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L'avvocato generale reputa che il Lussemburgo sia legittimato a subordinare al requisito di residenza il versamento del sussidio per gli studi superiori ai figli di lavoratori frontalieri

Cour de justice - CJE/13/11   07/02/2013

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Stampa e Informazione

Corte di giustizia dell’Unione europea

COMUNICATO STAMPA n. 11/13

Lussemburgo, 7 febbraio 2013

Conclusioni dell’avvocato generale nella causa C-20/12

Elodie Giersch e a./ Lussemburgo

L'avvocato generale reputa che il Lussemburgo sia legittimato a subordinare al requisito di residenza il versamento del sussidio per gli studi superiori ai figli di lavoratori frontalieri

Suggerisce alla Corte di indicare al giudice del rinvio i criteri per verificare che tale requisito sia adeguato e proporzionato all’obiettivo di garantire il passaggio dell’economia lussemburghese a un’economia della conoscenza

La normativa lussemburghese 1 è applicata nel senso che è concesso un sussidio finanziario per gli studi superiori ai cittadini lussemburghesi e agli altri cittadini dell'Unione a condizione che gli uni e gli altri risiedano in Lussemburgo.

Sono stati presentati dinanzi al Tribunal administratif de Luxembourg (Tribunale amministrativo di Lussemburgo) vari ricorsi 2 di studenti, figli di lavoratori frontalieri in Lussemburgo, a seguito del rifiuto opposto dalle autorità lussemburghesi di concedere loro il sussidio finanziario per gli studi superiori, in quanto non risiedono in Lussemburgo. Essi contestano tale rifiuto, sulla base dell’asserita esistenza di una discriminazione dovuta al fatto che la normativa lussemburghese 3 comporta una differenza di trattamento tra i figli dei lavoratori lussemburghesi e quelli dei lavoratori frontalieri, il che sarebbe contrario al principio della libera circolazione delle persone. Lo Stato lussemburghese esclude qualsiasi discriminazione e, comunque, sostiene che detti sussidi non costituiscano un vantaggio sociale.

La domanda di pronuncia pregiudiziale del Tribunal administratif du Luxembourg, che ha interpellato la Corte, muove dal presupposto secondo cui, ai sensi dell’articolo 203 del codice civile lussemburghese, gli studenti devono essere considerati a carico dei loro genitori lavoratori frontalieri. L'avvocato generale esclude di poter pronunciarsi muovendo da un siffatto presupposto in quanto, secondo i principi di diritto internazionale privato, tali studenti possono essere considerati a carico di detto frontaliero soltanto se lo sono secondo la legge che ne definisce lo status personale, che può essere la legge dello Stato di cittadinanza, di domicilio o di residenza, ma non il diritto lussemburghese.

Ne consegue che il giudice del rinvio potrà porsi concretamente il problema solo dopo avere accertato non solo che gli studenti siano parte della famiglia dei lavoratori frontalieri, ma altresì che siano a carico di questi ultimi, per il fatto che gli stessi continuano a provvedere al loro mantenimento, verificando inoltre se tali studenti beneficino nel loro paese, effettivamente o potenzialmente, di una misura comparabile a quella introdotta con la legge del 26 luglio 2010.

Dopo questa premessa, l'avvocato generale osserva che, conformemente a una giurisprudenza già consolidata della Corte:

a) il sussidio agli studi superiori per i figli a carico dei lavoratori frontalieri costituisce un vantaggio sociale riguardo al quale questi ultimi hanno il diritto di avvalersi del principio di non discriminazione sancito dal regolamento n. 1612/68, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità, e

b) dal momento che il requisito di residenza è tale da operare principalmente a danno dei lavoratori migranti e dei lavoratori frontalieri cittadini di altri Stati membri, lo stesso, nei limiti in cui è imposto a studenti figli di lavoratori frontalieri, costituisce una discriminazione indiretta, in linea di principio vietata, a meno che non sia obiettivamente giustificata, sia idonea a garantire il conseguimento dell’obiettivo di cui trattasi e non ecceda quanto necessario per conseguirlo.

Al fine di dimostrare l'esistenza di una siffatta giustificazione, il governo lussemburghese invoca un obiettivo «politico» o «sociale», consistente nell’aumentare in misura significativa la percentuale di residenti in Lussemburgo titolari di un diploma di istruzione superiore e di assicurare il passaggio dell’economia lussemburghese ad un’economia della conoscenza. I residenti lussemburghesi presenterebbero quindi un legame con la società lussemburghese tale da far presumere che, dopo aver usufruito di un finanziamento lussemburghese dei loro studi, eventualmente seguiti all’estero, essi rientrerebbero per mettere le conoscenze così acquisite al servizio dello sviluppo dell'economia nazionale. Inoltre, la limitazione ai soli residenti lussemburghesi del beneficio dell’aiuto sarebbe necessaria per garantire il finanziamento del sistema, dovendosi garantire al contempo che non diventi un onere irragionevole, a danno del livello globale del sussidio agli studi superiori che può essere concesso da tale Stato.

