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Comunicato stampa

L'Assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell'UE

COR/12/80

Bruxelles, 3 dicembre 2012

CdR: migliorare la pianificazione e la gestione dei fondi strutturali

Il Comitato delle regioni (CdR) sta recando un contributo attivo alla definizione del quadro normativo della politica di coesione per il 2014-2020, con l'obiettivo prioritario di renderla più semplice ed efficace e di rafforzarne le sinergie con la strategia Europa 2020. Il Quadro strategico comune (QSC) è lo strumento decisivo per coordinare i vari fondi della politica regionale dell'UE - Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo sociale europeo (FSE), Fondo di coesione (FC), Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). Dettando norme comuni e precisando le funzioni di ciascun fondo, esso dovrebbe evitare sovrapposizioni e incoerenze e nel contempo armonizzare le procedure. Nel parere elaborato sul tema da Marek Woźniak (PL/PPE), presidente della regione Wielkopolska (Grande Polonia), il CdR chiede di migliorare il QSC attuale precisando i dettagli dei meccanismi d'attuazione dei fondi e apportando così un chiaro valore aggiunto rispetto ai regolamenti proposti per ciascun fondo.

Nel parere, gli enti regionali e locali europei hanno inoltre espresso la preoccupazione che la frequente riprogrammazione – resa possibile dalle norme attuali – possa compromettere la stabilità della pianificazione pluriennale degli investimenti, e hanno raccomandato di effettuare detta riprogrammazione "solo quando sia strettamente necessario", evitando così che i fondi diventino "meno prevedibili". Il CdR nutre dunque delle riserve riguardo alla proposta di rivedere il QSC sulla base della nuova governance economica dell'UE, pur appoggiando la scelta di modificare gli accordi di partenariato e i programmi operativi in base alle raccomandazioni sortite dal Semestre europeo.

Riguardo all'obiettivo di migliorare il coordinamento dei fondi, il CdR sottolinea la necessità che il QSC elimini il rischio di duplicazioni. Per evitare davvero sovrapposizioni e incoerenze, la Commissione dovrebbe chiarire assai meglio la potenziale complementarità tra azioni indicative e priorità d'investimento. Nel parere si raccomanda inoltre di attuare i programmi operativi sulla base di più fondi diversi.

Norme migliori sono necessarie anche per coordinare i fondi del QSC con gli altri settori e strumenti d'intervento delle politiche UE, a cominciare da Orizzonte 2020, il nuovo programma quadro europeo di ricerca e sviluppo. In questo campo il CdR accoglie con favore il fatto che la Commissione raccomandi di cofinanziare, mediante fondi QSC, partenariati tra i settori dell'istruzione, delle imprese e della ricerca.

Nella versione attuale della proposta della Commissione, inoltre, le norme del QSC sono state scisse tra un allegato al regolamento "disposizioni generali" e un atto delegato dove figurano azioni indicative di elevato valore aggiunto europeo e priorità per la cooperazione. Ciò impedirebbe al CdR di contribuire alla definizione di quella parte – considerevole – del QSC contenuta nell'atto delegato, dato che, in base al Trattato di Lisbona, il CdR non interviene nel processo di elaborazione degli atti delegati. Il CdR si oppone quindi a questa scissione, considerato che, ai sensi dell'articolo 177 del TFUE, il QSC rientra tra i settori in cui la consultazione del CdR è obbligatoria. Nelle settimane precedenti anche il Parlamento europeo e il Consiglio hanno preso posizione contro la scissione, e resta da vedere se la Commissione rivedrà la sua posizione in materia.

Dopo l'adozione del parere all'unanimità, il relatore Wozniak ha dichiarato che "il QSC è uno strumento cruciale per rendere i fondi strutturali più efficaci e capaci di realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020. Se vogliamo creare più posti di lavoro, aiutare le nostre PMI a fare innovazione, e formare i lavoratori per una crescita intelligente e sostenibile, bisogna che questi fondi diano risultati concreti; e qui un QSC migliore può veramente fare la differenza".

