta lavorando con grande impegno per fornire un proprio contributo alla valutazione intermedia della strategia Europa 2020", ha dichiarato la prima vicepresidente del CdR Mercedes Bresso, aggiungendo: "le conclusioni di questo convegno faranno parte di una dichiarazione politica volta a migliorare l'attuazione sul campo della strategia europea per la crescita."

Il Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni è l'Assemblea dei rappresentanti regionali e locali provenienti da tutti i 28 Stati membri dell'UE. Il suo compito è quello di coinvolgere nel processo decisionale dell'Unione europea gli enti regionali e locali e le comunità che essi rappresentano e di informarli sulle politiche dell'UE. La Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio sono tenuti a consultare il CdR in relazione alle politiche europee che possono avere un'incidenza sulle regioni e le città. Il CdR può inoltre adire la Corte di giustizia per salvaguardare le proprie prerogative o se ritiene che un atto legislativo dell'UE violi il principio di sussidiarietà o non rispetti le competenze degli enti regionali o locali.

Sito web del CdR: www.cor.europa.eu

Seguici su Twitter: @EU_CoR

Per maggiori informazioni rivolgersi a:

Pierluigi Boda

Tel. +32 22822461

Cell. +32 473 851743

pierluigi.boda@cor.europa.eu

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