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CES/12/69

15 novembre 2012

CESE: Per restituire credibilità all'UE è necessaria un'effettiva democrazia partecipativa

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) chiede la piena applicazione dell'articolo 11 del Trattato di Lisbona quale strumento per rafforzare la legittimità democratica dell'UE ed evitare la crescita dell'estremismo in Europa. Investire nell'articolo 11 contribuirà ad avvicinare i cittadini al progetto europeo e fornirà alle istituzioni una piattaforma tramite cui ascoltare e tenere maggiormente in considerazione i punti di vista dei cittadini. Un processo in cui il ruolo del CESE sarebbe fondamentale.

Già nel marzo 2010 il Comitato aveva invitato la Commissione a pubblicare un Libro verde sull'attuazione del principio della democrazia partecipativa sancito dall'articolo 11 del Trattato di Lisbona. Da allora, molto è stato fatto per incoraggiare la partecipazione dei cittadini, in particolare con il regolamento sull'iniziativa dei cittadini europei. Tuttavia, come risulta chiaramente dal parere elaborato da Luca Jahier (presidente del gruppo Attività diverse) sulla questione del dialogo civile, il cammino da fare è ancora lungo.

Il CESE ritiene che le istituzioni UE possano superare l'attuale crisi di legittimità soltanto aprendo le loro porte alla società civile, ai cittadini e alle organizzazioni di cittadini, stabilendo così un dialogo permanente in grado di colmare l'attuale distanza. Il CESE, forte della sua esperienza come catalizzatore dei bisogni della società civile europea, dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale in questo senso, cooperando con le altre istituzioni UE, in una strategia coordinata e coerente, volta a realizzare con maggiore efficacia gli obiettivi fissati dall'articolo.

"Più trasparenza e più partecipazione sono i due elementi chiave per difendere la democrazia e combattere l'estremismo", ha osservato Jahier che, illustrando il suo parere, ha fatto riferimento anche a una serie di buone pratiche in materia di dialogo civile strutturato applicate dal Comitato, dalle altre istituzioni UE e dagli Stati membri, sottolineando i punti di forza e i punti deboli di ciascuna di esse. Alla luce delle esperienze passate, ha insistito sulla necessità di uno studio promosso dalla Commissione volto a valutare la cooperazione esistente con la società civile, individuare i problemi attuali e stabilire le misure necessarie a garantire una partecipazione più adeguata e più ampia. Lo studio dovrebbe individuare delle pratiche e degli orientamenti congiunti per tutte le istituzioni in modo da avviare un processo chiaro, efficace, inclusivo e trasparente per la partecipazione sistematica della società civile.

Secondo Jahier, la valutazione della portata del dialogo civile potrebbe iniziare con la creazione di una banca dati contenente tutti i contatti, le competenze e le organizzazioni coinvolte attualmente nelle consultazioni e nel dialogo con le istituzioni. Il Comitato chiede inoltre che il registro per la trasparenza sia esteso al Consiglio europeo, e che il Consiglio si impegni maggiormente per coinvolgere la società civile nelle sue politiche, con il sostegno del CESE. Infine, il parere propone di organizzare ogni anno un grande evento finalizzato a raccogliere i contributi della società civile europea al programma annuale della Commissione e all'agenda delle priorità delle diverse istituzioni.

Il parere è stato messo ai voti e adottato nel corso della 484a sessione plenaria del CESE, in seguito a un dibattito con Isabelle Durant, vicepresidente del Parlamento europeo, e Diogo Pinto, rappresentante del gruppo di collegamento con la società civile del CESE. Durant ha sottolineato che non si deve aver paura della democrazia partecipativa e delle opinioni dei cittadini, ribadendo l'importanza del controllo, da parte di questi ultimi, del processo decisionale europeo e l'influenza positiva che le iniziative legislative e le petizioni dei cittadini possono avere sulle politiche. Nel suo intervento, Pinto ha espresso il suo sostegno all'idea del Comitato di organizzare un evento annuale, soffermandosi sull'arricchimento che tale scambio di vedute e di esperienze può apportare all'agenda europea.

Il Presidente del CESE, Staffan Nilsson, ha concluso il dibattito con queste parole: "Occorre riflettere sulle questioni della rappresentatività e della partecipazione, ed esplorare tutti gli strumenti e le piattaforme esistenti, inclusi i media sociali e le reti online, al fine di raggiungere i cittadini e le organizzazioni in Europa e contribuire attivamente alla costruzione del progetto europeo del futuro".

Per maggiori informazioni rivolgersi a:

Karin Füssl, capo dell'unità Stampa

E-mail: karin.fussl@eesc.europa.eu

Tel. +32 25468722


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