Secondo l'avvocato generale, l'UE ha chiesto agli Stati membri di compiere sforzi per incrementare la percentuale di giovani in possesso di qualifiche dell’istruzione terziaria, anche se tali Stati membri dispongono di un ampio margine di discrezionalità per definire gli obiettivi della loro politica in materia di istruzione. Tale esigenza ha ispirato, in modo particolare, la scelta che il Lussemburgo ha effettuato con la legge del 2010, dato che la sua situazione economica è storicamente atipica. Infatti, da un'economia basata sull’industria mineraria e sulle acciaierie, il Lussemburgo ha attraversato una fase di transizione, a seguito della loro scomparsa, verso uno sviluppo dell’occupazione nel settore bancario e finanziario; successivamente, tale settore è stato fortemente minacciato, anche prima della crisi finanziaria – e lo è tuttora ‑, dall’azione intrapresa a livello dell’Unione per ridurre drasticamente i vantaggi di cui godeva il sistema bancario lussemburghese rispetto ai sistemi bancari degli altri Stati membri. Ne consegue che l’azione intrapresa dal Lussemburgo per assicurare un livello elevato di formazione della sua popolazione persegue un obiettivo legittimo che può essere considerato un motivo imperativo di interesse generale.

Contrariamente al governo lussemburghese, l'avvocato generale è persuaso che l’obiettivo della politica in materia di istruzione debba essere mantenuto distinto dall’obiettivo di bilancio, anche se la determinazione dei beneficiari di un vantaggio sociale incide logicamente sull’onere economico gravante sullo Stato. L’obiettivo di bilancio invocato dal Lussemburgo non costituisce di per sé un motivo atto a giustificare una disparità di trattamento tra i lavoratori lussemburghesi e quelli di altri Stati membri.

L'avvocato generale suggerisce di verificare che lo scopo economico ultimo perseguito – la transizione verso un’economia della conoscenza – per il quale il Lussemburgo ha introdotto la pratica discriminatoria sia seriamente ed effettivamente attuato al fine di evitare che i costi di tale pratica siano talmente elevati da rendere impossibile il conseguimento dello scopo medesimo. Spetta al giudice nazionale procedere a tale verifica.

L’avvocato generale esamina infine l'adeguatezza e la proporzionalità del requisito di residenza.

Qualora la Corte riconoscesse che uno Stato membro possa adottare determinate misure al fine di favorire l’accesso della sua popolazione all’istruzione superiore affinché la stessa successivamente integri e arricchisca il mercato del lavoro lussemburghese, una volta terminati gli studi, l'avvocato generale ritiene che il requisito di residenza sia idoneo a garantire l’obiettivo perseguito.

Per quanto riguarda la proporzionalità del requisito di residenza, spetta al giudice nazionale verificare, da una parte, l’esistenza di una ragionevole probabilità che i beneficiari del sussidio agli studi superiori residenti in Lussemburgo siano disponibili a rientrare in tale Stato una volta terminati gli studi e a inserirsi nella vita economica e sociale lussemburghese. D’altra parte, il giudice dovrà altresì verificare se l’obiettivo della trasformazione dell’economia lussemburghese in un’economia della conoscenza – e, pertanto, in un’economia che propone servizi ampiamente intesi – sia stato effettivamente perseguito con azioni pubbliche dirette a sviluppare concretamente nuove prospettive di occupazione.

IMPORTANTE: Le conclusioni dell'avvocato generale non vincolano la Corte di giustizia. Il compito dell'avvocato generale consiste nel proporre alla Corte, in piena indipendenza, una soluzione giuridica nella causa per la quale è stato designato. I giudici della Corte cominciano adesso a deliberare in questa causa. La sentenza sarà pronunciata in una data successiva.

IMPORTANTE: Il rinvio pregiudiziale consente ai giudici degli Stati membri, nell'ambito di una controversia della quale sono investiti, di interpellare la Corte in merito all’interpretazione del diritto dell’Unione o alla validità di un atto dell’Unione. La Corte non risolve la controversia nazionale. Spetta al giudice nazionale risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte. Tale decisione vincola egualmente gli altri giudici nazionali ai quali venga sottoposto un problema simile.

Documento non ufficiale ad uso degli organi d'informazione che non impegna la Corte di giustizia.

Il testo integrale delle conclusioni è pubblicato sul sito CURIA il giorno della pronuncia

Contatto stampa: Estella Cigna Angelidis (+352) 4303 2582

Immagini della lettura delle conclusioni sono disponibili su «Europe by Satellite» (+32) 2 2964106

1 :

Legge del 26 luglio 2010.

2 :

I loro ricorsi sono esemplificativi di circa 600 altri ricorsi analoghi pendenti.

3 :

Il requisito di residenza, secondo il giudice del rinvio, si applica indifferentemente ai cittadini lussemburghesi e ai cittadini di altri Stati membri, in quanto, nell'ambito dell'interpretazione del diritto nazionale, i requisiti di domicilio e di soggiorno sono, di fatto, equivalenti.


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