L'integrazione dei vari fondi è inoltre stata al centro delle discussioni che hanno preceduto l'adozione del parere in merito allo Sviluppo locale di tipo partecipativo (Community Led Local Development - CLLD) elaborato da Graham Garvie (UK/ALDE), consigliere della regione Scottish Borders. Gli enti regionali e locali considerano il CLLD uno degli aspetti più innovativi della futura politica di coesione. Nel parere si sottolinea infatti che quelle dedicate al CLLD sono le sole norme del regolamento "disposizioni comuni" a prevedere specificamente sinergie effettive per l'applicazione congiunta del FEASR, del FEAMP e dell'FC; il CLLD può fungere così da "sportello unico" per i beneficiari locali, e in quanto tale merita di essere fortemente incoraggiato. La principale preoccupazione del CdR riguarda il rischio che la diversità dei tipi di gestione finanziaria e degli oneri in materia di audit previsti, nonché delle autorità di gestione coinvolte, finisca per allungare i tempi di attuazione del CLLD e scoraggi tali autorità dall'intraprendere iniziative in materia. "La nuova proposta in materia di CLLD è uno strumento fondamentale per applicare congiuntamente i fondi regionali, sociali e agricoli europei esistenti e renderli davvero efficaci grazie al coinvolgimento delle comunità locali", ha dichiarato il relatore Garvie, aggiungendo di attendere "con vivo interesse che Consiglio e Parlamento facciano tesoro della valutazione accurata e approfondita contenuta nel parere. Il CCLD rappresenta una grande opportunità per gli Stati e le regioni di coinvolgere le comunità locali e abbattere le barriere artificiose che separano i vari fondi".

Oltre all'integrazione tra i fondi di coesione, uno degli argomenti più scottanti dibattuti in plenaria è stato quello dell'effettiva partecipazione degli enti locali e regionali alla definizione dei prossimi programmi operativi e dei nuovi accordi di partenariato. In merito il CdR, adottando il parere elaborato sul tema da Stanisław Szwabski (PL/AE), ha espresso il suo pieno sostegno alla proposta della Commissione di introdurre un "codice di condotta europeo in materia di partenariato" (CCEP) che integri il regolamento "disposizioni comuni". Gli enti regionali e locali deplorano profondamente la decisione del Consiglio di eliminare il codice di condotta dallo schema di negoziato. Riguardo ai principi del CCEP, il CdR sottolinea che il partenariato è una condizione indispensabile per accrescere l'efficacia della politica di coesione e adattare gli orientamenti strategici dell'UE alle sfide regionali e locali. Nel parere si insiste sulla necessità di stabilire una gerarchia tra i partner, riconoscendo agli enti locali e regionali uno status di primo piano, considerati la loro legittimazione democratica e il loro ruolo nella gestione dei fondi strutturali e nel cofinanziamento delle politiche europee. "Il CdR accoglie con favore la pubblicazione di questo progetto di codice di condotta da applicare ai vari fondi UE per la coesione territoriale Sono lieto che adesso abbia l'opportunità di contribuire alla sua messa a punto", ha dichiarato il relatore Szwabski, sottolineando poi che "la Commissione intende adottare il CCEP con atto delegato immediatamente dopo l'entrata in vigore del regolamento Disposizioni comuni". Qualora, però, si decidesse di attribuire al CCEP un diverso status giuridico, il Comitato chiede di adottare comunque delle soluzioni che garantiscano un autentico salto di qualità nell'osservanza dei principi del partenariato nel periodo finanziario 2014-2020.

Il Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni (CdR) è l'Assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell'UE. Il compito dei suoi 344 membri, provenienti da tutti i 27 Stati membri dell'UE, è coinvolgere nel processo decisionale dell'Unione gli enti regionali e locali e le comunità che essi rappresentano e di informarli sulle politiche dell'UE. La Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio sono tenuti a consultare il CdR in merito alle politiche europee che possono avere un'incidenza sulle regioni e le città. Il CdR può inoltre adire la Corte di giustizia per salvaguardare le proprie prerogative o se ritiene che un atto legislativo dell'UE violi il principio di sussidiarietà o non rispetti le competenze degli enti regionali o locali.

Sito web del CdR: www.cor.europa.eu

Seguiteci su Twitter: @EU_CoR

Per ulteriori informazioni rivolgersi a:

Pierluigi Boda

Tel. +32 22822461

Cell. +32 473851743

pierluigi.boda@cor.europa.eu

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