Si tratta di obiettivi formulati dal trattato di Maastricht del 1992, il quale per la prima volta ha riconosciuto formalmente la dimensione culturale dell’integrazione europea. Ma le iniziative culturali erano iniziate ben prima, come dimostra il programma, varato nel 1985, che ogni anno proclama una o più Capitali europee della cultura.

Una giovane violinista al festival internazionale della musica di Varna, Bulgaria.
Un settore importante
Le industrie culturali dell’UE – cinema e audiovisivo, editoria, musica e artigianato artistico – sono anche importanti fonti di reddito e occupazione: danno infatti lavoro ad oltre 7 milioni di persone. L’UE sostiene programmi a favore di alcune industrie culturali, incoraggiandole a cogliere le opportunità offerte dal mercato unico e dalle tecnologie digitali. Cerca inoltre di creare un ambiente dinamico per queste industrie, snellendo le procedure, garantendo un accesso più agevole ai finanziamenti, aiutando i progetti di ricerca e incoraggiando una maggiore collaborazione con altri soggetti operanti all’interno e all’esterno dell’Unione.
L’UE prevede anche una dimensione culturale in molte altre aree d’intervento, come l’istruzione (incluso l’apprendimento delle lingue), la ricerca scientifica, il sostegno alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e lo sviluppo sociale e regionale.
L’aiuto dell’Europa
Nell’ambito della sua politica regionale, ad esempio, l’UE contribuisce al finanziamento di scuole di musica, sale da concerto e studi di registrazione. Ha inoltre partecipato al restauro di teatri storici come il Teatro del Liceu di Barcellona e la Fenice di Venezia, danneggiati da un incendio rispettivamente nel 1994 e nel 1996.
Negli orientamenti relativi al Fondo europeo di sviluppo regionale, la Commissione europea chiede ai governi degli Stati membri di promuovere lo sviluppo culturale nelle regioni più povere, aiutandole ad affermare la propria identità, attrarre turisti e creare posti di lavoro in settori quali i servizi on-line e i mezzi di comunicazione.

L’UE contribuisce al restauro del patrimonio culturale europeo.
Il programma Cultura
Tra i più rappresentativi dell’UE, Cultura è un programma ben consolidato. L’attuale programma, che riguarda il periodo 2007-2013, beneficia di una dotazione di circa 400 milioni di euro e ha per oggetto tutte le attività culturali non audiovisive.
Gli obiettivi specifici dell’attuale programma Cultura sono:
- sensibilizzare i cittadini all’importanza dei beni culturali di rilievo europeo e promuoverne la salvaguardia;
- incentivare la mobilità transnazionale degli operatori del settore culturale;
- incoraggiare la circolazione transnazionale delle opere d’arte e di prodotti culturali ed artistici;
- stimolare il dialogo interculturale.
Le Capitali della cultura
Il programma “Capitali della cultura” mette in evidenza la grande varietà della cultura europea, senza dimenticare la fonte comune da cui scaturisce.
Ogni anno, una o due città vengono nominate ”Capitali europee della cultura” e possono così richiedere il sostegno finanziario previsto dal programma Cultura. Le somme erogate sono destinate a finanziare mostre ed eventi che mettono in rilievo il patrimonio culturale della città e della sua regione, nonché un’ampia gamma di manifestazioni, concerti e altri spettacoli, a cui partecipano interpreti e artisti di tutta l’UE. L’esperienza dimostra che il programma ha un impatto a lungo termine sullo sviluppo culturale e turistico delle città prescelte.
Il programma avrebbe dovuto concludersi nel 2004, ma visto il suo grande successo è stato prorogato di altri 15 anni. Per il 2007 sono state scelte come Capitali della cultura Liverpool (Inghilterra) e Stavanger (Norvegia).
Il 2008 è stato designato “Anno europeo del dialogo interculturale” con l’obiettivo di promuovere la comunicazione tra le culture in ambito educativo e lavorativo, ma anche nel quadro delle attività ricreative e sportive.
Il dono delle lingue
Nell’Unione europea la diversità linguistica costituisce un elemento fondamentale di cultura e democrazia. Le lingue non soltanto aprono le porte alle altre culture, ma arricchiscono anche praticamente la nostra capacità di beneficiare dei contatti culturali quando viaggiamo o lavoriamo in altri paesi dell’Unione. L’obiettivo a lungo termine è quello di incoraggiare gli europei ad apprendere almeno due lingue straniere.
Il sostegno alla diversità linguistica è uno dei principi alla base del funzionamento dell’UE: con l’adesione di nuovi Stati membri nel 2004 e 2007, il numero delle lingue ufficiali dell’Unione è salito da 11 a 23. La legislazione dell’UE deve essere disponibile in tutte le lingue per risultare accessibile a tutti i cittadini. Inoltre, l’Unione garantisce a ciascuno di noi la possibilità di scrivere e ricevere una risposta nella propria lingua quando si rivolge alle istituzioni o agli organi europei. Analogamente, ogni membro del Parlamento europeo ha il diritto di rappresentare i propri elettori nella loro lingua ogni qualvolta prenda la parola.